Avviso di chiamata

Titolo originale: Hanging up Avviso di chiamata
Autrice: Delia Ephron
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1995
Titolo in Italia: Avviso di chiamata
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Enrica Budetta

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Com’è quel detto che i parenti non li scegli?

La famiglia di Eva è un po’ sconquassata: la madre ha lasciato il padre per un altro ormai parecchio tempo prima; il padre, rimasto solo, si barcamena tra tendenze maniaco-depressive, storie d’amore sbagliate e un grosso problema con l’alcool.

E sta andando verso la vecchiaia… con tutti gli acciacchi e i problemi che questa comporta.

Eva, però, non è sola; ha due sorelle, ma anche loro, oltre a essere due bei tipini, hanno i loro problemi personali.

La maggiore, Georgia, è quella con la vita perfetta, direttrice di una rivista di moda di super-successo che porta il suo nome… ma, alla fine, forse l’apparenza non è poi così perfetta come sembrerebbe in superficie.

La minore, Maddy, è un tipo un po’ stralunato, particolare… adesso che è incinta, l’hanno cacciata nella soap-op nella quale recitava.

In un twist frizzante e con spunti spiritosi, Delia Ephron ci conduce in questo mondo fatto di donne e telefonate, un pizzico autobiografico (perché la Ephorn prende spunto dalle sue vicende familiari).

Nonostante il tono fresco, c’è un po’ di spazio anche per argomenti un po’ più importanti (per esempio, come l’arrivo della demenza senilità cancelli completamente l’essere di una persona).

Insomma, si tratta di una lettura leggera per passare qualche ora in piacevole compagnia grazie a personaggi e rapporti familiari realistici, un tono simpatico e una storia perfetta per una commedia americana (e infatti ne è stato tratto un film con Meg Ryan e Diane Keaton).

Sadie

Titolo originale: Sadie
Autrice: Courtney Summers
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Sadie
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Cristina Proto

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

E se perdessi anche quel poco che ti resta… che faresti?

È la domanda a cui – non volente – dovrà rispondere Sadie, diciannove anni; completamente sola adesso che la sorella è stata uccisa in modo atroce e la polizia non pare per nulla interessata a far luce sul suo omicidio.

Così Sadie svanisce e alla sua scomparsa pare interessarsi, dopo una certa titubanza, West McCray, conduttore radiofonico.

La storia seguirà quindi due binari paralleli: la trasmissione radiofonica con le considerazioni di McCray (sulle tracce di Sadie) corredate da testimonianze e interventi vari e la caccia che Sadie ha deciso di portare avanti (quella dell’assassino della sorella… perché lei sa chi è stato a farle del male).

Se, alla fine, questi binari si incontreranno poi da qualche parte, lo scoprirete solo leggendo…

Una storia interessante, ben congegnata che alterna personaggi complessi a vicende drammatiche specchio di un’America che non è solo quella dei sogni realizzati.

Perché esiste pure un sostrato di gente a cui l’America-delle-occasioni-per-tutti ha voltato le spalle; esiste un’America di abusi e sogni infranti, di indigenza e solitudine, di droga e violenze.

Sadie è poi una protagonista davvero ben riuscita: fragile e disperata, forte e determinata.
Certo, posso ammettere che, in qualche passaggio, forse Sadie è anche troppo, ma è sicuramente un personaggio al quale non si può restare indifferenti (e grazie al quale, secondo me, si possono ben perdonare alcune “americanate” da parte della scrittrice).

Insomma, un thriller di ampio respiro perché poi, in realtà, la “caccia al killer” è legata a tutta una serie di componenti per cui sarebbe ingiusto rinchiudere Sadie in una singola etichetta letteraria.

La Summers si è rivelata davvero una narratrice eccellente capace di indagare tra i tormenti e gli angoli bui dell’America che non arriva sulle riviste patinate.

 

Le amiche di Jane

Titolo: Le amiche di Jane amiche di jane
Autrice: Annalisa De Simone
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Il mio rapporto con Jane Austen cominciò male… molto male.

