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Delitto Neruda

Titolo: Delitto Neruda
Autore: Roberto Ippolito
Genere: Inchiesta
Anno di pubblicazione: 2020

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«Cerchi pure, capitano! Qui c’è una sola cosa
pericolosa per voi.» 
«Cosa?»
«La poesia!»

Cile. 1973. Sono giorni di caos: Salvador Allende è appena stato ritrovato morto; Federico Garcia Lorca viene fucilato dai nazionalisti; la dittatura militare di Augusto Pinochet ha appena fatto la sua comparsa.

Adesso tocca a Pablo Neruda. Sì, quel Neruda, poeta dell’amore e dell’impegno civile, vincitore del premio Nobel per la letteratura.

La sua casa, a Isla Negra, viene circondata e perquisita prima dai militari poi dalla marina (con tanto di nave da guerra attraccata lì di fronte l’abitazione). I soldati costringono il poeta infermo ad alzarsi dal letto (sia mai che nasconda qualcosa di compromettente al suo capezzale), sputano, minacciano e rubano senza remore.

Il poeta è malato (ha un cancro alla prostata) e sarà ricoverato poco dopo nella Clínica Santa María di Santiago, nella quale, a dodici giorni dal golpe, morirà per cachessia cancerosa (cioè la perdita sia di tessuto adiposo che di muscolo scheletrico frequente nei tumori quando la remissione o il loro controllo falliscono).

Ma è davvero così lineare la storia?

In questa indagine, Roberto Ippolito ci condurrà attraverso gli anni tra contraddizioni e insabbiamenti, testimonianze e conflitti per portarci verso un’ipotesi forse non tanto campata in aria: quella di omicidio.

L’indubbia cura nella raccolta dei dati e nello studio dei documenti, rende la ricostruzione valida e consigliata a chi cerca maggiori informazioni su questo tormentato periodo e sugli ultimi istanti di vita di Neruda.

Personalmente, ho fatto un po’ di fatica a entrare in sintonia con lo stile dell’autore, che preme molto ripetendo certi passaggi e ritornando più volte su di uno stesso episodio, e questo ha un po’ rallentato la mia lettura.

Concludendo, l’indagine di Ippolito ha l’indiscusso pregio di rendere più preciso il quadro degli eventi e delle contraddizioni che portarono alla morte di Neruda.

Le indagini sono tutt’ora in corso e chissà se prima o poi riusciamo davvero ad arrivare alla soluzione del caso…

Il diritto di opporsi

Titolo originale: Just Mercy. A story of justice and redemption
Autore: Bryan Stevenson
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2014
Titolo in Italia: Il diritto di opporsi
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Michele Zurlo

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Rabbia. Sgomento. Impotenza. Frustrazione. Sconcerto. Disgusto.

Sono solo alcune delle emozioni che ho provato leggendo Il diritto di opporsi.

Siamo negli Stati Uniti; sì, quel paese che dice di offrire le stesse opportunità per tutti, che spinge a sognare perché quella è la terra dove i sogni si realizzano.

Ma la realtà è ben diversa.

Bryan Stevenson sa, e noi con lui purtroppo impareremo, che i sogni si realizzano solo per gli statunitensi fortunati, che possono permettersi di sognare. Per gli altri, la vita è dura e governata dal denaro (soprattutto dalla sua mancanza).

Con un sistema sociale e giudiziario classista, repressivo e con pene durissime, gli Stati Uniti detengono una serie di spaventosi primati (non solo quelli legati alla pena di morte) e vantano ahimè una serie di assurdità incomprensibili. Ve ne riporto solo alcune:

  • chi amministra la giustizia è spesso eletto, quindi sottostà a degli standard qualitativi in base alla sua campagna elettorale (per esempio: pene più severe per tutti, anche per chi non se le merita);
  • praticamente non esiste un patrocinio gratuito per gli indigenti; chi non ha i soldi per permettersi l’avvocato, semplicemente resta in cella a marcire… che sia colpevole o meno;
  • falsi “professionisti” radiati in uno Stato possono tranquillamente continuare a esercitare – e far danni – in altri Stati;
  • i minori vengono giudicati come adulti negli stessi tribunali (da noi, ad esempio, esistono i tribunali e i carceri minorili separati dalla normale giurisdizione); possono quindi essere condannati all’ergastolo e alla pena di morte… e non sto a specificarvi quale atrocità deve poi subire un minore che viene messo in carcere con degli adulti (magari in mezzo a comprovati pedofili).

