Wonder recensione

Titolo: Wonder
Autrice: R. J. Palacio
Genere: Ragazzi
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: Wonder
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Alessandra Orcese

Non è facile cominciare un nuovo anno scolastico, in una nuova scuola, con nuovi ragazzi e nuovi insegnanti…

Non è facile per nessuno e lo è ancora meno per August – Auggie – nato con un’anomalia genetica  «frutto di un’incredibile sfortuna» che gli ha lasciato grossi problemi di salute e una grave malformazione al viso.

Dopo numerosissimi – e dolorosissimi – interventi chirurgici, il suo volto non è più una «faccia spappolata tipo poltiglia», ma ugualmente sconvolge chiunque lo incroci per strada.

A causa della necessità di cure costanti, Auggie ha sempre studiato a casa e ora – volente o nolente (molto nolente all’inizio…) – si ritroverà a cominciare le scuole medie tra sorrisi affettati, cortesie esagerate, ipocrisie, cattiverie e tanta stupidità.

Nel 2012 succede una piccola e silenziosa meraviglia: un romanzo per ragazzi Wonder è in testa alla classifiche del New York Times e il suo messaggio “Non giudicare un libro una persona dalla copertina faccia” si diffonde a macchia d’olio ovunque (sebbene – bella contraddizione! – in Francia, Germania e Regno Unito – questa volta l’Italia si salva, fiuuuu – il libro sia stato pubblicato con due copertine diverse: una per gli adulti e una per i ragazzi).

Tutto, però, era cominciato nel 2007, quando l’autrice Raquel Jaramillo (dietro lo pseudonimo R. J. che ricorda un po’  – ma questa è solo una mia idea – la scelta della Rowling di farsi passare per un uomo dal momento che il pubblico di lettori sarebbe più bendisposto nei riguardi di uno scrittore che non di una scrittrice) è protagonista di uno spiacevole… “incidente”.

In un’intervista al Telegraph, l’autrice racconta infatti di come lei stessa si ritrovò ad essere, in un certo modo, dall’altro lato della barricata (cioè quelle delle occhiate impacciate e del fugone imbarazzato).

Durante un viaggio fuori New York con i suoi due figli, la Palacio incontrò una bambina probabilmente affetta dalla sindrome di Treacher-Collins e, in parola povere, la donna andò nel panico temendo la reazione del figlio più piccolo che, ovviamente senza volerlo, avrebbe potuto ferire i sentimenti della bimba.

«Sono entrata nel panico» racconta al Telegraph «Stavo pensando ai sentimenti della piccola, ed ero davvero spaventata che il mio bambino di tre anni avrebbe fatto quello che fa a Halloween, ovvero urlare quando si spaventa. Mi sono alzata dalla panca come se un’ape mi avesse punzecchiato, ho girato il passeggino e chiamato mio figlio maggiore, che stava uscendo dal negozio con dei frullati al cioccolato. I frullati sono volati a terra, mio figlio mi ha raggiunto: “Mamma, perché ce ne andiamo così in fretta?” e ho sentito la mamma della bambina dire, con la voce più calma possibile: “Ok ragazzi, penso che sia ora di andare.”
È stato orribile, solo orribile.
Ho spezzato il cuore di questa donna e di questa bambina, alla quale una situazione del genere deve succedere un milione di volte al giorno.»

Tornata a casa, la Palacio ha iniziato a rimuginare su tutta la vicenda, sulla sua reazione, il suo comportamento e sull’insegnamento che voleva trasmettere ai propri figli.

Così è nato Wonder.

Ed è stato un successo tale che l’autrice, dietro richiesta dei fan, ha ricavato tre spin-off dal punto di vista di altrettanti personaggi (Charlotte, Julian e Christopher; nessuno dei quali aveva il “suo” capitolo nel libro principale).

Con l’uscita del film (dal 21 dicembre nei cinema), ho pensato di approfittarne per leggere questo libretto (è un romanzo per ragazzi, quindi si legge davvero con molta rapidità) e affrontare la pellicola con Julia Roberts e Owen Wilson con occhi diversi.

E, dopo questa lunga introduzione, veniamo a parlare del libro.

Wonder segue la storia di August Pullman, della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi “nemici”; degli sguardi indiscreti e di quelli invece sfuggenti; della falsità ma anche della bontà altrui; della necessità dell’approvazione ma anche del saper scegliere da soli a prescindere dal giudizio degli altri.

Il libro è diviso in otto parti, che seguono il punto di vista di diversi personaggi (August, sua sorella Olivia, ect.). A introduzione di ogni capitolo la strofa di una canzone o una citazione.

