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Loki. Il giovane dio dell’inganno

Titolo originale: Loki. Where Mischief Lies
Autrice: Mackenzi Lee
Genere: Fantasy/Young adult
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Loki. Il giovane dio dell’inganno
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Francesca Giulia La Rosa

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Loki è sempre stato un outsider un po’ sfortunato, persino da “giovane” quando, assieme all’amica-incantatrice Amora, provocò la distruzione di un importante cimelio su Asgard.

Amora venne bandita sulla Terra e lui ricevette un caustico avvertimento: niente più magia.

Gli anni passano, il bisogno di rivalsa aumenta e Loki, alla fine, sarà inviato sulla Terra da Odino per occuparsi di una serie di morti sospette.

In una Londra vittoriana carica di spiritualismo, il dio dell’inganno dovrà collaborare con una misteriosa società segreta per scoprire cosa si cela dietro queste morti sospette e, alla fine, scoprire anche qualcosa di sé.

Se avete amato i film Marvel e smaniate per aver avere altri dettagli di questo universo espanso, allora questo libro fa per voi; la storia è evidentemente pensata per i giovani fan di questo personaggio.

Non che la lettura sia preclusa a tutti gli altri eh, ma se non rientrate appieno tra i fan, ci sono un paio di cose che mi sembra giusto precisare.

La prima è che si tratta di uno young adult in cui tutto si svolge in maniera molto lineare e prevedibile; la storia è un piacevole intrattenimento per un paio d’ore, ma non aspettatevi grandi misteri nella risoluzione del caso o intricati intrecci o sfavillanti personaggi.

La seconda è che i personaggi sono – più o meno – quelli del film, quindi se vi stavate orientando su questo libro alla ricerca di pura mitologia norrena vi consiglierei di guardare altrove (tipo qui).

Quindi nì… perché trovo carina l’idea di collegare e magari avvicinare gli amanti dei film alla lettura; perché il duo Loki/Marvel e giallo/Londra vittoriana è simpatico, ma si tratta comunque di una storia prevedibile, con risvolti scontati.

Terramare

Titolo originale: Earthsea
Autrice: Ursula K. Le Guin
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 1968-2018
Titolo in Italia: Terramare
Anno di pubblicazione ITA: (nuova edizione) 2020
Trad. di: Ilva Tron, Riccardo Valla, Pietro Anselmi, Teresa Albanese
Illustrazioni di: Charles Vess

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«La magia risiede nel nome

Il mio primo incontro con Terramare (o Earthsea) fu parecchi (parecchi) anni fa (ma ricordo ancora oggi l’edicola dove lo comprai).

Erano quegli anni di passaggio, quando si inizia a uscire dalla fase “libri per bambini” e si iniziano ad esplorare i vari generi letterari alla scoperta di quello “giusto”.

Nel mio caso, la mia bussola puntava già da un po’ sul fantasy.

E fu così che Terramare – assieme Harry Potter ovviamente e Lo Hobbit – fu uno dei miei primi fantasy.

Ho citato – non a caso – il mago della Rowling perché ricordo ancora perfettamente l’indignazione quando terminai la lettura di quello che – all’epoca – era ancora intitolato semplicemente Il mago (cioè il primo libro della saga).

“Ma questa [la Le Guin]” pensai “ha copiato tutto dalla Rowling! Perché nessuno dice nulla?”

Per carità, la storia di Ged mi era piaciuta eh, ma… scuola di magia? Foresta oscura e pericolosa categoricamente proibita agli studenti? E vogliamo parlare della creatura magica legata indissolubilmente al protagonista? Questa [sempre la Le Guin, povera donna!] ha evidentemente copiato!

Be’, non potevo essere più lontana dalla verità ed è stato comprovato che è la Rowling ad avere un debito di riconoscenza verso alcuni scrittori a lei precedenti.

Perché la Le Guin pensò il suo mondo, i suoi maghi e il suo protagonista già prima del 1968, anno in cui Il mago (successivamente diventato “Un mago di Terramare“) venne pubblicato (il primo Harry Potter è del 1997).

Sapete che c’è anche un film dello studio Ghibli (questo, però, è del 2006)?

Insomma millantato scandalo a parte, per me dopo Il mago vennero Le tombe di Atuan e dopo ancora Il signore dei draghi (oggi La spiaggia più lontana).

Ma poi mi fermai… perché? Boh… si cresce, qualcosa sfugge…

In ogni caso, da questa prima trilogia agli ultimi romanzi della saga passarono ben diciotto anni (e in Italia, il quarto romanzo L’isola del drago arrivò nel 1992).

