I miei acquisti al Salone del libro

Dicevo qui che volevo dedicare maggior attenzione ad alcuni titoli che ho avuto modo di scoprire al Salone del libro per aver modo anche di poterli presentare meglio.
Quindi, ecco il focus dedicato ai miei acquisti al Salone del libro.

Cominciamo dal basso verso l’alto.

Il codice Newton di Rebecca Stott, Quattrocento di Susana Fortes, Timeline di Micheal Cricton (più famoso, forse, per il suo parco giochi con i dinosauri) e Ogni angelo è tremendo di Susanna Tamaro sono tutti frutto della smania che mi ha preso allo stand del Libraccio.

Si tratta di libri usati, tutti comunque in ottime condizioni (altrimenti non li avrei nemmeno guardati – immagino ricorderai che io sono un po’ ossessiva compulsiva sotto questo punto di vista) al prezzo massimo di 3 o 5€.

Insomma… praticamente regalati (immaginami già con le pupille dilatate e la bava alla bocca mentre porto le mie conquiste alla cassa).

Certo, non si tratta di libri nuovissimi (per esempio, “Il codice Newton” è uscito nel 2007 e “Quattrocento” nel 2008), ma – detto francamente – chissene importa: leggere non è certo questione di seguire le mode!

Nascosto tra questi, nella mia pila c’è un libro di un autore (Diego Tonini, presente in fiera e travestito da pirata) il cui editore è un topino.

Non sono impazzita (non del tutto, ancora): sto parlando di Gainsworth publishing, una non proprio piccola realtà editoriale «sotto il segno del topo», il cui impegno e la cui passione per promuovere i propri autori ho potuto testare con mano.

Quindi, io che alle lusinghe gentili di persone appassionate del loro lavoro mi sciolgo come un gelato al sole, mi sono lasciata tentare dalle Storie di Okkervill – il nano cornuto, l’elfo ubriaco e il drago fifone, un fantasy all’insegna della simpatia e dell’ironia.

Ovviamente, saprò dirne di più su questo libro una volta letto, ma il tono canzonatorio e irriverente promette bene.

Intanto, ti lascio con la quarta di copertina:

Miracolosamente sopravvissuto alla battaglia di Darken Lohe, l’ultimo dei Fakerstone viene corrotto dalla sete di gloria e, così, cede alle lusinghe di un perfido burocrate, intraprendendo il viaggio che lo porterà nella Città Imperiale di Okkervill.
Ma il nobile Lorin non è preparato alle insidie della Capitale e i suoi sogni di diventare l’Ultimo Eroe della sua Stirpe vengono presto infranti, riducendo Lorin a diventare schiavo della sua stessa ambizione.
Tra lotte con infidi folletti, scontri con elfi ubriaconi, padroni di casa dalla dubbia genia e draghi poco propensi al pericolo, Lorin dovrà combattere per risollevarsi dall’abisso in cui è piombato e reclamare finalmente ciò che gli spetta di diritto.

Proseguendo con la mia torre di libri – già… quella del Salone mi ha affascinato, quindi, ho voluto riprodurne una nel mio piccolo – il prossimo libro che vorrei presentarti è di tutt’altro genere.

Si tratta di una biografia Fuga dal campo 14, pubblicata da Codice edizione, una realtà presente da anni nel mondo editoriale italiano, ma che si è lanciata nella sfera narrativa “solo” dal 2014.

Il libro riporta la storia di Shin Dong-hyuk, l’unico uomo nato nel campo di prigionia della Corea del Nord ad esserne poi riuscito a fuggire.

La sua storia ha finalmente canalizzato l’attenzione delle Nazioni Unite sui campi di prigionia nordcoreani.

