È tempo di ricominciare recensione

Titolo: Zeiten des Aufbruchs
Autrice: Carmen Korn
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: È tempo di ricominciare
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Manuela Francescon

Preceduto da: 
Figlie di una nuova era

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Dopo gli eventi conclusivi di Figlie di una nuova era è difficile che non resti un po’ di curiosità per le sorti di questo nutrito gruppo di personaggi.

E così ritroviamo Lina e Louise, Henny, Ida e Tian, Theo, Gurte… A loro si aggiungeranno poi (i tempi passano anche per i personaggi letterari, ahimè!) anche figli e nipoti che, pian piano in punta di piedi, scivoleranno in una nuova posizione (in certi casi) predominante all’interno della storia.

Si comincia nel 1949 con una città, una nazione… un mondo praticamente da ricostruire, pezzi di vita da riassemblare e arriveremo fino al 1969, passando attraverso calamità naturali, cadute e rinascite, l’avvento – ancora visto con una certa diffidenza – della televisione, il jazz e poi i Beatles.

La Korn si conferma maestra nel giocare con i fili che smuovono i suoi personaggi, incastrandoli di volta volta all’interno di una quotidianità che è reale e vitale.

Rispetto al primo capitolo della trilogia, in cui era forte l’impatto della crisi economica e poi della guerra, qui – dove comunque i grossi eventi non mancano (la crisi cubana, la costruzione del muro – anche se siamo ad Amburgo e non a Berlino, il primo uomo sulla Luna) – passano solo come notizia e hanno un’influenza minore sulla vita dei personaggi.

Anche il ritmo della narrazione cambia (o almeno a me così è sembrato; la parte centrale è più cadenzata rispetto al resto, con brevi paragrafi che saltano da un personaggio all’altro).

Detto questo, però, la storia intessuta dalla Korn continua a piacermi; mi sono ormai affezionata ai suoi personaggi (che io continuo a immaginarmi come energici ventenni, anche se qualcuno è già sulla soglia dei settanta/ottanta anni).

Siamo quasi alla fine e non vedo l’ora di scoprire l’atto finale (anche se temo il momento in cui dovrò dare l’addio definitivo a questi personaggi).

Consigliato a chi ama perdersi nella quotidianità, a chi non si spaventa a saltellare tra le vite di più personaggi e a chi apprezza narrazioni in cui è la fragilità umana a farla da padrona.

 

Figlie di una nuova era recensione

Titolo: Töchter einer neuen Zeit
Autrice: Carmen Korn
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Figlie di una nuova era
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Manuela Francescon e Stefano Jorio

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Seguito da:
– È tempo di ricominciare
– Zeitenwende (ancora inedito in Italia)

Nel momento in cui sono arrivata all’ultima pagina, il mio primo pensiero è stato “Nooooooo!!!” seguito da un confortante “Tranquilla, hai già il secondo e puoi iniziare a leggerlo subito” … cosa che ho provveduto a fare immediatamente 😆 (tra parentesi, il secondo, cioè È tempo di ricominciare, arriverà in libreria l’8 aprile).

Ma per parlare di Figlie di una nuova era

La storia inizia negli anni ’20, quando quattro ragazze (Henny, Kathë, Lina e Ida) compiono vent’anni in una Amburgo ancora piena di luci, musiche, colori e sfavillante di possibilità.

Alcune di loro si conoscono già; altre si conosceranno perché i destini di tutte sono legati a quelli della città e della storia che, purtroppo, non sarà per nulla magnanima.

I personaggi assumo subito un’impronta netta nell’immaginario del lettore con i loro profili ben definiti e le loro scelte già tracciate, anche se la vita si mette nel mezzo: le decisioni iniziali scivolano in altro, il destino imbocca una direzione precludendo altre alternative.

Ci si affaccia sulla vita dei personaggi come se ci si affacciasse dal balcone in diverse ore del giorno (i capitoli saltano, infatti, di mese e di anno).

Temevo che questo modo di raccontare non mi facesse appassionare alla storia o ai personaggi (in passato mi era già capitato e non l’avevo apprezzato proprio per nulla), invece qui la Korn mi ha fatto sorridere, mi ha commosso (sì, ho versato qualche lacrimuccia), mi ha fatto amare tutti i suoi personaggi (con le dovute eccezioni, s’intende) facendomi trepidare con loro e mi ha fatto assaporare l’amaro clima della Germania in quegli anni.

Anche questo è un aspetto che mi ha molto colpita della storia: c’è una spada di Damocle che oscilla sempre più pesante sulla testa di ogni personaggio.

