Olga di carta Jum fatto di buio

Dalla creatrice della serie a fumetti W.I.T.C.H., arriva una favola per tutte le età: Olga di carta Jum fatto di buio.

È inverno a Balicò, il villaggio è ammantato di neve e si avvicina il Natale. Gli abitanti affrontano il gelo che attanaglia la valle e Olga li riscalda con le sue storie. Ne ha in serbo una nuova, che nasce dal vuoto lasciato dal bosco che è stato abbattuto. Quel vuoto le fa tornare in mente qualcuno che anche Valdo, il cane fidato, ricorda, perché quando conosci Jum fatto di Buio non lo dimentichi più. È un essere informe, lento e molliccio, senza mani né piedi. La sua voce è l’eco di un pozzo che porta con sé parole crudeli e tutto il suo essere è fatto del buio e del vuoto che abbiamo dentro quando perdiamo qualcuno o qualcosa che ci è caro. Jum porta con sé molte storie, che fanno arricciare il naso e increspare la fronte, e tutte sono un dono che Olga porge a chi ne ha bisogno. Perché le storie consolano, alleviano, salvano e soprattutto, queste, fanno ridere. Dopo Olga di carta – Il viaggio straordinario, ritorna la vita del villaggio di Balicò con una storia che ne contiene tante, come in un gioco di scatole cinesi, come in una farmacia d’altri tempi piena di cassetti da aprire per tirare fuori la medicina giusta per ciascuno di noi.

Per i lettori di tutte le età.

L’autrice

Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura della nuova serie Olga di carta. Ognilibro è una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rende umani.

Titolo: Olga di carta Jum fatto di buio
Autrice: Elisabetta Gnone
Genere: Romanzo
Casa editrice: Salani
Pagine: 224
Prezzo ed. cartacea: 14,90€


Disponibile da novembre 2017!


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L’inganno recensione

Titolo: The Beguiled
Autore: Thomas Cullinan
Genere: Romanzo psicologico
Anno di pubblicazione: 1966
Titolo in Italia: L’inganno
Anno di pubblicazione: 2017
Trad. di: Elena e Letizia Sacchini

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

I cannoni rumoreggiano, le città sono occupate, le famiglie dilaniate e nel collegio femminile di Miss Martha Farsnworth restano solo cinque allieve (e, in effetti, «si fa prima a fare l’appello che a dire come si chiama» il collegio).

Una di queste giovani signorine, Amelia fa un “ritrovamento” particolare nel bosco vicino al collegio: un uomo, anzi uno yankee, ferito e sanguinolento. Dice di essere un caporale, di essere rimasto ferito in uno scontro a fuoco e di chiamarsi John… John McBurney.

Per salvargli la vita, la piccola Amelia è convinta che il collegio di Miss Martha sia il miglior porto sicuro. Anche se il caporale Johnny McBurney è uno yankee, quindi un nemico, la piccola alunna è certa che Miss Martha e sua sorella Harriet sapranno dare il giusto conforto all’uomo ferito fino a permettergli di riprendere la sua strada.

In verità, non sa quanto si sbaglia.

Capitano della barca che rischia di colare a picco è Miss Martha Farsnworth; forse più un generale per qualcuna e un’avida materialista per altre.

Una serie di sfortunati eventi l’ha costretta a istituire il collegio in casa propria; è davvero Miss Martha s’è dimostrata un degno capitano contro le avversità che la vita le ha parato davanti – sebbene sia caduta in colossali errori.

Viene poi la di lei sorella, Harriet Farsnworth, animo – un po’ troppo – trasognato, ospite di un mondo tutto suo e del vizietto alcolico che lei crede di nascondere bene alle ragazze e alla sorella.

Tra gli adulti – sebbene poi anche le ragazze saranno costrette a crescere in fretta – abbiamo, infine, Mathilda, aka Mattie, la domestica divisa tra affetto e (un goccio d’)astio verso le Farsnworth.

Poi vengono le residuali alunne che, chi per un motivo chi per un altro, non sono riuscite a far ritorno dalle loro famiglie nonostante/a causa (del)la guerra che imperversa tra nord e sud.

