Crea sito

Heimaey

Titolo originale: Heimaey
Autore: Ian Manook
Genere: Giallo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Heimaey
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Maurizio Ferrara

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

recensione a cura di
Darrell Standing

Reduce dalla lettura di Yeruldegger che mi aveva particolarmente colpito e mi aveva fatto innamorare a distanza della Mongolia (mi sono ripromesso di andarci prima o poi), mi sono lanciato nella lettura dell’ultimo romanzo di Ian Manook, Heimaey.

Mi incuriosiva anche il fatto che avesse scelto di ambientare questo giallo in Islanda, un’altra terra piena di fascino e con natura incontaminata.

Mi spiace dover dire che l’operazione di replicare il successo di Yeruldegger non è riuscita.

Il romanzo si apre con il ritrovamento di un cadavere non identificato (come in Yeruldegger) e l’indagine è affidata ad un burbero poliziotto con le sembianze di un troll. Quest’ultimo si trova a dover risolvere l’omicidio mentre è invischiato in un brutto affare con la mafia lituana a cui deve dei soldi. Come se non bastasse, si imbatte in un giornalista francese che è in viaggio in Islanda accompagnato dalla figlia quindicenne con cui cerca di recuperare un rapporto che si è sfilacciato a seguito di un lutto.

L’uomo è però tormentato dai fantasmi del suo precedente viaggio in Islanda in cui non tutto era andato liscio, e un misterioso inseguitore sembra volersi vendicare di qualcosa accaduto 40 anni prima.

I personaggi purtroppo sono troppo simili a quelli già visti in Yeruldegger: il poliziotto grande, grosso, cinico e duro, la figlia ribelle e problematica, l’amante saltuaria, insomma una minestra riscaldata che anche per chi non ha letto il romanzo ambientato in Mongolia, non raggiunge la stessa forza.

Si salvano invece gli ambienti dove l’autore è sicuramente facilitato da quello che gli è offerto dalla natura sotto forma di isole, ghiacciai e vulcani che però non hanno suscitato in me la voglia di mettermi lo zaino in spalla e partire.

L’intreccio della storia non è particolarmente avvincente e affronta con superficialità aspetti come i miti e le leggende islandesi, che pure sono al centro del racconto. Lo stile di scrittura è scorrevole, ma meno piacevole del solito e per questo ci si annoia presto.

In sintesi avrei apprezzato una maggiore originalità sia nei personaggi, sia nella storia e anche i paesaggi che dovrebbero essere il punto forte del romanzo, ne escono indeboliti.

Sarà mica che il libro è stato scritto e finito in fretta e furia più per esigenze editoriali che per il sacro fuoco dello scrittore?

Hypnos

Titolo: Hypnos
Autori: Gino Saladini e Vincenzo Mastronardi
Genere: Noir
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Siamo a Vienna, fine ‘800. C’è Freud, c’è Breuer. C’è l’imperatore Francesco Giuseppe e c’è uno dei figli avuti con la famosa imperatrice Sissi, il principe Rodolfo d’Asburgo.

Anzi… per la precisione quest’ultimo c’era, perché viene ritrovato cadavere assieme all’amante diciassettenne, la baronessa Maria Vetsera.

A investigare – ma in super-segreto – sulla tragica fine dell’erede al trono, l’ispettore Schwarz, a sua volta oggetto di chiacchiere in tutta Vienna per il suo (così si dice) particolarmente stretto rapporto con la sorella gemella Sabine.

Mancano ancora un paio di ingredienti: 1) c’è un perverso assassino a piede libero, Hypnos, che sta falcidiando alcune prostitute d’alto bordo e 2) dietro la morte di Rodolfo d’Asburgo ci potrebbero essere sconcertanti ragioni di Stato…

Ora… anche se i singoli elementi sono notevoli e la ricetta pare essere perfetta sulla carta, il risultato finale purtroppo non è proprio stupefacente.

Di mistero c’è poco, di contributo alla fase investigava da parte di Freud (o dello stesso Ispettore Schwarz) pure; diciamo che il colpevole fa e disfa tutto un po’ da solo.

