Il metodo famiglia felice

Dagli autori de “L’età dello tsunami“, Alberto Pellai e Barbara Tamborini, arriva un nuovo manuale per il benessere di tutta la famiglia: Il metodo famiglia felice.

Non è vero che tutte le famiglie felici si assomigliano. La felicità di una famiglia non è la totale assenza di problemi, non è un’unità di misura e nemmeno una foto incorniciata in bella mostra sopra uno scaffale del salotto. La felicità – in quel turbolento e sempre diverso ecosistema che si crea ovunque ci sia un rapporto tra genitori e figli – è piuttosto qualcosa che ha a che fare con la consapevolezza e l’autostima. Nelle parole di Alberto Pellai e Barbara Tamborini: «una famiglia consapevole ha un progetto e una direzione, non improvvisa le scelte educative e sa sfruttare i momenti chiave della vita».

La più autorevole coppia italiana di psicoterapeuti torna con un libro unico nel suo genere, scritto nella chiave totalmente inedita del gioco e nel linguaggio semplice e comunicativo che ne ha già reso celebri gli autori, per insegnarci come il livello di autostima famigliare può condizionare l’insieme di abitudini, linguaggi e automatismi che regolano la vita quotidiana tra le mura di casa.Un manuale per potenziare l’autostima di tutti – dei grandi così come dei piccoli – attraverso un metodo fondato sui sei pilastri che reggono un nucleo domestico: la famiglia, gli amici, il corpo, le emozioni, la scuola e il lavoro, l’ambiente. Un viaggio da percorrere insieme, giorno dopo giorno, attraverso quiz, test, sfide creative e racconti esemplari per consentire a ciascuno di prendere coscienza dei propri pregi e dei propri difetti e sviluppare le competenze che possono fare di una famiglia una famiglia felice.

Dal libro:
«Essere una famiglia felice significa essere in grado di agire, giorno dopo giorno, aderendo a un progetto educativo, avendo le idee chiare su quali siano i punti di forza di ciascuno, e accogliendo senza drammi e inutili sofferenze la fragilità e la vulnerabilità che ci appartengono. Meglio ci conosciamo, e meglio vivremo e sapremo fare strada. La famiglia felice è, insomma, una famiglia consapevole che ha un progetto e una direzione, che non improvvisa le scelte educative, che sa sfruttare i momenti chiave della vita insieme per aumentare il sapere, il saper fare e soprattutto il “saper essere” di ogni suo componente. […]
Ogni membro della famiglia sarà portato, quindi, a mettersi in gioco, ponendosi sei domande.

“Quali relazioni intrattengono le altre persone che fanno parte della mia vita, al di fuori del contesto famigliare?”
“Che percezione ho del mio successo in ambito di studi o di lavoro?”
“Quali relazioni intrattengo in famiglia?”
“Fino a che punto so riconoscere, regolare ed esprimere le mie emozioni?”
“Quali possibilità ho di sentirmi protagonista e di giocare un ruolo attivo nel contesto in cui vivo?”
“Fino a che punto accetto e apprezzo la mia immagine?”»

Gli autori

Alberto Pellai è medico, ricercatore all’Università degli Studi di Milano, psicoterapeuta dell’età evolutiva, nonché padre di quattro figli (di cui due femmine). Si occupa di prevenzione in età evolutiva e fa molta formazione a insegnanti, genitori e professionisti del settore. Ogni anno incontra centinaia di suoi giovani lettori. È autore di molti bestseller per genitori, tradotti anche all’estero, tra cui Tutto troppo presto e I papà vengono da Marte, le mamme da Venere (scritto con Barbara Tamborini) pubblicati da De Agostini. Ha vinto numerosi premi letterari e nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la medaglia d’Argento al merito della sanità pubblica.

Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice. Conduce laboratori educativi nelle scuole di ogni ordine e grado e attività formative per insegnanti e genitori. È autrice con Alberto Pellai di diversi libri rivolti a genitori, tra i quali: I papà vengono da Marte le mamme da Venere (2014, De Agostini), QAF Quoziente autostima famigliare (2014 San Paolo), Vi lasciate o mi lasciate (2009, Erickson). Ha scritto due romanzi per ragazzi: Il diario di Miss Ione e molto altro(2013, Erickson con A. Pellai) e Aiuto mi sono perso a Londra (2011, San Paolo – Premio Arpino inediti 2010). È stata ospite per una serie di puntate a un programma di Easy baby (canale Sky per genitori). È mamma di 4 figli.