Una carrellata rapida su di loro (con relativo elemento caratterizzante): la disarmante sfrontatezza di Edwina; la naturalistica inclinazione di Amelia; i modi e i toni da sergente di Emily; la passione per i pettegolezzi della papista Mary; l’essere quasi-donna di Alice.

Ognuna delle signorine e delle “zitelle” vive nella sua versione di mondo in cui crede che i segreti restino tali e che i propri vizi o errori possano essere nascosti alle altre.

La verità, nel collegio femminile, è che si sa più di quel che si dice e si dice meno di quel che si pensa.

Infine, c’è lui, il pomo della discordia: Mister John McBurney. Audace o onesto? Sfrontato o sincero? Bugiardo o affabile conversatore?

È innegabile che, in un collegio di sole donne, si comporti sin da subito come il gallo nel pollaio. E la situazione – almeno all’inizio – non dispiace da nessuna delle due parte.

Ognuna – alunne, insegnati e domestica – vede in lui qualcosa: un animaletto curioso da salvare, un fratello, un amante, un confidente o semplicemente un bravo ragazzo solo e ferito.

E, ovviamente, McBurney è bravo a sfruttare la sua abilità camaleontica per tuffarsi di volta in volta nel personaggio richiesto e soddisfare così il proprio tornaconto.

Certo è che il giochino è destinato a finire.

Il romanzo affronta i delicati equilibri all’interno di questa comunità ristretta e forzatamente isolata da tutto il resto.
Più che avere, quindi, un’azione rapida, la narrazione si concentra essenzialmente sulle reazioni, i pensieri e le interpretazioni dei personaggi e la loro conseguente deriva verso il sospetto, il tradimento e l’inganno (poi vendetta).

Insomma, un romanzo che si fa leggere; ben fatto per il gioco che si crea tra le chiacchiere di McBurney, le false illusioni da lui prodotte nelle ragazze e il crescente odio che la scoperta delle sue menzogne di volta in volta produce tra le donne.


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Mirror Mirror

AMICI. AMANTI. VITTIME. TRADITORI.
QUANDO VI GUARDATE ALLO SPECCHIO CHE COSA VEDETE?

Niente è come sembra. La verità dello specchio è sempre capovolta.

Red, Leo, Naomi e Rose. Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili.

Almeno fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi.  Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Perché Naomi era la più solare di tutti, l’amica migliore del mondo.

Ma in fondo al cuore nascondeva un segreto… Un segreto inconfessabile che nemmeno Red aveva fiutato e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E mentre Rose si abbandona agli eccessi e Leo si chiude in se stesso, Red non accetta il destino dell’amica: ha bisogno di sapere, di capire. Che cosa ha ridotto Naomi in quello stato? Può davvero trattarsi di un tentato suicidio come crede la polizia?

Per scoprire la verità Red dovrà trovare la forza di guardarsi allo specchio, conoscersi e imparare ad amarsi per quello che è. Perché, a volte, bisogna accettare che niente è ciò che sembra e che la realtà può essere capovolta.

Le autrici

Cara Delevingne è una delle donne più influenti della sua generazione. Nata a Londra, ha raggiunto il successo mondiale nel 2009 ed è stata nominata Modella dell’Anno ai British Fashion Awards nel 2012 e nel 2014. Ha iniziato la sua carriera da attrice nel 2012 con un primo ruolo nell’adattamento cinematografico di Anna Karenina, e da allora ha preso parte come protagonista in film come Città di Carta, Suicide Squad, Valerian e la città dei mille pianeti e Life in a Year. Mirror, Mirror è il suo primo romanzo.

Rowan Coleman vive con la sua numerosa famiglia e i suoi due cani in una casa molto affollata nell’Hertfordshire. Divide il suo tempo tra la famiglia e l’attività di autrice di narrativa per adulti e per ragazzi.

Titolo: Mirror, Mirror
Autrici: Cara Delevingne e Rowan Coleman
Genere: Romanzo
Casa editrice: DeA Planeta
Pagine: 356
Prezzo ed. cartacea: 16,90€



Disponibile dal 10 ottobre 2017!


