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La città delle ragazze

Titolo originale: City of girls La città delle ragazze
Autrice: Elizabeth Gilbert
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: La città delle ragazze
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Elena Cantoni

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Siamo miliardi di persone. Ognuna con le sue sfumature e particolarità, le sue complessità e sfaccettature.

La città delle ragazze, l’ultimo romanzo di Elizabeth Gilbert nota per Mangia, prega, ama, ci insegna questo… o meglio ce lo ricorda: non siamo tutti uguali, non sia etichettabili e, soprattutto, non siamo giudicabili.

Tutto inizia nel più sfavillante e canonico dei modi. Vivian Morris, fallita miseramente la strada del college, viene spedita dalla zia Peg a New York… che provi a compicciare qualcosa almeno lì.

Ma , in verità, Vivian inciampa in un nuovo tipo di libertà (la zia non ha né l’animo né il tempo per farle da mastino da guardia): notti sfrenate, un carosello di uomini diversi e una soubrette, Celia, a farle da polo gravitazionale.

Ed è così che Vivian imparerà a vivere una vita alla massima velocità, incurante del pericolo e delle conseguenze.

Ma tutto ha una fine… soprattutto quando si tira troppo la corda.

Devo ammettere che, dopo essere già qualche capitolo avanti nella storia, non ero troppo convinta di questo romanzo: sì, una storia piacevole per quanto frivola e leggera, specchio di una New York e di una società persi ormai nel tempo (iniziamo la storia negli anni ’40).

Poi qualcosa ha fatto click e il personaggio di Vivian con le sue sfaccettature, il suo essere così al di fuori dei canoni e della morale comuni mi ha completamente conquistata.

Assieme a lei, un nutrito gruppo di personaggi che sono buoni, ma non completamente onesti; che sono disponibili fino a quando il vento non li porta in un’altra direzione; che sono sciocchi ma non del tutto stupidi; che sembrano codardi ma il cui coraggio sta proprio nel sapersi riconoscere come fallaci.

Insomma, un carosello di varia umanità al quale non si può non guardare con un certo fascino… complice forse anche la patina sfavillante che, da sempre, accompagna il mondo dello spettacolo.

A tutto questo si aggiunga un tono di narrazione frizzante (in grado di reggere senza pesantezza quasi 500 pagine) perfettamente declinato prima secondo la vacuità degli anni ruggenti di Vivian (e la sua fortuna sfacciata che, cavolo, se fa digrignare i denti!) e poi nella conquista di maturità e consapevolezza.

Insomma, se cercate una storia che vi lasci qualcosa a fine lettura, questo è quello che fa per voi.

L’opale perduto

Titolo originale: The orphan’s song
Autrice: Lauren Kate perduto
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019
Titolo in Italia: L’opale perduto opale
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Maria Concetta Scotto di Santillo

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Quando una storia viene ambientata a Venezia tra il ‘7/’800, acquista per me una sfumatura di fascino e mistero assolutamente irresistibile.

Con il suo nuovo romanzo (in, n.b., volume unico), Lauren Kate torna, dopo l’acclamata saga di Fallen, per portarci per la precisione nel 1725 (e ss. perché i protagonisti crescono lungo la strada).

Le calli sono invase da maschere tutto l’anno, i canali riecheggiano dei coloriti scambi dei gondolieri, i signori folleggiano nelle loro favolose case sull’acqua.

Ma c’è pure un altro lato meno pittoresco e frivolo di una Venezia i cui protagonisti sono i dimenticati e gli abbandonati.

Una parte di questi viene raccolta nell’Ospedale degli Incurabili. Qui i ragazzi e le ragazze (rigidamente separati per evitare qualunque tipo d’incontro) avranno un tetto sulla testa, ma starà a loro continuare a lavorare duro una volta cresciuti per mantenerselo.

Le ragazze, in particolare, saranno lanciate verso una sfavillante carriera musicale; SE non saranno all’altezza, però, il loro destino sarà quello di rimanere nell’ombra e sperare che l’Ospedale le “assuma” quali domestiche o “zie” mantenendole all’interno della struttura.