Questa la trama:

Shin Dong-hyuk è l’unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord a essere riuscito a scappare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale, che ha convinto le Nazioni Unite a costituire una commissione d’indagine sui campi di prigionia nordcoreani. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che negli anni Cinquanta fuggì in Corea del Sud; nasce quindi nel 1982 dietro al filo spinato del campo, dove la sua famiglia è stata rinchiusa da decenni. Non sa che esiste il mondo esterno, ed è a tutti gli effetti uno schiavo. Solo a ventritré anni riuscirà a fuggire, grazie all’aiuto di un compagno che tenterà la fuga con lui, e ad arrivare a piedi e con vestiti di fortuna in Cina, e da lì in America. Questa è la sua storia.

Proseguendo verso l’alto, abbiamo poi una serie di libri delle edizioni e/o scontati del 15% + uno in omaggio. Potevo resistere? Ovviamente no…

Quindi, La bottega dello speziale di Roberto Tiraboschi, La melodia di Vienna di Ernst Lothar, Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei e Lo scherzo di Solimano di Mélanie Sadler fanno ora parte della mia libreria e sono già in lista fra le mie prossime letture.

Last but not least, il capolavoro di Harper Lee, Il buio oltre la siepe (di cui, a onor del vero, sto ascoltando da mesi l’audiolibro, ma Alba Rohrwacher, sebbene sia la voce perfetta per Scout, è un poco monocorde e non mi aiuta nell’ascolto); il discusso Va’ metti una sentinella, di cui potrò finalmente riportare una mia opinione (qui riporto quella del Newyorker che mi aveva convito a rimandare la lettura); e Come il vento tra i mandorli di Michelle Cohen Corasanti.

Insomma, mi si prospettano mesi di lettura intensi e interessanti!

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Salone del Libro 2017

Il Paradiso esiste e io l’ho trovato a Torino… al Salone del libro!

Famelica. Per quanto mi possa definire una buongustaia, non sono mai stata famelica… nel senso che, a un certo punto, capisco quando è arrivato il momento di fermarsi.

Be’, Torino ha distrutto questa mia sicurezza… sarà stata l’aria pregna del magico odore delle pagine stampate di fresco, saranno stati quei due gradi di latitudine differente, ma ho bisogno di un altro Salone del libro… possibilmente a breve (un anno da aspettare è troppo).

Venendo a noi.

Il Salone è enorme, gli spazi vastissimi, le sale incontri gettonatissime, ospiti prestigiosi e gli stand tra cui curiosare infiniti. Una giornata non basta per girarlo tutto con attenzione.

Le novità SUR al Salone del Libro

Tuttavia, anche con poco tempo a disposizione, si possono fare scoperte preziose.

Gli operatori dei vari stand sono, infatti, disponibili a illustrare le novità e i titoli esposti, accompagnandoti praticamente per mano nella ricerca del libro-fatto-a posta-per-te (e io cedo facilmente a chi mostra impegno e passione nel fare il proprio lavoro… qui puoi scorrere la lista che la mia smania d’acquisto ha prodotto).

Uno stand al Salone del Libro è effettivamente una vetrina immensa per farsi conoscere e per conquistare nuovi lettori.

Per darti un’idea: dal Salone sono passati circa 140mila lettori – o aspiranti tali – cui vanno aggiunti gli oltre 65mila che hanno partecipato al Salone Off (totale: 165.746).

Dalla ormai famosa Piazza del Lettori (chi mi segue su Facebook e social vari ha già visto la mega torre di libri), sono stati venduti oltre 12mila volumi.

Insomma, bei numeri…

Protagoniste indiscusse del Salone del Libro sono da sempre le case editrici indipendenti – piccole, medie e grandi – tutte molto attive nel farsi conoscere e nel promuovere i loro autori.

Le grandissime case editrici – Mondadori e il corposo gruppo GeMs – non hanno partecipato a questa edizione del Salone, preferendo a questa la versione di Milano (ma provocando inconsapevolmente una sorta di tsunami di rivalsa nell’organizzazione del Salone di Torino, come riportato in questo articolo de IlPost).

Ma, come riportato da La Stampa di Torino sono già stati invitati per il prossimo Salone, che si svolgerà dal 10 al 14 maggio 2018.