Questo terrificante elenco potrebbe continuare purtroppo, ma vi invito a leggere la storia di Stevenson, un avvocato che ha fatto della lotta a queste (e a moltissime altre) ingiustizie la sua ragione di vita.

Tra personaggi noti (tra cui Rosa Parks), sconfitte, lotte contro il tempo, giornalisti e opinione pubblica, seguiremo il lavoro di Stevenson nel corso degli anni tra casi “minori” e casi che arrivarono a coinvolgere per anni l’opinione nazionale e internazionale.

Il più eclatante di questi (che sarà quello principale del libro) è il caso di Walter McMillan, un afroamericano condannato alla pena di morte per aver ucciso una ragazza bianca. Contro di lui la fantasiosa testimonianza, più volte ritratta e modificata, di un criminale accusato di un altro omicidio.

Ne Il diritto di opporsi vi verranno raccontate tante storie terribili, tante storie cariche di speranza di coloro che ce l’hanno fatta grazie al lavoro di Stevenson e della sua associazione (la Equal Justice Initiative che garantisce assistenza legale gratuita) e altrettante che purtroppo hanno un finale diverso.

Non ci sono solo innocenti ingiustamente trattenuti in queste pagine; ci sono anche i colpevoli – magari malati mentali, sbandati, persone semplicemente sole o ignoranti – ai quali è stata comminata una pena assolutamente sproporzionata e alle quali sono state inflitte ingiuste sofferenze sulla sedia elettrica o al momento della tristemente famosa iniezione.

Insomma davvero leggetelo.

La prossima volta il fuoco

Titolo originale: The fire next time
Autore: James Baldwin
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 1962-1963
Titolo in Italia: La prossima volta il fuoco
Anno di pubblicazione ITA: 2020
Trad. di: Attilio Veraldi

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

La prossima volta il fuoco raccoglie due lettere di James Baldwin: la prima è dedicata al nipote nel centenario dell’emancipazione; la seconda, invece, raccoglie una serie di intime considerazioni sulla “questione nera” e ben riassume la situazione della lotta anti-razzista negli Stati Uniti degli anni ’50/’60.

Cresciuto ad Harlem, quartiere dove diventa – un po’ per caso – predicatore, Baldwin raccontò le difficoltà e le lotte nella vita di tutti i giorni dei giovani afroamericani come mai nessuno prima aveva osato.

E certo, da queste pagine, emerge come gli Stati Uniti non siano – ancora oggi – la terra promessa dei grandi sogni realizzabili…  o, almeno, non per tutti.

Ma non solo. Baldwin affronta qui con amara franchezza religione e fede, società e famiglia, lotte e amore in quello che viene da molti considerato una delle più importanti indagini sull’ipocrisia di un paese che promette libertà e diritti uguali per tutti senza distinzione di razza, di sesso (o di conto in banca), ma che in realtà fatica a mettere in pratica tali promesse.

In contatto con alcune personalità di spicco nella lotta (per esempio Malcolm X e Martin Luther King), Baldwin affronta situazioni complesse mantenendo con coerenza un linguaggio diretto, intenso, crudo ma equilibrato e dignitoso.

«[…] agli uomini in generale risulta difficile agire sulla base di ciò che sanno.
Agire vuol dire impegnarsi, e impegnarsi vuol dire esporsi al pericolo.»

Insomma, se volete documentarvi sulla “questione nera”, Baldwin è assolutamente da leggere.

Questo breve libro mi ha fatto conoscere un autore che ha sicuramente tanto da offrire e per questo ho deciso che leggerà “Se la strada potesse parlare“.

Caterina de’ Medici

Titolo: Caterina de’ Medici
Autrice: Alessandra Necci
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Un’intrigante, una Fiorentina, figlia di mercanti e banchieri; un’appassionata di occulto, cabala, esoterismo che si circonda di italiani e di altri tipacci poco raccomandabili (tipo, uno su tutti, Nostradamus); una Duchessina, orfana, nipote di papa… che ci fa alla corte di Francia?!

