Evelina recensione

evelina recensioneTitolo originale: Evelina
Autrice: Fanny Burney
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1778
Titolo in Italia: Evelina
Anno di pubblicazione ITA: 2019
Trad. di: Chiara Vatteroni

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Evelina, mia cara, ma quante te ne capitano?

Un attimo, scusate… cominciamo per gradi.

So di essere molto (mooooooolto) ripetitiva in questo caso (soprattutto per chi mi segue su IG), ma… riuscite a immaginare che ho letto una delle autrici preferite di Jane Austen?! 🤩

E sapete che Jane inviò anche un piccolo contributo per aiutare Fanny Burney nella pubblicazione (all’epoca, comunque, era una prassi abbastanza diffusa… però sappiamo anche come il denaro sia sempre stato un problema per i membri femminili della famiglia Austen)?

Comunque… in breve, Evelina è la figlia non riconosciuta di un danaroso conte (e anche da parte di madre non sta messa male), ma per una serie di eventi è stata allevata dal reverendo Villars che le ha fatto teneramente da padre.

Viene invitata da degli amici di famiglia a stare un po’ con loro e, da lì a breve, arriveranno a trascorrere qualche giorno a Londra.

Lì le mode, le chiacchiere, i colori sfavillanti e i magnifici intrattenimenti entusiasmeranno Evelina, ma la metteranno anche a dura prova (lei, vivendo in campagna, a certe cose non è avvezza).

La sua mancanza di conoscenza della rigida (e davvero incomprensibile 🙈) etichetta dei balli e delle conversazioni e la tipica timidezza e ingenuità da adolescente spinta in un ambiente così nuovo e diverso la metteranno presto in seria difficoltà, facendola cadere vittima di imbarazzi e antipatie.

Insomma, riuscirà Evelina a recuperare?

Inutile dire che mi è piaciuto (se piaceva a zia Jane come non poteva piacere anche a me!? … anche se ho avuto qualche timore eh).

Evelina è l’adolescente che – per un periodo più o meno lungo – siamo state tutte (magari con qualche pretendete in meno però: lei è una specie di calamita! Anche un po’ troppo alle volte! 😒): ancora a metà nel bozzo tra bambina e donna, timida, in costante imbarazzo, desiderosa di riuscire bene ma destinata al fallimento più completo nonostante i suoi continui sforzi in senso opposto.

Ma non è una sciocca e, quindi, verso la seconda metà del romanzo, si cambia registro e sono gli altri (e pure una sfiga paurosa) a tirarla in situazioni imbarazzanti e spesso sconvenienti.

Però ecco, per quanto la prosa della Burney mi sia davvero piaciuta molto, c’è una cosa di cui devo accusarla: la prolissità.

Si perde nel riportare i più piccoli e insignificanti dettagli e una marea di eventi che, all’inizio sono anche simpatici, ma che poi, alla fine, sono sempre uguali e non aggiungono nulla alla storia o ai personaggi.

Quindi, ma a queste condizioni: di avere pazienza se qualche volta i personaggi sono davvero un po’ troppo (troppo 😬); se, soprattutto nella parte centrale, ci si dilunga all’infinito in mille inutili scene e dettagli ridondanti.

Alla fine, sarete ricompensati da un’ottima prosa, da personaggi completi (anche se alcuni sono più simpatiche macchiette) e da una storia piacevole.

Inutile dirvi che ci sono delle similitudini con Orgoglio e pregiudizio (ahi, ahi Jane, che mi combini? 🤣).

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