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Eroi

Titolo originale: Heroes
Autore: Stephen Fry
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Eroi
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Laura Serra

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

L’ho già detto che adoro Stephen Fry? Noooo? Be’… adoro Stephen Fry!

E quando ho visto che parlava pure di miti greci, be’ be’… 😍

Tutto, per la verità, comincia con Mythos (che provvederò a leggere a breve), volume dedicato agli dei e dee dell’Olimpo, ai Titani e altri esseri simili.

Eroi, come titolo fa ben supporre, rivolge l’attenzione più al comparto mortale (anche se gli dei ci mettono comunque il loro zampino…) occupandosi appunto delle gesta eroiche e delle imprese fenomenali di Perseo, Eracle, Orfeo, Giasone, Edipo, Teseo e molti altri.

Il tutto declinato con il giusto humor senza mai tralasciare però un certo grado di accuratezza (per quanto i miti in sé possano essere accurati 😬).

Ovviamente non si tratta di un trattato né di una dissertazione accademica, ma le storie-in-pillole, per quanto comprensibilmente condensate, sono ben scritte e d’intrattenimento (ottime per fare un ripasso o per un’infarinatura ex novo sulla mitologia classica).

Si può leggere Eroi senza aver letto Mythos?

Sì, io l’ho fatto ad esempio 😅, ma se non volete perdervi proprio nulla della mitologia greca vi consiglio di leggerli entrambi, perché Fry non ci lascia solo con dei riferimenti mitologici, ma anche con un interessante commiato e una serie di valide riflessioni.

«Quando nacque lo spirito dell’indagine razionale e dell’interpretazione scientifica della realtà,
gli immortali si allontanarono ancora di più da noi.
Il mondo fu ridefinito come casa amarra solo a esseri mortali.»
[Eroi, Stephen Fry, Salani editore, trad. di Laura Serra,
Milano, 2019]

The Irishman

Titolo originale: I heard you paint houses: Frank “The Irishman” Sheeran and the inside story of the Mafia, the Teamsters, and the last ride of Jimmy Hoffa
Autore: Charles Brandt
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2004, 2005, 2016
Titolo in Italia: The Irishman
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Giuliano Bottali e Simonetta Levantini

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

So che imbianchi case…

No, Frank Sheeran non è propriamente un imbianchino (anche se è bravo a fare sia quello che i lavori di falegnameria 😏😬).

Frank Sheeran fa dei favori, lavoretti vari… per la Mafia, quella che, fino al 1957, nessuno voleva ammettere (J. Edgar Hoover compreso) esistere anche negli Stati Uniti.

Charles Brandt (procuratore sì, ma anche difensore di Sheeran in un paio di occasioni; negli U.S.A. non c’è la divisione delle carriere come da noi), nel corso di svariati anni, mezze verità, tentennamenti e ripensamenti vari è riuscito a raccogliere la testimonianza/confessione di un uomo che, zitto zitto, è rimasto coinvolto in alcuni momenti importanti della storia statunitense.

Uno: l’assassinio del presidente Kennedy (per una piccola parte almeno… senza che – lui dice – ne fosse realmente informato) e – due – la scomparsa di Jimmy Hoffa, diciamo sindacalista (ma poi, ovviamente, dietro c’è molto altro) la cui popolarità all’epoca era paragonabile a quella di una celebrità.

Insomma, visti i vari rimaneggiamenti degli anni (a parte le reticenze di Sheeran, alcuni fatti non potevano essere resi noti prima che le persone coinvolte o i loro discendenti dessero l’approvazione o morissero), The Irishman si compone di alcuni parti (tra cui una postfazione e un epilogo per via delle diverse edizioni).

Una prima parte in cui alla rievocazione (virgolettata) sul viale dei ricordi di Sheeran si alternano paragrafi introduttivi o descrittivi di Brandt che integrano o contestualizzano il discorso di Sheeran.

La parte finale, invece, è una spiegazione – un po’ ridondante sinceramente; l’ho trovata un po’ più pesante rispetto al resto – di come sono state ottenute alcune confessioni e delle difficoltà di interagire, confrontarsi e “costringere” a parlare un mafioso “uomo d’onore”.

E poi c’è il film. Che a me è piaciuto (come mi è piaciuto il libro; cioè non è un libro che rileggeresti ovviamente, ma è un interessante spaccato della società americana e di alcuni magheggi che si nascondono dietro i giochi di poteri; mi deprimo tanto con l’Italia… ma, come si dice?, tutto il mondo è paese).

Ovvio che mancano alcuni dettagli (nonostante le tre ore e mezzo di durata), ma ho trovato molto interessante integrare libro e film.

