Bianco letale

Quando il giovane Billy, in preda a una grande agitazione, irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine a cui crede di aver assistito da piccolo, Cormoran Strike rimane profondamente turbato. Anche se Billy ha problemi mentali e fatica a ricordare i particolari concreti, in lui e nel suo racconto c’è qualcosa di sincero. Ma prima che Strike possa interrogarlo più a fondo, Billy si spaventa e fugge via. Cercando di scoprire la verità sulla storia di Billy, Strike e Robin Ellacott – una volta sua assistente, ora sua socia – seguono una pista tortuosa, che si dipana dai sobborghi di Londra alle stanze più recondite e segrete del Parlamento, fino a una suggestiva ma inquietante tenuta di campagna.

E se l’indagine si fa sempre più labirintica, la vita di Strike è tutt’altro che semplice: la sua rinnovata fama di investigatore privato gli impedisce di agire nell’ombra come un tempo e il suo rapporto con Robin è più teso che mai. Lei è senza dubbio indispensabile nel lavoro dell’agenzia, ma la loro relazione personale è piena di sottintesi e non detti…

Finora il romanzo più epico di Robert Galbraith, Bianco letale è un nuovo capitolo dell’appassionante storia di Cormoran Strike e Robin Ellacott, ancora insieme in un thriller mozzafiato.

Preceduto da:
– Il richiamo del cuculo;
Il baco da seta;
La via del male.


Hanno detto di questo romanzo

«Strike e Robin sono semplicemente magnetici.»
Michiko Kakutani, New York Times

«Avvincente. Un passo avanti per la serie.»
New York Times Book Review

«L’epilogo è violento, inaspettato, soddisfacente.»
The Times

«Una presa sicura su una trama ingegnosa.»
The Guardian

«Appassionante ed emozionante come sempre.»
The Telegraph


Titolo: Bianco letale
Autore: Robert Galbraith
Genere: Romanzo
Casa editrice: Salani
Pagine: 784
Prezzo ed. cartacea: 24,00€

 


Disponibile dal 4 febbraio 2019!


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Belgravia recensione

Titolo: Belgravia
Autore: Julian Fellowes
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Belgravia
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Simona Fefé

Giugno 1815, Bruxelles. Il ballo della duchessa di Richmond è uno sfarzo maestoso di vesti fruscianti, luci, fiori, musiche, ospiti dal calibro del duca di Wellington! Uno splendore paragonabile solo all’incoronazione di «una regina medievale».

Ma il ballo della duchessa non verrà ricordato per nulla di questo, ma per le lacrime.

Il disastro arriva nelle vesti di un giovane ufficiale dagli stivali inzaccherati di fango: Napoleone è arrivato, annuncia. Lo scontro finale si svolgerà sul terreno di uno sconosciuto villaggio, Waterloo, decreta Wellington.

È così che Sophia Trenchard, figlia di James Trenchard detto “Mago” capace di procurare approvvigionamenti per l’esercito inglese in stanza in Belgio in qualunque condizione, dirà addio al suo Lord Edmund Bellasis, erede della dinastia Brockenhurst, serbando nel cuore la speranza che il campo di battaglia risparmi il suo innamorato.

Londra, 1841. Gli anni, la guerra hanno cambiato il mondo dei Trenchard. Pur conservando l’ambizione d’entrare nell’elisio mondo della upper class, James Trenchard resta un mercante… ricco ma pur sempre mercante, anzi costruttore ora.

Brockenhurst, vivono a poca distanza da loro in un palazzo realizzato proprio da Trenchard e dal socio Thomas Cubitt in persona, nella prestigiosa zona di Belgravia.

Ma del comune passato tra le due famiglie non resta traccia.

Si cela, però, un segreto che accomuna – non volenti – le due famiglie. Un segreto che, se rivelato, potrebbe alla distruzione tutto quello che i Trenchard hanno faticosamente costruito in questi venticinque anni.

Mi mancava Downton Abbey… e ho un grande difetto: l’attesa, talvolta, mi distrugge rendendomi impaziente (e fastidiosa per chi mi sta vicino).

A questo giro, per non diventare molesta troppo presto, ho deciso di leggermi i romanzi Julian Fellowes (oltre a questo: Snob e Un passato imperfetto) nell’attesa del grande evento (= il film di Downton Abbey).

Così eccomi qui con Belgravia.

Le similitudini con Downton Abbey sono numerose: famiglie aristocratiche e dislivelli sociali; eredi e eredità; drammi, ambizioni, scandali da coprire; amori da nascondere (o incentivare); anni che trascorrono imponendo cambiamenti ed esigendo sacrifici.

Al solito, Fellowes ci delizia con questi personaggi imponenti (un po’ in stile Lady Violet) e qui degnamente riprodotti in due grandi “matrone”: Anne Trenchard e Lady Brockenhurst.

Ma la bellezza delle trame di Fellowes è che ogni personaggio è importante, ha la sua storia, le sue ambizioni, le sue debolezze, le sue necessità.

