Fuga da Parigi recensione

Titolo: Fuga da Parigi
Autrice: Anne Hamilton
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019 

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Seconda guerra mondiale? Fughe per salvarsi? Disegni che nascondono segreti o potrebbero segnare la rovina dei personaggi?

È la trama perfetta per me!

Se poi ci aggiungiamo pure che l’autrice ha preferito mantenere l’anonimato proprio per i fatti riportati nel suo romanzo, allora ogni mia resistenza (già nulla in realtà) cede del tutto.

Ma veniamo a noi: in breve, la trama.

Hortensia è una giovane di buona famiglia, capricciosa e viziata tanto che gli insegnanti consigliano al padre di prenderle un’istitutrice, ma quelle assunte finora scappano a gambe levate appena devono confrontarsi con il caratterino prepotente della ragazza.

Se ne salva solo uno; Daniel, un avvenente giovanotto, discendente di una nobile casata russa costretta al declino e alla fuga in Francia dopo la caduta degli zar.

Hortensia, oltre a vedere in lui un uomo maturo, intelligente e preparato, comincia a provare forti sentimenti per Daniel.

Long story short, i due si sposano, ma l’iniziale e (forse) affrettato giudizio di Hortensia per i bei modi di Daniel si rivela sbagliatissimo: l’uomo non è maturo, ma pomposo; non è preparato, ma supponente.

Ma eccoci alle strette perché siamo attorno agli anni ’40 e la Francia è sotto la dominazione della Germania nazista.

Entrambi i coniugi ottengono i loro vantaggi dal nuovo regime, ma nessuno dei due si rende conto di quanto grave si farà la situazione, perché Daniel, oltre a essere un supponente ex-nobile russo, è ebreo e nemmeno gli agganci che può vantare – grazie al suo commercio di opere d’arte – possono salvarlo dall’imminente deportazione.

Urge la fuga da Parigi attraverso un paese sotto assedio, con nemici a ogni posto di blocco.

Ma ci sono due imprevisti: il primo è che è necessario un guidatore extra per una seconda macchina per la fuga. E si sceglie Jean Louis, un dipendente di Daniel. Il secondo è che proprio quel Jean Louis di cui ci si dovrebbe fidare ha rubato dei disegni di cui non è ben chiaro il valore, ma… una cosa è certa: dovevano restare nascosti.

Insomma, trama davvero interessante, ricca di dettagli, particolareggiata; ci si sposta persino di continente!

Tuttavia, non sono rimasta molto convinta dal modo in cui la storia viene condotta: in qualche punto ristagna e, sebbene si cominci con il botto e una bella dose di entusiasmo, non si riesce a mantenere costante il ritmo della narrazione che, a tratti, si fa un po’ pesante intervallato poi da riflessioni personali ripetitive da parte dei personaggi.

Ed è davvero un peccato, perché la storia nascondeva in sé tutti gli elementi per essere avvincente e ritmata.

Protagonista di tutto è Hortesia, viziata ragazzina all’inizio della storia donna che – forse – capisce finalmente qualcosa della vita alla fine.

Ma, pur essendo un personaggio femminile in formazione, sofferto e capriccioso, non sono riuscita a entrare in sintonia con lei, le sue vicende e lo stile di scrittura che, a volte mi è parso troppo elementare e poco attinente allo stile classico cui mi hanno abituata autori inglesi o americani nel corso del tempo.

E, non saprei, da una scrittrice mi sarei aspettata un tono, una sensibilità diversi… soprattutto con riferimento a certi temi che i personaggi si trovano ad affrontare… ma, essendo il nome della scrittrice uno pseudonimo scelto probabilmente per mantenere la funzione letteraria, chissà chi si nasconde dietro (in certi passaggi ho avuto l’impressione che a scrivere fosse un uomo… ma ci sta che stia solo ammattendo!).

Insomma, concludo che qui sennò scrivo un poema.

La storia prometteva davvero tanto (anche se poi i fantomatici disegni rubati, che parevano quasi centrali nella vicenda, hanno un ruolo davvero marginale) ma non riesce a mantenere queste promesse nella messa in pratica.

Il modo in cui sono descritti personaggi e ambienti non riesce a trasportare il lettore che si ritrova coinvolto in delle vicenda che potevano essere davvero esplosive e avvincenti, ma sono condotte con uno stile con il quale io, purtroppo, non mi sono ritrovata.

Davvero un peccato…

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