L’ora del destino

Titolo originale: Midnight. Three woman at the hour of reckoning destino
Autrice: Victoria Shorr
Genere: Docu-romanzo
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: L’ora del destino
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Alessandra Osti

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Se mi dici Jane Austen, io mi sciolgo subito e quindi non potevo farmi sfuggire assolutamente questo docu-romanzo.

Ma, oltre alla zia Jane (io mi sento una di famiglia, quindi mi sono arrogata il diritto di chiamala come faceva lo stuolo di nipoti… anche se probabilmente sarei finita nella schiera degli stalker 😬🙈), qui abbiamo anche Mary Shelly e una – per me – insospettabile Giovanna d’Arco.

Le troveremo tutte e tre in un momento particolare della loro esistenza, un turning point, una resa dei conti in cui “o la va, o la spacca“; non si torna indietro insomma.

Per Jane sarà un’offerta di matrimonio assolutamente da capogiro (paragonabile a quella di Darcy per Lizzie); Mary, invece, dovrà completamente rivedere una vita vissuta al fianco di Shelley e Giovanna… be’, Giovanna dovrà decidere tra il difendere le sue idee e le sue sante o il morire sul rogo.

Con una serie di flashback ben piazzati, la Shorr ci spiegherà anche cosa c’è stato prima di questi momenti e come si è fatto ad arrivare a questi punti.

Premesso che già conoscevo – nei minimi particolari 😅 – sia la biografia di Jane (ovviamente… ) sia quella di Mary (grazie a una mia recensione lettura), leggere le loro storie è stato comunque fortemente coinvolgente e appassionante.

… e una volta preso in mano questo libro, è stato impossibile lasciarlo!

Last but not least, Giovanna d’Arco che mi risultava forse un po’ fuori posto rispetto alle altre due protagoniste e, invece, devo dire d’aver apprezzato molto la sua forza, la sua fede e il suo coraggio di indossare pantaloni (e armature) in un mondo fatti di uomini.

Non lasciatevi assolutamente spaventare dal fatto che si tratti di un docu-romanzo. La penna della Shorr è così delicata e trascinante che aggiustamenti di fantasia si intrecciano perfettamente a dati biografici attendibili e corretti.

Una storia che non pesa come un saggio né fa voli pindarici come un romanzo, ma trova il bilanciamento perfetto per comunicare al lettore informazioni reali e coinvolgerlo nella storia al punto da lasciarlo ammaliato.

Insomma, se avete un po’ di curiosità su una di queste tre autrici, assolutamente consigliato!

La figlia del re ragno

Titolo originale: The spider king’s daughter
Autrice: Chibundu Onuzo
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: La figlia del re ragno ragno
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Chiara Brovelli

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Comincia così con un gelato comprato in strada e la figlia di un mega uomo d’affari nigeriano trova il suo ambulante.

Lui è diverso dagli altri perché pare non punti ai soldi né a ottenere favori (sembra infatti che nulla dell’opulenza che lei dimostra lo sfiori).

E pure lei pare diversa perché, nonostante tutta l’ipocrisia e lo snobismo che la circondano e nei quali è cresciuta, pare davvero essere intenzionata a guardare oltre (o almeno a provarci 😬).

Il punto però è proprio questo: pare.

Perché, all’inizio, potrebbe anche sembrare una storia d’amore, ma vi dico che non vi aspetterete mai la piega che prenderà dopo!

Io ne sono stata catturata.

La giovane penna della Onuzo ci trascina in una Nigeria fatta di retaggi tribali e modernità; di quartieri malfamati oggetto di scorribande e quartieri elitari con guardie armate ai cancelli; conflitti e sogni infranti e tanta tanta ingiustizia (be’, quest’ultimo aspetto purtroppo non è un aspetto che si limita alla sola Africa).

Un mondo, insomma, dove giocare secondo le regole non paga, anzi…

Alternandoci per seguire ora l’ambulante ora la ricca figlia di papà, la storia ci trascina in due mondi diversi, in due punti di vista diversi, in due vite diverse. ragno

Cresceranno i due? E come? Troveranno un punto di raccordo? Oppure la loro sarà solo una parentesi che li vedrà tornare ai rispetti mondi?

Insomma, ve lo consiglio!

Anche se magari, all’inizio, potreste storcere il naso davanti a un amore adolescenziale con tutti i suoi imbarazzi e ingenuità, vi assicuro che la conclusione vi poterà dove non vi saresti aspettatati.

Chiamate la levatrice, Tra le vie di Londra, Le ultime levatrici dell’East End

Titolo originale: The Midwife: A Memoir of Birth, Joy, and Hard Times; Shadows of the Workhouse; Farewell to the East End: The Last Days of the East End Midwives
Autrice: Jennifer Worth
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2002-2009
Titolo in Italia: Chiamate la levatrice, Tra le vie di Londra, Le ultime levatrici dell’East End
Anno di pubblicazione ITA: 2012-2017
Trad. di: Carla De Caro

Sono particolarmente affezionata alla trilogia di Jennifer Worth per due motivi: il primo è che si tratta di storie vere, toccanti, profonde e piene di riflessioni.

Il secondo motivo è, invece, un pochino più personale perché Chiamate la levatrice fu il primissimo libro “recensito” qui sul blog (ve lo linko qui giusto perché spero che si noti almeno una piccola evoluzione nello stile… 😬🙈).

Ma insomma venendo a noi e alle nostre levatrici dell’East End.

In primo luogo, si tratta vero di una trilogia, ma i tre libri possono anche esser letti in maniera slegata: sono autonomi l’uno dall’altro e, praticamente, auto-conclusivi (ah, da questi libri è tratta la serie della BBC Call the midwife, arrivata in Italia con il titolo de L’amore e la vita… 🤷‍♀️).

