Gli scomparsi di Chiardiluna

Titolo originale: La Passe-Miroir. Livres 2. Les Disparus du Clairdelune
Autrice: Christelle Dabos
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Gli scomparsi di Chiardiluna
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Alberto Bracci Testasecca

Preceduto da:
Fidanzati dell’inverno

Seguito da: 
– La memoria di Babel
– capitolo quattro

Non è passato molto (per me) dai Fidanzati che già mi ritrovo a parlarvi del secondo capitolo dell’attraversa-specchi (questo per dire che si leggono che è una meraviglia, nonostante si parli di almeno 500 pagine!).

Per non rovinare la sorpresa a qualcuno, dirò solo che in questo secondo volume riprendiamo proprio da dove avevamo interrotto con il primo. E andiamo molto oltre…

Inutile dire che ho apprezzato gli evidenti richiami alla Rivoluzione francese e al regime dell’epoca con gli Stati generali diventati qui gli Stati familiari, i cahiers de doléances, ect. Da patita di questo periodo storico non ho potuto non apprezzare questa scelta della scrittrice (scelta che già comunque traspariva nel precedente volume).

Se il primo capitolo mi aveva sorpresa per i twist non canonici nello sviluppo della storia, qui devo dire di non aver avuto molte sorprese (ma forse solo perché ero già entrata nella dinamica della storia).

Insomma, direi che confermo la mia opinione: personaggi interessanti e ricchi (anche se qui ci si concentra più sull’azione che i personaggi già li conosciamo); un ambiente variegato, intrigante e autonomo che qui comincia ad assumere contorni ancora più definiti e oscuri allo stesso tempo; una storia che continua ad essere interessante e a coinvolgere il lettore.

Avanti il prossimo!

 

Miti del nord

Titolo originale: Norse Mythology
Autore: Neil Gaiman
Genere: Raccolta
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Miti del nord
Anno di pubblicazione ITA: (nuova edizione) 2019
Trad. di: Stefania Bertola

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Ammettiamolo: la mitologia norrena ha un fascino speciale.

Asgard, il Bifrost, i terribili giganti di giaccio e, infine, l’ineluttabile Ragnarǫk non sono solo nomi che evocano un certo incanto, ma sono elementi vivi di una cultura lontana (ma, sotto certi punti di vista, non poi così distante dalla nostra).

Ed è così che Gaiman ci porta a un passo da Thor (che no, non è biondo, ma rosso di capelli ed è pure robusto… non dico grassoccio… robusto… del resto è il dio più forte e potente di tutti!), Loki (che no, non è suo fratello e non è solo il dio degli inganni), Odino, Heimdall e altri nomi noti che abbiamo già sentito riecheggiare dal mondo dei fumetti e del cinema.

Ecco… qui non ci sono “trucchi” da Hollywood né i disegni di Jack Kirby.

Qui ci sono Yggdrasill e i nove mondi; c’è il sacrificio grazie al quale poter conquistare la saggezza; c’è la follia di scelte azzardate e l’assurdità di alcuni divini conciliaboli; ci sono giganti così grandi che col solo respiro possono far tremare la terra e serpenti così mostruosamente colossali da poter avvolgere tutto il mondo tra le proprie spire; ci sono calderoni che non si svuotano mai o che si riempiono della birra più saporita; ci sono inganni e raggiri.

Con una serie di racconti (che poi, alla fine, compongono un unicum narrativo), Gaiman ci fa una bella carrellata sui miti del nord… dei quali io, onestamente, conoscevo solo una minima parte.

Devo ammettere di essermi ritrovata galvanizzata da questo gruppo di divinità capricciose, scostanti e sempre pronte a fregare il prossimo (ma ho sempre avuto un debole per i miti)!

La raccolta si legge nel giro di un pomeriggio (o di una serata… dipende dai gusti) ed è perfetta sia per chi simpatizza con i miti del nord ma non li ha mai approfonditi troppo bene sia per coloro che vogliono iniziare ad approcciarsi a questo mondo.

Se proprio devo trovare una pecca, lo stile di scrittura non mi ha molto entusiasmata trattandosi più che altro di brevi fraseggi molto elementari (ma è un po’ lo stile a cui Gaiman ci ha abituati, soprattutto quando si tratta di favole).