Loro non lo sanno ancora, non ci credono o magari preferiscono non pensarci, ma il lettore sa quello che, a breve, si riverserà nelle vite dei personaggi (l’elezione di Hitler a Cancelliere, la limitazione progressiva di ogni libertà, la crescita della xenofobia, dell’odio e poi la promulgazione delle leggi razziali, la guerra, lo sterminio organizzato).

E nonostante questa conoscenza, io non sono riuscita a smettere di chiedermi: cosa accadrà ai personaggi allo scoppio della guerra? Da che parte si schiereranno? Cosa faranno? Abiureranno le loro convinzioni? Oppure moriranno per i loro ideali e la loro integrità?

S’inizia con quattro ragazze piene di sogni e speranze e idee e si finisce con un pugno di personaggi adulti provati dalla vita, dalla guerra, dalle delusioni, dai tradimenti, ma ancora pieni, anzi bisognosi, di speranza.

Perché non si tratta solo della vita di Henny, Kathë, Lina e Ida (anche se il romanzo è presentato come “al femminile“, il pubblico maschile non deve assolutamente lasciarsi fuorviare); si tratta anche di Kurt Landmann e del suo grande grandissimo animo; di Theo Unger e delle sue possibilità mancate; di Louise e del suo impetuoso e corroborante anticonformismo; di Elsie, di Lud, di Gurtie, di Chapmann, di Bunge; si tratta di soldi e di amore (in ogni sua declinazione), di comodità e di illusioni, di tradimenti e di amicizia, di guerra, di fatalità, di convinzioni, di paura, di famiglia, degli sbalzi della sorte e di attimi di felicità.

Insomma, un romanzo corale (non solo declinato al femminile), profondo, ritmato e ricco di emozioni.

Consigliato a chi vede il bello anche nelle piccole cose, a chi si emoziona per la fragilità della vita e a chi ha la pazienza di aspettare.

L’ora di Agathe recensione

Titolo: Agathe
Autrice: Anne Cathrine Bomann
Genere: Romanzo breve
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: L’ora di Agathe
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Maria Valeria D’Avino

È con estrema facilità che cado vittima del fascino di una bella copertina e questa mi ha conquistata subito per la sua delicatezza.

L’ora di Agathe, in effetti, è un romanzo delicato… non solo per l’immagine di copertina.

Protagonista della storia è un vecchio psichiatra, scapolo, abitudinario, ormai stanco della routine lavorativa, delle chiacchiere dei pazienti e dei suoi consigli spesso persi nel vuoto.

Decide, quindi, di ritirarsi.

Quello che, però, non ha potuto prevedere è che una nuova paziente, Agathe appunto, insiste per essere presa in cura da lui.

Nemmeno la storica e insostituibile segretaria, madame Surrugue, riesce a liberarsi di lei (anzi, forse la prende pure un po’ a cuore diventandone così quasi una sorta di complice).

A questo modo, a pochi mesi dal ritiro dalle scene, l’anziano medico si ritrova a dover confrontarsi con i pesanti traumi di Agathe, con la noia che ormai permea tutta la sua esistenza e con il fastidio di aver una paziente un più (che, comunque, non ha ancora nessuna intenzione di gestire seriamente).

Ma questo confronto diventerà poi una sorta di introspezione del medico stesso che si ritroverà ad esaminare la sua di esistenza e a rivedere i suoi rapporti con le persone “presenti” (si tratta di relazioni quasi inesistenti e comunque molto superficiali) nella sua vita.

La storia, delle dimensioni di un racconto, è una piacevole parentesi di armoniosa umanità: la paura di restare soli, di venir dimenticati o di non essere ricordati abbastanza. Piccoli momenti di vita a cui si deve, in qualche modo, dare un senso prendendo delle decisioni e/o subendone altre.

Il problema, almeno da parte mia, è sorto nel momento in cui mi è mancata una struttura forte che mi portasse a una conclusione decisa.

Alla fin fine, la figura dello psichiatra è la meglio realizzata ma la sua storia mi ha lasciata monca con una domanda inespressa, ma bisognosa di risposta: … e quindi?

 

La ragazza invisibile recensione

Titolo: La chica invisible
Autore: Blue Jeans
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: La ragazza invisibile
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Sara Cavarero

Francisco de Paula Fernández González (qui in arte Blue Jeans) si cimenta per la prima volta con un genere di cui pare sia appassionato lettore: la suspance.

Succede che un giorno Aurora Rios, studentessa Rubén Darío di cui nessuno si era mai preoccupato prima se non per rivolgerle qualche offesa e renderla incolpevole protagonista di brutti pettegolezzi, viene ritrovata morta nello spogliatoio della palestra scolastica.

A Julia, non propriamente un’amica ma diciamo forse più una simpatizzante (almeno postuma) di Aurora, la notizia viene data dai suoi (padre poliziotto, madre medico legale).