 

Si tratta di un libro per ragazzi (età consigliata: 10/13 anni); per un lettore adulto, la storia non presenta grandi rivelazioni, i personaggi sono introdotti in maniera molto lineare e il linguaggio usato è molto semplice (ma, tutto sommato, alcuni romanzi “per grandi” sanno fare di peggio).

Ciò che, tuttavia, conta del libro è il suo profondo messaggio: imparare ad apprezzare gli altri per ciò che sono e non per ciò che appaiono; imparare a non curarsi del giudizio altrui perché i sorrisi tirati e le falsità della gente non devono intaccare il nostro essere.

E non è facile, per nulla; ma la forza per affrontare e sopportare tutto questo deve venire, in primo luogo, da noi stessi.

In questa scia, si inseriscono anche i precetti mensili del signor Brownie, uno degli insegnanti della scuola frequentata da Auggie. Una trovata quella degli “insegnamenti” che concorre a rendere il messaggio del libro ancora più importante… soprattutto per un giovane lettore.

In conclusione, Wonder è un libro sicuramente da far leggere a un piccolo lettore con la speranza che  possa trasmettergli quella empatia e quella sensibilità che sta scomparendo troppo rapidamente.

Un lettore più grande dovrebbe, invece, avvicinarsi consapevole che si tratta di una lettura per ragazzi e che, di conseguenza, si presenta come una lettura semplice e lineare.
Per questo sono convinta che, se il regista Stephen Chbosky e gli sceneggiatori hanno giocato bene le loro carte, il film ispirato a questo libro possa essere il giusto strumento per arrivare anche al cuore degli adulti.


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Olga di carta Jum fatto di buio recensione

Titolo: Olga di carta Jum fatto di buio
Autrice: Elisabetta Gnone
Genere: Racconto
Anno di pubblicazione: 2017
Illustrazioni di: Linda Toigo

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

«Sei solo un essere umano
piazzato su questa Terra come tanti altri,
accontentati e sii felice di esserci.»

Elisabetta Gnone, Olga di carta Jum fatto di buio
Salani Editore

È passato del tempo dall’ultima storia di Olga Papel (Olga di Carta – Il viaggio straordinario) e, da quando si è diffusa la notizia che la ragazzina sta per raccontarne una nuova, nel villaggio di Balicò sono tutti in fermento.

Questa volta, però, la storia di Olga ha come protagonista una creatura particolare; una creatura fatta di buio, che viaggia alla ricerca della disperazione e che si nutre di lacrime – dolci, speziate, floreali – ingrassando nel dolore altrui.

Il suo nome è Jum e pare che già si aggiri tra le viuzze innevate di Balicò.

Olga è una bimba molto particolare: sottile come una sola pagina di un libro, ma con l’inventiva e la fantasia di centinaia di libri.

Olga conosce il dolore e conosce anche la felicità; conosce il buio e conosce la luce.

E Olga ha anche un dono: raccontare storie.

Ma le sue sono storie speciali, piccoli gioielli che trasformano e cambiano la vita degli abitanti di Balicò… sono storie così vere che riescono a cambiare la realtà del piccolo paese e dei suoi abitanti.

Un paese fatto a sua volta di storie, di ricordi, di bui… perché forse il buio non è uno solo, ma fatto di tanti bui diversi pieni di mille sfaccettature.

E così che il signor Gibòd scruta il cielo col telescopio alla ricerca della moglie perduta; la Casolina, straniera in terra straniera, combatte la sua quotidiana solitudine; il signor Cardòn vive oggi nel buio, ma la luce è stata la sua vita; Cod, privo di un passato, trova però il suo presente.

Il potere del racconto diventa così catarsi, epurando dolori e dispiaceri, perché «[…] ogni vuoto che si crea è uno spazio nuovo che attende di essere riempito».

Ed è questo ciò che Olga vuol insegnare ai suoi compaesani e al lettore che la segue nei boschi e sulle sponde del fiume: «Siamo lumini che attendono di splendere, il buio non ci appartiene».

La sofferenza e il dolore sono parte di noi; ciò che dobbiamo essere capaci di imparare e mai dimenticare è che dal dolore e dalla sofferenza ci si deve risollevare.

Una favola quella di Olga davvero speciale; dolce e soffice come la neve che ricopre Balicò.

Così, seguendo Olga nelle sue scorrerie tra casa della nonna e Balicò per la consegna delle uova, il lettore si ritrova immerso in un mondo di storie: quelle degli abitanti del villaggio e quelle che la stessa Olga racconta.

