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Insurgent recensione

recensione insurgentTitolo originale: Insurgent
Anno di pubblicazione: 2012
Autrice: Veronica Roth
Genere: Fantascienza/Distopico
Titolo in Italia: Insurgent – Una scelta può annientarti
Anno di pubblicazione ITA: 2013

Preceduto da:
– Divergent

Seguito da:
Allegiant

Secondo libro della saga di Divergent (quindi, attenzione: presenza di grossi spoiler per chi non avesse letto il primo libro della serie).

Avevamo lasciato Tris/Beatrice sul treno a farsi coccole consolatorie con Quattro/Tobias di fronte al di lei fratello Caleb/Caleb (per lui niente soprannomi) e con il famoso hard disk nascosto in una tasca dei vestiti della ragazza.

Assieme al trio, abbiamo anche Marcus (psicopatico padre di Tobias, ma molto apprezzato e stimato tra gli Abnegati… e non solo!) e Peter (altro simpaticissimo personaggio purtroppo apparentemente immortale…).

Si stanno tutti insieme recando dai Pacifici, sperando di ricevere ospitalità, data la neutralità e imparzialità proprie di questa fazione.
Una volta lì, infatti, vengono accolti (certo i Pacifici non sprizzano gioia da tutti i pori).

Dopo una lunga quanto paradossale “discussione”, i Pacifici gli concedono il permesso di restare nelle loro fattorie a patto di rispettare poche regole: niente botte, niente liti, consegna delle armi (indovinate chi ha l’idea di tenersela una giusto per sicurezza? Esatto, non Tris) e impegnarsi per contribuire alla vita e al sostentamento della comunità.

Ovviamente, i primi problemi di convivenza con soggetti del calibro di Peter si fanno sentire sin da subito, quindi Quattro e Tris a breve lasceranno, di comune accordo, i Pacifici. Se non che, per puro caso (ripeto quello che avevo già scritto nella mia recensione sul primo libro: il fattore C è evidentemente determinante nell’intera vicenda!), Tris scorge oltre i cancelli delle fattorie dei Pacifici, appollaiata sui rami di un melo, le macchine degli Eruditi con gli Intrepidi traditori al fianco (ora un melo non è un albero colossale, quindi mi chiedo che “recinzioni” siano quelle dei Pacifici o che meli ha visto la scrittrice… ma non importa).

Insomma, si scatena il finimondo (strano…): gente che scappa a destra e a manca, tiro al bersaglio degli Abneganti in fuga.

Ovviamente, Tris e Quattro riesco a fuggire e assieme decidono di raggiunge la città. Salgono sul vagone di un treno et voilà! ci trovano sopra un gruppo di Esclusi.

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Dal mio tono sarcastico, avrai capito che non mi è piaciuto molto nemmeno questo secondo capitolo, ma ammetto che almeno il linguaggio è leggermente (n.b. leggermente eh; non gridiamo al miracolo!) migliorato… anche se non so quanto sia merito della traduzione.

Gli inciampi di trama e le assurdità di narrazione, però, restano. Battute che non fanno ridere, fantomatiche perle di saggezza che sarebbe più giusto chiamare “frasi fatte”, ragionamenti sconclusionati e descrizioni degli ambienti che stentano a bucare l’immaginazione.

Qualche esempio? Ma sì; attenzione, però, agli spoiler:

Spoiler

Alcune situazioni sono a dir poco surreali e alcuni comportamenti sono davvero illogici (considerando che Tris mostra predisposizione anche per gli Eruditi…).
1. Tris ha un braccio “sparato” e, comunque, molto mal messo, dal precedente capitolo (nel quale si era anche slabbrata i punti di sutura). L’ha “curato” con qualche antidolorifico, ma ha continuato a farci sforzi come nulla fosse… Agganciarsi ai parapetti, fare a botte… Che super donna!
2. Generalmente quello con le idee più intelligenti, quello che ha già capito tutto il piano dei nemici è Tobias… e Tris che ci sta a fare?? Il riassunto per il lettore…
3. In pubblico, sono più le volte che Tris si asciuga le mani dal sudore sui pantaloni, parla con voce stridula o roca, parte impappinandosi… Ma, ehi, è figa lo stesso e tutta la vedono quasi come un idolo.
4. Un piccolo accenno all’episodio in cui Tris decide di “sacrificarsi” per gli altri Divergenti (ma, in particolare per Tobias), consegnandosi spontaneamente agli Eruditi, lo devo fare. A parte il fatto che l’offrirsi come cavia per testare e sviluppare sieri che blocchino e controllino anche gli altri Divergenti non mi sembra una grandissima mossa per aiutarli, non vedo perché non parlarne con Tobias, che ha dimostrato più volte di avere più intelligenza di lei. E, infatti, quando si fa rinchiudere anche lui nel quartiere generale degli Eruditi, lui ha un’idea e un motivo utili al piano generale. Ricordami un attimo chi è il protagonista?
5. Questa cosa che gli adulti (vedi tipo Marcus) si debbano appoggiare a dei ragazzini ancora non l’ho capita benissimo…
6. Ultima cosa, anche se la lista potrebbe essere più lunga: il fattore C continua ad imperare!

Diciamo, quindi, che resta invariato quello che pensavo del precedente libro, salvo quanto scritto sopra per il lieve miglioramento del linguaggio.

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Divergent recensione

recensione divergentTitolo originale: Divergent
Anno di pubblicazione: 2011
Autrice: Veronica Roth
Genere: Distopico
Titolo in Italia: Divergent
Anno di pubblicazione ITA: 2012

Seguito da:
Insurgent
Allegiant

Si sta avvicinando un giorno importantissimo nella vita di ogni sedicenne di questo nuovo futuro (non meglio specificato quanto futuro sia): il giorno in cui sceglierà la sua strada definitiva nella società.

E non si torna indietro.

Se lo si fa (o non si riesce nella prova d’iniziazione che la fazione scelta richiede) si diventa Esclusi, emarginati e costretti a lavori “umilianti” (non credo, comunque, che guidare un autobus sia un lavoro così degradante… sicuramente, stressante. Ma tant’è… andiamo avanti).

Questa nuova società, ricostruita –  apparentemente – sulle ceneri di una non meglio precisata guerra e conseguente devastazione mondiale, è suddivisa in cinque fazioni (oltre la non-fazione degli Esclusi).

Ad ognuna di essa spetta poi svolgere un determinato compito nella società:

I Candidi, che ritengono che la colpa della guerra sia l’ipocrisia, sono sinceri e dicono sempre la verità. Si occupano della legge.

I Pacifici, reputando la malvagità la maggiore causa della guerra, sono gentili e rigettano l’aggressività. Sono assistenti sociali, consulenti e coltivatori di terre.

Gli Eruditi, secondo cui la guerra è conseguenza dell’ignoranza, seguono la via della conoscenza e dedicano la vita alla cultura. Lavorano come insegnanti, scienziati o ricercatori.

Gli Abneganti sono convinti che l’egoismo sia il motivo principale della guerra, sono al servizio degli altri per tutta la loro vita. Per questo loro comportamento altruistico gli è stato affidato il governo.

Gli Intrepidi, che credono che la guerra sia causata dalla codardia, sono coraggiosi e forti. Per queste loro caratteristiche vengono definiti anche pazzi, ma mantengono l’ordine all’interno della città.

[fonte: Wikipedia.it]

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Facciamo, quindi, la conoscenza di Beatrice, una ragazza della fazione degli Abneganti.
Lei e suo fratello  Caleb (oltre, ovviamente, agli altri sedicenni della comunità) dovranno scegliere: restare nella fazione di appartenenza o sceglierne una nuova.

La decisione, però, spetta solo in parte a loro. Sarà, infatti, una simulazione a scegliere la fazione giusta per loro (Grifond… no, ops, libro sbagliato!).

Infine, dovranno pubblicamente annunciare questa loro “decisione” alla Cerimonia della Scelta, in cui stanno accolti nella nuova (o vecchia) fazione di appartenenza.

Eccoci, quindi, assieme a Beatrice nella saletta in cui si sta svolgendo il suo Test Attitudinale che, ovviamente, riporta un risultato molto strano: la ragazza non è inquadrabile in un solo profilo, ma corrisponde a molteplici.

È una divergente. E quindi? Boh; lo scopriremo.