In compenso c’è molto rimirarsi nudi negli specchi, varie prostitute da sodomizzare o meno (a seconda dei gusti) e una valanga di volti a sezione aurea e fisici statuari (persino le donne non più giovani conservano un che della loro passata bellezza).

Insomma, in poche parole, va bene che la sessualità in Freud è un aspetto preponderante, ma nel caso specifico si riduce tutto a una serie di elementi che non sono né interessanti né utili ai fini della storia.

Tutto ciò appiattisce i personaggi standardizzandoli sullo stesso grado di libidine (che tutto smuove, per carità; ma forse anche un po’ troppo) e, di conseguenza, la brillantezza della trama che fa fatica a spiccare.

Sessualità a parte, sono anche la storia e i personaggi purtroppo a risultare abbastanza prevedibili negli sviluppi e nelle mosse, poco coinvolgenti e, in certi passaggi, un po’ surreali.

Mi spiace davvero, ma purtroppo questo libro non mi ha colpita come invece avevo pensato leggendo la quarta.

Ninfee nere

Titolo originale: Nymphéas Noirs
Autore: Michel Bussi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2011
Titolo in Italia: Ninfee nere
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Alberto Bracci Testasecca

Memo per la futura me: vai a Giverny.

Sin da piccola, gli impressionisti hanno sempre detenuto un posto speciale della mia anima più artistica e Claude Monet, con le sue ninfee, è sempre stato sul podio.

Ma chi sapeva, onestamente, che c’era un posto vero, reale e perfettamente cristallizzato per restare così com’era all’epoca di Monet? Ecco quel posto è Giverny, paesino dove il nostro Bussi ambienta la sua storia.

E ovviamente c’entra Monet perché oltre a esserci la sua casa (e giardino) lì e il laghetto delle ninfee, la sua ombra (e le sue tele) fa(nno) da sfondo a tutte le vicende.

Quindi… venendo a noi.

Ci sono tre donne: un’anziana (di cui al momento ci manca il nome) acida, sola e pure ficcanaso, Stéphanie la bella (e sposata!, non fatevi subito strane idee) maestra del villaggio e l’undicenne Fanette con un occhio artistico peculiare e un prorompente talento pittorico in fieri.

A titolo diverso, queste tre figure entreranno loro malgrado nell’indagine su di un omicidio che l’ispettore Sérénac seguirà con… particolare coinvolgimento personale.

Giocando in maniera sagace con i suoi personaggi, Bussi ci conduce in un questo paesello sì pittoresco ma popolato di segreti e sogni, rimpianti e passioni, vendette e morbosi affetti.

Un mondo in miniatura che, però, conquista e coinvolge.

Ora, per evitare di fare anticipatici spoiler, dirò solo che la trovata alla base della storia è interessante ma non geniale; è ben condotta ma si avverte, alla fine, dove si vuole andare a parare (e per certi versi, m’è venuto anche da pensare: “bah, facile così“).

I personaggi ci consegnano le loro passioni, i loro sogni e le loro frustrazioni con traboccante sincerità e sconcertante realismo (in quanti casi la vita, a volte, rischia di diventare solo un monotono accontentarsi per vigliaccheria o apatia?).

Quindi, una storia sicuramente piacevole, una Giverny intrigante e poetica, dei personaggi ben realizzati e ben mossi (anche se, verso la fine, meh).

Complessivamente, quindi, non un capolavoro, ma indubbiamente una storia piacevole e coinvolgente in grado di regalare un bell’intrattenimento.

Il gioco del silenzio

Titolo: Il gioco del silenzio silenzio
Autore: Rob Keller
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Quando si dice che tutti abbiamo uno (o più 😬) scheletri nell’armadio… mai frase potrebbe essere più vera, soprattutto a Cadenabbia, paese natale della nostra Cristina.

Più che armadi sarebbe però più corretto parlare di orologi, visto che la famiglia di Cristina è legata a quella dei notabili locali, i Radlach, e alla loro Villa degli orologi e il padre di Cristina, Alessandro, proprio di questi si occupa da una vita.

