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La bella e la bestia

Titolo originale: La belle et la bête
Autrice:
Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve
Genere: 
Fiaba
Anno di pubblicazione: 
1740
Titolo in Italia: 
La bella e la bestia
Anno di pubblicazione ITA: 
2020
Trad. di: 
Adelina Galeotti

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

C’era una volta un mercante molto ricco con sei figli e sei figlie.

Una serie di sfortune ridusse però il mercante alla povertà e sebbene i figli, con riluttanza certo, ebbero modo di accettare i capricci del destino, lo stesso non fu per le figlie che erano scontente, superbe, costantemente avide e invidiose…

Di chi?

Della sorella minore, bella non solo di nome, ma anche di animo tanto da essere chiamata “la bella”.

Al padre, in partenza per risollevare la fortuna della famiglia, chiede solo una rosa (mentre le sorelle fanno a gara di gioielli, vestiti e altri regali preziosi).

Ma desiderare una semplice rosa può portare a delle conseguenze inaspettate…

La versione più diffusa di questa favola senza tempo (e che ha ispirato anche Disney) è quella che Jeanne-Marie Leprince de Beaumont fece edulcorando e tagliando il testo originale del 1740 di Madame de Villeneuve.

Per quest’ultima la storia non si conclude con il felice matrimonio (e numerose altre sono le differenze) ma va molto oltre aggiungendo sotto-trame legate al passato dei protagonisti e numerosi insegnamenti e critiche alla società dell’epoca (la mercificazione della donna come mero strumento matrimoniale senza passioni o volontà proprie).

Il lettore imparerà che:

  • neppure il più innocente desiderio è esente da conseguenze;
  • non bisogna mai lasciarsi guidare dalle apparenze;
  • il valore della parola data è importante;
  • alle volte, si dice più con i gesti che con le parole.

Va considerato che è pur sempre una fiaba quindi ci sono alcune semplificazioni, alcune – piccole – incongruenze, nella seconda parte la vicenda diventa un po’ più ingarbugliata… ma a me è piaciuta tantissimo!

Questa edizione poi pubblicata da L’Ippocampo e illustrata da Minalima combina meravigliosamente i variegati elementi grafici (finestre pop-up, illustrazioni e molti altri elementi interattivi).

È una soddisfazione sfogliarla e scoprire quale grafica si cela nelle pagine successive; è un po’ come tornare bambini… ogni pagina letta è una piccola sorpresa che regala emozioni!

Insomma, per te o per fare un meraviglioso regalo ad altri ti garantisco che con le edizioni di questa collana vai sul sicuro!

Il mago di Oz

Titolo originale: Le Magicien d’Oz
Autori: Sébastien Perez e Benjamin Lacombe
Genere: Romanzo illustrato
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Il mago di Oz
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Giulio Lupieri

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Belle edizioni e dove trovarle 😁👈🏻

Ormai vi ho fatto vedere questo libro da ogni angolazione possibile, quindi non starò a ripetere che le illustrazioni (di Benjamin Lacombe, curatore anche di questa serie che si completa con Le avventure di Pinocchio e Mignolina) sono semplicemente meravigliose 😍

Così meravigliose che volevo fare delle foto adeguate (non credo di esserci riuscita 😬🙈) e quelle che avevo preparato hanno spaccato a metà anche il mio gruppo di sostegno (che sopporta le mie molestie quasi quotidiane aiutandomi a scegliere le foto quando sono in dubbio 🤣❤️).

Morale della favola, ve le lascio entrambe; vedete voi quella che preferite!

Per tornare un attimo a questo libro; l’ho trovato carino e ben fatto.

Ottimo per un regalo (🎁), ma perfetto anche da tenere in libreria per la propria gloria.

Disegni a parte (sui quali ho già sciorinato un sacco di complimenti), i testi sono riadattati da Sébastien Perez e spostano il punto di vista verso lo spaventapasseri (quindi la storia inizia che Dorothy è già arrivata a Oz ed è già in cammino alla ricerca del grand mago con il fedele cagnolino a fianco):

«Ripassò mentalmente i fatti salienti della sua seconda giornata. Era uno spaventapasseri e non un uomo. Senza cervello non lo sarebbe mai diventato. Ma come avrebbe potuto ottenerne uno? Si arrovellò tutta la notte, considerò il problema da tutte le parti, ma non sapeva cosa fare. Aveva davvero bisogno di un cervello.»
[Il mago di Oz, Perez e Lamcombe, trad. di Giulio Lupieri, Rizzoli, Milano, 2019]

Ho trovato questo riadattamento molto simpatico e tenero e con quella giusta dose di ironia in grado di far sorridere.