«Ai grandi gruppi editoriali che quest’anno non sono venuti al Salone dico “vi aspettiamo l’anno prossimo”» ha aggiunto La Gioia: «amici di Mondadori vi sento vicini. Aiutateci a fare di questo Salone qualcosa di ancora più bello e lasciate che gli amici di Einaudi siano restituiti al loro Salone. Ritroviamo lo spirito di vera amicizia e collaborazione».
[Fonte: LaStampa.it]

Concludo rimandandoti agli acquisti che ho fatto al Salone, scoprendo anche alcune case editrici molto appassionate.

In fondo all’articolo, trovi lo slider con le foto che ho scattato – purtroppo, non mi entravano tutte le corpo dell’articolo.

Insomma… l’anno prossimo saprai già dove trovarmi! ^^


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Gemelle imperfette

Gli orribili esperimenti di Auschiwitz nello zoo di Mengele raccontati nel romanzo d’esordio di Affinity Konar, Gemelle imperfette. 

Stasha e Pearl Zamorski arrivano ad Auschwitz nel 1944, insieme alla madre e al nonno. In quel nuovo, oscuro mondo le due gemelle si rifugiano nella reciproca vicinanza, proteggendosi grazie a un particolare linguaggio in codice e a giochi risalenti alla loro infanzia. Inserite nel gruppo di gemelli noto come lo Zoo di Mengele, le ragazze fanno esperienza di privilegi e orrori sconosciuti agli altri. Si trovano così cambiate, private della natura comune che le univa, le loro identità alterate dal peso della colpa e del dolore.
Quell’inverno, durante un concerto organizzato da Mengele, Pearl scompare. Stasha, disorientata e afflitta, continua a sperare che sia ancora viva.
Quando l’Armata Rossa è ormai vicina, Stasha e il suo amico Feliks, un ragazzo in cerca di vendetta per il fratello morto, intraprendono un viaggio attraverso una Polonia distrutta. Saldi nel loro intento nonostante la fame e le ferite nel corpo e nell’anima e il caos che li circonda, inseguono la speranza che Mengele possa essere catturato. Mentre i due ragazzi scoprono cosa è accaduto all’esterno durante la prigionia, dovranno anche cercare il proprio posto in un mondo a loro ormai sconosciuto.
Una storia originalissima e sorprendente, dove lirismo e ricostruzione storica si intrecciano a una intensità psicologica capace di commuovere ed entusiasmare.

L’autrice

Affinity Konar è cresciuta in California. Mentre scriveva Gemelle imperfette ha lavorato come tutor, correttrice di bozze, redattrice e editor di libri per bambini. Ha studiato letteratura alla San Francisco State University e alla Columbia. Di origini polacche e ebraiche, vive attualmente a Los Angeles.

Titolo: Gemelle imperfette
Autore: Affinity Konar
Genere: Romanzo
Casa editrice: Longanesi
Pagine: 368
Prezzo ed. cartacea: 16,90€


Disponibile dal 18 maggio 2017!

Tutta la vita

Arriva per la prima volta in Italia, Tutta la vita di Héctor Aguilar Camin, vincitore del premio Guggenheim Fellowship per chi «ha dimostrato capacità eccezionali nella produzione culturale o eccezionali capacità creative nelle arti».

Tutta la vita è la storia, raccontata in prima persona, di Serrano, un giornalista e scrittore innamorato di Liliana fin dall’adolescenza. Lei lo ricambia ma Serrano sa che è pericolosa e che non ha i mezzi per tenerla stretta a sé. I due si incontrano e si amano più volte negli anni, fino alla mezza età. A volte, Liliana scompare dalla vita di lui; a volte è lui – che si sposa e divorzia due volte – a scomparire. Per un breve periodo vivono insieme. Quando Liliana gli confessa di aver chiesto a un suo ex amante di uccidere un uomo, Serrano si ritrova a vestire i panni dell’investigatore, ossessionato dall’idea che la donna della sua vita possa essere stata il mandante di un assassinio e di esser, lui stesso, complice di quel crimine.

