Le nebbie di Avalon recensione

Titolo: The Mists of Avalon
Autrice: Marion Zimmer Bradley
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 1982
Titolo in Italia: Le nebbie di Avalon
Anno di pubblicazione ITA: 2018 (nuova edizione)
Trad. di: Flavio Santi

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

«Ai miei tempi mi furono dati diversi nomi:
sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina.
In verità mi è toccato in sorte di essere una maga
e forse verrà il giorno in cui bisognerà
conoscere questa storia.
»

Adesso che la sacra isola di Avalon è divenuta una semplice leggenda tra le nebbie e che il destino ha finito di tessere le sue trame, Morgaine (Morgana) ha deciso di raccontare la storia di quel mondo in bilico tra magia e liturgia, tra amore e dovere, tra Beltane e Cristo, tra druidi e preti.

E così i personaggi che tutti conosciamo del ciclo arturiano prendono vita ancora una volta per raccontare un’altra versione della storia: una in cui non ci sono solo intrighi e tradimenti, ma soprattutto strategie e calcoli. Una in cui le donne non sono solo semplici etichette di un ruolo (“madre” e “regina”), ma sono maghe, sacerdotesse, consapevoli, complicate, manipolatrici, traditrici e tradite.

E così Morgaine la fata conoscerà l’amore, la passione, la delusione, la perdita; Arthur (Artù) il re cervo fonderà un regno di cavalieri indomiti, miti fantastici, pace e prosperità; Lancelet (Lancillotto) amerà il suo re forse più di Gwenhwyfar (Ginevra) che obbedirà al suo destino con puerile fedeltà.

Ma questa storia parte ancor prima con Ambrosius, il sommo Re; Uther PendragonIgraine di Tintagel, Viviane (Viviana), la Dama del Lago; Taliesin, Merlino di Britannia; una serie di piani e progetti, un matrimonio da disfare, uno da creare e un trono che, ben presto, diventerà vacante.

Penso di non essere stata la sola ad approcciarsi a questo romanzo a seguito dell’accalorata testimonianza di Michela Murgia, “L’inferno è una buona memoria“.

Ancor prima di avere la possibilità di innamorarmi della storia, ero già rimasta affascinata dall’ardore della Murgia nel raccontare ciò che questo libro le aveva trasmesso rivelandole un mondo fatto di donne forti e consapevoli e presentando un libro-rottura della tradizione letteraria.

E forse l’inghippo è stato proprio qui: le aspettative troppo alte.

Intendiamoci: la storia indubbiamente ribalta dei canoni mettendo in primo piano una spinta e un’ingerenza femminile potenti, elementi mai considerati prima di allora da buona parte della letteratura, in particolare di quella fantasy.

E ai personaggi – femminili – non si può tutto sommato imputare nulla di negativo (sicuramente ne troverete uno al quale affezionarvi… per me è stata Morgana).

Si tratta di figure indipendenti, risolute, con una propria dimensione e una propria individualità, disposte a tutto (o quasi) pur di raggiungere il proprio scopo (ovviamente non tutte sono dei caterpillar di acume e ingegno e non a tutte ci si può affezionare o immedesimare… vedi Gwenhwyfar, per esempio) sebbene alla fine dei conti siano anch’esse impotenti vittime ribelli di un destino ineluttabile.

Tuttavia… tuttavia il comparto maschile non è altrettanto fortunato e non presenta un eguale definizione di caratteri come, invece, è di quello femminile; la rivisitazione del famoso ciclo bretone è sì interessante (e lo stesso vale per lo scontro tra le due religioni), ma cade spesso nel ripetitivo e nel ridondante e un due/trecento pagine in meno non avrebbero certo danneggiato la storia nel suo complesso.

Per tirare le fila del discorso, Le nebbie di Avalon è indubbiamente un romanzo di rottura nella misura in cui riesce a ridefinire una storia classica presentandone scenari e interferenze alternativi, ma si fatica un po’ ad apprezzarne la messa in pratica che rende la storia poco scorrevole, talvolta monotona.

