milk and honey

In libreria per Tre60, il bestseller del New Tork Times: milk and honey!

Per 9 mesi ai vertici della classifica del New York Times
… oltre un milione di copie vendute…

milk and honey è una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità. Si divide in quattro capitoli: ognuno persegue un obiettivo diverso, tratta una sofferenza diversa, guarisce un dolore diverso. milk and honey accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza, perché la dolcezza è dappertutto, se solo si è disposti a cercarla.

Dure e commoventi, leggere e sconcertanti, le parole di Rupi Kaur, accompagnate dai suoi disegni, toccano profondamente il cuore di tutti coloro che cercano consolazione e coraggio nella forza della poesia. E della sincerità.

L’autrice

Nata nel Punjab, in India, Rupi Kaur si è trasferita giovanissima in Canada coi suoi genitori. Ha studiato all’University of Waterloo, e attualmente vive a Brampton, nell’Ontario. Interessata da sempre all’arte, ha cominciato a pubblicare i suoi lavori sui social media, soprattutto su Instagram (dove ha quasi un milione di follower), trattando i temi dell’amore, della perdita, del trauma, della guarigione e della femminilità con parole e immagini. Le sue opere hanno acceso dibattiti, scatenato controversie e attirato su di lei l’attenzione di tutto il mondo. milk and honey è uscito per la prima volta nel novembre 2014, autopubblicato dall’autrice.  E quando, nell’ottobre 2015, è stato pubblicato da un editore americano, il successo è stato istantaneo.

Titolo: Milk and Honey
Autrice: Rupi Kaur
Genere: Poesia
Pagine: 208
Trad. di: Alessandro Storti
Prezzo ed. cartacea: 12,00€
Prezzo ed. digitale: 6,99€

Selezione di poesie: 


In libreria dal 2 marzo 2017!


 

Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro.

È evidente come il primo contatto con la nostra – potenziale – nuova lettura avvenga visivamente. Sì, parlo proprio di lei: della copertina.

Insomma, è lei che, per tutta una serie di motivi e sensazioni meramente soggettive, ci spinge verso un libro piuttosto che verso un altro.
Dal primo impatto, poi, seguono comunque tutta una serie di considerazioni (come un estratto, la quarta, la fiducia nell’autore/autrice… insomma, un vasto assortimento di variabili) che ci spingono o meno all’acquisto o lettura del volume incriminato.

Ma… se non avessimo una tale possibilità? Se potessimo scegliere un libro solo dalla copertina?

Tutto è nato da questa immagine: 

A parte i dettagli estetici (e per quanto possa essere d’accordo che i titoli con troppi fronzoli sono ridondandoti… ma – magari – ad alcuni piacciono), ci sono alcune accortezze che un lettore può seguire mentre sceglie un libro dalla copertina.

In primo luogo, occhio ai blurbs. Onestamente, non conosco se esiste un corrispettivo italiano (quindi, chiunque sia esperto in questi tecnicismi è invitato caldamente a farsi avanti), ma per spiegarsi un blurb è quella citazione, scritta da una persona che ha curato il libro o da qualcuno che abbia una certa influenza o un certo “peso” in un determinato ambito (possibilmente relativo al libro in questione), riportata in un qualunque punto della copertina.
Il suo scopo è quello di invogliare il lettore alla lettura mettendo in evidenza un aspetto particolare del libro o un’opinione “autorevole” sul suddetto.

È bene, quindi, informarsi su chi sia l’autore o l’autrice del blurb per poterne conoscere la sua autorevolezza  – e obiettività – e anche i motivi che lo/la hanno spinto/a a rilasciare proprio quel commento (e considerando anche che, non sempre, chi esprime un paio di righe di opinione ha letto il libro nella sua interezza… può capitare).

Ad esempio, nell’immagine (da cui è partito tutto il mio trip per questo articolo) così si ironizza: «“Mark è il migliore scrittore nella nostra famiglia.” Mamma».
È logico che un commento del genere è tutto fuorché obiettivo.

In secondo luogo, attenzione ai libri in cui il nome dell’autore è più grande del titolo del libro.
Effettivamente, è un poco sospetto fare più affidamento sul nome dell’autore che non su ciò che ha scritto…

In terzo luogo, parliamo di fascette e bolloni. Di questi fastidiosi strumenti avevamo già parlato un po’ di tempo fa sempre con riferimento a come si sceglie un libro, ma per intenderci quando parlo di fascette mi riferisco a quelle strisce di carta (solitamente gialla o rossacolorini che si notano poco insomma…) che avvolgono il libro e che contengono spesso una frase elogiativa o un mega traguardo raggiunto dal libro in questione. Quando, invece, parlo di bolloni mi riferisco agli adesivi appiccicati alla copertina, i quali, più o meno, hanno lo stesso scopo delle fascette.

