Le fiabe di Beda il bardo recensione

le-fiabe-di-beda-il-bardo-recensioneTitolo: The Tales of Beedle the Bard
Autore: Beda il bardo/J.K. Rowling
Genere: Racconti
Anno di pubblicazione: 2008
Titolo in Italia: Le fiabe di Beda il bardo
Anno di pubblicazione ITA: 2008
Trad. di: Luigi Spagnol

Vedi anche: 

Eccomi ancora nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale; i link alle recensioni sono inseriti sopra).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).

Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli”/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Veniamo alle fiabe di Beda. Anche l’incasso di questo libro viene devoluto in beneficenza; qui ancora una volta a Comic Relief, sicuramente la più conosciuta società di beneficienza inglese.

La raccolta delle fiabe ne comprende cinque, tradotte dal runico dalla nostra Hermione Granger (che cura anche l’introduzione al libretto), e sono le seguenti:

  • Il Mago e il pentolone salternino; 
  • La fonte della Buona Sorte; 
  • Lo stregone dal cuore peloso; 
  • Baba Raba e il Ceppo Ghignante; 
  • La storia dei Tre Fratelli.

Ognuno di queste storie è seguita poi da alcune pagine di commento, espunte da alcuni appunti ritrovati fra le carte che Albus Silente ha donato alla scuola di Hogwarts (e con il permesso di utilizzarle venuto direttamente dal nuovo preside della scuola: Minerva McGranitt).
Da queste note, ricaviamo alcuni dettagli – certo non significativi, ma comunque curiosi per un appassionato – sul mondo della magia. Spesso si consiglia di leggere anche “Gli animali fantastici e dove trovarli” per ricevere maggiori informazioni.

Laddove le fiabe babbane hanno inizio a causa di una magia (v., ad esempio “La Bella Addormentata nel Bosco” che viene appunto addormentata a causa di una maleficio; “la Sirenetta” che perde la voce e ci guadagna un paio di gambe), le fiabe di Beda, le quali hanno incantato i piccoli maghi, partono da un presupposto diverso «la magia crea tanti problemi quanti ne risolve.».

Gli insegnamenti di Rumpelstiltskin/Tremotino, interpretato dal bravissimo Robert Carlyle,
nella serie tv Once Upon a Time

Ogni protagonista, quindi, si serve sì della magia, ma in un certo qual modo ne subisce anche gli effetti. Quindi, la magia va saputa usare con attenzione, cervello e anche un pizzico di umiltà.

Ovviamente, si tratta di fiabe, quindi le storie sono molto brevi e nascondono un insegnamento o, comunque, messaggio (spesso spiegato dallo stesso Silente nel suo commento). Il tutto accompagnato da alcune illustrazioni (questa volta molto più curate e numerose degli scarni disegnini che si trova ne “Gli animali fantastici e dove trovarli“).

A parer mio, la migliore in assoluto è la storia dei tre fratelli e il loro incontro con la Morte; i fan della saga di Harry Potter la ricorderanno ne “I doni della morte“. Sarà perché magari già la conoscevo, ma ritengo questa storia di una spanna superiore a tutte le altre sia per il messaggio riportato sia per come è condotta la narrazione a livello di idee.
Subito dietro vengono, sempre a parer mio (si tratta proprio di gusti personali), “La fonte della buona sorte” e “Baba Raba e il Ceppo Ghignante” (il nome della protagonista ricorda molto quello della strega russa Baba Jaga, dispensatrice di consigli, ma anche pronta ad azioni malvagie).

Le altre… meh! Sono carine certamente, ma sono proprio ine, delle favolette insomma (però, ecco, se si cercano delle fiabe da leggere a dei bambini, io resterei molto sul classico – Perrault, Andersen, i Grimm… i favolisti sacri, insomma).

Detto questo anche qui mi vedo confermare quanto detto in precedenza. Apprezzo l’approfondimento sul mondo della magia e il proposito benefico dietro alla pubblicazione del libro, ma resta comunque un libello un po’ così: simpatico, carino, un modo per conoscere qualche breve dettaglio in più sulla storia del mondo della magia, ma nulla di che.

