Giornata della memoria: leggere per non dimenticare

Nel corso della storia umana, ci sono stati – purtroppo – tanti momenti che preferiremo cancellare e fingere che non siano mai accaduti.
Ma ciò che è stato, ahimè, non si cancella. Cose dette e, soprattutto, fatte possono incidere molto profondamente nella vita di ogni singolo individuo.

Oggi 27 gennaio è una di quelle giornate in cui si è costretti a non distogliere lo sguardo e a guardare ciò che l’organizzato e folle piano di un solo uomo è riuscito a fare convincendo pure altri delle sue idee e cambiando per sempre l’esistenza di milioni di persone.

Oggi è la Giornata della memoria, una ricorrenza istituita per non dimenticare, per commemorare le vittime della follia nazista.

Nonostante ancora oggi di fronte alla presenza di così tante vite spezzate, testimonianze, foto, filmati, racconti, storie ci sia ancora qualcuno convinto che lo sterminio attuato dai nazisti non sia mai esistito, io sono fermamente convita invece che non dimenticare sia una delle pochissime cose rimaste per onorare tutte queste morti che, purtroppo più frequentemente di quanto si pensi, dalla giustizia umana non ottennero nulla.

E sebbene scegliere solo un giorno per ricordare sia importante, sono certa che il ricordo non si debba limitare a un unica giornata o a determinati periodi dell’anno.

Il ricordo deve essere sempre.

E ci deve servire come monito, come spinta a non credere mai negli abbagli, a non darsi spiegazioni semplicistiche o folli.

Per questo, vorrei suggerire la lettura come mezzo per non dimenticare e per commemorare le tante persone che una volta entrate non sono più uscite dai campi di sterminio e le tante altre che, pur essendosi salvate dal campo di concentramento, non riuscirono più o non poterono più (a causa delle tante menomazioni e angherie e danni subiti) continuare la propria vita.

I primi tre libri che suggerisco sono testimonianze dirette di quella parte di storia da non dimenticare, di quella storia che si svolse nei ghetti, nei campi di sterminio e, infine, (ma non per tutti, purtroppo) nei tribunali.

L’ultimo è un romanzo adatto ai bambini. Io lo lessi che ero di poco più giovane rispetto all’età di lettura consigliata, ma lo ritengo comunque una buona lettura anche per adulti.

se questo è un uomo

Il primo libro che vorrei suggeriti è Se questo è un uomo di Primo Levi.

Ovviamente, Primo Levi non ha bisogno di presentazioni. L’unica cosa che posso dire è che il suo libro, per me, resta un capolavoro da brividi per la forza che trasmettono le parole e per le emozioni che trasudano dalla carta.

Se non hai ancora avuto modo di leggerlo, te ne consiglio vivamente la lettura.


il-farmacista-del-ghetto-di-cracovia

Il farmacista del ghetto di Crocia, sebbene il titolo dai toni un po’ romantici possa far pensare ad altro, è la testimonia diretta di Tadeusz Pankiewicz, farmacista polacco che decise di restare nel ghetto e nominato giusto fra le nazioni.

Il libro mi è stato inviato in lettura dalla casa editrice e lo ritengo una testimonianza da conoscere, anche se posso assicurarti che non si tratta di una lettura semplice.

Qui puoi leggere la mia recensione.


La recente letteratura dedicata all’Olocausto ha spesso conosciuto – purtroppo – alti e bassi e mi è – purtroppo – capitato di incappare più di una volta in testi che cercavano dispersamente di occhieggiare al lettore, cercando di inculcargli un’empatia costruita, il cui risultato però era solo un – purtroppo – imbarazzante pastrocchio.

Con “Gemelle imperfette” nulla di tutto questo. Era molto tempo che non mi capitava una lettura così immersiva.

Si tratta di una storia – ispirata a eventi realmente accaduti – terribile, ma l’autrice ha questo tocco delicato, questo modo di mostrare la sofferenza senza scadere nel morboso davvero meraviglioso.

Non so se è corretto definire la scrittura delicata, ma Affinity Konar ha un tratto così elegante da rendere le parole dolci come un tocco vellutato.

Trovi la mia recensione completa qui, ma non posso esimersi dal consigliarti questa lettura.


recensione la banalità del male

Il libro nasce da una serie di articoli che la stessa autrice ebbe modo di realizzare come corrispondente per il New Yorker riguardo il processo – il primo che si tenne nel nuovo stato di Israele – ad Adolf Eichmann.

Per certi versi, il processo a Eichmann era una grandissima occasione; per altri, però, risultò quasi un grande show.

Non sto a tediarti oltre. Posso garantirti che, sebbene non sia di facile lettura, il reportage realizzato dalla Arendt e le considerazioni nelle quali la stessa giornalista si lancia sono spunti di riflessione molto importanti.

Su questo libro, ho avuto occasione di dire la mia qui.


il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-nuova-copertina

Come scrivevo all’invio di questa rassegna, a differenza dei precedenti che sono tutte testimonianze dirette (tranne Gemelle imperfette), vorrei indicarti un ultimo suggerimento di lettura. Questa volta si tratta di un romanzo la cui lettura è suggerita a partire dai dodici anni, ma ritengo che possa rivelarsi una lettura adeguata anche a un lettore più grandicello.


«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi

Se questo è un uomo, Primo Levi


Fonte immagine di copertina/Credit cover photo: openlettersmonthly.com

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