Titolo: Il metodo famiglia felice
Autori: Alberto Pellai e Barbara Tamborini
Genere: Manuale
Casa editrice: DeA Planeta
Pagine: 250
Prezzo ed. cartacea: 15,00€

 


Disponibile dal 16 gennaio 2018!


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Ogni sera, Clay Cooper entra nella solita locanda. Ogni sera, qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca. Ogni sera, Clay ascolta i giovani parlare del coraggio di quei guerrieri, ignari del fatto che uno dei Saga è seduto proprio lì, accanto a loro. Ma a Clay non importa. Quei tempi sono finiti, ed è come se il suo passato non gli appartenesse più. Ma poi, una notte, alla sua porta bussa Gabe, il vecchio comandante della banda. Gabe è l’ombra del condottiero che fu, eppure nei suoi occhi arde ancora la fiamma della guerra. Ed è determinato a ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la Repubblica di Castia dall’invasione di una devastante orda di orchi e mostri. All’inizio, Clay non vuole essere coinvolto: ora ha la sua famiglia cui pensare. Tuttavia non può ignorare che quella minaccia incombe anche su di loro. Senza rinforzi, Castia è condannata e l’orda continuerà la sua marcia di morte. Ma i rinforzi non arriveranno, perché il solo modo per raggiungere Castia è superare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori inimmaginabili. Un luogo da cui nessuno è mai uscito vivo. Tranne i Saga. Loro sono gli unici ad averlo attraversato ed essere sopravvissuti per raccontarlo. Ha ragione Gabe, devono rimettere insieme la banda. Insieme, potrebbero essere l’ultima speranza dell’intera stirpe degli uomini…

L’autore

Nicholas Eames è nato a Wingham, in Ontario, ed è un grande appassionato di libri, musica e videogiochi. Ha iniziato a scrivere racconti alle superiori, suscitando l’ammirazione di Ed Greenwood, il creatore di Forgotten Realms. Ma ci sono voluti ancora diversi anni e una laurea in Teatro prima che riuscisse a completare la stesura dei Guerrieri di Wyld, il suo romanzo d’esordio.

Titolo: I guerrieri di Wyld
Autore: Nicholas Eames
Genere: Fantasy
Casa editrice: Nord
Pagine: 480
Prezzo ed. cartacea: 20,00€
Trad. di: Sara A. Benatti


Disponibile dall’8 febbraio 2018!


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Lady Daisy e sua figlia Terry hanno invitato alcuni ospiti a trascorrere il fine settimana nella loro dimora di campagna. Ma la padrona di casa, di solito ineccepibile, non si rivela all’altezza. Più passa il tempo, più il soggiorno, che culmina in un interminabile pranzo, diventa un supplizio per tutti: il caldo è insopportabile, le interazioni obbligate alla lunga sfiancano, e il dolce all’uva spina, causa di imbarazzanti malesseri, è il colpo di grazia. Sempre più insofferenti, Mr Topham e il misterioso Andrew trovano rifugio in una lunga partita a scacchi, che si protrae fino a notte inoltrata, quando tutti gli altri sono già a letto. Peccato solo che la candida Terry, il mattino dopo, sappia chi ha vinto. A questo punto i sospetti di adulterio della moglie di Andrew diventano certezza: alla giovane Rosie non resta che mettere a punto la vendetta. E quale miglior alleata, se non la madre, l’esuberante Mrs de Lacy, scaltra come poche, che non vede l’ora di irrompere sulla scena, avendo già fiutato l’occasione per guadagnarci qualcosa?

L’autrice

Elizabeth von Arnim, nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kiribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi matrimoni infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G. Wells. È stata una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato Un incantevole aprile e Il giardino di Elizabeth.

Titolo: La fattoria dei gelsomini
Autore: Elizabeth von Arnim
Genere: Romanzo
Casa editrice: Fazi
Pagine: 348
Prezzo ed. cartacea: 15,00€
Prezzo ed. digitale: 7,99€
Trad. di: Sabina Terziani


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Prosegue con questo secondo volume l’opera senza precedenti di un’autobiografia intellettuale e sentimentale che è anche la biografia di un’intera generazione, un pezzo di storia d’Italia e d’Europa spesso rimosso o deformato. Si tratta, qui, del racconto di una vita quasi distrutta, ma tenacemente coerente; e di luoghi, relazioni, sodalizi, amicizie, inimicizie… Soprattutto, del procedere continuo di una curiosità inesauribile, della lotta per la dignità della vita: «La lotta deve tenerci vivi».

