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The Drunk Fury

Titolo: The Drunk Fury
Autori: Paolo Andrico e Paolo M. Corbetta
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 2020

– Ho ricevuto una copia di questo libro –

Ormai sono passati molti anni dalle epiche imprese della Drunk Fury, ma le gesta dei suoi componenti sono ancora oggetto di particolare attenzione.

È così che due dei membri di maggior rilievo, Paul Dragon e Jack Tyler, dopo anni di silenzio, decideranno di scriversi raccontandosi delle imboscate che stanno iniziando improvvisamente a subire.

Inizierà così uno scambio epistolare nel quale i due uomini ricorderanno a turno i momenti che portarono alla fondazione della Drunk Fury.

Tutto comincia con Isabella la figlia del viceré del Perù, la rabbia per l’ingiustizia della dominazione spagnola e la necessità di trovare i fondi necessari per una insurrezione…

Ultimamente mi sto un po’ fissando con pirati, corsari e compagnia bella e quindi ho pensato che The Drunk Fury fosse la storia perfetta per me.

Purtroppo, però, ci sono alcune cose che non mi hanno convinta.

In primo luogo trovo una grave pecca il fatto che la storia non cominci.

In questo capitolo, infatti, la compagnia fa giusto in tempo a formarsi e a stendere il contratto, ma gli autori non riescono a gettare quegli elementi necessari a invogliare il lettore verso l’avventura futura.

Insomma nelle saghe, soprattutto nei primi volumi, è importante dare al lettore dei motivi di curiosità/interesse per proseguire; cosa che qui, purtroppo, non ho avvertito. Pare di leggere giusto i primissimi capitoli di una storia… non un primo volume di una serie.

La storia prosegue tra imboscate, uccisioni dell’emissario nemico, ricordi epistolari e incontri davanti al falò… insomma non abbastanza per ingolosire e dare il ritmo giusto alla vicenda.

Stesso discorso per i personaggi che mancano di elementi che incuriosiscano il lettore; troppo simili l’uno all’altro (entrambi i protagonisti sono intelligenti, acculturati, etc.), troppo bravi nel tentare in cinque secondi le grazie delle controparti femminili, anche loro simili per certi punti di vista (donne forte e indipendenti, indomabili, inarrivabili e inaccessibili… se non ovviamente dai nostri Paul e Jack).

Per quanto trovi simpatica e tenera l’idea delle schede personaggio come appendici finali con tanto di ritratto (che un po’ mi ricorda il background che va costruito per i giochi di ruolo come Dungeons & Dragons) non trovo accettabile una tale soluzione in un libro (a maggior ragione quando si propone come una saga): il passato, la vita e i tormenti dei personaggi vanno scoperti con lo scorrere della narrazione.

Sta all’autore decidere come e quando far emergere questo passato svelandolo al lettore (e giocandoselo anche come elemento accattivante per la prosecuzione della storia).

Ultimo appunto: i personaggi si muovono su vicoli e stradine prive di una caratterizzazione o di un elemento che le distingua dalle altre.

Considerato che ci muoviamo tra città e stili diversi un maggior grado descrittivo non mi sarebbe dispiaciuto.

Per concludere…

Mi spiace dover dire che, per quanto trovassi intrigante l’idea, The Drunk Fury non è stato all’altezza delle mie aspettative; indubbiamente le idee ci sono, ma forse c’era ancora bisogno di trovare la strada giusta per dare ritmo alla vicenda e spessore (e diversità) ai personaggi.

 

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