Pensato per un pubblico molto giovane, non escludo comunque a priori la possibilità che possa intrattenere anche i più grandicelli (che, ovviamente, lo dovranno considerare per quello che è: una favola per bambini).

Olga di carta. Misteriosa recensione

Titolo: Misteriosa
Autrice: Elisabetta Gnone
Illustrazioni di: Linda Toigo
Genere: Bambini/Ragazzi
Anno di pubblicazione: 2018

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

«Sai cos’è la fantasia, Valdo? È quando immagini un mondo che non c’è. Ora, chiudi gli occhi e prova a immaginare vespe grandi come polli, zanzare grandi come falchi e… Aspetta, non scappare, ti ho detto che è solo fantasia, non è pericolosa, se sai riconoscerla

Olga ha una nuova storia. Parla di una bambina dai vestiti così grandi che vi sembra persa dentro. Parla di una bambina capace di “saltare” nei disegni, nei quadri e nelle illustrazioni; capace di trasformarsi in un puntino o di scivolare in una cascata senza bagnarsi.

Il paesino di Balicò è già in fermento e tutti sono in cerca di Olga e della sua combriccola di amici per ascoltare un pezzetto della storia.

Amo Elisabetta Gnone da quando il primo volume di W.I.T.C.H. fu disponibile in edicola. Ricordo che l’arrivo di una nuova storia era un evento così atteso da trasformarci – me e le mie amiche – in fameliche lettrici assetate di vignette (e dei gadget in regalo) cui seguiva la classica domanda rivolta alle (poche) ritardatarie: “Come?! Non l’hai ancora letto?“.

Ho ritrovato l’autrice solo in età più adulta, ma quel misto di aspettativa e tensione non mi ha ancora abbandonato. E l’arrivo di un nuovo capitolo delle avventure di Olga mi ha trasformato in un abitante di Balicò con un unico chiodo fisso: di cosa parlerà, questa volta, la storia di Olga?

Be’, dopo Il viaggio straordinario e Jum fatto di buio, questo nuovo racconto di Olga parla di crescita e di fantasia; di diventare adulti restando un po’ bambini; di continuare a camminare nonostante la paura; di sognare il mondo, ma imparare a viverlo.

Perché crescere è difficile, fa paura… ma è un momento che va affrontato. Perché non c’è vergogna nel saltare, di quando in quando, nella fantasia (non si tratta di un’azione esclusiva dei più piccoli), ma è necessario imparare a farlo con attenzione perché ciò non diventi una via di fuga, un nascondersi dai problemi, dagli impegni, dai doveri, dalle paure. Perché è necessario imparare a superare e affrontare ogni ostacolo e ogni difficoltà con responsabilità. Perché è fondamentale conoscere i limiti e i confini della realtà, ma questo non deve impedirci di godere dei piccoli momenti, di ridere di piccole gioie e di migliorarci costantemente.

Così la storia raccontata da Olga si mescola con la sua avventura personale e l’intreccio che si crea rende i due piani del libro complementari. I paper cut di Linda Toigo non fanno altro che valorizzare questo incontro tra realtà e fantasia giocando con i profili dei personaggi.

Alla fine, si tratta di un libro di formazione dedicato ai più piccoli (e chi vi si avvicina con qualche annetto in più deve tenerlo presente), ma apprezzabile da ogni età: i più piccoli possono ricavarne sinceri incoraggiamenti e utili insegnamenti, perché «per diventare splendidi adulti occorre restare un po’ bambini»; i più grandicelli possono sperare di riscoprire il mondo con gli occhi pieni di fantasia e speranza dei bambini, reimparando così a vedere colori e possibilità.

Il ragazzo invisibile seconda generazione recensione

Titolo: Il ragazzo invisibile seconda generazione
Autori: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Genere: Ragazzi/Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2018

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Rabat. Una ragazza, Nataša, deve difendersi dalla violenza che le si sta per abbattere contro. È terrorizzata, ma qualcosa scatta dentro di lei e, quando l’uomo irrompe nella stanza, lei lo investe con un’ondata di fuoco generata dal suo potere nascosto.

Trieste. Michele ha appena perso la madre in un brutto incidente stradale; il padre è sparito per l’ennesima volta. Adesso sono solo lui e Mario, il suo cane, contro il mondo.