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Va’, metti una sentinella recensione

Titolo: Go set a watchman
Autrice: Harper Lee
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2015
Titolo in Italia: Va’, metti una sentinella
Anno di pubblicazione ITA: 2015
Trad. di: Vincenzo Mantovani

Preceduto da:
Il buio oltre la siepe

Di nuovo a Maycomb.

Scou… ehm, Jean Louise Finch torna, dopo qualche tempo, nella cittadina della sua infanzia dove il padre Atticus, con una artrite – reumatoide – in certi momenti invalidante, esercita come avvocato.

Lì, appena scesa dal treno, si ritrova il suo ragazzo Henry Clinton (oh chi è?) pronto a caricarla in macchina e portarla a casa dove il padre e la zia Alexandra dalla caratteristica forma a clessidra la stanno aspettando.

Tra proposte di matrimonio rifiutate e continui ricordi d’infanzia, Jean Louise scoprirà come Maycomb e le persone che la abitano siano cambiate… in peggio… o forse, a uno sguardo più attento, capirà che sono sempre rimaste le stesse.

Prima ancora della sua uscita, Va’, metti una sentinella è stato un romanzo discusso e molto atteso. Alla sua pubblicazione poi un sacco di voci si sono sollevate a dire poco irate tra chi sosteneva che il libro fosse una burla ordita dalla stessa Lee e chi, invece, sosteneva che il romanzo non fosse nemmeno stato scritto dall’autrice.

In ogni caso, eccoci qui di nuovo a Maycomb.
Nomi e luoghi sono sempre gli stessi, c’è qualche faccia nuova – almeno per chi legge – e la ventata di nostalgia che accoglie Jean Louise, una donna adulta ormai, alla stazione di Maycomb Junction coglie anche il lettore.

Tuttavia, ci sono alcune discrepanze fra questo romanzo – che sarebbe un sequel (secondo il grosso dell’impostazione pubblicitaria che è stata fatta… e questo forse può aver generato qualche incomprensione) – e “Il buio oltre la siepe“, con particolare riguardo alla genealogia dei Finch e alla storia di Maycomb.

Per citarne sole alcune:

  • c’è una sorella in più tra i Finch, Caroline, della quale però non c’è dato sapere molto altro;
  • la storia dell’Approdo dei Finch è diversa e zia Alexandra non è mai rimasta a viverci;
  • Francis è figlio e non più nipote di Alexandra;
  • la difesa di Tom Robinson avvenne per intercessione di Calpurnia e non viene affidata d’ufficio ad Atticus dal giudice Taylor;
  • Mayella di anni qui ne ha quattordici e non diciannove;
  • Tom, alla fine, viene assolto dalle accuse (anche perché il rapporto con la ragazza era consenziente).

Accanto a queste (e altre) discrepanze, ci sono poi alcuni episodi paralleli che si ripresentano seppure in forme diverse (ad esempio, la sberla che riceve Scout dallo zio Jack o il tè con le signore di Maycomb).

Manca, inoltre, una conclusione alla vicenda.

Considerando quanto sopra e che Va’, metti una sentinella, sebbene successivo a livello narrativo (è ambientato a metà degli anni ’50) rispetto a Il buio oltre la siepe, sarebbe in realtà scritto prima, è evidente che questo discusso romanzo sia semplicemente una precedente stesura de Il buio oltre la siepe.

E infatti,

Scritto a metà degli anni Cinquanta, “Va’, metti una sentinella” è il romanzo che Harper Lee aveva proposto al suo editore prima de “Il buio oltre la siepe”. Lo si dava per disperso, ma è stato ritrovato in una cassetta di sicurezza nel 2014 [Fonte: Feltrinelli.it].

E capisco perché l’editore abbia deciso di rifiutare questa stesura ma di accettare – o di spingere Harper Lee a realizzare – quella poi definitiva de Il buio oltre la siepe.

Nel leggere Va’, metti una sentinella si ha, in effetti, la sensazione – soprattutto alla luce del risultato finale -che il romanzo abbia bisogno di alcuni ritocchi non solo per quanto riguarda l’attenzione per gli eventi e l’introduzione delle singole scene, ma anche con riferimento alla strutturazione dei personaggi.

È vero: Atticus è diverso (per gli esempi in dettaglio puoi leggere questo articolo) e alcuni suoi discorsi non rientrano affatto nel personaggio che abbiamo imparato ad amare con Il buio oltre la siepe.