Sinceramente, mi sono piaciute più le fiabe che non il bestiario di Scamander un poco tirato via sia per la maggior cura nei dettagli delle fiabe (più elaborate, anche se certamente brevi, rispetto alle tre righe dedicate agli animali quasi che dovessero solo far numero) sia per le illustrazioni migliori e più numerose.

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animali-fantastici-e-dove-trovarli-recensioneTitolo: Fantastic Beasts and Where to Find Them
Autore: Newt Scamander/J.K. Rowling
Genere: Libro di testo/Meta-libro
Anno di pubblicazione: 2001
Titolo in Italia: Gli animali fantastici e dove trovarli
Anno di pubblicazione ITA: 2002
Trad. di: Beatrice Masini

Vedi anche: 

Finalmente, eccomi nella biblioteca di Hogwarts. Salani, infatti, ha curato delle edizioni nuove di “Animali fantastici e dove trovarli“, “Le fiabe di Beda il bardo” e “Il Quidditch attraverso i secoli” tutte accomunate dal bollone “Proprietà della biblioteca di Hogwarts” (me li sono regalati per Natale, quindi aspettati a breve anche le recensioni degli altri due ^^).

Ognuno di questi tre libri è legato al mondo di Harry Potter (ma non si tratta di veri e propri spin-off; sono una sorta di racconti/brevi approfondimenti del mondo della magia).
Il primo è un libro di testo adottato dagli studenti di Hogwarts; il secondo raccoglie delle fiabe, tra cui anche quella famosa sui tre fratelli che gabbano la morte (“La storia dei tre fratelli/”I doni della Morte“); e il terzo è un curioso libello sulla storia del Quidditch.

Parliamo qui di “Animali fantastici e dove trovarli“, considerando anche che questo libro e, in particolare, il suo autore Newt Scamander sono lo spunto per la storia raccontata nell’omonimo film (nel gennaio 2017 sarà reso disponibile lo script originale a cura di Salani).

Per quanto riguarda questo libro, inoltre, tutti gli incassi vengono donati in beneficenza a Comic Relief.

animali-fantastici-e-dove-trovarli-citazione

Perché noi babbani (ma io so che la mia lettera da Hogwarts è andata smarrita…) non vediamo la magia? 

Be’, la colpevole è la clausola 73 (anche i maghi hanno i loro accordi internazionali), con la quale ogni ministero di magia si impegna ad occultare la presenza delle creature magiche al mondo babbano.

Ma anche i maghi hanno i loro accordi non rispettati.

E quindi: Tibet e Scozia sono colpevoli di non tener doverosamente a bada lo Yeti il primo e il mostro di Loch Ness la seconda.

Interessante, per un fan della saga principale, è scoprire nuovi elementi e pezzetti dal mondo di Harry Potter.
Tuttavia, eccezion fatta per l’affetto che un appassionato può nutrire, non si tratta certo di nulla di eccelso (si legge, comunque, in pochissimo tempo; si tratta di un libriccino).

Il libro è una sorta di mini-micro-compedio composto da una premessa, stile raccontino, in cui Newt spiega rapidamente le varie fasi della gestione delle creature magiche da parte del mondo magico e una finta prefazione a cura di Albus Silente in cui si riporta solo l’utilità del libro in questione per tutte le generazioni di maghi che ci hanno studiato sopra.
Poi, si passa alla fase “enciclopedica” in cui sono riportati, in ordine alfabetico, le “bestie” (in inglese, infatti, il titolo è “Fantastic Beasts and Where to Find Them”).

Gli “animali fantastici” nascono un po’ dalla mitologia classica greca (chimere, cavalli alati, centauri) ed egizia (con le sfingi), un po’ dalle tradizioni popolari (in Irlanda e Gran Bretagna in particolare abbondano, ma anche Giappone, Nord Europa, Africa, Cina). Una piccola parte rimanente è frutto della fantasia della scrittrice.
Si tratta comunque di brevi annotazioni, poche righe per ognuno degli animali fantastici. Delle creature che, invece, abbiamo incontrato nei libri si spende qualche parola in più.

Sarebbe stato molto interessante (e magari più realistico dal momento che si tratta di un libro di testo), trovarci qualche disegno o immagine o figura di queste bestie.