Poco è cambiato dall’ultima volta che abbiamo incontrato Michele: il suo potere è ancora un segreto (tranne che per la fedele e sempre innamorata Candela), nessuno ricorda di come sia stato Michele a salvare la vita a tutti durante l’”incidente” con il sottomarino, la scuola ha ripreso con i suoi normali ritmi così come i suoi compagni.

In particolare, Stella non ricorda nulla; e Brando si è preso il merito di tutto (e la ragazza).

Qualcosa, però, sta per cambiare. Nataša compare improvvisamente nella classe di Michele e alcuni Speciali vengono rapiti.

Al film “Il ragazzo invisibile – seconda generazione” segue il libro omonimo scritto in squadra dagli sceneggiatori Fabbri, Rampoldi e Sardo.

Un nuovo anno è iniziato per Michele e, ancora una volta, il ragazzo invisibile si ritrova a dover far i conti con situazioni più grandi di lui: gestire un grande potere e conseguentemente mantenere un grande segreto; confrontarsi con un lutto gravissimo, sapendo di essere ormai solo; essere in grado di salvare moltissime vite, ma sentirsi impotente davanti al mondo e davanti ai piccoli problemi insormontabili di un qualunque adolescente.

Essere un adolescente, essere solo ed essere anche un supereroe votato all’anonimato non è per nulla facile. Coordinare queste tre anime è molto complesso, ma nel romanzo avviene tutto con molta velocità e superficialità (come i colpi scena assolutamente mal introdotti e per nulla rivelatori).

Manca una certa tensione nei personaggi che giungono alle loro scelte in maniera un po’ saltellante e rivelazionistica.

Questa, però, è la storia di Michele, la sua vita e in qualche modo deve essere in grado di affrontarla… soprattutto perché all’orizzonte si profilano grossi problemi.

Un gruppo di pseudo X-Men, infatti, pare volersi ribellare al mondo, agli umani “normali” e alle ingiustizie subite… pensando con un gesto eclatante di raddrizzare i torti subiti e dare un nuovo corso al mondo (… dove ho già visto questo plot?! Mmmm… 🤔).

Resto un po’ perplessa da tutto questo complesso di elementi che per nulla si discostano da quello che è l’immaginario comune dei supereroi americani, quando, in numerose interviste, il regista Gabriele Salvatores afferma di volersene discostare per mostrare al mondo una versione più europea degli eroi dai super-poteri (e anche in quarta di copertina si dice che l’intenzione è quella di sfidare «gli stereotipi di genere»).

Complessivamente, è un libro che si legge molto rapidamente complice un linguaggio elementare (forse adatto a un pubblico giovanissimo), una storia molto lineare e dei personaggi poco approfonditi.

Purtroppo, a mia sensazione, non si sfida nessuno stereotipo qui, anzi vi si cade con una certa facilità; i personaggi non sono in grado di empatizzare con il lettore; e, alla fine, resta il vago sentore di un lavoro che, con qualche accortezza in più, sarebbe risultato sicuramente migliore.


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Wonder recensione

Titolo: Wonder
Autrice: R.J. Palacio
Genere: Ragazzi
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: Wonder
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Alessandra Orcese

Non è facile cominciare un nuovo anno scolastico, in una nuova scuola, con nuovi ragazzi e nuovi insegnanti…

Non è facile per nessuno e lo è ancora meno per August – Auggie – nato con un’anomalia genetica  «frutto di un’incredibile sfortuna» che gli ha lasciato grossi problemi di salute e una grave malformazione al viso.

Dopo numerosissimi – e dolorosissimi – interventi chirurgici, il suo volto non è più una «faccia spappolata tipo poltiglia», ma ugualmente sconvolge chiunque lo incroci per strada.

A causa della necessità di cure costanti, Auggie ha sempre studiato a casa e ora – volente o nolente (molto nolente all’inizio…) – si ritroverà a cominciare le scuole medie tra sorrisi affettati, cortesie esagerate, ipocrisie, cattiverie e tanta stupidità.

Nel 2012 succede una piccola e silenziosa meraviglia: un romanzo per ragazzi Wonder è in testa alla classifiche del New York Times e il suo messaggio “Non giudicare un libro una persona dalla copertina faccia” si diffonde a macchia d’olio ovunque (sebbene – bella contraddizione! – in Francia, Germania e Regno Unito – questa volta l’Italia si salva, fiuuuu – il libro sia stato pubblicato con due copertine diverse: una per gli adulti e una per i ragazzi).

