No exit recensione

Titolo: No exit
Autore: Fiona Sampson
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2017
Titolo in Italia: No exit
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Chiara Brovelli

È la sera del 23 dicembre. Si dovrebbe essere in casa con i propri cari, pronti a condividere gli imminenti festeggiamenti natalizi… e invece Darby è bloccata fra i monti del Colorado, con la neve che minaccia paurosamente la stabilità della sua Blue (alias della sua Honda), la radio che manda solo classici di Bing Crosby, la batteria del cellulare quasi morta e un grosso problema: la madre ha un tumore terminale.

Quello di Darby è, molto probabilmente, l’ultimo viaggio per vederla ancora in vita.

Ma non potrà proseguire oltre, perché la nebbia s’infittisce tanto da spezzare un tergicristallo dell’auto. L’unica alternativa è riparare nella stazione di servizio lì vicina.

Niente di tragico, no? Anche se un ritardo di qualche ora proprio non ci voleva.

Trattenuti dalla bufera e bloccati assieme a Darby, ci sono altre quattro persone. Apparentemente tutto nella norma, no? Be’… no, perché quello che Darby intravede nel veicolo di uno dei quattro estranei potrebbe cambiare la vita di tutti.

Ma siamo certi, però? Non è che magari è solo la stanchezza e la tensione a giocare un brutto scherzo alla nostra protagonista?

Terzo romanzo per il nostro Taylor Adams e il primo, per me, in cui incontro l’autore.

Quindi, libera da qualunque pregiudizio o aspettativa, mi sono tuffata famelica nella lettura (chi mi segue sui social conosce già questa storia XD).

Insomma, la storia è un grande classico della letteratura gialla: bloccati dalla neve, nessun soccorso in vista, uno dei tuoi compagni di “prigionia” ha fatto qualcosa di orrendo, ma… non puoi esporti e accusarlo in alcun modo – almeno per il momento – perché non sai quale potrebbe essere la sua reazione, non sai se è armato, non sai come potrebbe reagire e chi potrebbe rimetterci.

In fondo, nessuno è un Rambo dai riflessi fulminei e la forza erculea.

Cosa puoi fare, quindi? Ignorare la vicenda? Produrre prove in attesa dell’autorità? Oppure agire e bloccare la situazione subito?

Non farò spoiler (li odio dal profondo), ma posso dire quanto segue.

La storia è scorrevole e ben ritmata; e la tensione cresce.
Indubbiamente plaudo al fatto che Adams mi ha fatto leggere il suo romanzo in pochissimo tempo, regalandomi qualche ora di puro intrattenimento (e una certa preoccupazione per le vicenda di Darby).

Forse, però, il retaggio da regista dell’autore fa un po’ scadere il romanzo in certe scelte “cinematografiche” che mal si adattano a un libro. In certi passaggi, sembra più di assistere a una trascrizione della scena (nel classico stile: se le cose possono andare male, andranno peggio) che si trasforma in una sorta di sceneggiatura articolata in cui è l’azione a dominare e il resto viene analizzato in stile elementare. E verso la fine è semplicemente un po’ troppo di tutto.

Complessivamente, un buon libro d’intrattenimento senza lode e senza infamia che, alla fine, lascia con un cocente interrogativo: e tu cosa faresti?

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