La notte comincia piano recensione

Titolo: La notte comincia piano
Autore: Daniele Titta
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2019

Quando il gentilissimo ufficio stampa di CasaSirio mi propose questa lettura non ero del tutto convinta: si tratta di racconti e i racconti – sebbene mi piacciano molto – sono un po’ subdoli.

Devono, infatti, riuscire a dare il massimo in pochissime pagine e… insomma non è affatto semplice che il lettore si senta coinvolto.

Poi però lessi il primo racconto (Il mare di spighe) e lo stile di Titta mi trascinò così tanto che, al Salone del libro, decisi di comprarmelo 🤗

Il mare di spighe con il suo mietitore era davvero una piccola chicca favolosa (sul sito di CasaSirio trovate le prime pagine in anteprima gratuita… vi consiglio di dargli un occhio), ma anche gli altri racconti ti trascinano giù tra le pagine.

Alcuni inorridiscono, ripugnano quasi (come La sirena); altri fanno sorridere e disperare allo stesso tempo (Un problema di tempo); altri ancora espongono cruda verità (come il racconto che dà titolo a tutta la raccolta, La notte comincia piano).

A prescindere dai sentimenti che questi racconti trasmettono, si tratta di storie affascinanti, curiose e particolari riportate con uno stile frizzante e coinvolgente.

I racconti sono subdoli, ma Titta riesce a domare questa loro imprevedibilità regalando al lettore storie corpose (nonostante le poche pagine a disposizione), personaggi completi e momenti di ottimo intrattenimento.

Se vi piacciono le storie con elementi surreali, ironia e un po’ di sano horror, allora questa raccolta di Titta è la compagnia perfetta di un pomeriggio.

La campana d’Islanda

la campana d'islandaTitolo originale: Islandsklukkan
Autore: Halldór Laxness
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1943
Titolo in Italia: La campana d’Islanda
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Alessandro Storti

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Beoni, ladri, incesti, omicidi, stupri… e ancora carestie, povertà e ignoranza.

Sono solo alcune delle piaghe che attanagliano l’Islanda in questo periodo buio di dominazione danese (siamo attorno alla fine del Seicento).

In particolare, noi seguiremo le vicende di tre personaggi i cui rapporti varieranno del corso degli anni (sconosciuti, sostenitori, nemici, aiutanti, amanti…).

Jón Hreggividsson, bifolco che tira a campare, verrà accusato di aver ucciso il boia del re e la sua vicenda giudiziaria si protrarrà nel corso del tempo tra burocrati sfaccendati e annoiati, errori (ma più che altro tanto menefreghismo e disinteresse) processuali e lunghissime ostinazioni legate al potere e alla reputazione (non di Jón ovviamente 😅).

Vedremo la bella Snaefridur, Sole d’Islanda, figlia del magistrato che accuserà Jón, crescere e trasformarsi in donna; illudersi; errare (sia nel senso di sbagliare che in quello di “vagare”); incaponirsi e tornare sui suoi passi.
La vedremo innamorata e poi delusa, abbandonata; consapevole infine.

Ultimo ma non ultimo (e colpevole, in parte sicuramente, del disincanto di Snaefridur), Arnas Arnæus, dotto – basato sulla figura storica di Árni Magnússon – con un sogno: collezionare tutta la cultura islandese e creare una biblioteca della memoria e della conservazione.

Come fosse una vecchia saga, Laxness ci conduce in questa Islanda tra ballate e canti; povertà e ignoranza; in cui persino un poveraccio come Jón Hreggividsson può trasformarsi quasi in una sorta di “eroe”.

E, tramite pochissimi personaggi, riesce a regalarci un quadro vivido di un’Islanda indubbiamente affascinante: la lotta per la sopravvivenza, la brutalità della giustizia, la fatalità dell’ignoranza, la poesia dei paesaggi, la crudeltà delle sue piaghe.