In particolare, di fascette noi lettori italiani siamo sommersi. Davvero… inondati, affogati.

E se ne siamo così pregni un motivo ci sarà… insomma, se gli editori continuano a farsi stampare fastidiose striscette di carta da appaiare al disgraziato libro vuol dire che una qualche utilità questi strumenti del diavolo l’avranno, no?

Personalmente – ma forse lo avevi già capito – a me le fascette non piacciono. Le trovo fastidiose ed eccessive e non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto (o un successo/traguardo particolare).

Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

Per non parlare poi di quelle fascette che pretendono di conoscere i tuoi gusti: (es.) se ti è piaciuto il libro X, allora adorerai questo… 
NO! Ma chi te lo dice?!

Immagine di Grazia.it

In ogni caso, anche qui attenzione, perché a volte le fascette dicono solo una parte di verità (non che mentano eh, ma magari non dicono proprio completamente come stanno le cose… chi mi segue su Goodreads sa di cosa parlo, perché ho avuto modo di riportarne un esempio pratico).

Magari dedicherò un articolo solo alle fascette, perché mi rendo conto che sto iniziando a sproloquiare sull’argomento… sorry!

In ogni caso, è logico che anche l’occhio voglia la sua parte e, quindi, una bella immagine di copertina e una vesta grafica ben fatta ci attirano molto di più di una imbarazzante copertina realizzata malamente.
E ciò non toglie comunque che il libro “vestito meglio” possa poi rivelarsi una ciofeca, ma una certa cura denota  professionalità e serietà nel presentare il proprio lavoro.

Ultima considerazione riportata anche nell’immagine e che – almeno in parte – condivido è quella di considerare la lunghezza del libro.
Il Signore degli Anelli (giusto per fare un esempio) non venne visto di buon occhio – almeno inizialmente – dal suo editore, perché era un libro troppo lungo, troppo complesso e costoso da stampare soprattutto se poi si fosse rivelato un flop.
Ora, un flop non è stato, ma la divisione in tre libri (La Compagnia dell’Anello; Le due torri; Il ritorno del re) fu fatta proprio per contenerne i costi e le eventuali perdite.

Quindi, tutto questo discorso per dire che se un editore ha scelto di investire in un libro particolarmente lungo, stampandolo con tutte le accortezze del caso, vuol dire che si tratta di un lavoro nel quale crede profondamente.
Siamo d’accordo che poi questo non ci garantisce di trovarci davanti a un capolavoro, ma è comunque un altro aspetto da considerare positivamente.

… Meno male che un libro si giudica sia dalla sua copertina sia da altri innumerevoli elementi (che avevo già condensato qui, quindi non sto a ripetermi)!


Altri articoli che potrebbero interessarti:

Fascette, fascette ovunque

Non molto tempo fa abbiamo avuto modo di scoprire insieme qualche "trucchetto" che ci potesse aiutare a scegliere un libro ...
Leggi Tutto

Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro. È evidente come il primo contatto con la nostra - potenziale ...
Leggi Tutto

Letture romantiche per San Valentino

In verità, ammetto che nell'ultimo periodo il teatrino lei/lui/l'altro, in cui molto spesso gli ultimi due ruoli s'invertono e il ...
Leggi Tutto

E così l’italiano è scomparso…

... ma dai? Questa è la storia di come, in Italia, ci si svegli sempre tardi (ma, come si dice, ...
Leggi Tutto

Giornata della memoria: leggere per non dimenticare

Nel corso della storia umana, ci sono stati - purtroppo - tanti momenti che preferiremo cancellare e fingere che non ...
Leggi Tutto

Come leggere di più

Un nuovo anno di ricco di possibilità (speriamo la maggior parte buone) è appena iniziato. Al solito, l'inizio di un ...
Leggi Tutto

Le ragazze con il pallino per la matematica

Disponibile dal 28 febbraio 2017, Le ragazze con il pallino per la matematica.