Insomma, Cristina, ex acclamata criminologa di fama – quasi – indiscussa, viene appunto richiamata in “patria” dal padre, con il quale i rapporti non sono mai stati proprio idilliaci, per un omicidio… quello dello zio (a cui, tra l’altro, lei era molto legata).

Tuttavia, a credere che si tratti di un omicidio è solo Alessandro e Cristina… be’, Cristina giustamente diffida. silenzio

Ma c’è in effetti qualcosa che non torna e che, alla fine, la spingerà a dar credito alla teoria del padre… o almeno a non sconfessarla del tutto.

Sarà il passato che torna a bussare, saranno le tante questioni in sospeso, sarà la pesante influenza che i Radlach sembrano avere su tutto e tutti, ma alla fine il mistero andrà risolto e il famoso vaso di Pandora aperto… silenzio

Non è semplice gestire una storia con i propri intrecci e i propri personaggi cercando di rendere entrambi avvincenti e interessanti. E, alle volte, nonostante le migliori intenzioni, si rischia di sbandare e terminare la corsa peggio di come si era partiti.

Con il thriller poi, è una questione ancora più complessa perché il lettore vuole una storia originale, ricca, coinvolgente e con ritmi sempre più serrati (e il mondo thriller è già saturo di validi esempi… non che non ci sia spazio per altri campioni, ma diciamo che gli standard di gara sono alti).

Ecco premesso anche che si tratta della prima volta in pista per questo autore, non posso purtroppo affermare che la gara sia stata interessante (scusate se continuo con questa metafora sportiva… ho concluso 🙈).

La storia rimbalza tra presente e passato (scelta anche interessante), ma non riesce a spiccare per originalità, ritmo o interesse: si propende per la soluzione più banale, si sbloccano situazioni grazie a classici cliché e si conclude il tutto con pochissimo pathos e altrettanto poco coinvolgimento.

Stesso discorso, ahimè, per i personaggi che si muovono sulla scena in maniera un po’ affettata, poco realistica e credibile a volte, seguendo dialoghi da copione di soap-opera italiana davvero troppo scontati.

Si legge agilmente, complice uno stile di scrittura semplice e leggero, ma è un peccato non aver curato meglio i dialoghi, i personaggi e soprattutto la storia.

Pulsazione

Titolo originale: Pulse Pulsazione
Autore: Michael Harvey
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Pulsazione
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Sandro Ristori

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

La storia è molto particolare, in certi punti onirica quasi, e racconta le vicende di Daniel Fitzsimmons, sedicenne in grado di percepire il mondo a un livello più alto grazie a delle sensazioni che gli permettono, ad esempio, di affacciarsi sul passato di una persona.

Ma chissà cosa si può trovare nel passato di una persona… nel suo – e in quello del fratello maggiore Harry – ci sono dei segreti parecchio importanti… 🤫

E i segreti, si sa, non sono destinati a restare tali per sempre.

Dall’altra parte abbiamo Barkley Jones, detective stanco… del suo lavoro, del suo collega, della sua vita.

Nella Boston degli anni ‘70 i destini di questi personaggi e i rispettivi destini s’intrecceranno in una danza pericolosa…

Michael Harvey è in grado di regalare al lettore un mondo composto e affascinante, una storia intrigante e dei personaggi credibili mescolando un po’ di fisica quantistica, un po’ di Sci-fi e un po’ del classico poliziesco.

Affascinante davvero l’idea base che regge l’intero impianto narrativo: l’entanglementLa consapevolezza umana è un segnale, nulla più e nulla di meno, una pulsazione di energia, e l’entanglement descrive il processo secondo il quale tale energia viene trasmessa, ricevuta e talvolta manipolata.»)

La storia procede comunque tra alti e bassi, con un ritmo un po’ altalenante, portandoci comunque a una conclusione piacevolmente interessante.

Non la lettura al fulmicotone che mi sarei aspettata, ma una posata anche se ingarbugliata storia in grado di intrattenere e incuriosire per qualche ora.

Insomma, un libro un po’ diverso dalla ormai inflazionata indagine di polizia.

 

error: Attenzione! Questo contenuto è protetto!
Wordpress Copy paste blocker plugin powered by http://jaspreetchahal.org