L’autore

Héctor Aguilar Camin è scrittore, giornalista e storico messicano, Aguilar Camin è uno degli intellettuali più amati e venduti nel suo Paese, dove le sue opere sono state insignite di numerosi riconoscimenti e premi. Ha lavorato a lungo nelle redazioni di giornali e riviste ed è molto attivo anche nella vita politica messicana (è stato membro del Consiglio della Commissione nazionale per i Diritti Umani). È autore di numerose opere, sia di fiction che di indagine storica e analisi politica: è un esperto di storia messicana, specie contemporanea, argomento molto presente anche nei suoi romanzi di matrice realistica. Oltre che in America Latina, i libri di Aguilar Camin sono bestseller anche in Spagna, Germania, Francia e Stati Uniti. Tutta la vita è il primo ad essere pubblicato in Italia.

Titolo: Tutta la vita
Autore: Héctor Aguilar Camin
Genere: Romanzo
Casa editrice: Ponte alle Grazie
Pagine: 132
Prezzo ed. cartacea: 13,80€


Disponibile da maggio!


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Nome in codice Diva

Titolo: Red Sparrow
Autore: Jason Matthews
Genere: Spy Thriller
Anno di pubblicazione: 2013
Titolo in Italia: Nome in codice Diva
Anno di pubblicazione ITA: 2014

Russia. Nathaniel (Nate) Nash sta incontrando un agente russo, Marmo – per lui, una specie di mentore. Le informazioni che si passano, anzi che Marmo passa da decenni agli Stati Uniti, sono preziosissime in questa continua lotta tra queste due super-potenze.

L’americano Nate sa che il gioco è pericoloso per entrambi, ma il senso del dovere e dell’onore, la forte determinazione e il profondo amore per la patria spingono queste spie a giocarsi la loro vita continuamente.

Sempre Russia, ma da un’altra parte. Dominika Egorova è una giovane ballerina (ovviamente, bella, ovviamente intelligente, trilingue, atletica, colta… ammazza, oh!) i cui radiosi progetti per il futuro si spengono quando un ballerino le pesta una piede durante una prova e, boh, la lascia con una leggerissima zoppia.

L’unica cosa che le resta da fare? Diventare una spia, al soldo (no, meglio dire, una sorta di velato riscatto) dello zio Egorov – pezzo grosso dello spionaggio russo.

Ma la giovane russa non sa ancora cosa nell’attende nell’addestramento per spie made in Russia: abusi, violenze e torture. Tutto per farla diventare una perfetta spia russa donna (leggasi anche prostituta)… ma, alla fine, anche lei ne avrà abbastanza.

Ah… le americanate… mi chiedo ancora come faccia a incapparci così spesso e come facciano ad arrivare in Italia, dal momento che questi sono libri fortemente adattati per l’americano medio.

Ma, in un certo qual modo, questi libri sono anche catartici, no? Ti risucchiano tutto l’entusiasmo, catapultandolo sulla prossima lettura.

Ecco, quindi, arrivarci il primo esempio che ogni americano medio dovrebbe affiggessi bene in testa: la spia americana perfetta. Capace, determinata, farebbe di tutto per la sua patria e per il bene dei suoi connazionali. Se sbaglia, lo fa solo in un’ottica superiore (quella del bene degli Stati Uniti); ma se sbaglia e altri soffrono per le sue azioni la spia americana ne soffre.

Dall’altra parte dell’oceano, eccoti invece i russi… in particolare, le spie russe (denti aguzzi, pancioni, profittatori di fanciulle e mangiatori di bambini). Com’è questa categoria? Be’… ah! ah! ah!, presto detto: viscida, schifosamente maschilista, irrispettosa, irriconoscente, accecata dalla gloria, dal controllo e dalla sete di potere.

Gli unici russi mertevoli di considerazione? Quelli d’influenza americana, che per gli Stati Uniti lavorano o fanno il doppio-gioco.