Ilaria, scienziata internazionale, era una “capra” in matematica. Sandra, avvocata e manager sognava di fare la veterinaria. E ancora, Marina ingegnera, Elena startupper, Debora giornalista, Paola ricercatrice. Cento donne che si sono confrontate con “il pallino per la matematica”, tutte sfatano i pregiudizi che vorrebbero le materie scientifiche solo per talenti naturali, solo per uomini, necessariamente seria e formale, lontana dalla realtà. Una raccolta di cento interviste, che seguono una traccia semplice che valorizzi le personalità, le passioni e le esperienze individuali di studio e di professione. Ci sono donne nate con un talento evidente e ci sono donne che hanno scoperto e sviluppato l’importanza delle competenze logico-matematiche solo nel tempo. Le narrazioni di crescita personale prima che professionale suggeriscono alle ragazze più giovani percorsi di orientamento per la scuola e per il lavoro e possono far prendere consapevolezza delle proprie potenzialità, sfatando il mito che bisogna nascere palesemente talentuosi per avere una vita di successo. E questo vale per le ragazze. Ma anche per i ragazzi.

Prefazione del ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca Valeria Fedeli. Introduzione di Nicola Palmarini autore per Egea di Le infiltrate. Ragazze e Tecnologia, stereotipi e opportunità.

 

«Chiamare “libro” il lavoro di Chiara Burberi e Luisa Pronzato è sinceramente riduttivo.
Tutta la sua architettura lascia già pregustare il sapore di una messa in scena per il teatro
dove potersi confrontare dal vivo – viso a viso, voce a voce, esperienza a esperienza.
Del resto sarebbe altrettanto errato definirlo genericamente un “progetto”: siamo pieni di progetti.
Eppure del “Progetto”, la “P” maiuscola è un accento d’obbligo, ha tutte le caratteristiche
perché una volta arrivati in fondo vi direte: “raccontamene un’altra”.
E tutto mi lascia credere (o forse sperare) che la storia di queste storie sia solo all’inizio:
non sarà un editore a definirlo, saranno le donne e gli uomini che le leggeranno a determinarlo.»

Nicola Palmarini

Le autrici

Chiara Burberi è nata, cresciuta e “maleducata” a Milano dal 1967. Ognuno conosce una Chiara diversa: prima docente in Bocconi, poi consulente in McKinsey e manager in Unicredit, adesso AD di redooc.com, la “Palestra della matematica più grande d’Italia”, una piattaforma di didattica digitale dedicata alle materie STEM (Science, Tech, Engneering e Mathematics) o meglio STEAM (STEM con Arte), che ripensa il modo di insegnare e di apprendere.

Luisa Pronzato. Credevo che, noi ragazze (e soprattutto le nuove generazioni), ce l’avessimo fatta: diverse certo dagli uomini, ma diverse come qualsiasi individuo. E invece ho l’impressione che stia tornando a essere “sesso debole”. Giornalista del Corriere della Sera, coordino dalla fondazione (2011) La27ora [http://27esimaora.corriere.it/], sito, blog, radio, laboratorio di idee e di sperimentazioni multimediali nato da un gruppo di giornaliste del Corriere e diventato subito luogo di scambi e dialoghi tra voci femminili e maschili.

Titolo: Le ragazze con il pallino per la matematica
Autrici: Chiara Burberi e Luisa Pronzato
Genere: Non fiction
Prezzo ed. digitale: 2,99€

Disponibile nei principali store online


Disponibile dal 28 febbraio 2017!


Scopri altre novità in libreria al momento: 

Il valzer degli alberi e del cielo: l’ultimo amore di Van Gogh

A fine aprile arriva in libreria per Salani la sofferta storia d'amore tra il genio creativo di van Gogh e ...
Leggi Tutto

Birthdate

Arriva il seguito di Deathdate, Birthdate! Denton Little non è ancora mor­to! In un mondo in cui tutti co­noscono la ...
Leggi Tutto

Assalto a Villa del Lieto Tramonto

Ecco il finale della trilogia di Helsinki, Assalto a Villa del Lieto Tramonto! Villa del Lieto Tramonto non è più ...
Leggi Tutto

Mind, Maps and Infographics – Moleskine Books

I libri Moleskin si arricchiscono con i disegni, le mappe concettuali e le infografiche delle idee di graphic designers quali ...
Leggi Tutto

L’universo nei tuoi occhi

Dall'autrice di Raccontami di un giorno perfetto Jennifer Niven, arriva per DeAgostini L'universo nei tuoi occhi! Libby e Jack. Due ...
Leggi Tutto