 

Fidanzati dell’inverno

Titolo originale: La Passe-Miroir. Livres 1. Les fiancés de l’hiver Fidanzati dell’inverno
Autrice: Christelle Dabos
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2013
Titolo in Italia: Fidanzati dell’inverno
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Alberto Bracci Testasecca

Ho chiuso il libro da poco e devo dire che non solo la storia ha superato le mie aspettative (e i miei pregiudizi visto il tam tam che si è fatto su questa trilogia), ma che mi ha anche sorpreso evitando di scivolare in alcuni twist che, invece, io avrei dati – maliziosamente – per scontati.

Ma per procedere con calma e senza spoilerare troppo una storia abbastanza blindata nonostante tutta l’attenzione ricevuta, protagonista de L’attraversa-specchi è Ofelia, giovane donna con un paio di talenti davvero eccezionali.

Il primo, non in ordine di importanza, è quello di saper leggere il passato degli oggetti (scoprendo le sensazioni, ad esempio, di chi li ha creati o tenuti in mano anche solo per un attimo); il secondo è quello che dà il nome alla saga cioè attraversare gli specchi.

E non aggiungo altro per non rovinare la lettura…

Insomma, come scrivevo poco sopra una storia non scontata con delle personalità molto forti e ben definite (e imprevedibili) e degli sviluppi ben congegnati.

I paragoni indicati in quarta di copertina e riferiti ad Hunger Games, Harry Potter e in particolare a Twilight fanno torto, dal mio punto di vista, alla saga della Dabos, che è stata invece in grado di creare un mondo con le sue caratteriste specifiche che non ha bisogno di raffronti o richiami.

[Per la cronaca, io mi ero sempre tenuta alla distanza dall’attraversa-specchi proprio a causa di questi paragoni. Non vedo molto di buon occhio il dover richiamare un libro per vederne un altro che non c’era proprio nulla]

In questo primo capitolo della storia, non solo si presentano dei personaggi interessanti e ricchi di sorprese, ma s’introduce anche un ambiente variegato, intrigante e autonomo.

Da queste ottime premesse mi aspetto adesso molto altro!

Le 500 pagine pesano solo fisicamente (nel senso che dopo un po’ stancano le braccia), perché la storia procede scorrevole e veloce.

Per concludere, una saga fantasy che consiglierei non solo agli amanti del genere, ma anche ai neofiti; una storia insomma che si sa far apprezzare dai più giovani ma sicuramente anche a noi più grandicelli.

Se proprio devo dirla tutta però, il finale bloccato in mezzo a una scena non mi piace mai troppo… meno male che avevo già a portata Gli scomparsi di Chiardiluna.

Ferryman

Titolo originale: Ferryman
Autrice: Claire McFall
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Ferryman – Amore eterno
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Donatella Rizzati

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Anche nei grandi amori ci possono essere piccoli intoppi…

Ora, per quel che riguarda i protagonisti di questa storia, gli intoppi in realtà sono molti e tutt’altro che piccoli; il mio di intoppo invece (nel mio – ormai noto – grande amore per i romanzi di Fazi) è stato proprio Ferryman.

Ma procediamo per gradi.

La quindicenne Dylan è in viaggio (su di un treno in mezzo al nulla scozzese) per incontrare finalmente suo padre, che per una serie di motivi non vede da molto. Quel treno, che in verità doveva essere un altro, ha un incidente e Dylan pare essere l’unica sopravvissuta.

O forse no…

Perché in lontananza, appena fuori dal tunnel dove si è verificato l’incidente, Dylan scorge un ragazzo più o meno suo coetaneo, calmo e relativamente rilassato, seduto sulla collina… come in attesa.

Il ragazzo in questione si chiama Tristan, è un po’ strano (nel senso che non rivela nulla di sé o di dove si trovava al momento dell’incidente), ma comunque convince Dylan a seguirlo per la brughiera scozzese.

Cammina cammina vien fuori anche lo strano: Dylan, in realtà, è l’unica a NON essere sopravvissuta all’incidente ferroviario e Tristan è il suo traghettatore personale.

La condurrà nell’aldilà (?) e fine della storia.

Anzi no… perché tra i due inizierà a nascere una sorta di simpatia reciproca che sfocerà, ovviamente, in qualcosa di più grande.

