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I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni

i leoni di sicilia l'inverno dei leoni

Titolo: I leoni di Sicilia/L’inverno dei leoni
Autrice: Stefania Auci
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2019/2021
Pagine: 437/679

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Florio? Florio chi?

Della belle époque italiana loro furono sicuramente tra le famiglie palermitane più note e influenti (e ammanicate anche politicamente).

Ma la storia di Casa Florio inizia molto prima e inizia dal “basso” con un Ignazio e Vincenzo.

Dopo il terremoto che colpisce Bagnara Calabra nel 1799, Paolo Florio decide di spostarsi in Sicilia, a Palermo, e riprendere in mano l'”aromateria” – la bottega della spezie – che già possedeva con il fratello, Ignazio, e il cognato.

In pochissimo tempo, i due fratelli Florio riescono a ritagliarsi uno spazio in un mercato già molto competitivo formato non solo da palermitani, ma anche da competitors internazionali quali gli inglesi.

Nel 1807, però, Paolo muore lasciando erede universale suo figlio Vincenzo di soli 8 anni.

A condurre l’attività d’ora in avanti sarà Ignazio che formerà la “Ignazio e Vincenzo Florio” rendendo la società prospera, aumentano notevolmente i settori commerciali di interesse (zolfo, immobili, navigazione…) e imponendosi sulla vita – anche sociale – di Palermo.

I leoni di Sicilia esce nel 2019 e diventa ben presto un successo.

Complice sicuramente il fascino di una storia vera in primis e di una famiglia di imprenditori nata dal nulla che deve il suo enorme successo alla determinazione e al lavoro poi, i Florio sono diventati leggenda grazie a Stefania Auci.

I numerosi eventi rendono la storia molto densa, l’autrice poi in certi passaggi ritorna più volte e non nego di aver inizialmente pensato di rinunciare del tutto alla lettura.

Attorno a pagina cento, però, è scattato qualcosa e da quel momento non sono più riuscita a “mollare” i Florio; diciamo che forse avevo solo bisogno di “acclimatarmi” nella Palermo della Auci.

Ovviamente si tratta di un romanzo per cui caratteri, pensieri, considerazioni e dialoghi sono – per quanto basati su eventi e persone reali – frutto della fantasia dell’autrice ma l’impianto regge benissimo: è credibile, coerente, realistico e coinvolgente.

Ne “I leoni di Sicilia” i personaggi femminili “risentono” delle scarse possibilità loro offerte dal tempo e, pur avendo naturalmente qualcosa da dire, sono meno preminenti e rilevanti.

Con “L’inverno dei leoni“, l’evoluzione dei tempi cambia anche le possibilità dei personaggi femminili (per quanto ovviamente ancora molto limitate).

Questo discorso per dire che ho apprezzato molto questa attenzione, da parte della Auci, verso una narrazione coerente non solo alla luce degli eventi ma anche delle possibilità dei personaggi.

Passando quindi rapidamente – e senza spoiler – al secondo e ultimo capitolo della saga, “L’inverno dei leoni” ci racconta, come lascia intendere il titolo, la fine della storia di quella che, negli anni, divenne Casa Florio.

Le generazioni si succedono, le influenze dei Florio aumentano di pari passo ai loro commerci e al loro patrimonio.

La loro impronta non coinvolge solo i lavoratori di Casa Florio e le loro vite, ma imprime un assetto anche alla fisionomia di Palermo e, sotto certi aspetti, dell’intera Sicilia.

Insomma per concludere.

Stefania Auci è riuscita a rappresentare non solo la storia di una famiglia ma anche quella di un pezzetto d’Italia (proprio in quest’ottica, molto interessanti e utili i primi paragrafi che aprono le singole parti dei due libri e che riassumo la storia d’Italia – politica, sociale, storica, etc.).

Sono due libri – il secondo più del primo – molto corposi e densi quindi ci vuole pazienza e serenità per una lettura adeguata.

Ultimo consiglio: non lasciarti scoraggiare dalle parti in “dialetto” (lo virgoletto perché credo, mi correggano nel caso gli amici palermitani, che comunque sia un po’ italianizzato per essere comprensibile da tutti).

A parte il fatto che, soprattutto nel secondo, le parti più “complesse” sono “tradotte”, con un poco di pazienza si riesce a capire anche i dialoghi più lunghi (basta, per esempio, leggerli ad alta voce; la fonetica aiuta molto).

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