Essendo che finzione vuole che questa edizione sia una copia fedele dell’edizione sulla quale ha studiato Harry Potter, in alcuni punti troviamo qualche annotazione o disegnino suo o di Ron e Hermione (ora, beato lui! Io nei miei libri di testo facevo molti più ghirigori e sottolineature pasticciate!).
Una trovata simpatica, sì; ma nulla di che. Infatti, non aggiunge nulla alla narrazione e la maggior parte delle battute sono legate al fatto che Hagrid avrebbe dovuto leggere il libro prima di gettarsi in una delle sue tante idee (il cucciolo di drago, Fierobecco, ect.).

In definitiva, simpatico per i fan della saga principale (anche se avrei preferito che la questione si concentrasse sull’attenzione e la storia del mondo della magia verso le creature magiche e che queste, magari anche in numero inferiore, fosse dato un approfondimento un po’ più preciso); lodevole che tutti gli incassi vadano in beneficenza. Ma fine.

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La profezia di mezzanotte recensione

la-profezia-di-mezzanotteTitolo: The Hawkweed Prophecy
Autrice: Irena Brignull
Genere: Ragazzi
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: La profezia di mezzanotte
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Alessandra Maestrini

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

La strega Raven Hawkweed ha lanciato un subdolo incantesimo: due neonate, nate nello stesso secondo della stessa ora, si scambieranno il posto, la madre, le famiglie. All’insaputa di tutti, tranne che della strega stessa.
Ma c’è una spiegazione a questa perfidia: una vecchia profezia predisse, infatti, che la figlia di Raven o quella di Charlock, sua sorella minore, sarebbe diventata regina. Ma Charlock, fino a quel momento, ha sempre partorito maschi e, nella congrega di cui fanno parte, non c’è posto per i maschi. Il guaio arriva nel momento in cui Charlock annuncia di essere nuovamente incita… ma stavolta di una femmina. E ché la figlia di Raven, Sorrel, non è quindi destinata a compire la profezia? Che si tratti della figlia ancora non nata di Charlock?
Questo non è possibile. Sua figlia è destinata alla grandezza e Raven è disposta a tutto per far sì che la ottenga.

logo commento

Ovvio risultato dell’incantesi/maledizione di Raven è che le due ragazze si ritrovano in una vita che non è la loro: Poppy Hopper fa esplodere finestre e allarmi antincendio (e gli insegnanti pare diano la colpa a lei anche se non presente al momento del misfatto – o se è obiettivamente sovrannaturale considerarla colpevole – con la conseguenza che la ragazza frulla le scuole come una trottola impazzita); Ember Hawkweed, bionda e caruccia, si sente ovviamente come un elefante in una cristalleria nel villaggio delle streghe/hippy/gitane scure di capelli e poco pulite.

Lo scambio di culle, il vivere con una famiglia diversa da quella di origine, ma che ugualmente ama il nuovo nato come un membro effettivo è sicuramente una questione complessa, densa di sfaccettature, emozioni. Qui, tramite una serie di escamotage nemmeno troppo elaborati, si taglia la testa al toro rendendo pazza una delle due madri, inserendoci violazione di “codici” e destini ed eliminando così il problema alla radice. A questo punto, la secessione che avverrà nelle due famiglie sarà sostanzialmente indolore.

la-profezia-di-mezzanotte-citazione

È un peccato perché la storia avrebbe potuto affrontare maggiormente e con più maturità una situazione del genere, confrontandosi con le difficoltà delle ragazze di scoprisi in un certo qual modo sorelle, d’aver vissuto una vita non loro, con delle persone che non sono i loro veri genitori ma che le hanno amate proprio come figlie. Invece qui è tutto gettato insieme molto alla rinfusa, senza troppa attenzione. In poche frasi viene risulto il “guaio”, eliminati gli “oppositori”, scontro con il destino ineluttabile e via.

La trama saltella tra trovate scontate, passaggi prevebidili e un’evidente goffaggine nel legare il tutto insieme.

