Il commissario Bordelli recensione

Vichi - Il commissario Bordelli recensioneTitolo: Il commissario Bordelli
Anno di pubblicazione: 2002
Autore: Marco Vichi
Genere: Giallo/Poliziesco

Mi capitò di leggere questo libro in estate, proprio nella stessa stagione in cui è ambientato il romanzo. Lì per lì, pensai che fosse una cosa molto carina, un modo che mi avrebbe permesso di immedesimarmi ancora di più nella lettura, visto che i commenti sul caldo nel libro si sprecano e, dopo un po’, sono anche eccessivi (…faceva molto caldo, ok! S’è capito!).

Primo di una serie di romanzi incentrati sul commissario fiorentino dal nome pittoresco, in questo si indaga sulla morte di una anziana (e molto ricca) signora, la quale viene ritrovata morta in camera sua dalla dama di compagnia, vittima apparentemente di un forte, irruente e, ovviamente, improvviso attacco d’asma.

Le indagini passano immediatamente al commissario Bordelli (l’unico investigatore in zona durante le vacanze estive), personaggio un po’ border line, amico di ladri e prostitute dotati, comunque, di un loro personale “codice morale”. Non solo, i’ Bordelli nasconde e combatte, oltre che con la calura, umida e appiccicosa dell’estate fiorentina, anche con i mesti ricordi del suo passato in guerra (caso vuole che poi il nuovo acquisto del commissariato sia un ragazzo sardo, il cui padre è stato per l’appunto compagno d’armi del nostro Bordelli). Tutto questo non gli impedisce di venire a capo della molto poco ingarbugliata matassa e scoprire agilmente i colpevoli (n.b. Il lettore capisce prima del commissario chi sono i rei… vabbè, magari si tratta di una scelta voluta…).

Il romanzo, quindi, si regge sostanzialmente (e unicamente) su quanto sia particolare, inusuale (ma, comunque, capace) Bordelli come poliziotto (che non si piega ai canoni ferrei della legge, ma agisce anche in base a cioè che è giusto per lui) e come siano unici e caratteristici i personaggi di cui si contorna. Di thriller c’è davvero molto poco… I sospetti del lettore ricadono in maniera abbastanza immediata sugli unici due personaggi che sarebbero sembrati più sospetti e colpevoli solo se avessero avuto in mano un cartello con scritto “Sono io l’assassino”.

Insomma, per concludere, dal punto di vista prettamente narrativo, non l’ho trovata un’indagine particolarmente intrigante (non succede nulla di sorprendente o interessante nella ricerca dei colpevoli). La storia si basa su qualche battuta (che dovrebbe fare almeno sorridere) e sul nome particolare del commissario nonché sul suo uscire dai canonici cliché del poliziotto ligio al dovere.

Il linguaggio usato, con qualche parola o espressione in fiorentino, è semplice e basilare.

Consigliato: , se uno non ha proprio niente di meglio da leggere.


 

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