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Da molto lontano

Roberto Costantini, Premio speciale Giorgio Scerbanenco per la migliore opera noir degli anni 2000, finalista al Premio Bancarella 2016, torna in libreria con il nuovo, atteso capitolo della serie bestseller (più di 300.000 copie vendute) sui lati oscuri della storia recente italiana. Protagonista un commissario Balistreri inedito, ormai in pensione, richiamato a indagare su un caso di omicidio avvenuto nel 1990, durante l’estate dei campionati mondiali di calcio.

1990. Nell’imminente estate delle notti magiche del Campionato del mondo giocato inItalia, il figlio di un potente imprenditore romano scompare nel nulla. A indagare viene chiamato uno svogliato commissario Balistreri, per niente contento di dover mettere il guinzaglio al figlio finto ribelle di un palazzinaro. Ma il ritrovamento del cadavere del giovane, orrendamente mutilato, assieme a quello di una ragazza sottomessa a un boss della Camorra, cambia le cose. Balistreri si ritroverà coinvolto in una sparatoria i cui risvolti drammatici gli impediranno di risolvere il caso.

Oggi. Dopo quasi quarant’anni di onorata carriera nella polizia, Michele Balistreri è andato in pensione. Il suo corpo e la sua mente portano addosso le cicatrici di una vita densa e dolorosa. E anche la sua memoria inizia a perdere colpi. Ma neanche adesso c’è pace per lui, perché quando due manichini che riproducono la scena del crimine irrisolto quasi trent’anni prima vengono ritrovati sepolti nel complesso residenziale in cui vive il padre del ragazzo ucciso, l’ex commissario dovrà aiutare il suo storico vice Graziano Corvu – che ha preso il suo posto – a condurre quella che forse sarà la sua ultima indagine.

L’autore

Roberto Costantini (Tripoli, 1952), ingegnere, consulente aziendale, oggi dirigente della Luiss. È autore per Marsilio della Trilogia del Male (Tu sei il male, Alle radici del male e Il male non dimentica) che ha per protagonista il commissario Michele Balistreri, bestseller in Italia e già pubblicata negli Stati Uniti e nei maggiori paesi europei. Ha ricevuto il Premio speciale Giorgio Scerbanenco 2014 per la “migliore opera noir degli anni 2000”.

Titolo: Da molto lontano
Autore: Roberto Costantini
Genere: Giallo
Casa editrice: Marsilio
Pagine: 608
Prezzo ed. cartacea: 21,00€


Disponibile dal 22 novembre 2018!


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In un vicolo cieco recensione

in un vicolo cieco recensioneTitolo: Breaking Silence
Autrice: Linda Castillo
Anno di pubblicazione: 2011
Genere: Poliziesco
Titolo in Italia: In un vicolo cieco
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Lisa Maldera

Preceduto da: 
– Costretta al silenzio;
– La lunga notte.

Qualcosa di strano sta succedendo nella cittadina di Painters Mill (popolazione: 5500 abitanti).
Stupidi scherzi alla comunità Hamish (come qualche casetta della posta divelta) si stanno trasformando in qualcosa di più: un incendio a un calesse e il conseguente ferimento di una donna incinta sono i primi segni di qualcosa di sinistro.

Eppure, nessuno denuncia. Nessuno collabora. La comunità Hamish non ha nessuna intenzione di far entrare degli Englischer nel loro mondo.