Era quella che parlava di donne che stavano in casa e la cui massima aspirazione era sposarsi, figliare possibilmente… e poco altro (almeno, questo era il modo in cui mi era stata sintetizzata a scuola… immaginate il mio grande entusiasmo).

Non dico che la odiavo, ma quasi…

Poi, complici un film (quello più recente di Orgoglio e pregiudizio con Keira Knightley nel ruolo di Lizzy Bennet) e un’amica (che, cogliendo immediatamente la mia esaltazione, mi regalò con prontezza il romanzo), scoppiò l’idillio e, da allora, tra me e zia Jane è amore.

[Piccolo fanfact: ho notato che, qualche volta, si attribuisce il termine “zia” anche ad altre autrici… non so se la cosa sia motivata o nasca solo da una sorta di incomprensione – cioè che le scrittrici che ci stanno simpatiche debbano essere affettuosamente definite “zie” – ma, nel caso di Jane, l’appellativo “zia” è quello che ritroviamo in molte lettere che si scambiò nel corso degli anni con i tanti e le tanti nipoti]

Insomma, potete a questo punto immaginare il mio entusiasmo quando, dall’ufficio stampa Marsilio, mi venne la notizia che la collana Passaparola si arricchiva in un’altra uscita.

E che uscita! Voglio dire: Jane Austen?! Mio!

Annalisa de Simone ci racconta la sua storia con Jane Austen e, in particolare, le varie declinazioni d’amore che possiamo trovare nei suoi scritti (anche se ci si concentra essenzialmente su Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento).

Gran parte dell’analisi ruota attorno alle figure di John Willoughby e, in minor parte, di Fiztwilliam Darcy e come tutte noi lettrici (e non solo Lizzy) rimaniamo, per forza di cosa, affascinate subito più dal primo che dal secondo (che, voglio dire, chi si crede di essere dicendo all’amico Bingley che non ci sono ragazze degne di nota in sala?!).

Quindi, a parte ruotare attorno al perché le donne siano attratte dagli s*****i, l’analisi della de Simone va, purtroppo, poco più in là. Ci racconta i tira e molla di un’amica con un uomo già sposato, aggiungendo qualche rapido accenno personale.

E dico purtroppo, perché qui si rischia di semplificare troppo un qualcosa (così come fece il mio insegnante al liceo) che, invece, poteva coinvolgere in maniera più approfondita, numerosi temi: non solo l’amore, ma anche la ricerca e il sostegno di una propria individualità e autonomia (scelta che non tutti i personaggi di Jane decidono di intraprendere) poteva essere un argomento un po’ più centrale.

A differenza del pathos personale, della passione che ho avvertito in altri libri di questa collana (per esempio, L’inferno è una buona memoria, scritto da Michela Murgia, trasuda così tanta passione per Le nebbie di Avalon, che non ho saputo resistere e me lo sono letto – poi il romanzo non mi ha entusiasmato, ma questo è un altro discorso… però, ecco, questo per dire che l’obiettivo della collana è stato, nel mio caso, perfettamente centrato).

Qui ho avvertito un certo distacco come se si dovesse giusto compitare una lezione (comunque, si tratta di una mia impressione).

Forse mi aspettavo qualcosa di diverso (perché, mea culpa, ho sempre grandi aspettative quando si parla di Jane) che, quanto meno, mi facesse venire la voglia di rileggere qualcosa della Austen (visto che, pur avendola già letta, mi piace ogni tanto riprenderla in mano)…

Quindi, concludendo: un libriccino ben scritto con considerazioni indubbiamente condivisibili, ma… mi aspettavo qualcosa di più.

 

 

 

Jalna

Titolo originale: Jalna Jalna
Autrice: Mazo de la Roche
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1927
Titolo in Italia: Jalna
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Sabina Terziani

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Dovete andare a Jalna!

Lì troverete una novantavenne armata di bastone, affamata di dolci e baci e affiancata da un pappagallo che urla insulti in indù.