Pensata per un pubblico giovane, la storia della piccola Olga è però capace di lasciare delle grandi lezioni anche ai più grandicelli.


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Wolf 2 Il giorno della vendetta recensione

Titolo: Blood for Blood
Autrice: Ryan Graudin
Genere: Distopico/YA
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Wolf 2 Il giorno della vendetta
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Roberta Verde

Preceduto da:
Wolf La ragazza che sfidò il destino

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Nel momento in cui il boato erompe dalla sala da ballo e un secondo boato ne frantuma i vetri di una finestra, Luka Löwe capisce di dover dare avvio all'”Operazione salvati la pelle e dimostra la tua innocenza“.

Già, perché ricordi dove erano rimasti? Il Tour dell’Asse era terminato con la vittoria proprio di Luka. Al ricevimento in onore del vincitore, Luka aveva invitato Adele Wolfe in un improvviso quanto fortissimo ritorno di fiamma.

E, bè, lì Adele, approfittando di un ballo con il Fürher in persona, gli aveva sparato dandosi immediatamente alla fuga.

Luka, diventato scomodo testimone e sospetto complice, si è dato all’inseguimento di Adele e Felix, il di lei fratello, è rimasto prigioniero di un barbaro interrogatorio da parte dei soldati tedeschi.

Ma Adele non è Adele. È Yael, membro della Resistenza (il cui compito è quello di distruggere il Nuovo Ordine). È una ragazza ebrea scampata agli orrori di un campo di sterminio grazie a una dote concessale – ovviamente non per bontà – proprio da un tedesco: la possibilità di cambiare volto.

Ma tutto è andato a rotoli, perché l’Hitler cui Yael ha appena sparato non è quello vero, ma un mutafaccia come lei.

Insomma anni di piani, di organizzazione, di duro addestramento sfumati così. Che ne sarà della Resistenza?

E che ne sarà di Yael!?

Adesso quello a cui Yael deve pensare è scappare. Dileguarsi. Salvarsi. Con la sua abilità sarà un gioco da ragazzi. Se non fosse che… il Vincitore Löwe ha deciso di seguirla… e bè la sua di faccia è fin troppo riconoscibile.

In un mondo al rovescio – che fortunatamente ci è stato risparmiato – le speranze della Resistenza sono riposte in una sola ragazza mutaforma, Yael. Peccato che non sia la sola e anche Hitler abbia al suo soldo un manipolo – più o meno nutrito – di Mystiche (la bluastra eroina Marvel) personali.

Il primo capitolo della saga ci aveva lasciato così e curiosi di uscire dallo stallo – e di vedere anche Yael fuggire dalla situazione – degli ultimi eventi del ballo del Vincitore.

La Graudin riprende proprio da dove aveva interrotto e ci conduce attraverso un viaggio geografico ed emozionale in un crescendo di tensione.

È così che comincia la fuga di Yael e Luka. I due si scontreranno con amici, nemici, alleati e indecisi. Finiranno nel fuoco incrociato, rischieranno il fuoco amico e incontreranno pure il fuoco nemico.

In viaggio nel Nuovo Ordine di Wolf 2

Nel primo volume della saga avevo avuto modo di apprezzare particolarmente la figura di Yael, impossibilitata ad avere una sua identità ma decisa nell’aggrapparsi a una versione di se stessa lontana dagli esperimenti nazisti. Un tatuaggio come unica costante di una vita fatta di paura, vendetta e ricordi.

Qui, data anche la maggior attenzione sul suo personaggio, non posso non apprezzare Luka, il giovane ragazzotto che ha sempre cercato di opporsi al mondo nazionalsocialista senza nemmeno capirlo per davvero. Insomma, piccole ribellioni di un giovanotto strafottente desideroso di ricevere l’approvazione del padre, ma anche smanioso d’allonatarsi da quell’opprimente figura paterna.

La realtà che gli offre Yael è, però, diversa da tutto quello che gli era stato insegnato e che Luka aveva di conseguenza immaginato. Così, dopo mistificazioni, bugie, domande scomode cadute nel silenzio e risposte comode accettate con una scrollata di spalle, il giovane comprende finalmente che «la paura non è una scusa».
Tutto questo lo rende un personaggio maturato moltissimo tra il primo e il secondo capitolo della saga.

A onor del vero, un approfondimento sul personaggio – con storia passata compresa – c’è già stato in Iron to Iron, libro dedicato ancora una volta al Tour dell’Asse (quindi gli eventi sono identici a Wolf 1) dal punto di vista, però, di Luka. Questo per dire che chi ha letto questo volume potrebbe già conoscere molti degli eventi citati della storia del Vincitore Löwe.