Hello Ruby

In occasione del mese dedicato alle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), il Centro Studi Erickson presenta Hello Ruby. Linda Liukas ...
Leggi Tutto

Ce la faccio da sola

In arrivo il 9 marzo 2017 per Sonzogno, Ce la faccio da sola! Ansia, agitazione, ridotta libido, insonnia, memoria scadente, ...
Leggi Tutto

milk and honey

In libreria per Tre60, il bestseller del New Tork Times: milk and honey! Per 9 mesi ai vertici della classifica ...
Leggi Tutto

Le ragazze con il pallino per la matematica

Disponibile dal 28 febbraio 2017, Le ragazze con il pallino per la matematica. Ilaria, scienziata internazionale, era una “capra” in ...
Leggi Tutto


Gemina recensione

Titolo: Gemina
Autori: Amie Kaufman e Jay Kristoff
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Gemina (?)
Anno di pubblicazione: Inedito

Preceduto da: 
Illuminae

Seguito da: 
– Inedito (in arrivo – forse – a fine 2017)

**Se non hai letto il primo volume della saga, proseguendo nella lettura di questo articolo, rischi spoiler**

Processo Kerenza, ottantunesimo giorno. La direttrice – che abbiamo imparato a conoscere in IlluminaeLeanne Frobisher della BeiTech Industries sostiene di non aver mai avuto conoscenza dell’attacco perpetrato ai danni della colonia dalla quale la nostra Kady Grant era fuggita assieme a Ezra Mason (e le cui vicende facevano parte del primo Illuminae Files)… anche perché lei – sostiene la direttrice – ha assunto l’incarico dopo.

Certo, si tratta di una versione un po’ difficile da sostenere, considerando comunque che la Frobisher era già in carico quando la stazione Heimdall è stata attaccata (sì, parliamo della stessa stazione verso la quale i sopravvissuti della Hypatia stanno disperatamente cercando salvataggio).

Quindi, un passo indietro (di circa un anno) e torniamo a un tempo in cui la Hypatia, dopo gli eventi raccolti in Illuminae, si trova a quindici giorni di viaggio dalla stazione orbitante Heimdall.

Sulla stazione, nessuno è a conoscenza della terribile situazione in cui la Hypatia si trova (anche perché non sanno nemmeno dell’attacco a Kerenza) causa sabotaggi da parte dello staff della stessa Heimdall – ovviamente, si tratta di operativi infiltrati della BeiTech.

Tra un po’ di sballo spaziale procurato grazie a vermi simil tenia che, però, si cibano di impulsi celebrali e i festeggiamenti per il giorno della Terra, tutto bene fino a quando… bè, ricordi che la BeiTech ha distrutto Kerenza, iniziato una caccia spietata ai superstiti nonché distrutto una nave UTA (l’Alexander)?
Se la Hypatia raggiungesse Heimdall sarebbe un bel problema.
E, quindi, ecco l’unica soluzione: distruggere la stazione Heimdall e poi fare lo stesso con la Hypatia.

Per farlo, la BeiTech ha già programmato ogni più piccolo dettaglio.
La carneficina – e il conto alla rovescia – ha inizio…

Il processo Kerenza è in corso e noi ne leggiamo i documenti raccolti come se fossimo uno dei giudici della Corte (e l’invito di girare a pagina tot per seguire il fascicolo cui giudici e accusatore fanno riferimento è un altro tassello in più che coinvolge il lettore nella storia).

Accanto ai coloriti report pieni di considerazioni personali dello stesso analista di Illuminae, le consuete pagine di Unipedia e le chat più o meno crittate tra i personaggi (anche se, grazie a WhisperNet, qui sono a un livello superiore in stile Google Glasses), abbiamo anche il taccuino-diario di Hanna, illustrato da Marie Lu (autrice di The Legend Trilogy… che adesso mi sono incuriosita di leggere), magistralmente macchiato di sangue in un angolo del foglio (chiazza che, tra parentesi, si allarga pagina dopo pagina… inquietante!).

Estratto da Gemina, Amie Kaufmann e Jay Kristoff, Rock the Boat, 2016

Si crea, quindi, una linea di narrazione mista a cui Illuminae ci aveva già abituati.
Sono stati fatti comunque alcuni passi in più nel modo di raccontare questa storia rispetto al capitolo precedente.