E così non solo i personaggi dei “piani alti lasciano la loro impronta nella storia, ma anche quelli dei “piani bassi hanno il loro bel da fare: pettegolezzi, invidie e simpatie, “arrotondamenti” del salario…

Ovviamente, ognuno agisce per il proprio tornaconto, qualcuno per fedeltà, altri per amore sullo sfondo di una Londra al solito magnifica nella penna di Fellowes.

Certo, c’è anche questo da dire per essere completamente onesti: che di innovativo – rispetto agli altri romanzi di Fellowes – c’è ben poco. Gli intrecci sono quelli, la resa della upper class pure.

Insomma, in altre parole, Fellowes è bravo in quello che fa e, semplicemente, continua a riprodurlo.

A me, comunque, piace e ne consiglio la lettura a chi è in cerca di atmosfere alla Jane Austen o di un surrogato di Downton Abbey.

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo

In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo un lupo attraversa il confine polacco-tedesco e si dirige verso Berlino. Un manovale polacco bloccato in autostrada a causa di un incidente lo vede e lo fotografa. La sua compagna fa pubblicare la foto. Negli stessi giorni due adolescenti scappano di casa e dalla provincia brandeburghese si mettono in viaggio per raggiungere la capitale, dove sperano di rintracciare un amico; un padre alcolista esce dalla clinica e si mette sulle tracce dei due ragazzi; una madre depressa torna nei luoghi della sua radiosa gioventù; un losco cileno proprietario di un locale tinteggiato di nero ospita i due ragazzini… E mentre la città, coperta di neve, s’impregna di un misto di paura e attrazione verso il lupo e crede di avvistarlo in ogni angolo, l’animale si nasconde, si sottrae, per poi apparire dove nessuno se lo aspetta. Una silenziosa parabola del cercare, del morire, del bere, del perdersi e del ritrovarsi segna il debutto narrativo del drammaturgo tedesco più tradotto al mondo.
In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo è una fiaba metropolitana ambientata sul palcoscenico minimalista della Berlino dei nostri giorni: Schimmelpfennig posiziona i riflettori in modo da illuminare di volta in volta un solo angolo della scena, mostrandoci personaggi incapaci di uscire dalla solitudine del loro cono di luce; sullo sfondo, i fantasmi della DDR incontrano i mostri della gentrificazione.

L’autore

Roland Schimmelpfennig, nato nel 1967 a Göttingen, è uno dei più noti e premiati drammaturghi tedeschi contemporanei. Dopo un periodo come giornalista a Istanbul, ha frequentato un corso di regia e ha successivamente collaborato alla direzione artistica del Münchner Kammerspiele. I suoi lavori sono stati messi in scena in oltre quaranta paesi. Questo è il suo romanzo d’esordio, finalista al Leipziger Preis.

Hanno detto di questo libro

«Una geniale favola dai molti risvolti.»
Financial Times

«Un romanzo potente, straordinariamente impetuoso e contemporaneo
– una narrazione ad anelli avvincente e perturbante.»
Der Spiegel

«Schimmelpfennig connette il quotidiano con il mitico,
e lo fa con una leggerezza che è tedesca quanto
García Márquez in un giorno di sole
The Village Voice

«Un libro commovente, che cattura in modo delicato ed esperto un’atmosfera
predominante nella società: quella del disorientamento,
della desolazione, dei sentimenti inespressi.»
Deutschlandradio Kultur

Titolo: In un chiaro, gelido mattino di gennaio all’inizio del ventunesimo secolo
Autore: Roland Schimmelpfennig
Genere: Romanzo
Casa editrice: Fazi
Pagine: 232
Prezzo ed. cartacea: 18,00€


Disponibile dal 17 gennaio 2019!


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Il primo bacio

Una guida per genitori ed educatori che cercano le parole giuste per parlare di amore ai ragazzi, aiutandoli a vivere la propria affettività con consapevolezza.

Il primo bacio non si scorda mai. Perché è un punto di svolta, il primo passo nel mondo sconosciuto della sessualità. Per questo è importante insegnare ai ragazzi a non sprecarlo, a dargli un significato, a chiedersi cosa vogliono e sentono davvero, prima di lanciarsi in un’esperienza tanto per farla. Non è mai troppo presto, né troppo tardi, per iniziare a parlare di primi baci e affettività: basta trovare il modo giusto, adatto all’età dei nostri figli. L’unica cosa che non possiamo proprio permetterci è tacere, soprattutto oggi che i giovani sono tempestati da stimoli troppo grandi per loro. In questo libro Barbara Tamborini e Alberto Pellai ci aiutano a mettere a fuoco quale educazione sessuale e affettiva è bene trasmettere ai nostri figli, perché trovino la propria strada a partire da alcuni valori di riferimento. Ci danno suggerimenti per rompere il ghiaccio, per superare l’imbarazzo, per incoraggiare i ragazzi a confidarsi con noi. Ci mettono alla prova con test e situazioni tipo. Ma soprattutto, ci aiutano a calarci nelle mille emozioni legate al primo bacio, grazie a quaranta storie di primi baci, a volte belli, a volte meno, ma sempre e comunque indimenticabili.

