La ragazza che scrisse Frankestein recensione

Titolo: In search of Mary Shelley. The girl who wrote Frankestein
Autrice: Fiona Sampson
Genere: Biografia
Anno di pubblicazione: 2018
Titolo in Italia: La ragazza che scrisse Frankestein
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Eleonora Gallitelli

«I libri nascodono quel che intendono rivelare, chiudendo tra la prima e l’ultima pagina, dove solo un lettore può trovarli, contenuti sovversivi, occasionalmente rivoluzionari.»

Il mio rapporto con Mary Shelley è sempre stato… superficiale. So chi è, so cosa ha scritto, ma a parte sapere che si è sposata l’amore della sua vita, ho poche altre nozioni.

Quindi, ammetto di essere stata tentata in primis dall’estetica di questa bellissima edizione della biografia scritta da Fiona Sampson.

Poi, però, una volta aperto il libro, mi sono resa conto che c’è altro – molto altro – sotto l’apparente superficie romantica della vita di Mary Shelley (e della bella copertina di questa edizione Utet).

Quindi… chi è Mary prima di diventare una Shelley?

La sua immagine – in effetti anche a scuola – viene sempre rapportata a quella del marito, filosofo-poeta-amico-di-Bryon, Percy Bysshe Shelley. Sembra quasi che vadano sempre in tandem i due Shelley e non sia possibile separarli.

In realtà c’è anche un prima (e un dopo-Shelley), nonostante i due si siano conosciuti molto giovani (Mary ha sedici anni quando decide di fuggire con Shelley, di cinque anni più anziano, già sposato con una figlia e un altro bambino in arrivo) e sebbene i carteggi di questi primi anni di Mary siano andati perduti (in circostanze non chiarissime).

Mary nasce, quindi, il 30 agosto del 1797 da William Godwin, filosofo-eccellente-pensatore-ect., e da Mary Wollstonecraft, filosofa-scrittrice-promotrice-dei-diritti-alle-donne.

La madre, in realtà, ha già un’altra figlia, Fanny, da una precedente relazione nata in Francia sullo sfondo della rivoluzione francese e di un viaggio intrapreso in solitaria. Scrivo questo, molto semplificando, solo per tratteggiare un personaggio sicuramente all’avanguardia per il suo tempo.

Ma Mary Wollstonecraft non farà in tempo a impartire materni insegnamenti, perché morirà a causa di un’infezione contratta durante parto.

Mary – e sua sorella Fanny – passeranno, quindi, tra le mani di William, che si rivelerà un padre, sebbene all’inizio affettuoso, col tempo distratto, talvolta disinteressato, facilmente malleabile dalla nuova moglie, sempre alla ricerca di denaro (in questo, lo stesso Percy Shelley si farà negli anni suo creditore con numerose controversie sorte circa una presunta “vendita” delle figlie al giovane poeta).

C’è altro, ovviamente, ma vi rivelerei tutto il libro.

È vero poi che, a un certo punto, arriva Shelley. Ma non è l’amore romantico che tutti pensiamo.

La fuga, certo, ha il suo fascino, ma è guastata dalla presenza perenne di un’altra sorellastra di Mary, Jane (che poi si farà chiamare Clare che poi sarà amante di Bryon dal quale avrà una figlia).
I tre formeranno un ménage scomodo per le sorelle, ma non altrettanto per Shelley che vede l’harem come obiettivo per una vita perfetta.

Shelley, inoltre, è ondivago, capriccioso: non solo con le donne e gli amori (e le dediche poetiche inappropriate), ma anche con il denaro e l’organizzazione e gli aspetti quotidiani della vita.

Così facendo, poi, indifferenti o ignari della sorte altrui, gli Shelley condanneranno anche altri alle conseguenze delle loro scelte e delle loro azioni (la moglie di Percy, Harriet, si suiciderà gettandosi nel Tamigi; la sorella di Mary, Fanny, se ne andrà meno platealmente con una dose di laudano in una stanza d’albergo).

Insomma, ci sono ancora alcuni tratti della personalità di Mary – donna intelligente che, però, accetta di sminuirsi fin quasi a scomparire letteralmente nell’ombra del marito – e scelte che non comprendo e che ancora meno condivido. Ma, a ragionare col senno di poi, siamo tutti bravi.

Alle volte, continuiamo a insistere in determinate decisioni e annichilirci in determinati sacrifici solo per dare un senso agli sforzi, alle fatiche e alle sofferenze fin lì fatte.

Dalla lettura emergono dettagli che ricompongono la figura di una giovane donna consapevole della sua posizione, ombra silenziosa talvolta ingenua e sognatrice, spesso sottovalutata e condannata.

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