Sebbene la narrazione sfrutti maggiormente la ricostruzione scritta di video e filmati, ci sono altre soluzioni – alcune già note e qui forse ancora meglio realizzate – tra parallelismi, frasi che vorticano e girano portando un ulteriore grado di immedesimazione in chi legge.
Infatti, il lettore si trova costretto a girare il libro o inclinarlo. Questi movimenti corrispondo a momenti precisi nella narrazione.

Un passo in più anche nel ritmo degli eventi: si entra nel vivo della storia molto prima, i momenti concitati arrivano quasi subito. Anche perché non è solo l’assalto a Heimdall; c’è l’arrivo della Hypatia con pochissimo scarto, purtroppo, rispetto a una nuova flotta che la BeiTech ha inviato per distruggerla; ci sono il reattore e il generatore di wormhole in manutenzione; ci sono le mucche e i loro “figli” (nessun ulteriore dettaglio concesso =P).

Tuttavia, a onor del vero, ammetto che si ripresentano schemi narrativi già visti nel precedente volume. In particolare mi riferisco al fatto che la difesa viene sempre smollata a un gruppo di adolescenti i quali, per vari motivi, hanno sempre le abilità che servono per la “missione” (una per divertissement si “addestra” in strategia militare; un’altra è un hacker); poi abbiamo la solita squadra di assalitori super-mega-accessoriati e super-mega-addestrati che, però, si fa infinocchiare; il conto alla rovescia che parte, si ferma, torna indietro, riparte; i nostri, oltre a difendersi dall’inseguimento/invasione, devono guardarsi anche a un’altra minaccia

Piccolo spoiler

che di là era il virus mutageno, qui è il verme simil tenia mangia cervelli.

Insomma… siamo sempre sul filo di rasoio…

A bordo seguiamo principalmente le vicende della già citata Hanna (anche “Sua Maestà”), figlia del direttore della stazione; Nik, componente della Casa dei coltelli: e la di lui cugina Ella, piccola hacker vittima di un’atroce piaga (di cui non riporto il nome perché non so come decideranno di tradurlo in italiano).

Ma, come accadeva anche in Illuminae, i personaggi sono molti di più. Fanno alcune comparsate volti già noti ed entrano in scena altri solo citati.
Tuttavia, mi spiace dirlo, ma il passo in più qui non c’è e si resta impantanati in dinamiche già presenti in Illuminae: Kady è qui rappresentata per competenze, modi di fare, capacità e abilità in parte da Ella e in parte da Hanna; Ezra da Nik.
Il dinamico duo, ovviamente, finisce in dinamiche abbastanza prevedibili.
Non che non abbia apprezzato i nuovi protagonisti, anzi… anche qui mi sono ritrovata coinvolta nelle loro vicende come da molto tempo non mi succede per i “libri normali”, ma ammetto che gli autori si sono adagiati in scelte facili.

I personaggi secondari non ricevono molta di quell’attenzione che, invece, gli era riservata in Illuminae e che avevo davvero apprezzato molto.

La sensazione è quella di avere tra le mani sicuramente un buon prodotto che, per certi versi, gioca ancora meglio su alcune delle ottime trovate narrative (vortici di parole, una prosa spesso molto visiva) del precedente capitolo, ma per altri insiste in meccaniche già viste e ricade in scelte facili.

Ritengo Gemina una sorta di libro di raccordo, utile per completare il quadro iniziato in Illuminae e preparare la scena per il gran finale (almeno, questo è quello che mi aspetto!).

Ciò non toglie, comunque, che Kaufmann e Kristoff siano stati in grado di creare ancora una volta una storia intrigante di cui il lettore vuole, a questo punto, dannatamente conoscere la fine e dei personaggi cui, con tutti i loro pregi e difetti (e con le dovute remore che ho espresso), non si può far a meno di affezionarsi.


Hai letto "Gemina"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...


Il seggio vacante recensione

Titolo: The casual vacancy
Autrice: J.K. Rowling
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: Il seggio vacante
Anno di pubblicazione ITA: 2012

Si annuncia la triste dipartita di Barry Fairbrother, quarantaquattro anni, direttore dell’unica filiale di banca ancora rimasta in “città” nonché membro del Consiglio locale di Pagford.
Il pover’uomo era a cena – anzi stava andando a cena – con la moglie quando un aneurisma se l’è portato via.

