American Gods recensione

recensione american godsTitolo originale: American Gods
Anno di pubblicazione: 2001
Autore: Neil Gaiman
Genere: Fantasy
Titolo in Italia: American Gods
Anno di pubblicazione ITA: 2003

Shadow è in prigione da quasi tre anni e sta per uscire. Ormai pochi giorni ancora: deve resistere per poco senza infilarsi nei guai.
Eppure, il direttore della prigione lo fa chiamare nel suo ufficio e l’uomo teme che l’idea di libertà che carezzava da tempo possa essere svanita nel nulla.
E invece? Invece, il direttore gli comunica che uscirà prima… per partecipare ai funerali della moglie (di Shadow). La donna, infatti, ha avuto un terribile incidente stradale.
Così Shadow, ancora intontito della notizia surreale, prende il volo che lo riporterà a casa e ai funerali della moglie. Ma, sull’aereo, si verificano alcune stranezze che lo porteranno a incontrare uno strambo individuo.
Questi lo apostroferà dicendogli di chiamarsi Wednesday e gli offrirà un lavoro così su due piedi.
Shadow, inizialmente, rifiuta, ma poi, venuto a sapere che nell’incidente, assieme alla moglie, è morto anche il suo migliore amico (suo garante, poiché gli aveva offerto un lavoro), si vede costretto ad accettare. Dopo aver svolto tutte le pratiche necessarie per il funerale, aver sistemato le cose della moglie, Shadow dovrà unirsi a Wednesday per cominciare il suo lavoro come guardia del corpo (o una specie almeno).
Qualcosa, però, in tutta la storia non quadra (ad esempio: sua moglie morta che lo va a trovare nella stanza del motel la notte del funerale!).
Il suo datore di lavoro è, in verità, una divinità. Si tratta di Odino in persona. E si sta preparando ad una guerra: una terribile guerra che vedrà scontrarsi tra di loro divinità vecchie e nuove.

Premetto che non è il primo libro di Gaiman che leggo. In precedenza, avevo molto apprezzato Stardust. Tutto questo per dirvi che non sono partita prevenuta, anzi

Per dimostrare le mie buone intenzioni, comincio con gli aspetti positivi. L’idea di base è molto carina (anche se non originale). Lo studio che c’è dietro è sicuramente approfondito e curato (si fa riferimento alla mitologia norrena, egizia, africana, irlandese, induista, ect.) e, infatti, a fine opera, l’elenco di collaboratori è molto ampio.

È il resto a rovinare l’atmosfera.

Pur comprendendo l’idea di base (gli americani hanno i loro idoli da venerare e tra divinità vecchie e nuove non c’è distinzione, perché mirano tutte ad essere venerate e non dimenticate) non ne vedo il fondo, la conclusione, il motivo ultimo a cui dovrebbe condurmi il libro. Insomma, a cosa mi porta tutto questo ragionare di dei e miti e leggende? Cosa si vuole dimostrare o comunicare? Qual è la storia che si vuole raccontare?

Le divinità, così come i 5/6 umani veri che si incontrano durante la narrazione, sono simili… e capisco anche questo: gli umani adorano divinità con superpoteri, ma, in fondo, gli stessi dei non sono così diversi da coloro che li hanno creati e ne condividono i vizi e le debolezze. Ma perché sono tutti descritti in maniera caricaturale? Le donne sono quasi tutte descritte come discinte/nude e, invece, gli uomini si portano sempre dietro un innegabile bagaglio di saggezza.

Gli ambienti sfuggono spesso per le descrizioni non troppo chiare. Causa di questo è probabilmente il fatto che buona parte dei luoghi sono realmente esistenti (negli Stati Uniti) e possono essere stati dati per scontati o già acquisiti dal pubblico (americano).

Insomma, ripeto, ciò che mi sfugge di questa lettura è il messaggio finale.

valutazione american gods


 

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