Tuttavia, non lo definirei propriamente razzista o mezzo-razzista o “in fondo in fondo ci ha gabbato tutti ed è sempre stato razzista“. In realtà, le sue affermazioni sono frutto del sentimento del periodo denso di mutamenti sociali.

Certo, la sua impostazione così chiusa senza nemmeno una possibilità d’appello, sconvolge la figlia (e il lettore), ma non lo ritengono uno shock così destabilizzante poiché “giustificato” dal clima dell’epoca.

In ogni caso, le conquiste a cui Scout (… no Jean Louise) arriva con notevole sforzo e delusioni non hanno affatto lo stesso sapore e la stessa carica che possiedono invece ne Il buio oltre la siepe.

L’impatto che storia e personaggi hanno sul lettore è sicuramente inferiore, perché la profondità e la cura per gli argomenti trattati è inferiore.

Insomma, il confronto tra questa versione in fieri e poi la sua stesura definitiva non regge.

Va’, metti una sentinella è un libro interessante nella misura in cui Scout umanizza finalmente la figura di Atticus e acquisisce la propria autonoma consapevolezza; un passaggio inevitabile della crescita che prima o poi tutti i figli, se educati al pensiero critico e ragionato, arrivano a fare nei confronti dei genitori.

Per il resto, meh.

Più che come seguito de Il buio oltre la siepe va, secondo me, considerato come una curiosità: vedere la nascita di un romanzo destinato a diventare un capolavoro mondiale.

Per questo, mi sento di consigliare la lettura di questo romanzo solo alla luce di questa curiosità tra prima e dopo; per il resto, anche no.

È un libro senza lode e senza infamie. Si fa leggere, ma lascia davvero poco.


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Come siamo diventati nordcoreani recensione

Titolo: How I Became a North Korean
Autrice: Krys Lee
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Come siamo diventati nordcoreani
Anno di pubblicazione ITA: 2017
Trad. di: Stefania De Franco, Flavio Iannelli e Daria Restani

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione – 

«La memoria […] è una superficie scivolosa, uno specchio che va in frantumi appena lo sfioro.»
Krys Lee, Come siamo diventati nordcoreani,
Codice edizioni, 2017

Poche cose contano quando fai parte dell’élite in Nord Corea: l’ascesa di carriera e la volubile approvazione del tuo leader (che poi entrambe sono sinonimo di sicurezza e soprattutto di sopravvivenza).

I chiari di luna del signore di Pyongyang sono repentini, imprevedibili e si abbattono sulla vita delle persone come uno tsunami.

Sotto i colpi di questa psicotica tempesta cade, durante una serata di gala e festeggiamenti, nell’impotenza/indifferenza e sotto gli occhi di tutti, il padre di Yongju. Sua madre è una nota attrice nordcoreana, ma nulla li salva.

L’originale piano di fuga deve proseguire, ma finire nelle mani dei trafficanti senza protezione alcuna è la rovina per tutta la famiglia. In breve, Yongju si ritrova solo separato dalla madre e dalla sorella – destinate con probabile certezza allo sfruttamento sessuale.

Dall’altra parte dell’oceano, apparentemente tranquillo, c’è Danny, le cui origini cinesi e coreane e la cui sensibilità lo rendono purtroppo vittima dei cretini. Per lui è difficile ambientarsi e l’unica soluzione pare esser quella di tornare in Cina dalla madre.

Last but not least, c’è Jangmi. La sua – forse – è la storia più dura (anche se un paragone certo non si può fare, ma forse essendo donna mi sono trovata più sensibile verso le vicende di questo personaggio).

Insomma, Jangmi è nordcoreana (come Yongju, ma non fa parte della “società bene”); è incinta (perché ovviamente Jangmi è stato il divertimento di un signorotto locale) e deve scappare per salvare la vita alla sua bambina (perché ovviamente, se venisse a saperlo il succitato signorotto, non ci sarebbe scampo per la bambina… e forse nemmeno per lei).

Jangmi, però, non è il suo nome, ma quello che il nuovo marito cinese – ignaro ancora della gravidanza – le ha affibbiato.