Quindi ho onestamente approfittato di questa ristampa di Mondadori per completare la mia storia con questa saga.

Anche perché il quarto romanzo portò alla svolta – e anche a una serie di critiche – perché il punto di vista cambia, il protagonista pure e, per la prima volta nell’universo fantasy, troviamo al timone un personaggio femminile (già noto al lettore di Terramare).

Insomma, va bene che sono cinque romanzi + la raccolta Le leggende di Terramare, ma io sto davvero scrivendo un poema invece di un semplice parere, quindi per tirare un po’ le fila…

A Terramare è legata la mia crescita di lettrice per cui vedo questa saga con un misto tenerezza, affetto e nostalgia.

Ammetto comunque che non tutti i romanzi e non tutte le storie mi abbiano entusiasmato alla stessa maniera; si tratta comunque di un romanzo di formazione quindi qualcosa – agli occhi di un lettore più grandicello – potrebbe risultare un po’ noioso, ma Terramare mi ha formata come lettrice, mi ha accompagna nel mio cammino tra i libri e non posso che consigliarvelo.

Fiore di sangue

Titolo originale: Bloodleaf
Autrice: Crystal Smith
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Fiore di sangue
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Valentina Daniele

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Aurelia è praticamente un’emarginata, obbligata a vivere quasi ritirata, nascosta per non rischiare una brutta fine.

Il Tribunale, da cinquecento anni, sta addosso a quelle come lei (… streghe che, ovviamente, vengono uccise sul patibolo nella pubblica piazza).

Il guaio è che Aurelia è per davvero una strega (nel senso che riesce a controllare – più o meno – la magia e possiede la capacità di vedere gli spiriti dei defunti) ed è la principessa di Renalt, destinata a un matrimonio di convenienza con il principe – praticamente uno sconosciuto nonostante la corrispondenza che si scambiano formalmente da anni – di Achlev per garantire una prospera pace ai due regni.

Ovviamente, il suo non-tanto-segreto verrà presto svelato, si scatenerà una sorta di rivolta popolare e Aurelia sarà costretta a fuggire con il fratellino-nonché-erede-al-trono verso il regno del futuro marito.

Ovviamente, durante la fuga le cose non andranno come previsto…

Retelling della favola dei fratelli Grimm La ragazza delle oche, Fiori di sangue è il primo di una trilogia sebbene – tutto sommato – si regga abbastanza bene anche come storia unica a sé stante (mi domando, in effetti, quali potrebbero essere gli sviluppi successivi in ben due libri 😬).

Ora io ho parlato solo di Aurelia e del fratellino, ma in verità di personaggi che entrano in scena sono un pochettini di più… tutti comunque confinati nel loro ruolo.

Quindi abbiamo la classica figura materna pronta al sacrificio; la governante brusca, ma tanto affezionata; il guardiano fedele; l’amica di una vita con la quale i rapporti si deteriorano; la nuova amica con la quale instaurare un rapporto; e ovviamente LUI (e il guardiano fedele di lui)… ah, e non dimentichiamoci dell’antagonista e dei suoi fedeli servitori!

Personaggi stereotipati a parte, la storia pecca purtroppo per scarsa originalità, evoluzioni narrative fiacche, spiegazioni un po’ superficiali e frettolose.

Insomma, leggendo, si ha la sensazione che le cose vadano così semplicemente perché è così che devono andare e manca, quindi, un po’ di contestualizzazione e approfondimento (anche sull’ambientazione della quale non si comprendono del tutto le dinamiche).

Insomma… peccato…

Il nome del vento

Titolo originale: The Kingkiller Chronicle #1
Autore: Patrick Rothfuss
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2007
Titolo in Italia: Il nome del vento. Le cronache dell’assassino del re
Anno di pubblicazione ITA: 2019 (nuova edizione)
Trad. di: Gabriele Giorgi

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Qualcosa di strano sta accadendo… e, infatti, alla Pietra Miliare, una locanda gestita da un tale Kote, un uomo si presenta portando con sé uno strano fagotto e raccontando di essere stato aggredito da dei demoni.

Sono tutti sconvolti e increduli, ma la notizia non trova tanto riscontro: insomma è difficile credere che i demoni esistano, no? Sono solo i protagonisti di storie e racconti…

Ecco però… c’è qualcuno che, invece, ai demoni ci crede davvero… perché sa che esistono e sa come si affrontano.