La notizia si ripercuote su tutta la cittadina come una carica di cavalleria annunciata dal rullo di tamburi. Cavalli e tamburi a Pagford sono, tuttavia, rappresentati da telefoni trillanti e resoconti costruiti.
C’è chi lo compiange; chi ancora basito non riesce a comprendere; chi teme momenti come questi riflettendosi nella pena e nel dolore della vedova di Fairbrother, Mary; e c’è anche chi ne è contento.
Insomma, c’è solo una cosa certa: la morte di Fairbrother e il seggio vacante che ha lasciato nel Consiglio locale sono l’argomento che più fermenta sulle bocche dei paesani.

Adesso, la caccia è al suo sostituto e, nel paese, le fazioni avversarie sono già pronte con il nome del proprio candidato. Ma anche altri pare vogliano mettere le loro grinfie su quel seggio vacante. E chissà che il fantasma di Barry non abbia qualcosa da ridire in proposito…

Se Pagford avesse lo status quo di comune potremo parlare di una specie di cittadina; invece abbiamo davanti il classico paesotto inglese.
Con le villette pittoresche, l’acciottolato delle strade, i negozi che si affacciano sulla piazza principale, lo scuolabus che carica i ragazzi in divisa verso la scuola e poi… ah, poi le chiacchiere.
Che paese sarebbe senza un buon giro di pettegolezzi?
La morte di Fairbrother innesca un fuggi fuggi generale: chi era presente al momento del fattaccio ci tiene a dare la sua versione direttamente “dalle trincee”; chi ha saputo la sconcertante notizia non vede l’ora di diffonderla in diversi toni e gradazioni al vicino/amico/parente; e poi ovviamente c’è anche chi soffre più di altri colpito direttamente dalla vicenda.

Ovviamente, Pagford è un carosello di personaggi: c’è il salumiere trippone; la psicologa fricchettona; l’invidioso; il ragazzo innamorato; la ragazza problematica; la vecchia pettegola; l’impicciona; l’insoddisfatta;  l’eterno indeciso; ect.

E tra di loro c’è chi è profondamente addolorato per la morte di Fairbrother e chi, invece, bè, ci vede un male non necessario ma tutto sommato utile.

Anche perché la morte di Barry Fairbrother non è solo una specie di – tragico e improvviso – evento locale, ma smuove tutta una serie di movimenti intestini nella ridente e britannica Pagford, rinfocolando mire di secessione.

Quindi, da una parte Pagford; dall’altra Yarvist, la circoscrizione ufficiale. Gli abitanti delle due cittadine sono simili per i classici modi di fare inglesi educati che nascondono spesso un pezzetto d’astio, un briciolo di supponenza e anche un goccio di ipocrisia.

Tuttavia, i giochi che si aprono nella cittadina di Pagford coinvolgono un po’ tutti tra pettegolezzi e falsità, pregiudizi e mezze verità, sospetti e alleanze più o meno velate, profonde antipatie e amicizie importanti. Le azioni di un personaggio influenzano quelle degli altri in un mirabile effetto domino che, alla fine, investe Pagford su larga scala.

Catapultati nella vita della piccola cittadina, ci ritroviamo invischiati in varie vicende famigliari, in differenti storie personali. Ogni personaggio e ogni famiglia ha la sua storia, il suo modo di essere, i suoi segreti e le sue aspirazioni.

Il cocktail cittadino propone ipocrisia shakerata con finti buonismi; vanagloria mixata con supponenza; opportunismi vari mescolati con falsità di vario genere. 

Nei romanzi corali si parla di tutti e il primo rischio in cui l’autore incorre è quello di non parlare di nessuno, cioè di non approfondire bene i personaggi, renderli delle macchiette o tutti simili; di concentrarsi su alcuni e dimenticarne altri.

Qui questo rischio è in parte scongiurato.

Secondo il mio sentire, i personaggi femminili sono più diversificati l’una dall’altra e hanno tutte vari aspetti della personalità, sebbene poi un elemento sia predominante rispetto agli altri. In ogni caso, seppure ricadendo in alcuni stereotipi, sono comunque distinte le une dalle altre.

Negli uomini, invece, avverto un livello inferiore di caratterizzazione: tutti più o meno molluschi e viscidi (c’è chi esplica questa mollezza in maniera più violenta, come Simone Price; e chi in maniera più nascosta, cioè tutti gli altri). La maggior parte pare interessata alle forme in fiore delle ragazzine; la maggior parte ha bisogno di esternare o dimostrare la propria virilità; la maggior parte vede solo nei limiti ristretti dai confini di Pagford; la maggior parte è supponente e altezzosa; la maggior parte vede le donne solo come un mezzo.
Gli unici che si salvano sono il defunto Fairbrother- e il fatto di essere morto lo esclude un po’ dai giochi – e il chirurgo/bello-di-Bollywood Vikram (personaggio mai approfondito).