L’amicizia tra Poppy e Ember parte molto bene. L’imbarazzo delle due ragazze nel rapportarsi con il loro mondo e il vedere nel mondo dell’altra una possibilie alternativa a tutti gli imbarazzi e le offese è un aspetto inizialmente curato, ma poi inciampa lungo il percorso più volte. Prima con lo scambio di tomi magici che porta a uno studio matto e disperatissimo (portando in secondo piano gli incontri delle due ragazze nel loro luogo segreto), poi con l’arrivo del giovin barbone che sconvolge gli animi delle fanciulle fuori contesto nei rispetti ambienti. Insomma, questa amicizia che le due ragazze sentono come eterna, voluta dal destino, fondamentale per entrambe, scivola inesorabilmente – e rapidissimamente – in secondo piano a favore di interessi evidentemente maggiori creando un’evidente incoerenza nei personaggi.

Stessa incoerenza la ritroviamo anche nel giovane barbone Leo che ruba i cuori di tutte, ma il suo – pare – appartiene solo a Poppy.

SPOILER

La conclusione scardinerà questa – e altre – certezze, portando un finale molto amaro in cui la nostra Poppy accetta con mesta rassegnazione il suo infausto e solitario destino – niente uomini, niente amore, fai la regina delle streghe di un clan che fino a due minuti prima ti era sconosciuto e vai avanti così – e quell’altra Ember, che teoricamente ha vissuto una vita immaginando che quel destino fosse il suo, se la spassa sorridente con Leo, senza pensieri per il passato e l’amica-mezza-sorella che si è lasciata alle spalle, senza preoccupazioni per la sorte della cugina-addormentata-abaeterno o della madre Charlock, alla quale teoricamente la ragazza si dice affezionatissima.

Non che gli adulti facciano una figura più coerente dei giovani. Raven, da grande strega del nord, si rivela essere solo una donnetta piccata e rancorosa, incape di guardare alle scorrettezze da lei commesse, ma pronta ad argersi a censore quando viene ripagata con la stessa moneta (anzi, per la verità, una moneta molto meno pesante). Charlock è la classica acqua cheta che rovina i ponti. E non parliamo dei genitori – adottivi – di Poppy: una è pazza e accusa quella che non riconosce come figlia propria di essere il diavolo; quell’altro se ne lava completamente le mani, facendo credere che l’ultimo spostamento di dimora sia causa della ragazza…

Micro spoiler

… e non dei suoi pruriti.

Insomma, il problema non sono le scelte dei personaggi – buoni o cattivi che siano -, quanto il processo che li conduce lì. Nessuno di loro è giustificato e comprensibile nel suo agire. La narrazione dice una cosa, presenta un determinato modo di essere del personaggio e, in conseguenza di ciò, gli fa anche dire determinate cose, ma poi tre pagine dopo tutto cambia senza alcuna spiegazione.

Pare quasi che al narratore onnisciente non interessi dare una coerenza logica ai suoi personaggi quanto che la storia vada in quella direzione e basta.

E, purtroppo, la storia risente di questa impostazione che poco si cura di dare coerenza narrativa. Molti passaggi sono scontati; molti eventi semplicistici e mal condotti (ad esempio, tutte le streghe avvertono quando una grande magia viene lanciata e sono anche in grado di individuare da chi è stata lanciata; tuttavia, quando la strega Raven lancia il primo incantesimo che dà il via a tutto… nessuno delle altre streghe del circolo se ne accorge?) piazzati lì solo per risolvere la storia. Mi spiace dirlo, ma il risultato finale mi pare molto raffazzonato e traballante.

La conclusione porta a evidenti postulati: accettazione passiva del proprio destino – per la serie: inutile combattere per cambiare le cose -, sola sei e sola sostanzialmente rimani, gli amici alla fine faranno a meno di te o comunque ti dimenticheranno in fretta.

Quando leggo narrativa per ragazzi sono propensa a non dare molto peso alla eventuale semplicità della trama o delle dinamiche tra i personaggi, perché credo che ciò a cui dovrebbe puntare questo genere lettarario è il messaggio al lettore. Un messaggio che deve contenere qualche traccia di istruzione, educazione, rivalsa, fiducia in se stessi, coraggio, etc.

Be’, qui, se ho ben interpretato, il messaggio è: 1) non fidarti di nessuno, nemmeno dei tuoi stessi genitori perché pretermetteranno al tuo bene il loro interesse e 2) sei sostituibile.

