Pubblicità

Darkness. E dentro il buio mi vedrai

darkness

Titolo originale: Hengissä
Autrice: Martta Kaukonen
Genere: Thriller psicologico
Anno di pubblicazione: 2026
Titolo in Italia: Darkness. E dentro il buio mi vedrai
Anno di pubblicazione ITA: 2026
Traduzione di: Giulia Pillon
Pagine: 288

Preceduto da:
– Butterfly

Seguito da:
– Poissa

– Ho ricevuto una copia di questo libro

Arto è un uomo devastato dal senso di colpa: vive nel rimorso per non aver saputo proteggere la figlia e, ora che il passato è una profonda ferita aperta, non riesce a trovare le parole giuste per avvicinarsi a lei e ogni suo goffo tentativo sembra quasi peggiorare un legame che sembra ormai irrimediabilmente compromesso.

Ira, la figlia in questione, è infatti sopravvissuta a tremendi abusi che l’hanno lasciata spezzata, ma non ancora distrutta.

Deve tuttavia combattere con una fama non voluta, un’attenzione pubblica che la espone e la definisce prima ancora che possa farlo lei stessa.

Ritrovare una quotidianità in tutto questo non è affatto facile soprattutto quando iniziano a verificarsi una serie di omicidi che Ira sembra ricordare…

A indagare l’ispettore capo Kerttu Leppänen, in realtà già pronta per la pensione ma costretta a rinviare fino a quando non avrà risolto il caso.

Dopo Butterfly, Martta Kaukonen torna con Darkness. E dentro il buio mi vedrai, un thriller psicologico che affonda in profondità nelle pieghe della mente umana e nelle crepe delle relazioni familiari.

Purtroppo non avevo capito subito che si trattava di un sequel e questo penso che mi abbia parzialmente compromesso il quadro narrativo generale (il mio consiglio quindi è di seguire la corretta cronologia della storia).

La narrazione si apre alternando punti di vista diversi, ma all’inizio il tutto mi è sembrato onestamente un po’ confuso sebbene si inizi a delineare una storia fatta di ricordi frammentati e traumi mai del tutto elaborati intrecciati a una specie di recupero per quei lettori che, come me, non erano aggiornati con quanto accaduto nel precedente capitolo.

Ho trovato particolarmente delicato e toccante il punto di vista del padre distrutto dal senso di colpa, paralizzato; nel suo pov c’è un senso di impotenza che lo rende fragile e profondamente umano.

Eppure quando si passa al punto di vista della figlia, le certezze iniziano a vacillare: non si è più così sicuri che quel padre sia davvero solo una figura premurosa e tormentata ed emergono ambiguità e omissioni che mettono in discussione la prima impressione.

È questo gioco di prospettive che mi ha reso la lettura coinvolgente.

La struttura, fatta di capitoli brevi, contribuisce poi ad alimentare la tensione: ogni sezione aggiunge dettagli ma proprio quando si ha l’impressione che qualcosa stia per essere rivelato, il capitolo si chiude lasciando il lettore con un nuovo interrogativo o un ulteriore frammento da ricomporre.

Tuttavia questa costruzione rischia di essere un’arma a doppio taglio quando non si riescono a chiudere – o a collegare bene – i tanti filoni narrativi aperti; devo infatti ammettere che le fasi finali della storia non mi hanno convinta del tutto.

Il racconto, che per gran parte si muove su una linea sottile e suggestiva, sfocia verso una conclusione che a tratti risulta troppo surreale, costruita su provvidenziali coincidenze difficili da giustificare e che comunque non si adatta o non chiude tutte le questioni aperte. 

Inoltre, la chiusura mi è parsa piuttosto affrettata rispetto al resto del racconto, come se il ritmo e la complessità esplorati fino a quel momento non trovassero un equivalente equilibrio nella risoluzione.

Insomma Darkness è un thriller psicologico che non punta tanto sull’azione quanto sull’ambiguità, sulla tensione interiore, sui silenzi che pesano più delle parole. È una storia che parla di colpa e responsabilità e lo fa mettendo il lettore davanti a un interrogativo scomodo: quanto conosciamo davvero le persone che crediamo di amare?

PubblicitàPubblicità
error: Attenzione! Questo contenuto è protetto!
Wordpress Copy paste blocker plugin powered by http://jaspreetchahal.org