Ci sono poi alcuni insegnamenti che ho tratto da tutto questo:

  1. Se sei in dubbio, non avere dubbi;
  2. Meglio avere un ferro nuovo per ogni occasione;
  3. Appellarsi al 5º emendamento S E M P R E (anche ti chiedessero il colore di una Bic).

Il vichingo nero

Titolo originale: Leitin að svarta víkingnum
Autore: Bergsveinn Birgisson
Genere: Biografia/Romanzo
Anno di pubblicazione: 2013
Titolo in Italia: Il vichingo nero
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Silvia Cosimini

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Chiamo a raccolta gli amanti delle saghe, dei poemi e, ovviamente, dei vichinghi. Ma invito anche coloro che, a questo mondo, ancora non si sono completamente affacciati (per esempio io che, per quanto affascinata, del mondo vichingo ho solo una vaga infarinatura 🙈).

Qui troverete commerci (di schiavi, di grasso di tricheco, di pelli di foca, di oggetti preziosi, di armi, etc.), troverete colonizzatori e miti, toponomastica e viaggi, faide familiari e fratelli di sangue.

Ma procedendo per gradi…

Il vichingo nero non è completamente un romanzo, ma non è nemmeno del tutto un saggio.

Birgisson, per vent’anni (!), ha raccolto documenti, studiato mappe, discusso con esperti e studiosi con un solo scopo, quello di ricostruire la storia di un suo lontanissimo antenato: Geirmund pelle scura, colui che dette il via – o comunque fu tra i primissimi – alla colonizzazione dell’Islanda.

Perché un vichingo dovrebbe andare in Islanda, terra desolata e disabitata, quando ha a disposizione commerci più fiorenti e già avviati in Norvegia o Danimarca, ad esempio?

Oh, lo scoprirete! 😜

Un paio di altre cosette però.

Il testo è molto interessante, molto curato e puntuale, frutto di uno studio e di un impegno profondo (la biografia finale è davvero nutrita; per non parlare delle note!); però – mi pare giusto dirlo – è un po’ ripetitivo.

Sebbene sia ricco di valide informazioni in grado di rispondere a ogni vostra curiosità sul vichingo nero, su come si viveva all’epoca, cosa si mangiava e dove si andava a cercar moglie, non posso negare che, su alcuni concetti o considerazioni, sia anche un po’ ridondante.

Insomma, non è una lettura da fare così… giusto per passare il tempo. È un’analisi studiata e sudata che merita, anche da parte del lettore, un atteggiamento di profonda attenzione.

Quindi sì per chi è appassionato dalla materia, per chi vorrebbe conoscere di più sul mondo vichingo e la conquista di nuovi orizzonti, per chi cerca un testo curato con un pizzico di romanzo e di note personali all’interno.

Le amiche di Jane

Titolo: Le amiche di Jane amiche di jane
Autrice: Annalisa De Simone
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Il mio rapporto con Jane Austen cominciò male… molto male.

Era quella che parlava di donne che stavano in casa e la cui massima aspirazione era sposarsi, figliare possibilmente… e poco altro (almeno, questo era il modo in cui mi era stata sintetizzata a scuola… immaginate il mio grande entusiasmo).

Non dico che la odiavo, ma quasi…

Poi, complici un film (quello più recente di Orgoglio e pregiudizio con Keira Knightley nel ruolo di Lizzy Bennet) e un’amica (che, cogliendo immediatamente la mia esaltazione, mi regalò con prontezza il romanzo), scoppiò l’idillio e, da allora, tra me e zia Jane è amore.

[Piccolo fanfact: ho notato che, qualche volta, si attribuisce il termine “zia” anche ad altre autrici… non so se la cosa sia motivata o nasca solo da una sorta di incomprensione – cioè che le scrittrici che ci stanno simpatiche debbano essere affettuosamente definite “zie” – ma, nel caso di Jane, l’appellativo “zia” è quello che ritroviamo in molte lettere che si scambiò nel corso degli anni con i tanti e le tanti nipoti]

Insomma, potete a questo punto immaginare il mio entusiasmo quando, dall’ufficio stampa Marsilio, mi venne la notizia che la collana Passaparola si arricchiva in un’altra uscita.

E che uscita! Voglio dire: Jane Austen?! Mio!

Annalisa de Simone ci racconta la sua storia con Jane Austen e, in particolare, le varie declinazioni d’amore che possiamo trovare nei suoi scritti (anche se ci si concentra essenzialmente su Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento).