Quand’ecco che, durante la ronda notturna di Pickles, “veterano” della polizia locale, succede altro ancora: prima quattro pecore vengono brutalmente sgozzate e poi… poi tre Hamish (due uomini e una donna) finiscono in un pozzo di liquame. Nessuno si salva: un terribile, terribile incidente…

O forse no…

Di lì a poco, la città sembra pervasa da un’inarrestabile ondata di odio e violenza: pestaggi, bombe molotov, di nuovo pestaggi. Le vittime? Sempre appartenenti alla comunità Hamish. Il guaio più grosso? Nessuno di loro è intenzionato a collaborare…

logo commento

A indagare sul caso, il commissario di polizia Kate Burkholde (ex Hamish). Kate è il classico poliziotto donna in una posizione di comando: non bella, ma affascinante, con doti analitiche e deduttive superiore a quelli dei colleghi maschi (di quasi tutti… perché la controparte maschile deve essere alla sua altezza); dai saldi principi personali/codice morale, ma con un passato tosto tosto alle spalle e che ogni tanto torna a tormentarla (anche, perché, n.b., si tratta del terzo libro di una serie – comunque, si può leggere tranquillamente senza conoscere i precedenti capitoli); all’inizio, alcuni sottoposti non prendono bene questo fatto d’essere “comandati” da una donna, salvo poi ricredersi.
John Tomasetti è la controparte-uomo della vicenda, quindi vedi sopra (eccezion fatta per i colleghi che si ricredono).

Detto questo, però, il commissario Burkholde è la vera protagonista della vicenda, tanto che gran parte del libro segue il suo punto di vista in prima persona singolare, tempo presente (il resto procede, invece, con uno strano uso del passato remoto nonostante gli eventi siano contestuali o anticipino di qualche minuto i successivi).
L’analisi personale è, quindi, molto approfondita – il personaggio ha un carattere sfaccettato e ben composto – anche se in uno stile che a me non esalta molto (sto male, sono triste, sono felice, sono guardinga, sono molto molto preoccupata… insomma, già detto ma lo ripeto, preferisco più vedere i personaggi agire e da lì comprenderne il carattere, ma ecco… si tratta di gusti).

Lo studio sui personaggi secondari è, invece, a fasi alterne: alcuni sono ben sviluppati nella prima parte del romanzo e spariscono nella seconda (Pickles); altri, pur non essendo mai veramente approfonditi, si distinguono per qualche caratteristica peculiare (Mona); altri, infine, subiscono una specie di rivincita finale (lo sceriffo Rasmussen che, alla fine, capisce quello che era lampante a tutti).

Painters Mill, il luogo dove prende azione la vicenda, è una piccola cittadina, ma questo  non le impedisce di detenere un primato alquanto macabro: solo l’anno prima a quello degli eventi in corso è stato fermato un feroce serial killer, detto simpaticamente Il Macellaio.
Insomma, un po’ in stile St. Mary Mead per Miss Marple o Cabot Cove per Jessica Fletcher: non si sa bene se sia la città ad essere stata costruita sopra il covo di Satana o si tratti solo della sfiga che si porta appresso l’investigatrice donna di turno.
Tuttavia, non se ne respira la stessa aria da “congiurati di paese” che, invece, si avverte in altri romanzi realizzati in ambienti di provincia (mancano le chiacchiere, i pettegolezzi; complice anche la “segretezza” della comunità Hamish).

La vicenda (per quanto avrei dovuto parlarne a inizio recensione e non in fondo, sorry!) procede senza troppo clamore, con qualche colpo di scena che, comunque, non sorprende poi molto (si tratta di risvolti facilmente intuibili; tutti tranne il primissimo). L’indagine avanza senza troppa concitazione, ma si fa leggere.
Buona per passare qualche pomeriggio in tranquillità con qualcosa di non troppo impegnativo.

La parte finale (proprio gli ultimissimi capitoli) è quella che ho meno apprezzato: si scade davvero troppo nello scontato, nel cliché da romanzo lui-lei (entrambi feriti dal passato e diffidenti per il presente), nel poliziotto buono/cattivo che provoca il colpevole, il quale immancabilmente esplode dalla rabbia con la “rivelazione” incriminante.