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La collina dei conigli recensione

la-collina-dei-conigli-recensioneTitolo: Watership Down
Autore: Richard Adams
Genere: Bambini
Anno di pubblicazione: 1972
Titolo in Italia: La collina dei conigli
Anno di pubblicazione ITA: 1975
Trad. di: Pier Francesco Pasolini

Seguito da:

  • La collina dei ricordi

La terribile sensazione di oppressione, paura e impotenza di Quintilio si rivela purtroppo fondata: la collina dei conigli è in grave pericolo. Presto verrà cancellato ogni cosa, come avvisa un cartello che, purtroppo, quei teneri coniglietti non sanno leggere («Questa tenuta […] verrà trasformata in un moderno centro residenziale»].

Come l’omerica Cassandra, il coniglio Quintilio non viene preso sul serio… inizialmente. Guidato da fratello Moscardo, riescono comunque a radunare un po’ di compari pelosetti per allontanarsi dalla colonia e dai suoi imminenti pericoli.

Chi per un motivo chi per un altro, la rabberciata combriccola si forma e i coniglietti si allontanano dalla loro conigliera mater in cerca di fortuna altrove.

Ha inizio così il loro periglioso viaggio tra insidie, pericoli, fortune e sfortune alla ricerca del loro angolino tranquillo di terra.

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Si tratta di una favola per bimbi, una storia, per la verità che l’autore avrebbe creato per le due figlie e che, rimaneggiando, ha reso disponibile anche per il pubblico intero. Insomma, la classica fiaba: c’è il capo, saggio e disposto a sacrificarsi per il resto della colonia (Moscardo); c’è lo strambo che se ne sta in disparte, ma vaticina morte e miracoli (Quintitlio); c’è quello tosto che va di sfondamento (Parruccone); c’è il consigliere (Mirtillo); il cantastorie (Dente di Leone); ect.
Poi altri conigli, quelli non vista, son giusto un nome che fa presenza.

Quindi, il lettore più grandicello potrebbe soffrire un po’ per qualche “favolaggine” e svolazzo infantile.

Tuttavia, c’è da dire – ma non so se ne è “causa” la traduzione – che la scelta di alcune parole un po’ più complesse non la rende certo una lettura agile per un bimbino.
Anche le citazioni, che segnano l’inizio di ogni capitolo, non sono proprio attinte dalla letteratura per bambini (l’Anabasi di Senofonte o l’Amleto di Shakespeare, ad esempio). Lo stesso dicasi per i numerosi riferimenti a Omero, alla Bibbia (con l’episodio dell’arca di Noè), ect. Insomma, si tratta di elementi sicuramente non comprensibili per un bambino che legga da solo.
Inoltre, c’è tutta una componente di scontri, violenze e sangue – e non si fanno sconti per nessuno – che mi mette in difficoltà a definire con certezza un target infantile.

In un certo qual modo, questo libro si pone in quel limbo dove la trama semplice e poco variegata – è pensata per un pubblico molto giovane, il quale tuttavia necessita dell’aiuto di qualcuno per adattarsi a qualche passaggio, riferimento o vocabolo un po’ fuori contesto favola.

Di contro, l’adulto, sebbene riesca a comprendere i riferimenti che indicavo poco sopra e ad apprezzarne il linguaggio nella traduzione di Pasolini (molto più costruito di certi bestseller odierni), non può  però gradirne fino in fondo lo stile favoleggiante.

citazione-la-collina-dei-conigli

Quanto premesso, restano da dire alcune cose. In primo luogo, la cura e l’attenzione nella costruzione di una vita per i conigli, la quale non sia solo cibo, riproduzione, dormire, nascondersi dai predatori e d’accapo, ma anche mitologia, storie, dicerie, tradizioni (anche perché, altrimenti, un romanzo sulla vita dei conigli avrebbe avuto poco senso).
A questo si aggiunge anche la creazione – okay, sono solo poche parole (hraka, elil, ni-Frits…), ma sono comunque del tutto nuove – del vocabolario dei conigli, il lapino.