Che sia atteso, rubato o dato per gioco, il primo bacio ha sempre un prima e un dopo, un mondo che era – da lasciarsi alle spalle – verso un mondo che sarà.

Gli autori

Alberto Pellai medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, è ricercatore presso il dipartimento di Scienze Bio-Mediche dell’Università degli Studi di Milano, dove si occupa di prevenzione in età evolutiva. Nel 2004 il Ministero della Salute gli ha conferito la medaglia d’argento al merito della Sanità pubblica.
È autore di molti bestseller per genitori, educatori e ragazzi, tra i quali Tutto troppo presto, Girl R-evolution e, a quattro mani con Barbara Tamborini, I papà vengono da Marte, le mamme da Venere e L’età dello tsunami, tutti editi da De Agostini.

Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di diversi testi sull’età evolutiva, ha vinto il Premio Giovanni Arpino inediti. Ha pubblicato Reality mamma e vari libri con Alberto Pellai, tra cui Vi lasciate o mi lasciate? Come spiegare a un figlio la separazione dei genitori, Q.A.F. Quoziente autostima famigliarePerché non ci sei più? Accompagnare i bambini nell’esperienza del lutto.

Titolo: Il primo bacio
Autori: Alberto Pellai e Barbara Tamborini
Genere: Varia
Casa editrice: De Agostini
Pagine: 240
Prezzo ed. cartacea: 15,00€


Disponibile dal 22 gennaio 2019!


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Cucinare un orso recensione

Titolo: Koka biörn
Autore: Mikael Niemi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Cucinare un orso
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Alessandra Albertari e Alessandra Scali Fefé

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Svezia, 1852. Il cadavere di una ragazza viene trovato nascosto in una torbiera coperto di graffi e ferite.

Il giudice Brahe incolpa subito un orso, perché – si sa – sono animali che preferiscono lasciar frollare un po’ il cibo e nasconderlo da altri a quel modo; graffi e colpi sul corpo della sventurata sono tutti riconducibili a un violento attacco da parte di questo mammifero.

Ma Læstadius, pastore, fondatore del Risveglio (che, tra le svariate lotte, si propone anche di eradicare l’alcool tra i fedeli) ed esperto botanico, sa che quelle non sono ferite provocate dall’attacco di un orso.

Sono state fatte di proposito (e pure un po’ maldestramente)… per somigliare a quelle di un orso.

Inizia così un’indagine alla ricerca della verità con al fianco il fedele Jussi, un ragazzo lappone dal tragico passato, oggetto di pregiudizi e diffidenze, capro espiatorio designato.

Sullo sfondo, una Svezia magica fatta di paesaggi innevati, silenzi e odori del bosco…

Ridurre questo romanzo a un semplice giallo è fargli un colossale torto. È vero: abbiamo un cadavere (anzi… piccolo spoiler: più di uno), una sorta di Sherlock Holmes in chiave religiosa con un fedele John Watson in versione sami al fianco, ma non si tratta solo di una ricerca alla caccia di un assassino.

Ci sono, infatti, i dubbi di un uomo; i pregiudizi di una comunità; la crescita e la tenera ingenuità di un ragazzo; le follie della massa; le facilonerie degli incompetenti; le cattiverie e le ingiustizie degli sciocchi.

E non basta nemmeno, in realtà, perché il romanzo di Niemi raggiunge una complessità molto più profonda con delicatezza e attenzione.

È il giallo, per la verità, a far da contorno a una Svezia fatta di tormenti religiosi, innovazioni tecnologiche, contadini e braccianti, torbiere e boschi, pregiudizi e usanze.

In questa cornice già di per sé interessante e curata, si muovono poi due figure stupefacenti: quella del reverendo Læstadius, ispirata al vero Lars Levi Læstadius leader del Læstadianesimo, e quella del giovane sami, Jussi.

Lo spirito di conoscenza del primo e la cieca fedeltà del secondo produrranno non solo una ricostruzione puntuale delle varie scene del crimine, ma anche confronti sulla natura umana, sull’essere, sull’importanza della conoscenza, dell’oratoria, sulla possibilità di rivalsa, sull’ostruzionismo degli invidiosi, sulla diffidenza per ciò che è diverso.

Ovviamente non solo soli ad agire sulla scena: accanto a loro un nutrito gruppo di personaggi secondari – aiutanti, antagonisti, stupidi, egoisti -, tratteggiati con poche pennellate sicure, parteciperà  alla creazione di un intreccio davvero interessante.

Insomma, che altro dire?

Cucinare un orso ha confermato le mie altissime aspettative: l’attenzione puntuale, ma non pedante ai personaggi; il fascino di una terra magica fatta di tradizioni e quotidianità; la precisa analisi delle minuzie in stile Sherlock Holmes… tutto concorre alla creazione di un romanzo da non perdere.