American Sniper recensione

american sniperTitolo originale: American Sniper
Anno di pubblicazione:
Autore: Chris Kyle con Jim DeFelice e Scott McEwen
Genere: Autobiografico
Titolo in Italia: American Sniper – Autobiografia del cecchino più letale della storia americana
Anno di pubblicazione ITA: 2014

Chris Kyle (1974-2013) ci conduce per mano in mezzo agli spari, ai colpi di mortaio, RPG, granate, amici e compagni caduti, raccontandoci la sua esperienza nelle varie missioni che compì in Medio Oriente, a partire dal 2003. Dopo il diploma, la carriera nei rodei e la vita da cowboy tra i ranch texani, Kyle si arruola tra le fila del SEAL, detti anche gli uomini-rana, reparto super-mega-specializzato delle Forze Armate USA. Infine, seguiamo la sua vita in guerra… luci e ombre dell’umanità, l’importanza dei valori umani, l’ardore verso la patria, i rapporti che si incrinano con la moglie (vi sono, nella narrazione, dei brevi inframmezzi in cui Taya, moglie di Chris, spiega la sua opinione, le sue paure ed i suoi desideri con grande sincerità e senza risparmiare qualche frecciatina al marito), la sua “trasformazione” in micidiale sniper (=cecchino).
Quella di Kyle è un’importante testimonianza e tante sono le riflessioni e gli spunti, sebbene su alcune parti ci si possa dire più o meno d’accordo. Si tratta di eventi di cui siamo stati tutti testimoni, certo in modo profondamente diverso da quello di Kyle, ed, in un certo modo, si trattava sempre di echi distanti, lontani, quasi estranei. Ci si ricordava di quello che accadeva là, solo se i telegiornali riportavano qualche notizia.
E invece è importante non scordare.

Non posso darvi una valutazione qui. I personaggi sono veri; le storie, spesso drammatiche, pure… L’intreccio è quello inevitabile della vita e non c’è voto per questo.
Però, questo posso dirvi: non c’è bisogno di essere appassionati di armi o di guerra per leggere questo libro, tutt’altro. Si tratta di storia, di vita e leggere e conoscere è l’unica cosa che ci può aiutare a crescere e a migliorarci come persone.


P.S. Ho visto anche il film ispirato a questo libro. Se sei interessato/a a conoscere la mia opinione di lettrice sul film, leggi qui.

Cigni Selvatici recensione

cigni selvaticiTitolo originale: Wild Swans
Anno di pubblicazione: 1991
Autrice: Jung Chang
Genere: Autobiografico
Titolo in Italia: Cigni Selvatici
Anno di pubblicazione ITA: 1993

Quando mi sono avvicinata a questo libro, ho pensato si trattasse di un romanzo “leggero”, una delle tante storie che si leggono sulla Cina, i suoi commerci sulla vita della seta e le sue concubine, chiuse nella Città Proibita, a farsi vicendevolmente dispetti fra loro. E, invece, “Cigni Selvatici” mostra un’altra Cina: quella comunista del periodo di Mao. La mia conoscenza di questo periodo si limitava alla rivoluzione culturale e alle poche nozioni apprese a scuola e questo libro è stato un’illuminazione. Chi racconta, Jung Chang, ha vissuto in prima persona le vicende narrate e, dove la conoscenza dei fatti è oscura e frastagliata a causa della sua età, si avvale dei ricordi della madre e della nonna.
Si parte, quindi, avvolti in una Cina quasi medioevale (pur essendo nel XX secolo), in cui le concubine e la tremenda pratica dei piedi fasciati è apprezzata e, anzi, incoraggiata. La nonna di Jung diventa la concubina (per volere del padre, che aspira ad ottenere un’alta carica di funzionario…) ad un generale della guerra, di molti anni più anziano di lei, e trascorre la sua vita lontano dal marito (salvo periodici incontri), bloccata in una casa immensa, senza la possibilità di fare alcunchè (le è proibito uscire – era scoveniente per le donne gironzolare da sole – ma, anche avesse potuto, i piedi fasciati le avrebbero impedito grandi passeggiate). Quando il marito è fin di vita, viene richiamata alla villa di famiglia, perchè prenda il suo posto al fianco delle mogli e delle altre concubine dell’uomo. Le conseguenze potrebbero essere disastrose: non era raro, infatti, che alla morte del marito, le donne dessero il via ad una vera e propria guerra per garantire a loro stesse e ai figli il patrimonio (e la posizione sociale) di famiglia. A voi la lettura…

Il libro è davvero interessante e, nonostante spesso gli argomenti siano forti, scorrevole. La narrazione è chiara, precisa, sincera e cruda (tanto che in Cina, il libro è proibito e se ne possono trovare solo qualche copia ovviamente clandestina), però è una lettura da non farsi sfuggire. Ripercorrere la storia cinese attraverso gli occhi di Jung Chang è un’esperienza che mi ha lasciato maggiore consapevolezza.
Dopo questo successo, l’autrice, sempre assieme al marito Jon Halliday che, almeno all’inizio, l’ha aiutata nella grammatica o nella costruzione della sintassi delle frasi, ha scritto un altro libro: la storia sconosciuta di Mao. Non ho ancora avuto l’occasione di averlo tra le mani, ma credo valga la pena leggerlo.


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