Di contro, però, non possiamo aspettarci grandi cose dalla costruzione della trama che, più o meno, procede tra viaggi e spostamenti, le sensazioni di Quintilio (spesso ignorate con la promessa di non farlo più quando si rivelano profetiche), feriti gravi o quasi gravi, riposo e periodo d’assestamento e poi di nuovo con viaggi, Quintilio, feriti, etc.

Ovviamente, le dinamiche sono quelle della favola: i buoni da una parte; i cattivi dall’altra. I buoni, comunque propensi al perdono, e i cattivi che, alla fine della storia, comprendono l’errore (ovviamente, questo non coinvolge il capo dei cattivi che tale rimarrà per sempre). Vari interventi propizi in stile deus ex machina.

Alla sua uscita, il libro fece storia e si impose come “classico” nella letteratura per bambini.

Per tirare le file del discorso, possiamo dire che si tratta di una lettura comunque gradevole che, fatta magari verso gli otto/dieci anni, è più probabile apprezzare. Diciamo che non è una di quelle storie in stile “Piccolo Principe” che forse si ama (e si comprende) più da adulti che da bambini.

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Shadow Magic recensione

shadow magicTitolo: Shadow Magic
Autore: Joshua Khan
Genere: Fantasy per ragazzi
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Shadow Magic
Anno di pubblicazione ITA: 2016
Trad. di: Roberta Verde

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Dream Magic

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Thron, dodici anni, schiavo. Il suo venditore ne sta esaltando i pregi (l’età, la robustezza, le mani forti da contadino) a un possibile compratore, Mastro Shann.

Ma una vita da schiavo non fa proprio per lui e il ragazzo le prova tutte per scoraggiare l’acquirente, con la conseguenza di far non poco adirare il mercante di schiavi (anche perché non si tratta della prima volta). Per la cronaca, la schiavitù sarebbe vietata… ma lì, in quelle lande deserte, non ci sono leggi che tengano.

Così Thorn non può far altro che accettare il suo destino in silenzio… se scoprissero il reale motivo per cui è fuggito dal suo villaggio, la sua fine sarebbe molto più terribile della semplice schiavitù. Alla fine, il compratore si rivela inaspettatamente un altro uomo, molto più terribile del precedente. Si tratta di un boia, uno dei più terribili e temuti.

A Castel Cupo, invece, facciamo conoscenza di Lilith (Lily per gli amici), la giovane rampolla – l’ultima, per la verità – degli Shadow, quelli dotati della magia di risvegliare i morti e che, secondo molti, banchetterebbero con carni umane.

Be’, come spesso accade, la verità sta nel mezzo e Casa Shadow non è poi così terribile come pare. I fasti sono tuttavia lontani e adesso i morti restano sotto terra e l’antico palazzo è in rovina. I suoi genitori e suo fratello Dante, il legittimo erede al trono, sono stati uccisi mesi prima da degli spietati briganti. Lily è giovane e sola… e deve guidare un regno disastrato e con poche risorse.

L’unico modo per superare il declino? Allearsi con il nemico giurato: la casata dei Solar. Come? Con un matrimonio! E Lily dovrà accettare il nemico giurato in casa propria: lei è Lady Shadow adesso, ma resta pur sempre una semplice ragazza…

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Il libro è pensato per ragazzi ed è davvero una lettura perfetta in questo periodo – vicino ad Halloween – per le sue tinte fosche e i paesaggi cupi (un po’ in stile Tim Burton – o, per i più giovani, Hotel Transilvania: il cupo e il triste non sono necessariamente “brutti” o malvagi e ciò che dovrebbe essere bello e buono spesso non è lo. Insomma, condensando: l’apparenza inganna).

Lo stile è semplice, adatto a un pubblico giovane, ma questa semplicità non esclude un certo studio nella narrazione. La vicenda, infatti, è ritmata, fresca e simpatica. Le sottotrame presenti sono numerose e ben intrecciate con quella principale; i dialoghi tra i personaggi ben strutturati, agili e non privi di battute.

Insomma, entriamo in questo nuovo universo. Al momento facciamo la conoscenza con le basi e gli elementi fondamentali (infatti, questo libro è il primo di una duologia al momento).