Accanto a lui nella triade dei principali – ma forse meno riuscito rispetto a Luka – c’è Felix, il fratello determinato a tutti i costi a salvare la sua famiglia. E, per carità, non si può negare che ci si metta d’impegno, mannaggia!

Il suo modo è diametralmente opposto a quello di Yael, ma le sue convinzioni sono praticamente le stesse della nostra cara mutaforma. Le loro posizioni sono opposte, ma il loro pensiero è simile.

Detto questo la storia si conferma ricca di tensione ed emozioni. I suoi personaggi – anche se mi pare se ne approfondisca sempre uno per volta – sono carichi di sentimenti e sanno trasmetterli al lettore.


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Dream Magic recensione

Titolo: Dream Magic
Autore: Joshua Khan
Genere: Fantasy per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Dream Magic
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Alessandra Maestreini
Illustrazioni di: Ben Hibon

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Preceduto da:
Shadow Magic

Bentornati a Geena con i suoi zombie «tornati per restare», i suoi spettri e anche i suoi assetati vampiri.

Lily, anzi – ehm – Lady Shadow regna sulle cupe terre dei suoi antenati, riceve doni meravigliosi da altri paesi e ascolta le lamentale dei propri sudditi.

Il ritorno dei non-morti ha infatti creato non pochi sconquassi con i vivi con i primi che pretendono l’affitto o la restituzione delle proprie stanze e gli altri un po’ restii ad adattarsi alle richieste dei defunti.

Ma ci sono altre novità a Castello Cupo: Mary, la storica e affezionata tata, è scomparsa; Tyburn, l’enigmatico e indistruttibile boia, è sparito in missione; …in compenso le proposte di matrimonio rivolte a Lily fioccano senza sosta (almeno non ha più l’antipatico Gabriel Solar tra i piedi… o forse no…).

Thorn, in attesa della primavera per ricongiungersi con genitori e fratelli, prosegue con il suo addestramento da scudiero a cavalcioni di Ade, il mega pipistrello dalle zanne aguzze, le ali enormi e il cuore tenero.

Pare, però, che i Troll – finora tenutesi alla larga per paura di Lord Iblis Shadow, padre di Lily – abbiano infine deciso di invadere Geena. E già si registrano i primi abitanti aggrediti e, ahimè, uccisi.

Qualcosa, tuttavia, non torna. I Troll sono colossali, impossibili non notarli. Ma di loro non c’è traccia alcuna né avvistamenti da parte di qualcuno. Gli unici indizi sono dei buchi nei tetti delle abitazioni assaltate e, ovviamente, i corpi delle vittime.

Una tremenda tempesta si sta per abbattere su Castello Cupo e su tutta Geena, ma i suoi abitanti faranno in tempi a rendersi conto della minaccia?

Il secondo capitolo della saga iniziata con Shadow Magic non potrebbe cominciare meglio: volti noti da riscoprire e un mistero da risolvere.

Le ambientazioni cui Khan ci ha accolto con il primo capitolo della serie tornano anche qui con maggiori dettagli di Castello Cupo e della storia di Geena. A questi si aggiungono redivivi, navi nembo, ragni gioiello, membri del Consiglio Piumato… insomma, un carosello di particolari che un giovane lettore non può non apprezzare (e che, a onor del vero, risultano gradevoli anche a un lettore più grandicello).

Approfondiamo anche la conoscenza della casate e la loro attuale situazione – spesso di conflitto – con le altre. La più sfortunata pare essere Casa Tifon, signori dell’aria, ma anche gli anticipatici e bellissimi Solar non sembrano passarsela tanto meglio e gli stessi Shadow hanno all’orizzonte parecchi guai.

E assistiamo all’incursione di un altro tipo di magia ancora agli albori: la scienza.

La storia si alterna seguendo ora Thron ora Lily e ognuno dei due ragazzi contribuisce al puzzle generale facendo la propria parte con coraggio. I cambi di scena nei passaggi più critici aumentano l’aspettativa e il bisogno di conoscere la sorte dei personaggi.

Insomma, Dream Magic è una storia ben condotta e scorrevole; i suoi personaggi provano e sbagliano, ma imparano e riprovano di nuovo senza arrendersi. Ognuno dei due è capace di salvarsi da solo e anche di accettare le conseguenze delle proprie decisioni.

Adatta sicuramente, anzi perfetta, per un pubblico giovane, anche un lettore più grande può restare piacevolmente in compagnia di Thron e Lily.

