
Titolo: Logout
Autore: Carlo Cuppini
Genere: Distopico
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 408
– Ho ricevuto una copia di questo libro –
Sbafo, capitale della Malsazia, è una città in cui tutto è virtuale e controllato: si studia da casa, si fa sport attraverso schermi, le amicizie passano per notifiche e classifiche e ogni bisogno – prima ancora che se ne abbia bisogno – viene soddisfatto dalla gigantesca azienda TuttoPer.
Qui vive Luca, un ragazzino di dodici anni che sembra avere una vita perfetta: ha due genitori che lo amano, un sacco di amici e un’assistente vocale di nome Linda che controlla ogni sua attività e lo connette a tutto ciò di cui potrebbe aver bisogno.
Eppure Luca sente un vuoto incomprensibile ogni volta che, guardando dalla finestra in giardino – dove non può assolutamente andare – vede il vecchio pallone da basket ereditato da suo nonno Taddeo.
Un giorno però tutto cambia.
Riceve infatti una SuperSorpresa della TuttoPer con un messaggio scritto a mano in codice… e non solo: appare infatti in giardino un ragazzo che sembra decisamente interessato al suo pallone abbandonato.
Così prende avvio l’avventura: Luca decide di scoprire cosa si cela oltre le mura della sua casa e come il sistema possa essere messo in crisi.
Lì fuori c’è un mondo reale fatto di incontri, rischi e relazioni autentiche che lo aspettano.
Logout è un romanzo che ruota attorno all’esperienza dell’adolescenza nell’era digitale, osservata attraverso lo sguardo di un giovane protagonista, immerso in un quotidiano fatto di social network, relazioni mediate dagli schermi e identità che si costruiscono (e si smarriscono) online.
Se quindi nella prima parte la vita del protagonista è fortemente intrecciata al mondo virtuale (che non è solo uno spazio di svago ma un vero e proprio luogo dove ogni parola, immagine o silenzio può avere conseguenze reali), nelle pagine che seguono emerge il tema centrale del romanzo: la riscoperta del contatto diretto con gli altri e con il mondo, l’esperienza vissuta fuori dallo schermo come unica via per costruire relazioni autentiche, scegliere davvero e assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Uno degli elementi più apprezzabili di Logout è senza dubbio la sua capacità di intercettare temi estremamente contemporanei: l’uso dei social, la pressione del gruppo, il peso dello sguardo altrui e la difficoltà di costruire un’identità autentica in un ambiente costantemente esposto al giudizio.
La scrittura è accessibile, diretta, pensata per parlare a lettori giovani senza risultare artificiosa o forzatamente “giovanilistica”.
Anche il ritmo, piuttosto rapido, contribuisce a rendere la lettura scorrevole e adatta a chi non è abituato a testi lunghi o complessi.
Al tempo stesso, però c’è da dire che ho avvertito una certa linearità nello sviluppo narrativo e psicologico: alcuni passaggi risultano prevedibili e i personaggi secondari tendono a rimanere sullo sfondo, più funzionali al messaggio che realmente approfonditi.
In parte, il fatto che Logout non mi abbia del tutto convinta deriva anche dal confronto inevitabile con miei altre letture precedenti. L’idea di una società governata dagli algoritmi, di un sistema che anticipa i desideri degli individui e di un benessere solo apparente mi ha ricordato molto, per esempio, QualityLand di Marc-Uwe Kling.
Pur muovendosi su registri e target diversi, Logout è chiaramente pensato per un pubblico più giovane, ma per quel che mi riguarda le somiglianze tematiche rendono alcune intuizioni meno sorprendenti, già viste e in parte esplorate altrove.
Questo non toglie comunque valore al romanzo di Cuppini, che resta coerente e accessibile, ma contribuisce a spiegare perché da lettrice adulta io non sia rimasta particolarmente colpita dalla sua originalità complessiva.
Per concludere, Logout è un libro che ho letto con interesse, soprattutto per ciò che racconta e per il pubblico a cui si rivolge.
Non mi ha completamente coinvolta dal punto di vista emotivo, ma riconosco il valore del suo intento e la sua efficacia come strumento di riflessione.
Lo consiglierei decisamente a lettori giovani, indicativamente dai 12 ai 14 anni o a chi lavora con adolescenti e vuole avvicinarli, anche attraverso la narrativa, alle dinamiche emotive e relazionali della crescita nell’era digitale.