Sei sono le casate: al momento noi conosciamo meglio i meravigliosi e beneamati Solar, paladini del bello e del giusto, e i cupi  – e probabilmente affetti da vampirismo – degli Shadow.

Ognuna di queste sei casate è nata da uno dei sei fratelli figli di un uomo e, in base a dove viene raccontata la leggenda, uno spirito dell’aria o del fuoco, una bellissima elfa o una sirena e via discorrendo. Insomma, una genesi interessante che sicuramente sarà approfondita nei prossimi volumi.

La discendenza materna cambia le doti magiche dei sei fratelli (di cui le casate che noi conosciamo non sono altro che i discendenti diretti): per cui c’è la casata che controlla l’elemento del fuoco, quella che controlla la luce e quella che, invece, controlla l’ombra (ect.).

Tuttavia, le generazioni passate sono tante e poi tante e il sangue si è così rimescolato che i grandi fasti magici sono ahimè terminati. Le grandi casate – alcune delle quali in lotta tra loro – vedono il loro potere magico farsi più debole di padre in figlio (per le femmine, infatti, la questione è vietata causa impulsi e ardori che una donnicciola non potrebbe controllare… ma forse la nostra protagonista potrebbe non pensarla alla stessa maniera 😉 ).

L’epoca dei grandi maghi è, quindi, terminata: anzi, si viene considerati dei grandi intenditori delle arti magiche già solo se si conoscono tre incantesimi e si riesce a spruzzare un po’ di fiammelle dalla punta delle dita.

Per il momento, questo primo libro vede principalmente la netta dicotomia tra la luce (Casa Solar) e l’ombra (Casa Shadow). Se all’apparenza sono sicuramente i secondi a perdere lo scontro, visto il bel portamento e la calda presenza dei Solar, sono quest’ultimi a perdere su tutto il resto. Dove questi sono inviadibili quanto a ricchezza e splendore ma poveri nello spirito, gli Shadow sono sicuramente più ricchi d’animo.

Insomma, luce e ombra in senso letterale, ma, come scrivevo poco sopra, l’apparenza spesso inganna ed è l’opposto a fare il paio corretto. Nonostante questa netta distinzione tra personaggi (i Solar sono strafottenti e supponenti; gli Shadow sono più umili, ma non privi di difetti anche loro), c’è comunque spazio per sfaccettature personali.

shadow magic citazioneThron e Lily sono due protagonisti studiati. Non fanno il paio l’un con l’altro, considerando anche il diverso background, e ognuno di loro ha un diverso modo di reagire e ragionare. Ognuno di loro ha anche un modo diverso di “salvarsi” e, anche unendo le proprie abilità, non necessariamente l’una resta in attesa dell’altro.

S’avverte anche il divario tra la “plebe” e la “nobiltà” e una certa cura viene dedicata anche ai personaggi secondari.

Gli stessi rapporti tra i vari personaggi mutano e si evolvono – non necessariamente come ci aspetteremo – in base alle evoluzioni della vicenda.

Concludendo, si tratta sì di una lettura per ragazzi e, obiettivamente, un adulto con un bagaglio diciamo più corposo di letture fa qualche difficoltà ad apprezzare certi passaggi narrativi, ma il quadro generale è sicuramente piacevole e molto meno scontato di quanto il pregiudizio – sbagliato – potrebbe far pensare quando si parla di letteratura per ragazzi.

In questo caso, devo ammettere d’essere rimasta piacevolmente sorpresa. Sono numerosi gli aspetti curati, non mancano le citazioni e i tanti messaggi rivolti al giovane lettore (le delusioni in cui prima o poi tutti incorreremo; le persone della quali ti fiderai… o no; le persone della quale, viceversa, non potrai più fidarti; la difficoltà del portare una maschera e il senso di disagio che questo comporta a se stessi e con gli altri; il senso del sacrificio e quello del dovere).

Insomma, questi elementi mescolati assieme lo rendono davvero una buona lettura per ragazzi.

Ah, non dimentichiamoci delle illustrazioni! Discrete e ben fatte, le ho trovate la giusta via di mezzo per segnare il passaggio da una letteratura per bambini, ricca di disegni, a quella per ragazzi.

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