A parte il fatto che è una cosa molta pericolosa (come l’avverte la ragazza che le ha fatto il test) e che non ne deve parlare con nessuno, Beatrice ha la possibilità di scegliere tra più fazioni.

Tuttavia, i suoi drammi non saranno legati solo alla scelta della nuova fazione: nubi fosche si profilano all’orizzonte e la nuova società non è così perfetta, pacifica e duratura come sembra.

Premetto: si tratta di un romanzo per ragazzi (target, diciamo, adolescenziale) primo di una trilogia, quindi colpa mia se non ho avvertito certe sfumature (anche se non sono poi così vecchia, eh!).
Detto questo, se dovessi riassumere il libro in tre parole: prevedibile, estremamente semplice e già visto.

Prevedibile: non ci vuole molto a capire quello che sarà il destino per i prossimi tre libri di Beatrice/Tris. E, in generale, non ci vuole modo a prevedere le situazioni del libro (lui, bello e tenebroso; lei ragazza anonima, ma comunque – e ovviamente –speciale; gli amici/nemici; i test; i genitori; ect.).

Estremamente semplice: non solo con riferimento alla trama, come ho scritto sopra. Il linguaggio è  veramente elementare.

Posso, almeno in parte, comprendere quest’aspetto dato il target di pubblico cui è rivolto (anche se non credo che tutti gli adolescenti siano degli sprovveduti e penso che possano reggere senza problemi una sintassi un pochino più elaborata).

Il pregio di quest’aspetto sta nel fatto che, nonostante le 400 e passa pagine, si legge molto velocemente.

Descrizioni ambienti o personaggi? Scarne.
Motore portante della trama? Il c.d. fattore C:

Spoiler

1. Tori, l’esaminatrice del Test attitudinale, compromette il risultato per non far scoprire che Beatrice è una Divergente;
2. Quattro, per lo stesso motivo, manomette i risultati della simulazioni di paura nella fazione degli Intrepidi;
(2 su 2 emeriti sconosciuti disposti a subire dei casini per un’altrettanto emerita sconosciuta: quando si dice “la persona giusta al momento giusto”)
3. Una valanga di incontri casuali e interventi fortuiti;
4. Pallottole che volano precise verso i nemici e un po’ più indecise verso la protagonista (quando si dice la fortuna è cieca!)…

Già visto: Lasciamo perdere che situazioni del tipo “standardizziamo-il-modo-di-pensare-della-gente” è cosa già vista in 1984 (solo per citarne uno, in realtà).

Proseguo, quindi: ti ricorda nulla la cerimonia della scelta della cas… ops, della fazione? Harry Potter e Hunger Games. E non parliamo delle situazioni in cui… 

Spoiler

… il più figo della scuola/lavoro sceglie proprio l’anonima protagonista… Twilight? Cinquanta sfumature di grigio?

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Maze Runner La Mutazione recensione

recensione maze runner la mutazioneTitolo originale: Maze Runner – The Kill Order
Anno di pubblicazione: 2012
Autore: James Dashner
Genere: Fantascienza
Titolo in Italia: Maze Runner La Mutazione
Anno di pubblicazione ITA: 2014

Seguito da:

Thomas è sotto la macchina; i suoi ricordi stanno per essere cancellati completamente. Theresa, la sua migliore amica, lo guarda attraverso una finestra che si affaccia sul tavolo operatorio dove è disteso il suo amico. La procedura comincia, la macchina comincia a ticchettare, strane protuberanze si conficcano nel cervello di Thomas e cominciano il loro lavoro. Pochi minuti ed è tutto finito.
Tredici anni prima, Mark si sveglia nella baracca accanto ad Alec, l’ex militare che gli ha salvato la vita molte volte nei turbolenti mesi precedenti. Ora, però, sembrano aver trovato la tranquillità tanto cercata. Con Lana, infermiera e collega di Alec al Dipartimento della Difesa, il Rospo, un ragazzo basso e tutto d’un pezzo, Misty e Trina, la ragazza che pensava non avrebbe mai conquistato, hanno stabilito la loro “casa” in un villaggio immerso in quel che un tempo era un rigoglio bosco (ora triste e secco a causa del forte calore scatenato dalle eruzioni solari), assieme ad altri sopravvissuti. Eppure, questa loro pace è destinata a finire tragicamente: un rombo, proprio sopra le loro teste, li investe improvvisamente e una pioggia di dardi letali comincia il suo macabro tiro al bersaglio contro la gente inerme.

