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Mistero nella casa di bambole

Titolo originale: A little tale of secrets and enchantment from Queen Mary’s doll house
Autrice: Vita Sackville-West
Genere: racconto illustrato
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Mistero nella casa di bambole
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Claudia Valeria Letizia
Illustrazioni di: Kate Baylay

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«C’era una volta una regina che aveva una casa di bambole… una casa di bambole così meravigliosa che la gente veniva da ogni dove per vederla […]».

Ma in questa casa di bambole, oltre alle piccole miniature e all’acqua corrente, c’era anche uno spirito molto particolare dal caschetto scuro che decise di eleggerla a sua dimora…

Mistero nella casa di bambole non è solo un jeu d’esprit molto simpatico con numerosi richiami a opere letteraria più note; adatto ovviamente per i più piccoli (direi dai 6/7 anni su) ma gradevole anche per i più grandicelli.

Scritto negli anni ’20 del secolo scorso, non racconta solo una storia ma è esso stesso storia.

Nel 1921, Maria Luisa di Schleswig-Holstein, prima cugina del re Giorgio V, decise di donare una casa di bambole all’allora sovrana Mary, nonna dell’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II.

Al progetto parteciparono 171 scrittori del calibro di Thomas Hardy (bello lui 🥰), Arthur Conan Doyle, Joseph Conrad e la nostra Vita ovviamente (più nota in realtà come botanica e architetto di giardini).

Il racconto fu stampato su un libretto delle dimensioni di un francobollo con circa una ventina di parole per pagina ed è stato reso pubblico solo nel 2017 dal Royal Collection Trust, che cura le collezioni delle residenze reali.

Non solo…

Questo racconto ci regala anche il ritratto di una donna indipendente – lo spirito è difatti molto simile alla sua inventrice – che agilmente si sposta tra realtà e finzione, tra antico e moderno.

Proprio Vita, infatti, fu l’ispirazione per Virginia Woolf, sua amante per un periodo, per il suo Orlando (1928).

Il codice delle creature estinte

Titolo originale: The Resurrectionist: The Lost Work of Dr. Spencer Black
Autore: E.B. Hudspeth
Genere: romanzo illustrato
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Il codice delle creature estinte
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Mauro Maraschi

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

E seeee…

E se centauri, sirene e arpie non fossero semplicemente delle creature mitologiche ma uno stadio precedente nell’evoluzione umana?

Chi propone questa ardita tesi non è un qualunque signor nessuno, ma l’esimio scienziato Spencer Black le cui rivoluzionarie teorie permisero anche di curare alcune malformazioni.

Ma nel 1870, nessuno era ancora pronto a una tale rivoluzione di pensiero…

… e così il dottor Spencer Black divenne ben presto un reietto, il suo lavoro dimenticato, la sua eredità abbandonata.

O forse no?

Perché tornano finalmente alla luce non solo i suoi studi, corredati da dettagliate illustrazioni, ma anche la parte più importante che forse ci permetterà di ricostruire e comprendere il suo lavoro: il suo diario.

La prima precisazione che vorrei fare è che Spencer Black non è mai esistito, ma confesso che lì per lì un po’ di dubbi li ho avuti… e già questo – per me – è un elemento positivo (il fatto che l’autore riesca a raccontare così bene la sua storia tanto da metterti in difficoltà).

In più aggiungiamoci anche delle illustrazioni bellissime e per me il gioco è fatto!

Il codice delle creature estinte è un romanzo (nota bene XD) composto di due parti: nella prima viene ricomposta la biografia di Spencer Black (la sua infanzia, i suoi studi e la sua formazione fino alla consapevolezza professionale e a tutto ciò che poi le sue teorie comportarono… per lui e per le persone che gli erano vicine).

La seconda parte, invece, è il suo codex cioè il suo diario personale in cui vengono illustrate le varie creature.

