Porcini sull’asfalto recensione

Titolo: Porcini sull’asfalto
Autore: Iacopo Bianchi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Anni ’80/’90. Nel quartiere dell’Isolotto – Firenze, non proprio IL quartiere per eccellenza della città -, si organizzano partite a calcio, si cerca di stare lontani dai guai e si instaurano sodalizi e amicizie destinate a durare una vita.

Ma cosa accade poi se una tragedia si abbatte nella quotidianità del quartiere?

Uno dei bambini del gruppo, che continueremo a seguire fino all’età più adulta, scompare nell’ex manicomio sulle rive dell’Arno; è probabile che sia precipitato da un pozzo, coperto di fragili assi di legno marcio, direttamente nelle acque del fiume.

Si draga l’Arno, si organizzano ricerche, s’interrogano gli amici, ma nulla.

E mentre una famiglia sicuramente ne uscirà distrutta, i nostri bambini cresceranno come funghi porcini, simili ma diversi, accomunati dalla sofferenza e dall’amicizia nello stesso «sottobosco urbano».

Incuriosita da una presentazione del romanzo (trovi i video dell’evento tra le storie in evidenza di Instagram), mi son detta: lo devo leggere!

E così, grazie soprattutto alla gentilezza e disponibilità dell’ufficio stampa di Bookabook, eccoci qui!

Iacopo Bianchi ci porta con sé indietro fino alla fine degli anni ’80 dove il nostro gruppo di amici si conosce per non separasi mai più. Più o meno…

Sì, perché nonostante una vita relativamente tranquilla, ci saranno un paio di episodi che “segneranno” la vita dei nostri e che continueranno ad aleggiare mentre ognuno dei personaggi si arrabatta con la propria vita.

Infileremo quindi negli anni ’90 e il gruppo di giovani fiorentini ci farà compagnia fino ai primi anni 2000: insomma una sorta di mini macchina del tempo che, in meno di cento pagine, ci ricorda, anche con una certa vena di ironia (Bianchi riesce a strappare sorrisi al lettore), gli idoli e le mode dei tempi che furono (chissà quanti bambini oggi conoscono, per dirne una, Atreyu!).

Il “giallo” nelle vite dei nostri resta comunque sullo sfondo, ritornando a intermittenza nella vita di questi ragazzi come una finestra temporale sul passato mai chiusa del tutto, in un romanzo in cui i protagonisti principali sono indubbiamente l’amicizia, il crescere insieme condividendo esperienze (belle e brutte) e la quotidianità.

Per concludere; per essere la prima esperienza di questo scrittore, il romanzo è sicuramente piacevole e simpatico, perfetto per passare un paio d’ore d’intrattenimento, con un finale affatto scontato e una scrittura frizzante (anche se, verso la fine, ho avvertito un indebolimento sotto questo aspetto).

Il centenario che voleva salvare il mondo

Torna in una nuova, esilarante avventura il protagonista del best seller mondiale Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (oltre 200.000 copie solo in Italia), in corso di traduzione in 30 paesi.
Attraverso il filtro della commedia, l’autore svedese più importante degli ultimi anni ci consegna anche una riflessione di grande attualità sulla salvaguardia del nostro pianeta.
A 101 anni, Allan Karlsson ha infatti deciso di tornare in servizio per una missione da nulla: salvare il mondo.

Tutto comincia al largo di Bali, con una mongolfiera e quattro bottiglie di champagne. Allan Karlsson si appresta a festeggiare il suo centunesimo compleanno con il fidato complice Julius, quando è costretto a un ammaraggio d’emergenza nel mezzo dell’oceano. Salvati da una nave nordcoreana che trasporta clandestinamente uranio per conto di Kim Jong-un, i due vengono fermati con l’accusa di spionaggio. Dopo lo sbarco, Allan si finge uno specialista di tecnologia nucleare per riuscire a fuggire con una valigetta dal contenuto esplosivo.
Allan e Julius si ritrovano così al centro di una vertiginosa crisi diplomatica tra Manhattan, l’Europa e la savana africana. Sul loro cammino incontrano Angela Merkel e Donald Trump, stringono amicizia con un truffatore indiano e un taxista masai, entrano in società con una venditrice di bare che inganna un feroce neonazista, frequentano una spia con la passione per gli asparagi.

L’autore

Jonas Jonasson, nato in Svezia nel 1961, ha iniziato la sua carriera come giornalista per il quotidiano svedese “Expressen”. All’indomani del crollo dell’URSS, in qualità di consulente per i media, ha lavorato con i giornalisti del blocco orientale per aiutare la difficile transizione democratica. In seguito ha fondato una società che ha realizzato programmi sportivi per la televisione svedese. A oltre 50 anni Jonasson vende la sua azienda, si trasferisce in Svizzera e inizia a scrivere il suo primo romanzo, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve(2011). Diventato un fenomeno letterario mondiale, venduto in oltre trenta paesi, è stato “miglior libro dell’anno 2009” in Svezia, premiato dai librai svedesi con lo stesso riconoscimento che fu di Stieg Larsson. Nel 2013 ne è stato tratto un film con un cast internazionale. Il successo ha accompagnato anche i successivi libri di Jonasson: L’analfabeta che sapeva contare(2013) e L’assassino, il prete, il portiere (2015).

Titolo: Il centenario che voleva salvare il mondo
Autore: Jonas Jonasson
Genere: Romanzo
Casa editrice: La nave di Teseo
Pagine: 512
Prezzo ed. cartacea: 22,00€


Disponibile dal 21 marzo 2019!


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Bianca

Costanza e Silvia hanno vite molto diverse e si sono conosciute da poco, ma già le lega una grande complicità, una immediata e reciproca fiducia che le spinge a rivelarsi tutto di sé stesse, compresa la voglia di avere un figlio.