Troverete i suoi due figli (Nicholas e Ernest – ma ce ne sarebbero anche altri due di figli), anche loro equipaggiati con il loro famiglio personale (rispettivamente un cane e un gatto), che vi sembreranno due ragazzi anche se di anni ne hanno già una settantina… con relativi acciacchi di gioventù.

Poi c’è la schiera di nipoti che parte da Renny, l’avvenente e seducente capo famiglia, passa per Meg, Eden, Piers, Finch fino ad arrivare al piccolo di famiglia, Wakefield (figli di due matrimoni diversi del quarto figlio della suddetta quasi-centenaria che, tra parentesi, si chiama Adeline).

Insomma, sono un battaglione questi Whiteoak. E sono caotici, bruschi, diretti e duri come il clima canadese; ma sono anche capaci di una sensibilità e una vitalità difficili da ritrovare.

La penna di de la Roche ne tratteggia i caratteri magistralmente muovendosi da un membro della “tribù” a un altro e gestendone amori e odi, gelosie e incomprensioni, dubbi e difficoltà, scatti d’ira e teneri baci.

All’inizio del romanzo, avrete un albero genealogico della famiglia; elemento questo che un poco spaventa vista la quantità di nomi, ma di cui in realtà non sentirete stretto bisogno perché la scrittrice è brava nel presentare bene i suoi personaggi senza caos, concedendo a ognuno una propria dimensione unica.

Si tratta, comunque, di una storia molto lineare, ma carica di promesse.

Direi che questo primo libro getta per basi per i prossimi capitoli (16… ouch!) della saga che sono sinceramente curiosa di proseguire per vedere le evoluzioni dei vari personaggi ai quali, alla fine, non si può può affezionarsi.

Lontano da casa

Titolo originale: Loin de chez moi, mais jusqu’où?
Autrice: Pinar Selek
Genere: Varia
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Lontano da casa Lontano da casa
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Manuela Maddamma

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«Come donna, non ho paese.
Come donna il mio paese
è il mondo intero.
»
Virginia Woolf

Quanto è terribile, estraniante e spaventoso dover abbandonare la propria casa? La propria quotidianità? Lasciare un pezzo della propria vita indietro, perché altrimenti si rischia di non averla più una vita?

Questo è quello che accade a Pinar Selek (autrice, tra gli altri, del romanzo La casa sul Bosforo, che adesso voglio assolutamente leggere… come se non fossi stata già super curiosa prima 😬🙈).

Pinar (il cui padre fu incarcerato cinque anni a seguito del colpo di stato del 1980) è alle prese con la (in)giustizia turca dal 1998, quando fu accusata di aver compiuto un attentato (che, però, fu solo un’esplosione accidentale).

Fu accusata di complicità col PKK, torturata e imprigionata.

Quattro assoluzioni e un annullamento di condanna dopo, Pinar Selek è ancora esule (dal 2009) e in attesa di una sentenza che potrebbe ribaltare tutto e comminarle un ergastolo.

In “Lontano da casa“, Pinar affronta, in una breve ma intesa considerazione, una serie di temi dove forte si avverte la nostalgia di una Istanbul ancora cara, in cui ancora si trovano i sogni e le speranze della scrittrice.

Il concetto di casa e soprattutto del “sentirsi a casa” è un tema prezioso ma al tempo stesso spesso scontato nelle nostre vite frenetiche e tutto sommato tranquille (almeno dal punto di vista della tutela dei diritti civili) e l’esilio involontario ha indubbiamente spinto l’autrice ha interrogarsi su tali temi.

Segue una lettera, più recente rispetto al resto, in cui Pinar riassume una situazione quasi immutata, anzi forse addirittura peggiorata drasticamente, nella sua Istanbul: esprimere le proprie idee con libertà è diventato terreno scivoloso e pericoloso.

Ma il messaggio della scrittrice è chiaro e carico di speranza: mai arrendersi. Se lo facciamo, vincono loro.