Per pochi spicci, l’uomo ha comprato la ragazza, la usa come un oggetto e la guarda dall’alto in basso solo perché è nordcoreana (quindi, a prescindere, ignorante, stupida, arretrata).

Soprattutto negli ultimi tempi si fa un gran parlare di Nord Corea perché Kim Jong-un fa arrivare missili nel Mar del Giappone, perché fa marciare le truppe in piazza… e poi il suo ridicolo taglio di capelli, le sue casacche nere, ect.

A parte questo motteggio – che lascia un po’ il tempo che trova – verso il dittatore, non ci si sofferma molto su altro.

Quello che, però, manca è un’altra fetta – fondamentale – della realtà nordcoreana: quella dei nordcoreani che il regime lo vivono, anzi lo subiscono ogni giorno.

Qualcosa di questa atroce verità l’avevamo imparata grazie al giornalista statunitense Blaine Harden che, nel suo “Fuga dal Campo 14” (Codice Edizioni, 2014), ci raccontava l’epopea geografica ma anche personale di Shin Dong-hyuk. Il suo era un incrocio tra un’inchiesta giornalistica, un reportage e una biografia (per i dettagli ti rimando alla mia recensione).

Quello che abbiamo qui in “Come siamo diventati nordcoreani” è, invece, un romanzo che, scisso in tre punti di vista, segue le vicende dei tre ragazzi (che si trovano, si perdono, si ritrovano).

Yongju, Danny e Jangmi non esistono, ma le loro storie purtroppo sì. Sono le storie di tantissimi nordcoreani: storie di abusi; storie di fughe; storie di speranze. Nordcoreani che poi magari

«Entrano in Corea del Sud pieni di fantasie e piombano nella vergogna quando si accorgono di essere guardati dall’alto in basso, o rimangono scioccati quando scoprono di essere sospettati di essere spie, oppure cominciano a comportarsi in maniera circospetta, o peggio finiscono per fregarsene di tutto.»
[estratto da “Come siamo diventati nordcoreani”, Krys Lee, Codice edizioni, 2017]

I personaggi letterari, quindi, si fanno portavoce di testimonianze e storie che sono accadute e che stanno accadendo anche ora, in questo preciso istante… mentre magari il mezzobusto di turno ridicolizza l’assurda scelta di vestiario di Kim Jong-un (il quale, però, ha un’ascendente tale sulla vita delle persone da lasciare in secondo piano le insensatezze della sua persona).

Insomma, anche in questo libro gli argomenti trattati sono duri; aberrante e vergognoso è che continuino nell’indifferenza generale (anche se anche qui ci sarebbero alcuni risvolti da approfondire a partire dall’influenza della Cina, la sicurezza della Corea del Sud e le conseguenze di un eventuale intervento militare in Nord Corea).

Il punto, però, è che non si tratta di essere sudcoreani o nordcoreani, cinesi o americani e via discorrendo.

È questione di essere umani.

Umanità vuol dire anche provare compassione, empatia verso il prossimo. Eppure, per qualche ragione, in qualcuno approfittarsi della debolezza di un altro è come un istinto primordiale che ne impregna il sangue. La facilità con cui lo fanno gli si confà come un guanto e anzi è appositamente ricercata; approfittarsi del prossimo, in modo volutamente abietto, diventa semplicemente un lavoro, un modo di fare, uno stile di vita, normale routine (un po’ come l'”eseguivamo solo gli ordini” della seconda guerra mondiale).

E l’umanità che traspare da questo libro – lo ripeto: sono storie vere – è una che preferirei non fosse mai esistita.

Concludendo. Si tratta di un libro interessante – sebbene devastante – da leggere per completare il quadro iniziato con “Fuga dal Campo 14“.

Le storie di Yongju, Danny e Jangmi raccontano di matrimoni combinati e gelide serate di gala, di silenzi terrorizzati e partenze obbligate, di dolore e addii imposti, di trafficanti e di sfruttatori, di cristianità e di ipocrisia.

Tuttavia – e mi riferisco allo stile e alla tecnica narrativa – ammetto che la storia è condotta in maniera molto elementare; la definizione dei punti di vista tra i tre ragazzi non sempre è ben definita e distinguibile l’uno dall’altro.


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