Ma… la storia in sé si protrae lenta (sebbene su di uno sfondo sociale e ambientale magnifico) con personaggi evanescenti, opachi di cui si fa difficoltà a comprendere completamente l’animo (e, di conseguenza, le scelte).

Concludendo, consiglio La Campana d’Islanda a chi apprezza una profonda analisi storico-sociale degli ambienti nordici capace di gestire momenti bruschi con un pizzico di ironia.

Gente per bene recensione

Titolo originale: The best kind of people
Autrice: Zoe Whittall
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Gente per bene Gente per bene
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Alessandra Riccardi

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

«Immagina che la persona che ami in cui hai fiducia diventi una persona differente nel giro di una notte. Cosa faresti?»

George Woodbury è un esempio per l’intera comunità: non solo, qualche anno prima, fermò una probabile strage (bloccò, infatti, un uomo armato pronto a far fuoco in una scuola), ma è anche un insegnante attento e stimato (tanto da essere sempre designato come insegnante dell’anno), è attivo socialmente ed è sempre pronto ad aiutare 👨‍💼🥇

Ma quando alcune ragazze della scuola dove George insegna (alcune, tra l’altro, conoscenti della figlia Sadie) lo accusano di molestie sessuali e tentato stupro, tutto crolla.

E a quel punto, a chi credere? Al padre di famiglia, al professore stimato, all’eroe cittadino o a delle ragazze che pare abbiano fatto gruppo tra loro?

E dove sta la verità?

Ritrovarsi con un interrogativo del genere è indubbiamente destabilizzante. E, per quanto possa essere terrificante e confuso ritrovarsi con un’onta del genere addosso, la Whittall ci pone in un’ottica diversa: e chi rimane?

Perché spesso – nei libri, nei film, nella serie televisive – seguiamo il punto di vista chi di è incriminato, di chi si ritrovata l’accusa marchiata addosso… ma chi resta – i familiari, i colleghi, gli “amici” – che fanno? Cosa provano? Dove stanno? Restano oppure si defilano alla chetichella?

Gente per bene segue, quindi, le vicende della famiglia di George (la moglie e i due figli in particolare), ne affronta i dubbi e le perplessità, ne analizza le reazioni private e ne descrive il comportamento pubblico (quando hai un’intera comunità pronta ad analizzare ogni tuo battito di ciglia non è sicuramente facile).

Perché sono loro a restare sotto al centro dei riflettori, nell’occhio del ciclone; non solo hanno i media che affollano la casa, ma i vicini stessi (quelli che salutavano cordialmente per strada) o gli amici più cari cambiano radicalmente atteggiamento tra chi pensa che “fosse impossibile non sapere” e chi invece sostiene che “è impossibile conoscere del tutto una persona“.

Un romanzo, quindi, che presenta un ritmo e un focus diversi dai soliti standard di genere. L’attenzione sui personaggi e la cittadina in generale è massima; dei vari sviluppi della vicenda processuale di George, infatti, sappiamo poco e ci arrivano solo le reazioni dei familiari o della comunità (perché, ovviamente, tutti sono pronti a dare giudizi – di sostegno o meno).

In conclusione, un romanzo interessante per l’analisi dei personaggi con un ritmo non troppo veloce (ecco, da questo punto di vista, dire che potrebbe non adattarsi bene a chi si aspetta un thriller al fulmicotone).
Consigliato a chi apprezza gli sguardi alternativi e il dubbio costante.

Stranger Things Il sottosopra

Titolo originale: Stranger Things Volume one: The other side
Autori: Jody Houser, Stefano Martino (illus.)
Genere: Graphic novel
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: Stranger Things Il sottosopra
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Francesca Mastruzzo

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Mai stati ad Hawkins?

Be’, attorno agli anni ’80 tra strani laboratori, portali che si aprono e sono difficili da chiudere, demo-dogs e Mind Flayer non era certo un posto tranquillo in cui vivere.