Troviamo Violetta proprio in questo momento di svolta: entrare nel coro oppure…

In realtà, ritroviamo Violetta perché l’avevamo già conosciuta bimba assistere (non vista e per caso) alla posa di un bambino circa della sua stessa età nella ruota degli innocenti, all’ingresso dell’Ospedale; episodio che la ragazza non riesce a dimenticare e di cui ancora le è rimasta impressa la canzone della madre per il bimbo. perduto

Insomma, poi ovviamente all’interno della storia ci sono altri personaggi e altre vicende, per esempio c’è Mino, la sua innata predisposizione per la musica e i violini in particolare e il suo fortissimo desiderio di ritrovare la madre; c’è Laura, l’amica/spalla fidata di Violetta…

… e, forse, uno dei guai sta proprio qui: una serie di altri personaggi che si limita a ricoprire il classico ruolo che da loro ci si aspetta senza ulteriori approfondimenti di sorta: l’amica (alla quale si può far tutto senza che s’offenda, s’ingelosisca o s’indisponga), la nemica (per antipatia a pelle e per privilegi di nascita), la mentore (che si eclissa proprio nel momento più propizio), l’altra (che fa la fine che si ci aspetterebbe da personaggi buoni ma di troppo), l’altro (che fa la fine che si ci aspetterebbe da personaggi non propriamente buoni ma ugualmente di troppo).

Tutti questi cliché si ripercuotono poi sulla storia che non spicca, purtroppo, per originalità.

L’opale perduto è una lettura forse più adatta a un pubblico giovane che potrebbe magari ritrovarsi negli struggimenti e nei dubbi dei protagonisti.

Io, pur avendone apprezzato le fascinose atmosfere veneziane, non mi sono purtroppo sentita coinvolta come avrei sperato.

Destini intrecciati

Titolo: Destini intrecciati Destini intrecciati
Autrice: Anna Rivolta
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Quando dimenticare qualcosa non si rivela poi una tragedia così tremenda…

Martina scorda sull’aereo il suo diario personale nel quale racconta, tra le altre cose, d’aver assistito all’omicidio di una sua studentessa.

Diciamo che più che “assistere” all’omicidio, Martina lo ha vissuto spiritualmente… cosa che le impedisce di recarsi alla polizia e additare il colpevole (per non rischiare, a sua volta, di essere additata come psicopatica).

La sua confidenza viene, però, trovata e letta da Leonardo, neuropsichiatra provvidenzialmente esperto in OBE, esperienze extracorporee.

Va da sé che lui le crede, lei non si sente più una psicopatica e… nulla, perché i due si ritrovano a coltivare la loro storia d’amore (entrambi escono da situazione malsane e dannose) e ciao assassino…

Così, nonostante le belle premesse, la storia nicchia tra chiacchiere su persone che mai incontreremo nel libro e rimembranze poco interessanti o utili per conoscere meglio personaggi e storia.

Ogni tanto ci si ricorda che c’è un assassino a piede libero che potrebbe agire ancora, ma la preoccupazione pare fuggire via in fretta.

La protagonista detiene il suo ruolo con scarso coinvolgimento da parte del lettore sia per la ricerca dell’assassino (anche perché diciamo pure che non c’è) sia per lo sbocciare di questo nuovo amore.

In generale comunque, nonostante sia una lettura molto scorrevole, non posso dire di essermi sentita partecipe.

Le considerazioni sulla vita e la morte, sulle sensazioni e le percezioni potrebbero anche sviluppare una riflessione interessante, ma la storia non appassiona e, mentre ci si avvicina alla fine, sembra quasi si abbia fretta di concludere scegliendo soluzioni e interventi ex machina un po’ incomprensibili e semplicistici.

La scelta recensione

Titolo originale: Anything you do say
Autrice: Gillian McAllister
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: La scelta
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Valentina Zaffagnini

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Ogni scelta, ogni decisione ha delle conseguenze – positive o negative.

Speriamo solo di aver azzeccato l’alternativa giusta, ma non c’è modo di verificare poi a quali risultati avrebbero portato le due opzioni.

Be’, nel romanzo di Gillian McAllister non è così perché della scelta di fronte alla quale si trova Joanna (restare o scappare) ci vengono mostrati ambedue i filoni di conseguenze.

La trama, in breve.

Classica serata tra amiche: chiacchiere, risate e aggiornamenti vari.

Ma qualcosa stavolta è diverso perché un tale, davvero insisteste e molesto, arriva a rovinare tutto, costringendo le due amiche a terminare prima la serata.

La nostra Joanna sta tornando a casa quando sente dei passi alle spalle: qualcuno la sta seguendo.