Be’, ne è appena diventata la regina (anzi, sorry, per il momento è solo la moglie del secondogenito di Francesco I).

Ma la sua posizione, già in discussione presso le malelingue, è precaria persino agli occhi del marito concertato solo sull’amante (al momento, si tratta ancora di un amore platonico ma è comunque forte e invadente).

Insomma, gettata in Francia dal parente papa – tra l’altro subito pronto a infrangere gli sponsalia presi con il re francese -, Caterina si ritrova ben presto sola, in una corte gretta molto lontana dalle raffinerie nostrane (ricordiamoci che fu lei a rivoluzionare le nozioni di moda, stile, intrattenimento e introdurre migliorie alla vita quotidiana come nell’ambito dell’educazione a tavola), circondata da nobili che la ritengono inferiore, legata per la vita a un uomo che nemmeno la considera (e che potrebbe magari un giorno svegliarsi e decidersi a mandarla a casa).

Ma c’è una cosa sulla quale Caterina può contare: il cervello.

E lei di sale in zucca ne ha da vendere e riuscirà a farsi spazio nella Francia ostile con diplomazia e pazienza.

Ma la storia la ricorda in modo diverso e la sua è una “leggenda nera” che, solo di recente, sta venendo smacchiata dagli storici.

Alessandra Necci fa un lavoro favoloso descrivendoci non solo le piroette di una donna moderna in un mondo di uomini ancorati a tradizioni, religioni e bigottismo, ma anche le difficoltà di una giovane, le tribolazioni di una madre e le responsabilità di una regina.

Nel suo saggio, la Necci ci fa accompagnare da altri personaggi, da altri dettagli e da altre storie perché La Storia è proprio questo: è un intreccio, un concatenarsi di caratteri, di situazioni, di eventi e conseguenze, di fortune e sfortune.

Evidente conoscenza degli argomenti a parte, l’autrice possiede anche l’arte di esporli con disinvoltura e freschezza senza renderli pesanti ma mostrandosi capace di giocare con ironia e considerazioni sarcastiche.

Insomma, lo so che spesso i saggi spaventano (perché sono corposi, prolissi, noiosi); ma vi assicuro che la vita di Caterina fu tutto tranne che noiosa e che la penna della Necci le rende meritata giustizia.

Eroi

Titolo originale: Heroes
Autore: Stephen Fry
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: Eroi
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Laura Serra

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

L’ho già detto che adoro Stephen Fry? Noooo? Be’… adoro Stephen Fry!

E quando ho visto che parlava pure di miti greci, be’ be’… 😍

Tutto, per la verità, comincia con Mythos (che provvederò a leggere a breve), volume dedicato agli dei e dee dell’Olimpo, ai Titani e altri esseri simili.

Eroi, come titolo fa ben supporre, rivolge l’attenzione più al comparto mortale (anche se gli dei ci mettono comunque il loro zampino…) occupandosi appunto delle gesta eroiche e delle imprese fenomenali di Perseo, Eracle, Orfeo, Giasone, Edipo, Teseo e molti altri.

Il tutto declinato con il giusto humor senza mai tralasciare però un certo grado di accuratezza (per quanto i miti in sé possano essere accurati 😬).

Ovviamente non si tratta di un trattato né di una dissertazione accademica, ma le storie-in-pillole, per quanto comprensibilmente condensate, sono ben scritte e d’intrattenimento (ottime per fare un ripasso o per un’infarinatura ex novo sulla mitologia classica).

Si può leggere Eroi senza aver letto Mythos?

Sì, io l’ho fatto ad esempio 😅, ma se non volete perdervi proprio nulla della mitologia greca vi consiglio di leggerli entrambi, perché Fry non ci lascia solo con dei riferimenti mitologici, ma anche con un interessante commiato e una serie di valide riflessioni.

«Quando nacque lo spirito dell’indagine razionale e dell’interpretazione scientifica della realtà,
gli immortali si allontanarono ancora di più da noi.
Il mondo fu ridefinito come casa amarra solo a esseri mortali.»
[Eroi, Stephen Fry, Salani editore, trad. di Laura Serra,
Milano, 2019]

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