Insomma un libretto davvero bello da vedere e interessante anche dal punto di vista della storia (ripeto… a me ha fatto impazzire che mi abbia fatto venire dei dubbi!). Alla fine tutto si fa molto inquietante e questo lo rende perfetto anche per chi ama le storie a tinte fosche!

Il sussurro delle api

Titolo originale: El murmullo de las abejas
Autrice: Sofía Segovia
Genere: Saga familiare
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Il sussurro delle api
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Sara Cavarero

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Nana Reja è scomparsa. La balia senza tempo che ha da sempre accompagnato generazioni di Morales al mondo non si trova più sulla sua sedia a dondolo.

Ma nana Reja, dopo affannose ricerche, verrà ritrovata con due fagotti: uno contenente un alveare; l’altro un neonato ricoperto di api e con una strana malformazione alla bocca.

Ma come ha fatto l’anziana donna a trovare quel neonato? Impossibile che abbia potuto udire il suo richiamo data la distanza; ancora più incredibile se si considera che la donna da anni restava vincolata alla sua sedia a dondolo.

Comunque… lo strano neonato verrà chiamato Simonopio; i Morales lo accoglieranno nella loro famiglia e lui contraccambierà questo amore genuino.

Simonopio crescerà accompagnato dalle sue api, scoprendo passaggi e sentieri sconosciuti agli uomini e sviluppando una sensibilità che gli permetterà di percepire cose impossibili per gli altri.

Ci sono zone, però, in cui nemmeno le api osano avvicinarsi… e arriverà un momento in cui Simonopio dovrà affrontare il coyote.

Gli autori latinoamericani hanno un modo tutto loro di rendere l’atmosfera e di raccontare una storia (non che io abbia una vastissima conoscenza in merito perché mi limito a Gabriel García Márquez e pochi altri 😬🙈).

Hanno questi toni avvolgenti, questi personaggi a tutto tondo, questo modo di giocare col reale inserendovi elementi magico-misteriosi…

Insomma io lo adoro.

Sofía Segovia, al suo romanzo d’esordio (è bene sottolinearlo), fa un lavoro strepitoso.

Prende la storia (la prima guerra mondiale, l’influenza spagnola, l’arrivo del nuovo regime, l’espropriazione…) e la declina nella vita di questi personaggi a loro volta alle prese con i loro tormenti, le loro gioie, difficoltà, antipatie, segreti, sogni, speranze.

Tutto sembra girare attorno a Simonopio, ma non è così.

Perché assieme a lui c’è nana Reja (c’è stato un tempo sì in cui anche lei era giovane); c’è Francisco Morales con il carico di un’eredità sulle spalle, il peso di determinare la vita altrui; c’è Beatriz con la sua incrollabile attenzione per gli altri e la sua instancabile Singer; ci sono i lavoratori della hacienda, le domestiche, i parenti, gli amici, gli abitanti di Linares.

C’è un globo insomma di individui e storie.

A me è piaciuto… tanto che in paio di giorni me lo sono gustato (e sì, forse alla fine m’è venuto anche un groppo in gola 🤫), ma mi rendo conto che non sia magari un libro per tutti.

Ci sono tanti personaggi che vanno seguiti con attenzione perché le loro storie s’intrecciano nel corso del tempo e concorrono a formare la storia complessiva; ci sono questi elementi chiamiamoli “surreali” che vanno ovviamente accettati se si vuol proseguire nella narrazione considerando anche che se si tratta di una saga familiare, quindi tutto sommato votata al realismo del quotidiano.

Se si è disposti ad accettare questi elementi, Il sussurro delle api ripagherà sicuramente.

 

Il gioco della vita

Titolo originale: Witheoaks of Jalna
Autrice: Mazo de la Roche
Genere: Saga familiare
Anno di pubblicazione: 1929
Titolo in Italia: Il gioco della vita
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Sabina Terziani

Preceduto da:
Jalna

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

ATTENZIONE! Se non hai letto il primo volume della serie rischi di incorrere in degli spoiler proseguendo con la lettura!

Si torna a Jalna!