Tutto, però, era cominciato nel 2007, quando l’autrice Raquel Jaramillo (dietro lo pseudonimo R. J. che ricorda un po’  – ma questa è solo una mia idea – la scelta della Rowling di farsi passare per un uomo dal momento che il pubblico di lettori sarebbe più bendisposto nei riguardi di uno scrittore che non di una scrittrice) è protagonista di uno spiacevole… “incidente”.

In un’intervista al Telegraph, l’autrice racconta infatti di come lei stessa si ritrovò ad essere, in un certo modo, dall’altro lato della barricata (cioè quelle delle occhiate impacciate e del fugone imbarazzato).

Durante un viaggio fuori New York con i suoi due figli, la Palacio incontrò una bambina probabilmente affetta dalla sindrome di Treacher-Collins e, in parola povere, la donna andò nel panico temendo la reazione del figlio più piccolo che, ovviamente senza volerlo, avrebbe potuto ferire i sentimenti della bimba.

«Sono entrata nel panico» racconta al Telegraph «Stavo pensando ai sentimenti della piccola, ed ero davvero spaventata che il mio bambino di tre anni avrebbe fatto quello che fa a Halloween, ovvero urlare quando si spaventa. Mi sono alzata dalla panca come se un’ape mi avesse punzecchiato, ho girato il passeggino e chiamato mio figlio maggiore, che stava uscendo dal negozio con dei frullati al cioccolato. I frullati sono volati a terra, mio figlio mi ha raggiunto: “Mamma, perché ce ne andiamo così in fretta?” e ho sentito la mamma della bambina dire, con la voce più calma possibile: “Ok ragazzi, penso che sia ora di andare.”
È stato orribile, solo orribile.
Ho spezzato il cuore di questa donna e di questa bambina, alla quale una situazione del genere deve succedere un milione di volte al giorno.»

Tornata a casa, la Palacio ha iniziato a rimuginare su tutta la vicenda, sulla sua reazione, il suo comportamento e sull’insegnamento che voleva trasmettere ai propri figli.

Così è nato Wonder.

Ed è stato un successo tale che l’autrice, dietro richiesta dei fan, ha ricavato tre spin-off dal punto di vista di altrettanti personaggi (Charlotte, Julian e Christopher; nessuno dei quali aveva il “suo” capitolo nel libro principale).

Con l’uscita del film (dal 21 dicembre nei cinema), ho pensato di approfittarne per leggere questo libretto (è un romanzo per ragazzi, quindi si legge davvero con molta rapidità) e affrontare la pellicola con Julia Roberts e Owen Wilson con occhi diversi.

E, dopo questa lunga introduzione, veniamo a parlare del libro.

Wonder segue la storia di August Pullman, della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi “nemici”; degli sguardi indiscreti e di quelli invece sfuggenti; della falsità ma anche della bontà altrui; della necessità dell’approvazione ma anche del saper scegliere da soli a prescindere dal giudizio degli altri.

Il libro è diviso in otto parti, che seguono il punto di vista di diversi personaggi (August, sua sorella Olivia, ect.). A introduzione di ogni capitolo la strofa di una canzone o una citazione.

 

Si tratta di un libro per ragazzi (età consigliata: 10/13 anni); per un lettore adulto, la storia non presenta grandi rivelazioni, i personaggi sono introdotti in maniera molto lineare e il linguaggio usato è molto semplice (ma, tutto sommato, alcuni romanzi “per grandi” sanno fare di peggio).

Ciò che, tuttavia, conta del libro è il suo profondo messaggio: imparare ad apprezzare gli altri per ciò che sono e non per ciò che appaiono; imparare a non curarsi del giudizio altrui perché i sorrisi tirati e le falsità della gente non devono intaccare il nostro essere.

E non è facile, per nulla; ma la forza per affrontare e sopportare tutto questo deve venire, in primo luogo, da noi stessi.

In questa scia, si inseriscono anche i precetti mensili del signor Brownie, uno degli insegnanti della scuola frequentata da Auggie. Una trovata quella degli “insegnamenti” che concorre a rendere il messaggio del libro ancora più importante… soprattutto per un giovane lettore.

In conclusione, Wonder è un libro sicuramente da far leggere a un piccolo lettore con la speranza che  possa trasmettergli quella empatia e quella sensibilità che sta scomparendo troppo rapidamente.

Un lettore più grande dovrebbe, invece, avvicinarsi consapevole che si tratta di una lettura per ragazzi e che, di conseguenza, si presenta come una lettura semplice e lineare.
Per questo sono convinta che, se il regista Stephen Chbosky e gli sceneggiatori hanno giocato bene le loro carte, il film ispirato a questo libro possa essere il giusto strumento per arrivare anche al cuore degli adulti.


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