Potrebbe essere il tipo che l’ha importunata prima? Certo che potrebbe!

E con tutta la tensione accumulata e la paura montante, quando il tipo è davvero troppo vicino, lei non fa altro che spingerlo per allontanarlo…

Ma c’è una scalinata lì e l’ipotetico aggressore fa una brutta fine.

Adesso è tempo di prendere una decisione: restare (e subire le conseguenze d’aver comunque aggredito una persona) o scappare (e vivere per sempre con questo peso e la paura costante di essere scoperti)?

La narrazione prosegue quindi in stile Sliding Doors (film che ho adorato 😍), mostrando al lettore le conseguenze di entrambe le scelte (un capitolo per volta).

Nessuna delle due scelte è esente da errori, da fraintendimenti e da pesanti conseguenze; prendersi la propria responsabilità non comporta un processo di beatificazione così come, di contro, rifuggirne non necessariamente prevede un passaggio violento sotto la bilancia della giustizia.

La profonda analisi della doppia condizione della protagonista è un’aspetto che ho davvero apprezzato (difatti ci si concentra solo su Joanna) sebbene poi la storia non sia così ritmata come mi sarei aspettata ma presenti comunque spunti interessanti di riflessione.

Consigliato a chi piace vedere i personaggi alle prese con profondi dubbi e questioni di vita o di morte (letteralmente); a chi apprezza le trame “what if…?” focalizzate, però, sul protagonista; a chi ricerca letture non impegnative ma contenenti comunque un’interessante riflessione.

La sirena e Mrs. Hancock recensione

Titolo originale: The mermaid and Mrs. Hancock
Autrice: Imogen Hermes Gowar
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: La sirena e Mrs Hancock
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Monica Pareschi

Di come un mercante fa carriera, trova moglie, diventa ricco e si gode, alla fine, la sua fantastica vita.

Insomma… una vicenda normalissima, no?

Be’, quasi; perché il mercante (diamogli un nome, po’eraccioMr. Hancock) si ritrova tra le mani un esemplare – impagliato e pure un po’ bruttino – di sirena.

Da lì, la sua sorte cambia.

Passando da un iniziale stato di sbigottimento (perché della sirena lui non sa proprio che farci e certo non è disposto a esibirla a giro… mica è un imbonitore lui!) a uno successivo di euforia (quando la sirena in effetti comincia a fruttargli), Mr. Hancock si ritroverà a contatto con la bella società (che poi tanto bella non è), con le cortigiane (che, in certi casi, sono più educate e composte delle “signore” vere e proprie) e con una nuova vita nella quale lui si fa un po’ trasportare dagli eventi.

Angelica McNeal in particolare (così bella d’aver un suo ritratto esposto all’Accademia) avrà il ruolo di perorare la causa di Mrs Chappel, maîtresse e al momento affittuaria della sirena di Hancock, di modo che il mercante stia tranquillo e continui a concedere alla mezzana di esibire la sirena nel bordello d’alto borgo che gestisce.

Insomma, messa così pare anche carina la cosa, ma purtroppo ne sono rimasta delusa…

La storia, con le sue quasi 500 pagine, mi ha preso un po’ per sfinimento, avendo purtroppo trovato eventi poco ritmati, passaggi lenti e inutilmente lunghi.

Stessa uggia anche per i personaggi che non fanno altro che lamentarsi e piangersi addosso oppure farsi trasportare da entusiasmi eccessivi e immotivati; incappare in fortune o accidenti senza quasi provare alcun trasporto nella propria esistenza per poi prendere decisioni improvvise per nulla in linea con il carattere tracciato fino a quel momento (e nulla che giustifichi un tale colpo di testa).

Non c’è un’evoluzione, non c’è una dimensione del personaggio (e certi vengono pure dimenticati per strada…): sta lì, è così (ma di punto in bianco potrebbe anche cambiare) e tanto ti basti.

Penso comunque che questa mia irritazione, sia derivata anche dall’aspettarmi qualcosa più in linea anche le promesse iniziali (titolo a parte che mi fa pensare a una partecipazione o influenza maggiore di questa sirena, anche nella quarta di copertina si parla di un evento in particolare che avviene praticamente a fine libro e comunque senza ‘sto grande intervento della sirena).

Personalmente – e se dovessi condensare il mio commento in una parola sola – direi ahimènoioso.

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