Stile con preoccupanti tendenze al “telegrafico”, ma si salva per qualche frase che, oltre al soggetto e verbo, contiene anche qualche subordinata in più. Comunque, nella media.

in un vicolo cieco valutazione


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La mossa del cartomante recensione

recensione la mossa del cartomanteTitolo: La mossa del cartomante
Autore: Franco Matteucci
Genere: Poliziesco/Giallo
Anno di pubblicazione: 2014

Siamo nel piccolo paesino di Valdiluce. Classico posto di montagna che, in inverno, si riempie di piste innevate e maestri di sci abbronzati.

Ecco, però, che ci troviamo subito di fronte al primo grosso guaio: Marietta Lack, sartina nonché ubriacona ufficiale del paese, si trova nella sua casa con un uomo. Pose e mosse inequivocabili, ma l’atto non si chiude come tutti potremo immaginare. No.

E, infatti, nello stesso istante, un particolare ispettore di polizia dal naso davvero sopraffino (stile Jean-Baptiste Grenouille de “Il Profumo“), da casa sua (e notando la strana disposizione del formicaio che ha adottato in casa sua, costruendogli attorno una specie di teca contenitiva…), sente odore di fumo. Ah, non solo – dimenticavo un particolare importante: in cielo inizia a volteggiare un losco presagio. Un falco, di nome Trogolo, volteggia in maniera funesta sul paese (dico “in maniera funesta“, perché ha una catena attaccata a una zampa; caro ricordo – sembra – lasciatogli da un bracconiere. Insomma, in paese ritengono semplicemente che porti sfiga, ovviamente…).

Comunque, dicevo di questo ispettore. Il suo nome è Marzio Santoni, alias Lupo Bianco (per il suo olfatto sopraffino e il suo essere il classico uomo di montagna, principe dei sogni di ogni casalinga). L’uomo arriva alla casa della sartina; vede tutto in fiamme. Quindi: punto primo, chiama i soccorsi (bravo!). Punto secondo: essendo vestito in Gore-Tex e altro materiale infiammabile ed essendo convintissimo che, nonostante le fiamme avvolgano la casa e la neve d’intorno sia completamente sciolta, non può restare semplicemente con le mani in mano, si spoglia (sì, non sto scherzando, avete capito bene, si spoglia) ed entra in casa:

Lupo Bianco indossava solo materiale infiammabile e, a contatto con il fuoco, sarebbe diventato una torcia umana. E i capelli lunghi? Slegò il fazzoletto rosso che teneva intorno al collo, si coprì la testa annodandolo stretto, come fanno le raccoglitrici di mirtilli. Poi si denudò. Rimase solo in mutande bianche Cagi. Era bellissimo. Marzio Santoni detto Lupo Bianco, responsabile del posto di polizia di Valdiluce. Un fisico splendido, i muscoli del corpo asciugati dal vento, dallo sci, dalle scalate, dalla semplicità della sua vita legata alla natura.

Ok, concludo con la descrizione e rimando i commenti a dopo.
Insomma, entrato in casa, Lupo Bianco sente odore di cherosene (segno evidente che l’incendio potrebbe essere doloso). Ovviamente, la sartina non ha bisogno di essere salvata, perché il suo corpo si scioglie e si contorce al calore e lei è già bell’e che morta.

Arrivano i soccorsi (anche e soprattutto per Lupo Bianco da parte di donne – tristemente – arrapate), si comincia a indagare, si scoprono tracce e si fanno calchi di impronte e domande a testimoni stranamente compiacenti (anche se, all’inizio, guardano tutti in cagnesco Lupo Bianco poi si sciolgono come neve al sole … per restare in tema montano).

All’orizzonte eccoti però la figura misteriosa: il cartomante. Legge tarocchi, toglie il malocchio e fa “regalini” alle donne che accettano la sua compagnia.
E, insomma, è così che comincia il “mistero”.