A distanza di qualche mese, scoprono di essere incinte, entrambe di una femmina. Le loro vite prendono a scorrere parallele: per mesi respirano all’unisono, si nutrono della stessa felicità, sognano futuri identici. Fino a quando un destino crudele, ai limiti dell’assurdità, decide di spingere le due donne in direzioni opposte, costringendole a guardare le loro vite allo specchio. Ma si può attraversare la rabbia, il rimpianto, la solitudine, l’invidia e l’angoscia, senza perdere il coraggio di restare amiche?

L’autrice

Francesca Pieri da alcuni anni è responsabile dell’ufficio stampa di Donzelli Editore. Questo è il suo primo romanzo, di ispirazione autobiografica.

Titolo: Bianca
Autrice: Francesca Pieri
Genere: Romanzo
Casa editrice: DeA Planeta
Pagine: 256
Prezzo ed. cartacea: 16,00€

 


Disponibile dal 26 febbraio 2019!


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Echi da un destino sospeso recensione

Titolo: Echi da un destino sospeso
Autrice: Virginia Bernardi
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Una email con una richiesta, una scrittrice con un blocco da superare e una vecchia storia che ha solo bisogno di essere raccontata.

È così che Camilla incontra Valerio, un distinto signore con un passato quasi da romanzo sulle spalle.

Grazie a lui conoscerà una banda di Tigri ruggenti, un tesoro rubato, un amore difficile e la voglia di vivere ancora nonostante tutte le difficoltà e le perfidie del destino.

E non solo… il viaggio che Camilla intraprenderà grazie alla storia di Valerio la porterà di fronte a scelte importanti che imporranno una svolta alla sua vita.

Sullo sfondo di paesaggi e luoghi che viene proprio la voglia di scoprire e visitare di persona, si dipana una storia tra presente e passato: da una parte, Camilla, la giovane scrittrice bloccata; dall’altra Valerio, l’anziano signore pieno di ricordi da raccontare.

Il secondo racconta alla prima il proprio passato e le conseguenze delle proprie (e altrui) azioni; la prima ascolta, impara e ovviamente scrive, affrontando i propri dubbi in un percorso di crescita e consapevolezza che la porteranno a ricredersi su se stessa e le proprie capacità.

La storia, intrecciata sia di amore che di un pizzichino di thriller/spy story (visto che, per un periodo almeno, siamo in tempi di guerra e nazisti), segue un tracciato regolare e non impegnativo che riesce comunque a intrattenere il lettore.

Un romanzo piacevole, quindi, e veloce da leggere – anche se precipitoso in qualche passaggio e un po’ cinematografico nel finale – con uno stile narrativo semplice.

 

Mia figlia è un’astronave recensione

Titolo: Mia figlia è un’astronave
Autore: Francesco Mandelli
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Fedele ai comandamenti della Moleskine e stoicamente ancorato ad essi, Japoco rifiuta l’epidurale che la compagna, Viola, sta invece coloritamente invocando.

Ma lui nulla; non cede.

E perché dovrebbe poi? È stata lei a scrivere proprio su quella Moleskine: verrà il momento in cui, sopraffatta dai dolori del parto, ti chiederò l’epidurale, potrebbero seguire una serie di insulti, ma tu non cedere perché sarà tutto nelle tue mani… dovrai impedirmi di ricorrere all’anestesia.

Jacopo è fiero della ferma opposizione che sta portando avanti per entrambi, ma in breve si ritrova trascinato fuori di peso dalla sala parto.

Ma, alla fine, arriva la piccola Vittoria e la vita assume colori sconosciuti e assolutamente stupendi.

Poi c’è Napo.

B’è Napo-capelli-alla-Mirko-dei-BeeHive invece di una Moleskine stringe un microfono; invece di rifiutare un’epidurale per la compagna, vorrebbe rifiutare di piegarsi all’azienda musicale che richiede sempre più solo sciocca musica commerciale.

Napo è così: molesto, sbandato, solo (e non solo perché la sua di compagna l’ha appena lasciato), depresso e deprimente… ha una vita, ma nemmeno lui sa bene che in che direzione trascinarla.

Seguivo Francesco Mandelli quando ancora c’era Mtv (quanto fa vecchia ‘sta cosa… ?) e, quindi, quando dall’ufficio stampa di DeA Planeta mi hanno detto “guarda che è appena uscito il suo libro”, mi son detta: perché no?

Nella veste di romanziere, Mandelli parte con molta ironia rendendo il panico da sala parto/primo figlio quasi divertente (non per Viola poveraccia!). Un po’ troppo al limite del paradossale come se si cercasse di strappare una risata forzata in certi punti, ma insomma… non siamo fiscali.

Anche introducendo un personaggio difficile da apprezzare e impossibile da solidarizzarci come Napo non si perde quella vena di umorismo che ci si aspetta leggendo questo autore.

E la contrapposizione che si crea tra il quasi-perfetto Jacopo e l’irresponsabile Napo dona una nota in più al comparto personaggi – altrimenti un po’ piatto.

Insomma complessivamente la lettura non mi stava dispiacendo… poi, però, la storia prende una china strana, si fa quasi sciatta, ripetitiva e un po’ banalotta; i personaggi replicano azioni, concetti.

Per riprendersi bisognerà aspettare il finale con una rivelazione inattesa.

Complessivamente, quindi, Mia figlia è un’astronave parte e finisce bene, ma mi pare ci siano delle difficoltà a mantenere il tono e l’interesse della narrazione nella parte centrale così come i personaggi non sono in grado di assumere una tridimensionalità tale da renderli interessanti.