Il silenzio della città bianca recensione

Titolo: El silencio de la ciudad blanca
Autrice: Eva G. Sáenz de Urturi
Genere: Thriller
Anno di pubblicazione: 2016
Titolo in Italia: Il silenzio della città bianca
Anno di pubblicazione ITA: 2018
Trad. di: Paola Olivieri

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Nella cripta della cattedrale vecchia di Vitoria vengono scoperti i cadaveri di due ragazzi: un maschio e una femmina, ventenni, completamente nudi e con le mani poggiate l’uno sulla guancia dell’altra.

Già devastante di suo, questo doppio omicidio, però, nasconde ben altro e riporta l’intera città indietro di vent’anni.

Sì, perché Vitoria fu sconvolta da un’ondata di doppi-delitti folle: nel dolmen della Chabola de la Hechicera rinvennero i corpi senza vita di due neonati; poi, nel sito celtibero di La Hoya de Laguardia, un bambino e una bambina di cinque anni. E ancora, in un giacimento salino di epoca romana, un ragazzino e di una ragazzina di dieci anni.

Man a mano che i delitti si avvicinavano a Vitoria, aumentava anche l’età delle vittime (e il secolo di edificazione del luogo in cui i cadaveri veniva sistemati).

Gli ultimi omicidi furono quelli di un ragazzo e di una ragazza di quindici anni davanti al portale d’ingresso della Muraglia Medievale.

Tutti ritrovati secondo schemi simili: maschio e femmina, l’età, le mani affettuosamente posate sulla guancia dell’altro, i corpi sistemati lungo l’asse nord-est.

La follia sembrava finita con l’arresto del carismatico Tasio Ortiz de Zárate, archeologo, volto televisivo adorato dal pubblico, personalità di spicco di Vitoria.

Ma ecco che tutto sta per ricominciare. L’omicidio dei ventenni non è solo orribile di per sé, ma non fa altro che riprendere la macabra sequenza bruscamente interrotta dall’assassino vent’anni prima.

Come se la psicosi non si diffondesse già bene di suo, Tasio – il colpevole dei precedenti omicidi – sta per essere rilasciato in permesso premio dopo vent’anni di galera.

Quindi… non può essere lui l’esecutore materiale di quest’ultimo omicidio, ma potrebbe esserne il mandante? E se fosse solo un ammiratore, un imitatore di Tasio? E se, invece, Tasio non c’entrasse proprio nulla? Nemmeno con i delitti precedenti? Vorrebbe dire aver tenuto rinchiuso un innocente per vent’anni e uno psicopatico libero di uccidere ancora…

Insomma… un bel macello.

La patata bollente finisce nelle mani di Unai ed Estíbaliz, entrambi ispettori della omicidi, i quali dovranno vedersela con un passato pesante, un presente pericoloso e un futuro davvero molto incerto.

Vitoria è una città spagnola di cui io nemmeno conoscevo l’esistenza prima di leggere questo libro (brava in geografia… XD); tuttavia, la narrazione è così profonda e limpida da farle assumere contorni ben definiti – anche se i nomi delle vie, gli incroci, i palazzi potrebbero essere quelli di una città di fantasia per quanto ne so io -; Vitoria si costruisce davanti agli occhi di un lettore… anche di uno completamente ignorante come me.

Sullo sfondo di questa bella città, il revival degli omicidi coincide con il calendario delle festività estive. Quindi, la voglia di festa ha un doppio svantaggio per i nostri (i quali, però, diventano vantaggi per il nostro assassino): la moltitudine di gente che ogni evento attrae e la confusione che una massa di persone brulicante crea.

Unai (detto Kraken) ed Esti(baliz) sono due ottimi poliziotti, l’uno specializzato in criminal profiling, l’altra in vittimologia; hanno la vocazione nel sangue, ma sono anche umani, quindi fallibili e fallaci. Hanno i loro demoni da nascondere, le loro storie da rivelare e il loro cuore da curare.

Non solo loro, però, invadono la scena con la loro umanità; tutti i personaggi, anche quelli più marginali, sono in grado di mirare e centrare in pieno il cuore del lettore che non può non affezionarsi (o non intenerirsi) o non odiarli (o non provare ribrezzo).

Unai, poi, è una voce narrante meravigliosa: chiara, schietta, fluida e dannatamente convincente.

La storia che così si crea vede la disperata rincorsa a un assassino in costante vantaggio, le vicende personali dei protagonisti e un tuffo nel passato che porta il lettore qualche passo più avanti rispetto ai due ispettori.

A tutto questo, aggiungiamo anche qualche colpo di scena ben piazzato e il risultato finale è sicuramente azzeccato.

L’intreccio che ne deriva catalizza l’attenzione del lettore per regalare un thriller davvero ben fatto.

Il silenzio della città bianca fa parte di una trilogia di cui, al momento in cui scrivo, è stato pubblicata la prima edizione del secondo volume nel 2017 “Los ritos del agua” (in Spagna).

Insomma, come prima prova è davvero eccellente e non vedo l’ora di scoprire cosa attenderà nei prossimi capitoli Kraken!


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