E quel qualcuno è il mite locandiere: Kote… no, anzi, Kvothe.

Perché l’uomo non è – ovviamente – un mite-locandiere-signor-nessuno, ma una leggenda vivente (in incognito però).

Quando un tale – che si fa chiamare IL Cronista – arriva alla locanda in questione, Kvothe deciderà di raccontare le sue memorie a lui… e a noi.

Alla sua uscita – e comunque nel corso degli anni – questa saga ha raccolto vagonate di ottime recensioni e in questa nuova edizione della collana Oscar Fantastica si arricchisce con delle eccezionali illustrazioni (di Dan Dos Santos; davvero bellissime!).

Inutile dire, quindi, che avevo aspettative altissime… ma…

La storia è un lunghissimo – e prolisso – flashback in cui Kvothe ci metterà a parte delle sue origini e della sua crescita travagliata (quindi la storia si svolge tutta in prima persona).

Ad alternarsi a questi ricordi densi (molto densi di particolari talvolta inutili e ripetitivi) degli interludi che ci riporteranno nella locanda (ma si tratta di brevi considerazioni sui travagli di Kvothe da parte dei due personaggi che ascoltano: il cronista e l’assistente-locandiere di Kvothe).

Non accade nulla che non possa essere ridotto a un numero più sopportabile di pagine e in forma meno pesante.

Purtroppo, ho trovato alcuni passaggi ridondanti, inutili e poco originali.

Ho trovato alcune incoerenze (tipo visto che il ragazzo è così brillante, nonostante la giovane età, viene da chiedersi com’è che ci impieghi tutto ‘sto tempo a sfruttare le sue competenze invece di restare a morir di fame; visto che, al momento di voltar pagina, tutto gli riesce in modo assolutamente perfetto, perché non si è smosso prima?).

Insomma forse si cede a qualche scelta semplicizzata in una storia che avrebbe comunque potuto puntare molto su questa forma originale di magia (che non viene chiamata magia, ma simpatia).

A questo si aggiunga una prosa mediocre e va da sé che – purtroppo e lo scrivo davvero a malincuore – Il nome del vento non è una storia che mi ha entusiasmata.

La memoria di Babel

Titolo originale: La Passe-Miroir. Vol. 3, La Mémoire de Babel
Autrice: Christelle Dabos
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: La memoria di Babel
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Alberto Bracci Testasecca

Preceduto da:
Fidanzati dell’inverno
Gli scomparsi di Chiardiluna

Seguito da: 
– capitolo quattro

Tipo qualche giorno fa, la mia cara Federica mi ha lasciato le sue copie dell’attraversa-specchi per permettermi di rifare le foto all’intera saga (a questo giro, è stato più facile lo scatto rispetto all’ultimo 🤣😬) e di leggere in anteprima (perché lei lo deve ancora leggere) La memoria di Babel ❤️

Mi ero ripromessa di aspettare, perché avrei altri libri già in lettura… e quindi com’è che salta fuori la foto?

Eh… perché l’ho già finito 🤣

Con la saga della Dabos è così: si inizia e si viene trascinati. Per essere liberati, va finito e basta.

Premesso che mi è piaciuto, perché ormai a Ofelia e Thorn mi sono affezionata, ci sono comunque un paio di cosette che .

In quattro righe, la storia (attenzione per chi non ha letto i libri precedenti!): sono passati due anni e sette mesi. Ofelia è rimasta bloccata su Anima; Thorn è ancora disperso chissà dove.

Ma in quattro e quattr’otto le cose si rimetteranno in rapido movimento perché Ofelia finirà sull’arca di Babel convinta che lì troverà le risposte agli interrogativi su Dio e compagnia bella…

Quindi… le cose nì. Ormai alla storia ci sono affezionata, ma devo riconoscere che le dinamiche restano sempre quelle e i personaggi sembrano quasi aver scordato le conquiste raggiunte nel precedente capitolo (quindi sì: stessi imbarazzi, stesse incomprensioni e stesse parole non dette).

Anche le evoluzioni nella storia, il modo in cui ci si districa dalle situazioni è ormai quello.

Diciamo che – forse – questo è da vedere più come un libro di passaggio buono per mettere quei due o tre puntini in più (anche se, parlandoci chiaramente, non è che poi ce ne fosse tutto questo bisogno) che poi porteranno meglio alla conclusione (dalla quale mi aspetto grandi grandi cose eh!).

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