Gran parte dell’analisi ruota attorno alle figure di John Willoughby e, in minor parte, di Fiztwilliam Darcy e come tutte noi lettrici (e non solo Lizzy) rimaniamo, per forza di cosa, affascinate subito più dal primo che dal secondo (che, voglio dire, chi si crede di essere dicendo all’amico Bingley che non ci sono ragazze degne di nota in sala?!).

Quindi, a parte ruotare attorno al perché le donne siano attratte dagli s*****i, l’analisi della de Simone va, purtroppo, poco più in là. Ci racconta i tira e molla di un’amica con un uomo già sposato, aggiungendo qualche rapido accenno personale.

E dico purtroppo, perché qui si rischia di semplificare troppo un qualcosa (così come fece il mio insegnante al liceo) che, invece, poteva coinvolgere in maniera più approfondita, numerosi temi: non solo l’amore, ma anche la ricerca e il sostegno di una propria individualità e autonomia (scelta che non tutti i personaggi di Jane decidono di intraprendere) poteva essere un argomento un po’ più centrale.

A differenza del pathos personale, della passione che ho avvertito in altri libri di questa collana (per esempio, L’inferno è una buona memoria, scritto da Michela Murgia, trasuda così tanta passione per Le nebbie di Avalon, che non ho saputo resistere e me lo sono letto – poi il romanzo non mi ha entusiasmato, ma questo è un altro discorso… però, ecco, questo per dire che l’obiettivo della collana è stato, nel mio caso, perfettamente centrato).

Qui ho avvertito un certo distacco come se si dovesse giusto compitare una lezione (comunque, si tratta di una mia impressione).

Forse mi aspettavo qualcosa di diverso (perché, mea culpa, ho sempre grandi aspettative quando si parla di Jane) che, quanto meno, mi facesse venire la voglia di rileggere qualcosa della Austen (visto che, pur avendola già letta, mi piace ogni tanto riprenderla in mano)…

Quindi, concludendo: un libriccino ben scritto con considerazioni indubbiamente condivisibili, ma… mi aspettavo qualcosa di più.

 

 

 

Incanto recensione

Titolo: Incanto
Autore: Michele Bellone
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Volete conoscere la scienza che si nasconde dietro il soffio infuocato di un drago? O come è nata la loro leggenda o quella degli alchimisti? O come i fagioli di Mendel spieghino i capelli biondi dei figli di Baratheon de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco?

Bene, allora questo è il libro che dovete leggere!

Incanto è un concentrato di nozioni, informazioni e curiosità: dai (veri) serpenti volanti alla porfiria, dai negromanti a Carl Sagan, passando per Taoismo, Dungeons and Dragons, mitologia norrena, True Blood, Diablo, The Elder Scrolls, Tolkien, animismo, Dragon Ball, eroi Marvel e moltissimo altro!

Detto così potrebbe sembrare un discorso sclerato, ma fidatevi: Michele vi guiderà alla perfezione, scivolando da un discorso all’altro con naturalezza, ironia e precisione spiegando i fondamenti degli archetipi immaginifici e la scienza che essi nascondono (o da cui traggono ispirazione).

Si comincia con un indice fatto a forma di cartina davvero eccezionale (il progetto grafico in generale è fantastico!) e si prosegue con una prefazione a cura di Licia Troisi che galvanizza alla grande.

Così pompata, il libro di Michele non ha affatto deluso le mie aspettative, anzi!

A una prima parte molto interessante e curata che affronta la nascita di alcuni protagonisti dell’immaginario collettivo (per esempio i già citati draghi, ma anche vampiri, maghi e zombie), segue una seconda che, invece, si focalizza più sul rapporto tra magia e scienza.

Perché scrivere una storia, anche se tratta di strighi o Nazgûl, vuol dire incantare il lettore (non prenderlo per i fondelli), garantendogli una storia coerente e logicamente strutturata; significa «gioca[re] con il verosimile per mostrarci l’inconoscibile».

Perché leggere fantasy (o fantascienza) non vuol dire rimbecillirsi al punto da non riuscire più a pensare razionalmente, diventare vittima di sedicenti maghi e chiromanti (in stile Vanna Marchi) e affacciarsi alla finestra in attesa del gufo di Harry Potter (okay, questo forse sì… ma via, siamo tutti un po’ sognatori… non citrulli!).

Insomma, un saggio da non farsi scappare sia se si è già lettori di fantasy e si voglia ricevere consigli di lettura o spunti critici (non sto a dirvi quanto si è allungata la mia reading list 🙈) sia che non si sia mai letto nulla di questo genere e si voglia ricevere una panoramica di cosa aspettarsi.

P.S. Al Salone del libro di quest’anno, ho avuto l’occasione di parlare con Michele del suo saggio; qui puoi leggere la nostra chiacchierata.

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