Nei successivi, la Worth si premura di ripercorrere a grandi linee quello che è avvenuto in precedenza (se di rilievo per la storia o l’evoluzione di un personaggio; cioè, per intendersi, non è un costante richiamo).

Certo, la lettura completa della trilogia, seguendo il giusto ordine, è più pratica e vi porterà indubbiamente a sentirvi maggiormente coinvolti nelle vicende (in maniera più profonda e radicale… non dico di essere una donna tutta d’un pezzo, ma in alcuni passaggi ho pianto; in altri, mi sono dovuta fermare perché la lettura era davvero troppo densa di emozioni… se non avessi seguito i personaggi dalle “origini” dubito che avrei avuto la stessa reazione).

Ma emozioni e sensazioni a parte, di cosa stiamo parlando?

La storia è ambientata nella Londra post guerra (la seconda), nei (bassi)bassifondi. In zona si trova un convento, la Nonnatus House, dove suore e laiche si dividono i compiti di infermiere e levatrici.

La vita, le gioie, i drammi, le difficoltà e, infine, anche la morte creano un romanzo/biografia (perché ispirato alle vicende della stessa autrice come levatrice) realistico e d’infinita dolcezza.

La narrazione è, quindi, episodica, ma la nostra Jenny Lee (cioè l’autrice stessa) raccorda magistralmente tutto e tutti (pazienti, passanti, levatrici e suore) come una britannica Sherazad.

Insomma, sto sviolinando un sacco, quindi direi che possiamo chiudere qui questo mio commento (tanto si è capito che mi è piaciuta la storia, lo stile, l’ambientazione ect.).

Ve la consiglio se vi piacciono le storie vere e coinvolgenti, dure ma tremendamente poetiche; i romanzi che vi fanno pensare e che vi regalino una consapevolezza maggiore.

Creature luminose

Titolo originale: Elefant
Autore: Martin Suter
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Creature luminose
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Marina Pugliano

Io un elefantino rosa lo avrei amato e coccolato…

Si dice che gli ubriachi “pesi” vedano elefanti rosa, ma quello che accade qui più che da un abuso smodato di alcool è determinato dall’ingegneria genetica.

Il nostro Schoch però non lo sa ancora e, quando si ritrova nella sua grotta (Schoch è un senza-tetto) il coccoloso elefantino rosa in questione pensa che sia solo figlio dell’ebbrezza.

Si rimette a dormire, l’elefantino svanisce… ma è destinato a tornare prepotentemente nella sua vita.

Creature luminose è un romanzo che obbliga ad alcune riflessioni che, dato il grande progresso tecnologico degli ultimi anni, è bene farsi o cominciare a farsi: è giusto giocare a fare dio?

Sebbene personalmente non associ l’ingegneria genetica in generale all’avvento del demonio su questa terra, non ne condivido l’utilizzo per scopi puramente estetici o ricreativi (come appunto è per le creature luminose, più note come glowing animals, cui viene “regalata” la bioluminescenza tipica di altri animali, quale le meduse ad esempio, perché… è una cosa simpatica).

La storia di Suter, quindi, ci mette davanti una fantasia che è già realtà e ci impone (o ci imporrà presto) una scelta: stare dalla parte di Schoch (e di tutti gli altri suoi sostenitori) o di Roux (e di tutti gli altri suoi sostenitori).

Non vi dico chi è chi solo per non rovinarvi il piacere della lettura.

Complessivamente, comunque, un racconto piacevole che si fa leggere e che pone degli interrogativi interessati; personaggi ben definiti (anche e qualcuno cade un po’ in qualche stereotipo) e una scrittura scorrevole.

L’amico giusto

Titolo: L’amico giusto
Autore: Marco Cesari
Genere: Romanzo di formazione
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Luca e Mattia sono diversi… c’è poco altro da dire.

Quanto il secondo è estroverso e a suo agio in qualunque situazione, tanto il primo annaspa (soprattutto con le ragazze); se quest’ultimo fa fatica ad ambientarsi, l’altro mostra estrema sicurezza in ogni circostanza.

Però, succede: i due diventano amici, compagni, fratelli. Se c’è una cosa della quale saranno sicuri è che potranno sempre contare sull’appoggio dell’altro.

Arriveranno a condividere tutto: scuola, vacanze, ricordi… anche ragazze (😬)!

Tutti dovremo avere almeno un amico degno di questo nome: leale, onesto, pronto a mettersi da parte per il bene dell’altro.

La storia di Marco Cesari parla di questo, ma non solo.

Il crescere insieme, l’affrontare le difficoltà – contro tutto e tutti – e il rimboccarsi le maniche saranno solo alcuni dei temi affrontati in una storia in cui tutto conduce a un profondo messaggio: quello di vivere la propria esistenza lontano da convenzioni, da rancori o da standardizzati giudizi altrui.

La formazione in sincrono ma parallela di questi due personaggi (crescono insieme sì, ma ognuno mantiene la propria individualità; n.b. li seguiremo anche nella loro vita adulta) ci ricorda – o dovrebbe insegnare se lo si legge da più giovani – a non cedere a un sistema conformista, a non accomodarci in una vuota quotidianità (quella che portiamo passivamente avanti giusto per forza d’inerzia).

La storia, complice uno stile lineare, fresco e scorrevole, si legge molto rapidamente e ci è adeguata compagnia di qualche ora.

Più che restare coinvolta però da questa storia o dai suoi protagonisti (compaiono anche altri personaggi, ma il focus principale resta sempre su Luca e Mattia), sono rimasta piacevolmente colpita dal messaggio di fondo.

Perché, in fondo, l’amicizia non è che un’altra forma di amore.