Sotto questi aspetti – cura nei personaggi e nell’ambiente di piccolo borgo inglese – e con le remore che ho espresso sopra, tanto di cappello.

La stessa autrice ebbe modo di spiegare: «Personalmente, non credo che questo sia un libro molto filmabile. Questa è una delle cose che mi piace. Penso che sia un nuovo romanzo dato che una buona parte delle cose che accadono avvengono internamente. È necessario capire quello che sta accadendo nelle teste della gente. Così, anche se accadono molte cose nel romanzo, parte del suo fascino, per me, è che molte cose avvengono nella vita interiore delle persone, e un film non è necessariamente il mezzo migliore per poterle trasporre» [Fonte: blog.screenweek].

Tralasciando il fatto che la BBC ne ha già annunciato la trasposizione in serie televisiva (siamo d’accordo che non si tratti di un film, ma il mezzo di comunicazione – a parer mio – resta sempre lo stesso), quanto detto riguardo alle vicende spesso interne dei personaggi è molto vero.

E la storia, infatti, è molto lenta… anche perchè non si tratta di seguire un singolo protagonista né si concentra su di un singolo evento, ma si tratta della vita di una cittadina intera il cui fulcro e i delicati equilibri iniziano a dissestarsi alla morte di Barry Fairbrother.

È come entrare per qualche giorno nello spaccato di vita di questa piccola cittadina. Non succede nulla di eclatante (a parte un paio di eventi verso la fine – che evito di riportare per spoiler), non ci sono colpi di scena, non c’è un ritmo serrato, non c’è necessità o urgenza di sapere cosa succederà ai personaggi.

Per carità, il clima di piccolo paesello si respira tutto (e, il fondo, tutto il mondo è paese: i pettegolezzi e le ipocrisie girano nei piccoli mondi italiani come in quelli inglesi), tuttavia la mancanza di una storia principale che faccia da cardine alla vicenda mi ha reso un po’ complesso appassionarmi alla storia o affezionarmi ai personaggi ed essere partecipe delle loro tribolazioni.

Verso la fine (cioè l’ultimo centinaio di pagine), gli eventi cominciano un pochetto a entrare nel vivo. Un po’ troppo tardi, forse, per appassionare un lettore.

Impossibile non notare il profondo pessimismo che gronda da tutto il libro: homo homini lupus. Questa è la natura umana: ognuno per sé, strenua necessità di mantenere le apparenze a discapito anche dell’amor proprio, cecità, ipocrisia, velleità, arroganza, sentimenti nascosti.
Nulla da fare: dal pregiudizio non si scampa, dalle catene che la vita ci riserva nemmeno.

Concludendo: ho approfittato della nuova edizione Tea edita nel gennaio 2017 per leggere quello che sarebbe il primo romanzo che J.K. Rowling ha scritto dopo tutti gli Harry Potter (io, come sai, ho ordinato i libri come tornava comodo a me e ho letto prima i libri targati Robert Gailbraith, il-per-nulla-misterioso pseudonimo della scrittrice… trovi i link delle recensioni nel box al termine dell’articolo).
Tuttavia, ecco… non sono pentita dell’acquisto solo perché si trattava di un’edizione economica (circa 5€).

Intendiamoci, Il seggio vacante presenta un buon comparto personaggi e un’ottima caratterizzazione ambientale. Purtroppo, questi due elementi non riescono a bilanciare completamente una storia priva di un evento cardine, la quale si barcamena tra una moltitudine di sottotrame senza trovare la forma giusta per appassionare il lettore.
Manca una conclusione netta a molte delle storie iniziate (e, difetto mio, i finali abbozzati/accennati non trovano il mio completo appoggio).

[Credit photo: dailymail.co.uk]


Hai letto "Il seggio vacante"? Che ne pensi?

View Results

Loading ... Loading ...


Articoli correlati: 

J.K. Rowling: due nuovi libri in arrivo!

Ebbene, sì, pare che questo nuovo anno porterà con sé parecchie novità per gli amanti di Harry Potter e di ...
Leggi Tutto

Aspirante scrittore? Eccoti 13 consigli di scrittura da J.K. Rowling!