Ma pare un amore destinato a non durare… insomma, lei è morta e lui traghetta anime. Che futuro potrebbero mai avere?!

Premesse appassionati… che però non riescono a reggere.

La storia cade in cliché visti e rivisti, incoerenze che favoriscono smaccatamente la protagonista, trovate semplicistiche e contraddittorie per uscire da situazioni scomode.

Il viaggio dei protagonisti è lento e ripetitivo (non si fa altro che spostarsi da un rifugio sicuro ad un’altro all’interno di una non ben definita Terra Perduta con “regole” che cambiano alla bisogna) per giungere a una conclusione purtroppo banale e malamente raffazzonata.

L’amore scoppia, ma non si capisce bene il come e il perché considerando che lui è un’entità senza tempo che di persone ne ha viste un carosello quasi infinito. Lei, invece, è il classico diamante-grezzo in paziente attesa del lui figo-ma-intelligente-e-sensibile-e-pure-un-po’-riservato pronto a darle la fiducia necessaria per credere in se stessa e lottare.

Insomma… il grande amore comunque non si arresta certo per un’incomprensione lungo il cammino, ma da Ferryman, purtroppo, sono proprio rimasta molto delusa.

 

La forchetta, la strega e il drago recensione

Titolo: The fork, the witch and the worm
Autore: Christopher Paolini
Genere: Racconti fantasy
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: La forchetta, la strega e il drago
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Maria Concetta Scotto di Santillo

Quando è venuto fuori che Paolini aveva rimesso in circolo le storie e i personaggi di Alagaësia, non sono riuscita a resistere e, il giorno dell’uscita, a un “vecchio” fan della saga qual è mio fratello ho deciso di regalare questo volumetto.

Breve sguardo d’insieme per cominciare: il titolo preannuncia quelli che saranno i temi delle storie che ci riporteranno ad Alagaësia (il secondo racconto è stato scritto dalla sorella dell’autore, Angela Paolini, ed è naturalmente dedicato ad Angela l’erborista).

È passato qualche anno dagli eventi finali del Ciclo dell’Eredità (nessuno spoiler), Eragon, con la federa Saphira al fianco, sta costruendo la nuova roccaforte dei Cavalieri dei Draghi aiutato da nani, elfi, umani e i-non-più-così-temili Urgali.

Ovviamente, incontra qualche problema burocratico, un po’ di stanchezza, noia, tensione, ect. e gli Eldunarí, le coscienze dei draghi rimasti senza corpo, lo aiutano a trovare un po’ di pace facendo così partire il primo dei tre racconti: quello della forchetta.

E qui mi fermo per evitare spoiler, ma ogni racconto viene introdotto da una breve “scenetta introduttiva” in cui a farla da (fugace) protagonista è sempre il nostro Eragon, cresciuto sì ma con ancora tanto da imparare… in fondo resta sempre un cucciolo d’uomo.

Dopo letture sfalzate e una sessione di commenti, abbiamo raggiunto il seguente verdetto (parlo al plurale solo perché questa volta ho il contributo di un secondo lettore: mio fratello).

Ovviamente, fa piacere per chi ha amato la saga (che, comunque, non è mai stato un capolavoro, ma si è dimostrata un intrattenimento piacevole) ritornare ad Alagaësia, ma…

i racconti sembrano più che altro fugaci prodromi poco-ben-mascherati di quello che probabilmente avverrà in un futuro prossimo: un nuovo romanzo (o una serie di nuovi romanzi?).

Quindi fa sì piacere ritrovare i personaggi che ci avevano accompagnato nella saga principale, ma manca completamente un plus ai racconti che si riducono così a semplici parentesi, piatte e che poco aggiungono al complesso.

L’ultimo racconto in particolare, sebbene paia sia il primo a esser stato scritto come “storia a sé”, è soporifero (entrambi abbiamo impiegato più tempo a leggere quest’ultimo che non l’intera parte precedente).

Viene introdotto con l’artificio di essere una sorta di ballata (o storia orale o leggenda) tramandata dagli Urgali, ma è troppo lunga, piena di inutili particolari e priva, alla fine, di un senso da risultare piacevole da leggere.

Affetto per la saga okay, ma si poteva (anzi, forse, si doveva) far di meglio.