Gli autori

Antonio Negri (Padova, 1933) ha insegnato all’Università di Padova, all’ENS e in altre università europee, americane e asiatiche. I suoi libri – Marx oltre Marx, L’anomalia selvaggia, Descartes politico, Lenta ginestra, fino a Impero e Comune sulle trasformazioni del lavoro,  del diritto e dello Stato –, tradotti nelle principali lingue, e lo hanno imposto come uno dei più pensatori più influenti al mondo.  È uno degli animatori del collettivo internazionale EuroNomade.

Girolamo De Michele (Taranto, 1961) è autore di studi su Benjamin, Deleuze e Foucault, romanzi (Tre uomini paradossali, Scirocco, La visione del cieco, Con la faccia di cera), di un saggio in difesa della scuola (La scuola è di tutti) e di Filosofia. Corso di sopravvivenza (Ponte alle Grazie, 2011); e, assieme a Fant Precario, di If the kids are united. Musica e politica fra i 60 e gli 80 (manifestolibri, 2017).

Titolo: Galera ed esilio
Autore: Antonio Negri e Girolamo De Michele 
Genere: Biografico
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Pagine: /
Prezzo ed. cartacea: 19,50€


In arrivo!


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Trilogia di New York recensione

Titolo: Trilogia di New York (Città di vetro; Fantasmi; La stanza chiusa)
Autore: Paul Auster
Genere: Surreale
Anno di pubblicazione: 1985/1987
Titolo in Italia: The New York Trilogy
Anno di pubblicazione ITA: 2004
Trad. di: Massimo Bocchiola

È stato un supplizio auto-inflitto. E, come si dice, mal voluto non è mai troppo.
Volevo, in realtà, leggere 4321. Non essendo, però, disponibile per il prestito bibliotecario, ho pensato bene di interfacciarmi con Paul Auster in uno dei suoi lavori più famosi.

Quindi, parliamo di questo (capo)lavoro…

Si tratta di tre racconti, pubblicati tra il 1985 e il 1987, presentati come “polizieschi”, ma che poi presentano aspetti più legati al surreale e al meta-mistero (io, in tutta onestà, ci ho capito davvero poco).

Città di vetro è il primo e vede come protagonista Quinn, uno scrittore di romanzi polizieschi, che, rispondendo a una chiamata, si trasforma in un novello detective. Un certo Peter Stillman ha, infatti, bisogno di protezione (teme per la sua vita) e cerca un certo Auster, investigatore privato, al numero di casa di Quinn.
Dopo due o tre chiamate, Quinn pensa che sarebbe un’ottima idea spacciarsi per Auster e risolvere il “caso”; in fondo, Quinn ha già una certa pratica di “immedesimazione” nei suoi personaggi letterari… perché non può diventare un investigatore privato nella vita reale?

Fantasmi, invece, ha per protagonisti nomi più colorati. L’investigatore privato di turno qui si chiama Blue, è stata allievo di un certo Brown (ora ritirato a vita privata) e deve investigare su di un uomo, Black, per conto del suo nuovo cliente White.

Anche qui il lavoro investigativo manda in bambola il nostro protagonista tanto da fargli perdere il proprio io (e la propria razionalità).

L’ultimo racconto, La stanza chiusa, riprende sempre il concetto di “perdita di sé”, “immedesimazione in altri” e vede qualche comparsata da parte dei personaggi dei precedenti racconti.

Questa volta, torniamo al protagonista scrittore che si ritrova a dover gestire e curare le opere inedite di un suo amico – apparentemente – deceduto.

Detto questo, però, qui comincia anche il mio impaccio, perché non so davvero come proseguire in questo mio commento.

Saranno state le alte aspettative; saranno state le tante allegorie e simbologie a cui io non sono riuscita a dare significato sensato; sarà stata l’assurdità con cui i personaggi s’infilano uno dopo l’altro nella stessa fine, ma io ho avuto la forte sensazione d’aver letto «uno sproloquio, un’esasperante tirata sul niente» (non so se questa frase di Auster sia uno sberleffo al suo lettore…).

Insomma, nessuno dei tre racconti mi ha fatto gridare “wow”, ma tutti mi hanno lasciato con un imbarazzatissimo “boh“: un po’ per la mia incapacità di non riuscire a comprendere il clamore che questo libro ha suscitato e un po’ perché è davvero impossibile riuscire a dare un senso compiuto al tutto.

Per carità, tutti i ragionamenti sul linguaggio e l’etimologia delle parole, sull’io che si perde e che si ricompone in altro sono apprezzabili, ma perdono efficacia poiché privi di soluzione e senso.

Alla fine, tutto resta avvolto nel buio e tutto sembra davvero ridursi a un inutile sproloquio; poco viene spiegato e la confusione regna sovrana.


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