Gli altri (il belloccio della scuola, la di lui ragazza, la di lei migliore amica, l’amico in friend-zone di Julia, i professori, gli altri genitori ect.) la apprenderanno per vie traverse, tra le quali anche la malevole lingua di un viscido reporter locale che farà di tutto per ottenere qualche vantaggio da questa tremenda situazione.

Ovviamente da lì (cioè dalla diffusione della notizia dell’uccisione di Aurora) a poco si scatena il panico: sospetto e paura diventano i nuovi compagni di vita di tutti gli abitanti di una comunità piena di menzogne, incomprensioni, pettegolezzi, malumori e segreti che, molto presto, saranno svelati.

Quello che più mi ha colpita della storia sono stati, difatti, i personaggi con i loro intrighi e le loro fatiche per mantenerli il più a lungo possibile – preferibilmente per sempre – nascosti.

Ma la verità prima o poi viene a galla e a contribuire in questa ricerca c’è indubbiamente – e forse un po’ troppo – Julia, il piccolo genietto.

È lei che seguiamo principalmente in questa storia, anche se si dà il cambio con altri personaggi e si alterna a un passato in cui Aurora era ancora viva e un presente in cui pare impossibile fare chiarezza sulla sua prematura morte (anche se, per un lettore un po’ più grandicello non è difficile fare due più due… mi sento vecchia… 😔).

Comunque… per tornare a Julia: va bene il quoziente intellettivo alto, vanno bene (fino a un certo punto, però) tutte le informazioni che il padre si lascia sfuggire o le riferisce direttamente circa l’indagine, vanno bene l’intuito e la posizione “privilegiata” che le consente di analizzare le cose da un punto di vista sicuramente più vicino a quello di Aurora (che non a quello di un adulto), però non dimentichiamoci che si tratta di una diciottenne con la passione per i gialli (e gli scacchi)… e la sua ingerenza e incisività nelle indagini suona un po’ forzata.

Certo è che il romanzo è pensato per un pubblico giovane (anche se, secondo me, può essere apprezzato anche da un target più ampio), quindi se ne tenga alla larga chi sopravvive di storie ingarbugliate, soluzioni intricate ed enigmi apparentemente insolubili.

Dato questo, però, la storia ha del potenziale: consegna al lettore degli ottimi personaggi, una buona dose di curiosità, qualche ora di intrattenimento grazie a capitoli brevi e una storia comunque gradevole in grado di mantenere attiva la mente del lettore.

L’annusatrice di libri recensione

Titolo: L’annusatrice di libri
Autrice: Desy Icardi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Solitamente accade che, quando di un libro se ne parla troppo e se ne decantano troppo i meriti, io quasi mi indispongo memore di precedenti esperienze che mi hanno insegnato a diffidare dai proclami troppo entusiasti.

Ah, eccoci – mi dirai – un altro di quei libri tanto acclamati che poi alla fine non rispecchiano le aspettative…

No, in questo caso no.

L’annusatrice di libri è stato sì osannato e, sì, le mie aspettative erano davvero molto (molto) alte, ma è davvero uno di quei libri che le lodi se le merita tutte.

Protagonista della storia è Adelina, una ragazzina che se ne va a stare dalla zia Amalia, vedova e parecchio taccagna, per frequentare una scuola per signorine nella città: Torino.

E mentre Adelina scoprirà d’aver acquisito un dono speciale (che, vista la velocità che le garantisce non disegnerei nemmeno io, ovvero leggere i libri con l’olfatto) anche zia Amalia ha le sue cose da dire e non tutte la ritraggono come la spilorcia e un po’ bigotta che è adesso (anzi!).

Piccola nota su Amalia: ho adorato la sua “saggezza” figlia dell’esperienza pratica e – lo so, suona strano a dirsi – dell’ignoranza.

Al loro fianco, altri quattro o cinque personaggi (un avvocato, un reverendo, un notaio, ect.) che concorrono a far ruotare la storia in modo così curato da non annoiare mai (e non permettere al lettore di staccarsene: l’ho finito in tre giorni e solo perché uno non sono riuscita a fermarmi un momento per leggere).

Quindi, che altro dire?

La storia è dolce, armoniosa e originale (siamo tutti annusatori di libri, ma chi in modo così peculiare?); i personaggi sono di spessore, hanno una loro storia, un loro passato, le loro mire, incomprensioni, sentimenti, pregi, ignoranze e mancanze, piani e programmi.

E l’ironia e il ritmo con i quali la Icardi traccia trama e caratteri sono davvero perfetti.

Un inno ai libri e all’amore per la lettura, ma non solo.

Consigliato a chi non può nascondere di aver infilato almeno una volta il naso tra le pagine di un libro e aver aspirato ben bene e a chi è cerca di un po’ di magia.