Le cose sono un pochetto diverse: nonna Adeline è invecchiata (ha superato i cento), la figlia Augusta sta aspettando la sua inevitabile dipartita prima di tornare in Inghilterra, stesso discorso anche per i fratelli Nicholas e Ernest (anche se da Jalna non si sposteranno probabilmente mai), i ragazzi – cioè lo stuolo di nipoti più o meno adulti – sono cresciuti (tutti tranne Eden… 🙄).

Renny è sempre l’impetuoso comandante del vascello anche se il suo sguardo qualche volta si sofferma in direzione di New York, dove Alayne è tornata a lavorare.

In questo volume, lo sguardo della narratrice si concentrerà essenzialmente su Finch che, in effetti, era il fratello a cui meno eravamo interessati… nel senso, poveraccio 😬🙈… in Jalna diciamo che sta sempre un po’ in sordina.

Le luci della ribalta, però, non saranno sempre generose con questo allampanato ragazzo goffo e super-timido che si ritroverà anche a passare sotto l’imperdonabile pregiudizio dei fratelli più grandi (e sì… devo dire che per questo Renny, che era il mio preferito, è drammaticamente sceso nella mia scala di gradimento).

Ovviamente non mancheranno i soliti giri corali in cui seguiremo tutti i membri della famiglia; anche quelli di più recente acquisizione.

Con la consueta prosa elegante e con un trasporto nel raccontare dinamico e brillante, la de la Roche ci riporta nel mondo di questa famiglia canadese temprata dal freddo e granitica nel manifestarsi delle emozioni (positive o negative che siano).

La penna dell’autrice ne tratteggia i caratteri magistralmente muovendosi da un membro della tribù a un altro e gestendone amori e odi, gelosie e incomprensioni, dubbi e difficoltà, scatti d’ira e teneri baci.

Rivalità e gelosia, amore e pazienza; gli Witheoak insomma continueranno a vivere tutto a mille.

La storia scorre quindi che è una meraviglia; ovviamente sempre di una saga familiare si tratta quindi il ritmo è ben cadenzato, ma non – com’è giusto che sia – al fulmicotone.

Insomma come scrive Nadia Fusini, la saga dei Witheoak è il Downton Abbey canadese… e io ne voglio ancora!

Il tunnel dei morti

il tunnel dei mortiTitolo originale: Blindtunnel
Autore: Tove Alsterdal
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Il tunnel dei morti
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Gabriella Diverio

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Può un drastico cambio di vita salvare un matrimonio zoppicante?

Be’… è quello che sperano Sonja e Daniel che hanno appena lasciato la Svezia per acquistare una tenuta agraria in Boemia (a prezzo stracciato).

Se non che, mentre stanno effettuando i lavori di ristrutturazione, salta fuori una cantina murata con vini pregiati, botti antiquate e poi… un cadavere!

Il corpo pare mummificato; in tasca un marco tedesco del 1943.

Da qui inizierà una serie di eventi che comprenderanno un passato da non ricordare, segreti da non smuovere e ingiustizie dimenticate.

Il tunnel dei morti è un viaggio in un pezzo di storia dimenticato: quello dei tedeschi dei Sudeti.

Con l’Anschluss del 1938, la vacuità dei trattati e la spartizione dei territori, la seconda guerra mondiale e infine la fine della stessa (e una nuova sparizione dei territori) i tedeschi dei Sudeti passarono una serie di rappresaglie (dal portare una fascia bianca che li identificasse a subire facili violenze, espropriazioni arbitrarie e uccisioni causali).

Assieme a Sonja scopriremo che ci sono storie che non vanno dimenticate ma esistono anche torti a cui non è possibile rimediare.

Non so se definirei questo libro un thriller perché manca un po’ il classico ritmo incalzante tipico del genere, ma si tratta comunque di una vicenda che si legge bene, scorre senza problemi e arricchisce pure la nostra conoscenza personale.

La storia coinvolge pochi personaggi ma intreccia bene politica e storia, passato e presente per arrivare poi alla conclusione.

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