Ecco, quindi, la nostra Dominika, la giovane e bella russa (vede i colori delle persone; una specie di aura che naviga intorno alla testa… il termine tecnico dovrebbe essere sinestesia percettiva; per dovere di cronaca, ci terrei a precisare che questa abilità le serve davvero a poco… giusto a sopportare meglio l’addestramento da “Rondine” v. avanti).

Ha grandi ideali la nostra Dominika, ma, poveretta, lei non sa che tutte le belle cose che gli hanno propinato sulla grande e potente e bella e buona ect. Russia e sui cattivi e loschi e magiatori-di-bambini ect. americani sono falsità comunicate da un regime finto-repubblicano-ma-ancora-stalinista-nell’animo.

A questo punto, l’unica cosa da fare per la povera-ragazza-russa-dai-grandi-ideali è lasciarsi convincere da un losco zio, mai visto e che lavora per i servizi segreti russi, a diventare una spia per il bene della grande madre patria Russia.

Il primo incarico? Ah! Ah! Ah!
Cosa farà mai fare un losco burocrate russo arrivista e viscido a una giovane e bella donna piena di ideali?
Già… proprio quello: per parlar fine, che con Dominika si scade davvero nel morboso in certi passaggi della narrazione, la gentil donzella dovrà mostrare – e usare – le proprie grazie con un funzionario scomodo dell’industria russa.

L’operazione si concluderà proprio nel clou – per l’uomo, non certo per Dominika – con un atroce assassinio + scena alla Tarantino (= sangue sulla come-mamma-l’ha-fatta-gentil-donzella… okay…).

Ma dormiamo pure sonni sereni perché non sarà l’unica volta che all’apice della scena di sesso – che la gentil donzella si risparmierebbe anche – qualcuno arriva a interrompere, cogliendo Dominika costantemente in déshabillé.

E quanto alle scene alla “50 colpi di spazzola prima di andare a dormire“… bah, anche no grazie.

Insomma, per farla breve, questa è la storia di come

  • dei russi cattivi si approfittano della vita di una giovane donna, facendola diventare una prostituita (anzi, sorry, qui il termine appropriato è Rondine) per il bene della Russia;
  • di come questa giovane donna, come ad altre russe, sia vittima di profondo indottrinamento (che, ovviamente, coinvolge anche una visione dell’americano come materialista, gretto e pronto a beffarsi dell’onore di una giovane russa) e di come, alla fine, questa donna finirà per innamorarsi dell’americano e ricredersi su tutto ciò che le era stato inculcato dei cervello dai suddetti russi cattivi;
  • e di come l’americano si permetta di fare la paternale per la mancanza da parte della Russia del rispetto dei diritti e delle opinioni altrui.

Spolier-free, tranquillo/a, perché queste cose si capiscono già a pagina 80 (su 475… pensa un po’ te che divertimento è ‘sto libro).

Insomma, un concentrato di luoghi comuni:

  • russi pancioni e arrapati o tristi e oppressi del finto governo repubblicano o atleti/e dalla dubbia sessualità fisica;
  • americani tosti tosti ma dal cuore tenero;
  • donne belle e formose o minute e carine (ah, non dimentichiamo anche il dato più caratteristico della specie: imbranate alla guida).

Vuoi la ciliegina sulla torta? C’è, c’è. Non disperare, eccola: Putin a torso nudo. No comment

Insomma, la storia è così prevedibile da essere imbarazzante, con un intreccio infantile e pieno di luoghi comuni sciocchi.

Ogni nuovo personaggio comporta un prolisso profiling inutile ai fini della storia. Così ci si ritrova ad avere un’azione sbocconcellata e spesso interrotta da lunghe e inconcludenti digressioni sul passato di personaggi anche secondari e passeggeri.

Non è facile appassionarsi alla vicenda anche a causa dello stile impersonale e sbrigativo.

Che dire ancora? Scappa finché sei ancora in tempo (meno male che io avevo preso in prestito alla biblioteca!).


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