Allora… La mia cruda opinione. Premetto che per leggere solo 282 pagine, ci ho messo più di una settimana (Goodreads conferma e vi garantirà che, con volumi più corposi, ci metto proporzionalmente molto meno).
In copertina (nella quarta, nel retro), si pubblicizza molto il Matteucci vincitore di concorsi (premio Crotone opera prima 2001; finalista premio Strega 2003; premio Cesare Pavese e premio Scanno entrambi 2003; premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante 2005; di nuovo finalista premio Strega 2007; ect.). A onor del vero, sembra al momento che nessun premio sia stato vinto per la “Mossa del cartomante“, ma tant’è… Insomma, lo stile di scrittura quello sarà (immagino…).
Ecco, premesso questo, dal finalista di più premi Strega e dal vincitore di quella sfilza di premi mi sarei aspettata moooolto di più.
Ehm, vediamo. Cominciando con la scrittura e il linguaggio, premetto che non sono ovviamente una critica letteraria né una studiosa dell’Accademia della Crusca, ma sono una lettrice abbastanza pedante. E comincio col dire questo:  il punto e capo – lo so, io probabilmente ne abuso – potrebbe sembrare una sciocchezza, ma è fondamentale non solo per separare i paragrafi e facilitare la lettura, ma soprattutto per dare un certo ritmo alla narrazione.
... Ad esempio (attenzione possibili spoiler)

«Da quando qualcuno aveva confidato sulla gomma uno spillone con la testa mozzata di Gargamella, non era più tranquillo. Un avvertimento di tipo mafioso. Poteva essere anche una minaccia di morte. Si prese l’impegno mentale di fare due cose: chiamare Luigi Orsetti, il muratore, per allegare il cancello del giardino, in modo da infilarci dentro la Vespa, e di tenere sempre con sé la pistola. Fino a tempi migliori. Chissà dove l’aveva lasciata, nell’armadio o nella cassaforte dell’ufficio? Gli sarebbe servita proprio in quel momento. Grida lancinanti giunsero dall’interno della sua casa, qualcun stava subendo un’aggressione!»
Non sono io ad averlo riportato così, senza punto e a capo (che, all’ultima frase, ci stava proprio bene per spezzare la narrazione e far comprendere al lettore che si stava entrando in una nuova scena)… Comunque…

Ho avvertito un linguaggio molto forzato: come se si volesse fingere un alto livello di scrittura (con metafore, talvolta, un po’ incomprensibili o inadeguate), che, dal mio modesto punto di vista, non è proprio… centrato. Si tratta, comunque, di gusti.
Il libro è poi percorso da una vena che credo ironia, ma non è molto chiaro come siano disposti questi momenti “ironici” (né se si tratti di vera ironia o sono cose scritte seriamente, ma magari uscite male).
Alcune scene mi hanno lasciata alquanto perplessa (altre proprio basita):
... possibili spoiler...

Come ad esempio, quella che ti ho riportato di Lupo Bianco che si spoglia in mezzo alla neve per entrare in una casa in fiamme: occasione per descrivere il fisico del personaggio, cito testualmente, “Bellissimo”… O quella in cui la sarta che deve rifinire un vestito da cerimonia all’ispettore ne approfitta per sbirciare dalla toppa della porta mentre l’uomo si spoglia. Insomma, imbarazzante; in alcuni passaggi sembra di leggere le allucinate descrizioni dei personaggi maschili (e femminili: belli/e, fisico scolpito, camicetta aperta nei punti giusti, pantaloni attillati ad evidenziare i succitati ‘punti giusti’) e le situazioni di un harmony.