Certo, come ebbi modo di scrivere anche per Shadow Magic, c’è qualche punto che un lettore adulto fatica ad apprezzare, considerando anche che in Dream Magic si presentano alcuni parallelismi con il precedente capitolo.

Ammetto però, senza vergogna, che se fossi stata in-target avrei apprezzato moltissimo Thron, Castel Cupo e, soprattutto, Lily. Anche così, comunque, la curiosità di sapere cosa accadrà ai due protagonisti è forte!

Quindi, avanti con il prossimo! Questa volta ci aspetta il Sultanato di Fuoco!


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Omicidi per signorine

Titolo: Murder Most Unladylike
Autrice: Robin Stevens
Genere: Giallo per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: Omicidi per signorine
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Manuela Salvi

Seguito da:
2. In Vacanza con il morto;
3. First Class Murder;
3.5. The Case of the Blue Violet;
4. Jolly Foul Play;
4.5. The Case of the Deepdean Vampire;
5. Mistletoe and Murder;
6. Annunciato, ma ancora inedito.

Watso… ehm, Hazel Wong fa una scoperta a dir poco sconvolgente: in palestra, in una strana posizione e immobile e fredda come una lastra di marmo c’è – o forse è meglio dire c’era – la signorina Bell, un’insegnante del collegio per signorine Deepdean.

Schizzata fuori dalla palestra, Hazel richiama l’attenzione della sua miglior amica nonché presidentessa della segretissima società investigativa Daisy Wells e, senza volerlo, anche quella di uno dei prefetti.

In palestra, però, la situazione non potrebbe essere più pacifica… nonché deserta. Niente corpi in strane posizioni, niente di niente. Solo una macchiolina di sangue che tutti giustificano con il taglio che Hazel ha su di un ginocchio (è che si è fatta mentre correva a chiedere aiuto dopo aver visto il cadavere).

Insomma, nessuno le crede tranne Daisy che già annusa il primo caso della società investigativa Wells/Wong: l’assassinio della signorina Bell.

Il mattino dopo, ecco già la prima evoluzione del “caso”: la signorina Bell avrebbe rassegnato le proprie dimissioni e se ne sarebbe andata dalla Deepdean. E allora…? Allora di chi era il cadavere in palestra? E, un attimo, c’era un cadavere in palestra?

Ai miei tempi – ora detto così sembra che siano passate ere geologiche! – c’era il Club delle babysitter in cui ricorreva qualche aspetto di “mistero”, ma certo non si potevano definire propriamente “gialli per ragazzi”.

Qui direi, invece, che si può. Se avessi tredici/quattordici anni questa serie sarebbe entrata di diritto tra le mie preferite!

Vi si concentra, infatti, il giusto incrocio tra misteri, pettegolezzi e dicerie, un po’ di preconcetti e il classico cipiglio delle adolescenti. E la narrazione segue lo schema di un diario, anzi del registro della società investigativa tenuto da Hazel.

A questo va aggiunta l’ambientazione scolastica in cui tutti – gli insegnanti – nascondono un segreto… e nei giorni successivi, un po’ tutti vanno «fuori personaggio» esibendosi, anche involontariamente, in comportamenti per loro non usuali. Come può un adolescente resistere (io non mi sarei opposta)?

Anche i personaggi concorrono alla determinazione del fascino della narrazione tra l’Inimitabile – soprannome affibbiato dalle studentesse all’unico insegnate uomo della scuola – e Daisy stessa che cita continuamente un fantomatico zio che s’intende di cadaveri e spie e segreti altrui.

In ogni caso, sebbene sia rivolta a un pubblico giovane e presenti una trama lineare, la lettura è gradevole e scorrevole anche per uno non in-target (meglio di qualche imbarazzane giallo che ci rifilano come lettura del secolo!). Si legge in poche ore e si resta in piacevole compagnia.

L’intreccio ricorda un po’ Macabro Quiz della Signora del giallo – inchinoAgatha Christie in cui il caro ispettore belga (Ercule Poirot!) si trova alle prese con luci notturne in palestra, insegnanti uccise, spie e agenti nel collegio femminile di Meadowbank. E ricalca gli schemi del giallo-classico con la raccolta finale dei personaggi in una stanza e l’ispettore di turno in piedi a esporre le sue teorie, puntando il dito a turno sui sospettati.

Insomma, come scrivevo poco sopra: una lettura per ragazzi sicuramente scorrevole e di compagnia anche per un lettore un po’ cresciutello.


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