Ovviamente non vi invito a fare un viaggio del tempo; basta guardarsi l’acclamatissima (e attesissima – questo 4 luglio è uscita la terza stagione!) serie targata NetflixStranger Things.

La graphic novel in questione è ottima per chi conosce la serie; chi, invece, non sa chi cosa stiamo parlando si ritroverebbe indubbiamente ad avere difficoltà a comprendere le dinamiche di questa storia (essendoci numerosi riferimenti a momenti visti sulla piattaforma di streaming).

Insomma, venendo a noi.

In Stranger Things Il sottosopra, si seguono le vicende di Will Byers (povero Will…) nello strano mondo dell’Upsidedown così simile al nostro, ma anche inquietantemente diverso.

Ammetto che mi aspettavo qualcosina di diverso; in particolare, un approfondimento diverso del personaggio e della sua lotta per la sopravvivenza in un mondo così strano (per esempio cosa ha mangiato? Dove si è rifugiato? Ha lottato? Come?).

Ci sono alcune risposte a questi interrogativi, ma non c’è l’approfondimento che mi sarei auspicata.

Quindi sì solo se si è grandi fan della serie – disposti a tutto pur di avere un pezzo di storia in più da non lasciarsi sfuggire (vorrei, infatti, approfondire anche i libri che trattano della storia di Hopper) e tenendo comunque conto che la storia è un po’ all’acqua di rose.

Favola di New York recensione

Titolo originale: The Changeling
Autore: Victor LaValle
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: Favola di New York
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Sabina Terziani

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Questo libro è molte cose: è la crescita e la lotta di un padre; è l’odio e il tormento per il tradimento della fiducia; è vedere il mondo da punti di vista opposti e apparentemente inconciliabili; è l’angoscia di sentirsi soli e sopraffatti; è l’amore dolce e incondizionato o soffocante e malato dei genitori verso i propri figli; è il mostro che si nasconde dove meno ce lo potremo aspettare.

Ed è in questa New York, dove l’amore talvolta si confonde con la sopraffazione, che nasce il nostro Apollo Kagwa.

Ma Apollo non cede facilmente e, nonostante il padre lo abbandoni e le difficoltà economiche di una mamma single siano numerose, il bambino diventa mercante di libri, facendosi uomo lungo il cammino della vita.

La strada in salita, però, non lascia sempre facilmente il passo alla discesa (e alle cose semplici) e un dramma terrificante colpirà Apollo e la donna che ha deciso di sposare (portando davvero tanta pazienza), Emma.

Favola di New York è senza dubbio un romanzo particolare, unico nel suo genere dove fantasy, horror e thriller si mescolano fino a creare un’amalgama che, però, non sono sicura d’aver compreso e apprezzato adeguatamente.

Fortemente onirica e fiabesca, la storia segue il cammino dell’eroe Apollo lungo una serie di peripezie e fantasmi personali in un crescendo che culmina, poi, con il mostro finale da sconfiggere.

Si comincia, quindi, con un “tutto nella norma” per poi raggiungere alti livelli di incanto.

Mi è piaciuta molto questa dualità costante: tecnologia e mito, amore e troppo amore, ricerca e fuga, genitori e figli, fiducia e abbandono, fiaba e realtà, incomprensioni e aspettative… ma altri aspetti li ho trovati un po’ più difficili da digerire.

Nonostante appezzi molto i romanzi fantasy, i cammini di crescita e le storie fiabesche, non sono rimasta del tutto convita di questa Favola. La storia non mi ha coinvolta come speravo; la parte centrale del romanzo mi è suonata strana, forse un po’ forzata e alcuni passaggi difettano – secondo me – di una spiegazione che avrebbe forse reso più credibile la trama.

(Tanto di cappello alla scelta di modificare completamente il titolo; scelta perfetta poiché permette di evitare lo spoiler di fine libro e ci si può godere la lettura vivendola nel costante dubbio di chi abbia davvero ragione e non viva solo di fantasmi e supposizioni).