Possibile poi che i personaggi debbano per forza essere tutti belli e statuari (persino le vecchiette sono «graziose» o gnocche e si vestono in maniera provocante!)?! Insomma, a lungo andare questa perfezione, fascino, avvenenza ect. nei personaggi stucca davvero. Sembrano tutti fatti con un inquietante stampino dai contorni perfetti.
Ci si trova poi di fronte ad alcune imprecisioni (come ad esempio, quando si parla di giuria, che in Italia non esiste; al massimo abbiamo dei giudici popolari che non possono comunque decidere la pena, la cui scelta spetta unicamente al giudice; oppure nella definizione di un cosplay, che non necessariamente è un invasato di giochini erotici che si veste da cartone animato giapponese o similia; o ancora negli articoli, del codice penale, riportati – è inserito lo stesso articolo due volte con due titolazioni differenti: «Articolo 594: Ingiuria grave. Articolo 612: minacce di morte. Articolo 610: violenza verbale e privata. Art. 612: atti persecutori. Il 612 è semplicemente “Minaccia” (non necessariamente di morte) ed il 612bis, aggiunto nel 2009, quindi in tempo per la pubblicazione di questo libro, sono gli “Atti persecutori”… Purtroppo, questa roba la mastico e la noto e mi infastidisce).
Comunque, sorvolo su di altre imprecisioni (anche narrative) e altre questioni, perché altrimenti divento antipatica.
La conclusione è terribilmente scontata; anche perché, seguendo la teoria sul possibile assassino, la fine sarebbe stata anche fin troppo prevedibile.
Insomma, la mia esperienza personale con Matteucci inizia e finisce qui.
valutazione la mossa del cartomante

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Il commissario Bordelli recensione

Vichi - Il commissario Bordelli recensioneTitolo: Il commissario Bordelli
Anno di pubblicazione: 2002
Autore: Marco Vichi
Genere: Giallo/Poliziesco

Mi capitò di leggere questo libro in estate, proprio nella stessa stagione in cui è ambientato il romanzo. Lì per lì, pensai che fosse una cosa molto carina, un modo che mi avrebbe permesso di immedesimarmi ancora di più nella lettura, visto che i commenti sul caldo nel libro si sprecano e, dopo un po’, sono anche eccessivi (…faceva molto caldo, ok! S’è capito!).

Primo di una serie di romanzi incentrati sul commissario fiorentino dal nome pittoresco, in questo si indaga sulla morte di una anziana (e molto ricca) signora, la quale viene ritrovata morta in camera sua dalla dama di compagnia, vittima apparentemente di un forte, irruente e, ovviamente, improvviso attacco d’asma.

Le indagini passano immediatamente al commissario Bordelli (l’unico investigatore in zona durante le vacanze estive), personaggio un po’ border line, amico di ladri e prostitute dotati, comunque, di un loro personale “codice morale”. Non solo, i’ Bordelli nasconde e combatte, oltre che con la calura, umida e appiccicosa dell’estate fiorentina, anche con i mesti ricordi del suo passato in guerra (caso vuole che poi il nuovo acquisto del commissariato sia un ragazzo sardo, il cui padre è stato per l’appunto compagno d’armi del nostro Bordelli). Tutto questo non gli impedisce di venire a capo della molto poco ingarbugliata matassa e scoprire agilmente i colpevoli (n.b. Il lettore capisce prima del commissario chi sono i rei… vabbè, magari si tratta di una scelta voluta…).

Il romanzo, quindi, si regge sostanzialmente (e unicamente) su quanto sia particolare, inusuale (ma, comunque, capace) Bordelli come poliziotto (che non si piega ai canoni ferrei della legge, ma agisce anche in base a cioè che è giusto per lui) e come siano unici e caratteristici i personaggi di cui si contorna. Di thriller c’è davvero molto poco… I sospetti del lettore ricadono in maniera abbastanza immediata sugli unici due personaggi che sarebbero sembrati più sospetti e colpevoli solo se avessero avuto in mano un cartello con scritto “Sono io l’assassino”.

Insomma, per concludere, dal punto di vista prettamente narrativo, non l’ho trovata un’indagine particolarmente intrigante (non succede nulla di sorprendente o interessante nella ricerca dei colpevoli). La storia si basa su qualche battuta (che dovrebbe fare almeno sorridere) e sul nome particolare del commissario nonché sul suo uscire dai canonici cliché del poliziotto ligio al dovere.

Il linguaggio usato, con qualche parola o espressione in fiorentino, è semplice e basilare.

Consigliato: , se uno non ha proprio niente di meglio da leggere.


 

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