Le nebbie di Avalon

Potente maga dotata della Vista, Morgaine ha sempre avuto la capacità di scrutare nella mente delle persone e di conoscere i loro pensieri. Ora, in là con gli anni e in pace con il mondo e con se stessa, ha deciso di ripercorrere la propria vita e di narrare l’epica storia dell’ascesa e della caduta di Camelot. E ha scelto di farlo non attraverso le gesta eroiche dei cavalieri della Tavola Rotonda, ma attingendo a ciò che il suo potere le ha permesso di conoscere, per dare finalmente voce alle donne che, insieme a lei, hanno visto il mondo che conoscevano cambiare radicalmente e l’Isola Sacra di Avalon svanire per sempre nelle nebbie. È una storia che inizia quando Morgaine è ancora bambina, con una visione che annuncia a sua madre Igraine l’imminente visita della sorellastra Viviane, la Dama del Lago, e di Taliesin, il Merlino di Britannia, messaggero degli Dei. Sono giunti fino a Tintagel per annunciarle che sarà lei a portare in grembo il Sommo Re, l’uomo destinato a salvare il regno e a garantire la pace e l’unità tra i popoli. Stanca di essere una pedina al servizio di poteri più grandi, Igraine cerca di ribellarsi con tutta se stessa a quella profezia. Ma non si può sfuggire al destino, e ben presto la giovane donna si trova in viaggio verso Londra e verso un futuro che cambierà non solo la sua vita, ma anche quella di sua figlia Morgaine.

L’autrice

Marion Zimmer Bradley

Per la prima volta in versione integrale e con una nuova traduzione;
il romanzo sarà diviso in due volumi.

Ti consiglio, inoltre, questo invito alla lettura di Michela Murgia.

Titolo: Le nebbie di Avalon
Autrice: Marion Zimmer Bradley
Genere: Fantasy
Casa editrice: Harper Collins
Pagine: 600
Prezzo ed. cartacea: 22,00€


Disponibile dal 31 ottobre 2018!


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L’inferno è una buona memoria recensione

Titolo: L’inferno è una buona memoria
Autrice: Michela Murgia
Genere: Saggio breve
Anno di pubblicazione: 2018

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

«Non esistono libri innocui,
perché non siamo innocui noi.»
Michela Murgia, L’inferno è una buona memoria
Marsilio editore

Una rivoluzione è avvenuta in modo silenzioso ma inesorabile: quella della donna nella letteratura. E complice di questo moto improvviso fu Marion Zimmer Bradley. 

Ai più questo nome suonerà forse sconosciuto oggi, ma qualcuno forse ricorderà una saga (capitanata da “Le nebbie di Avalon”) e pure una serie televisiva. 

Ecco io vidi quella: la serie tv e ne rimasi sconvolta perché tutto era cambiato nel classico ciclo arturiano e dei suoi cavalieri della tavola rotonda. 

Le «personagge», come le chiama Murgia, non erano più semplici figurette («accenni di creatura») utili solo per definire un ruolo (“regina”, “strega”); erano donne vive, consapevoli, complicate, manipolatrici alcune, «strateghe» altre. 

Il primo contatto di Michela Murgia con “Le nebbie di Avalon” avviene, invece, qualche annetto prima del mio e per via cartacea. Perché un bel tomo corposo e scritto piccolo è quello che serve alla scrittrice per superare nove ore di traghetto e restare vigile. 

Da lì si dipana un mondo: cosa che – okay – dovrebbero in teoria fare tutti i libri, ma nella pratica scovare un libro illuminante è molto complesso. 

Perché qui non si parla solo di gentil dame e potere e cavalieri senza macchia: si parla di ambizione, di odio e rivalità, di piani calibrati e di sentimenti repressi.
Si parla di donne, madri, mogli, serve, mere pedine, ma in primo luogo donne!
Si invertono dei canoni; si guarda una storia classica da un punto di vista diverso, quello femminile. 

L’inferno è una buona memoria”, nell’ambito nella nuova collana targata MarsilioPassaParola“, è quindi una sorta di introduzione, di invito alla lettura in cui “visioni” da un libro compongono un’analisi davvero eccellente e affascinante da parte della nostrana autrice con qualche accenno personale.

Adesso? Adesso non posso far altro che andarmi a leggere la saga di Marion Zimmer Bradley.

Ogni libro dovrebbe avere una breve premessa firmata Murgia. Io lo comprerei al volo. 


P.S. L’unico “appunto” che posso fare (per la serie “nerditudine”-mai-abbastanza) è che la citata Dama Galadriel non è la signora di Granburrone, ma di Lórien.