Vi dirò con franchezza: da un titolo che, pur configurandosi come prequel della saga, è uscito ultimo in ordine di pubblicazione, mi sarei aspettata qualcosa in più. I personaggi non sono descritti con accuratezza (sono tutti un po’ macchiette e si vede che non rientrano nei progetti della saga vera e propria) ed il loro passato viene “spiegato” con frettolosi flashback, scatenati dai sogni inquieti di Mark. La vicenda è breve, in verità, riassumibile in poche parole; ma le 346 pagine sono un concentrato di lotte, pugni, calci, gente che finisce a terra e si rialza, cade di nuovo, si nasconde, viene scoperta, botte, schiaffi, ect. in sequenze che potevano tranquillamente essere ridotte. Anche dal punto di vista stilistico e linguistico mi aspettavo qualcosa di meglio. I fatti sono descritti asetticamente, senza un minimo di pathos per le scene narrate o un po’ di attenzione per i paesaggi.
Comunque, voglio dar fiducia a questa serie. In fondo, questo libro (almeno a quanto ho capito) si configura solo come una postilla, un rapido scorcio per chiarire piccoli aspetti non approfonditi nella saga principale.

Voto: 3/5
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La saga di Maze Runner:

  • Prequel
    – Maze Runner, La mutazione;
    – Maze Runner, Il Codice;
    – Terzo libro, inedito.
  • Trilogia
    Maze Runner, Il labirinto;
    – Maze Runner, La fuga;
    – Maze Runner, La rivelazione.

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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte recensione

recensione lo strano caso del cane uccido a mezzanotteTitolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time
Anno di pubblicazione: 2003
Autore: Mark Haddon
Genere: Formazione/”Giallo”
Titolo in Italia: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Anno di pubblicazione ITA: 2003

Christopher John Francis Boone, quindici anni e affetto dalla sindrome di Asperger (una forma di autismo), trova, intorno alla mezzanotte, il cane della vicina di casa, la signora Shears, ucciso orribilmente con un forcone piantato nel corpo. Si avvicina al povero animale e lo prende in braccio, ma proprio in quel momento esce di casa la padrona, che chiama la polizia credendo Christopher implicato nella morte del cane. Sostanzialmente la situazione si risolve (nonostante Christopher venga portato in centrale per  aver colpito un agente), ma il ragazzo prende un’importante decisione: scoprire l’assassino. La parte complicata arriva adesso: dovrà interagire con degli sconosciuti per ricavarne informazioni utili. Sebbene, infatti, Christopher sia un genio nella matematica, purtroppo (a causa della sindrome di cui è affetto) non riesce davvero a interfacciarsi correttamente con le persone. Come se non bastasse, a queste difficoltà, si aggiunge anche il divieto categorico del padre: Christopher non deve assolutamente ficcare il naso in questi affari.

L’ho trovato fra lo scaffale dei gialli e, quando ho cominciato la lettura, mi sono posta proprio in quell’ottica. Dato che poi definirlo “giallo” mi è sembrato un po’ eccessivo, l’ho letto come libro di formazione per ragazzi (infatti, scoprii che l’autore è conosciuto proprio in quest’ambito). In ogni caso, nemmeno questo mi ha reso la lettura più simpatica. Il racconto è in prima persona e il punto di vista è, ovviamente, quello di Christopher. Il tentativo, sebbene plaudibile, di mostrare le difficoltà di una famiglia davanti ad una sindrome come quella di Asperger non è per nulla riuscito. L’autore parla senza cognizione di causa e, almeno così ipotizzo io, per “sentito dire”, dato che non ha mai dovuto sopportare situazioni simili. E credo che circostanze particolari come quella descritta in cui le famiglia sono sole ed impotenti non possa assolutamente essere trattata con leggerezza, parlando per luoghi comuni.
In ogni caso, e a dimostrazione di quanto spesso mi possa sbagliare, il libro ha avuto un sacco di riconoscimenti (solo in Italia, ad esempio, ha vinto il Premio letterario Merck Serono, nel 2004, ed il premio Capra Alberto nel 2010). La mia opinione, comunque, non cambia.

Voto: 2/5


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