Scrivere è questione di molte cose così ben riflullate insieme tanto da creare qualcosa di magico. È questione di disciplina, ...
Leggi Tutto

La Via del Male, il terzo romanzo di Robert Galbraith/J.K. Rowling

Eccolo! Il terzo capitolo della saga di Cormoran Strike arriverà ben presto anche in Italia. L'annuncio ufficiale di Salani: La ...
Leggi Tutto

J.K. Rowling conferma: in arrivo un nuovo libro!

J.K. Rowling l'infaticabile! Tempo fa, abbiamo parlato di come a breve uscirà (anzi, in Inghilterra e America è già disponibile) ...
Leggi Tutto

Severus Piton: è un eroe? La Rowling risponde ai fan

Insomma... Server Piton è sicuramente uno dei personaggi più controversi e discussi della saga di Harry Potter (assieme, sicuramente, a ...
Leggi Tutto

Il seggio vacante recensione

Titolo: The casual vacancy Autrice: J.K. Rowling Genere: Romanzo Anno di pubblicazione: 2012 Titolo in Italia: Il seggio vacante Anno ...
Leggi Tutto

Il Quidditch attraverso i secoli recensione

Titolo: Quidditch Through the Ages Autore: Kennilworthy Whisp/J.K. Rowling Genere: Saggio Anno di pubblicazione: 2001 Titolo in Italia: Il Quidditch ...
Leggi Tutto

Le fiabe di Beda il bardo recensione

Titolo: The Tales of Beedle the Bard Autore: Beda il bardo/J.K. Rowling Genere: Racconti Anno di pubblicazione: 2008 Titolo in ...
Leggi Tutto

Gli animali fantastici e dove trovarli recensione

Titolo: Fantastic Beasts and Where to Find Them Autore: Newt Scamander/J.K. Rowling Genere: Libro di testo/Meta-libro Anno di pubblicazione: 2001 ...
Leggi Tutto

Animali fantastici e dove trovarli, lo screenplay originale a breve in Italia

Dopo essersi occupata dell'edizione speciale dell'anteprima teatrale di Harry Potter e la maledizione dell'erede (qui puoi leggere l'annuncio della casa ...
Leggi Tutto

All’asta le Fiabe di Beda il bardo

Per la precisione parliamo di una copia particolare de le Fiabe di Beda il bardo (qui trovi la mia recensione), ...
Leggi Tutto

Harry Potter e la maledizione dell’erede recensione

Titolo: Harry Potter and the cursed child Autore: Jack Thorne Genere: Sceneggiatura Anno di pubblicazione: 2016 Titolo in Italia: Harry ...
Leggi Tutto

Harry Potter e la maledizione dell’erede

Come sappiamo questa estate è in scena, a Londra, Harry Potter and the cursed child, l'ottavo capitolo della saga dedicata ...
Leggi Tutto

2.000 titoli in formato eBook a 1.99€!

Alcuni di noi si stanno già preparando pronti per un bel viaggio e, ovviamente, in valigia non possono mancare i ...
Leggi Tutto

Harry Potter and the cursed child: l’ottavo libro della saga

Abbiamo avuto modo di parlare di Harry Potter and the cursed child, la pièce teatrale che sarà un vero e ...
Leggi Tutto

Voldermort: la giusta pronuncia è…

Tutto è cominciato da un semplice post. Sì, proprio così. È bastata una semplicissima affermazione di un utente di Twitter ...
Leggi Tutto

Il baco da seta recensione

Titolo originale: The silkworm Anno di pubblicazione: 2014 Autore: Robert Galbraith Genere: Giallo Titolo in Italia: Il baco da seta ...
Leggi Tutto

Il richiamo del cuculo recensione

Titolo originale: The Cuckoo's Calling Anno di pubblicazione: 2013 Autore: Robert Galbraith (= J. K. Rowling) Genere: Giallo Titolo in ...
Leggi Tutto

Il Seggio Vacante: Annunciato per Febbraio 2015!

La Rowling da tempo ormai ha abbandonato Hogwarts per dedicarsi a progetti completamente diversi (= libri gialli). Il primo di ...
Leggi Tutto

Career of evil: il nuovo capitolo in arrivo in autunno

Arriverà in ottobre (per la precisione il 22 in Inghilterra; il 20 in America), il terzo capitolo dedicato all'investigatore privato ...
Leggi Tutto