Un po’ di follia in primavera recensione


Un po di follia in primavera recensioneTitolo: Un po’ di follia in primavera
Autrice: Alessia Gazzola
Genere: ChickLit/Giallo
Anno di pubblicazione: 2016

Preceduto da:
L’Allieva;
– Un segreto non è per sempre;
– Sindorme da cuore in sospeso;
– Le ossa della principessa;
– Una lunga estate crudele.

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

Manca poco alla specializzazione; un importante capitolo della sua vita si sta per concludere… Alice Allevi deve iniziare a tirare un po’ le fila della situazione. Nel frattempo, il lavoro non può certo essere accantonato ed ecco che sul tavolo autoptico arriva il corpo di un uomo suicida. Pare che soffrisse di parecchi disturbi mentali… il miracolo è che sia rimasto in vita così a lungo, nonostante fosse seguito da un ottimo psichiatra, il dott. D’Armento (alle cui lezione, Alice ha assistito da studente).
Tuttavia, il problema non sta qui… o almeno non solo qui. Sì, perché ecco che segue subito un altro cadavere: proprio quello di D’Armento che, il giorno prima, aveva riferito sul paziente morto a Alice e Claudio Conforti.

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A quanto pare il mio viaggio con Alice non era terminato ed è ripreso di botto con l’ultimo (al momento) capitolo della saga, gentilmente inviatomi in lettura da parte dell’Ufficio stampa di Longanesi.
Ammetto, quindi, d’aver un buco di quattro libri. Nonostante questo mio gap iniziale, la storia si segue abbastanza bene e sinceramente non ho sofferto molto della mancanza dei capitoli centrali.

un po' di follia in primavera citazione 2

Ritroviamo, quindi, Alice, testa fra le nuvole come la ricordavo, imbranata come la ricordavo, sempre in ritardo per tutto… come la ricordavo; Claudio Conforti (aka CC), se possibile, più antipatico, cinico e brusco (e nel vuoto di lettura che ho deve essere successo quello che immaginavo tra i due); Arthur, ugualmente perfetto e filantropo, ma scostante quando vocazione giornalistica chiama; e buona parte della combriccola al fianco di alcune new entry (il cui ingresso, purtroppo, non mi è ben chiaro causa il già citato gap, ma ripeto la vicenda si segue ugualmente bene).

Per quanto riguarda il plot non posso dire di esserne rimasta sorpresa. Colpi di fortuna ai limiti del miracolo – la stessa Alice nota questo particolare… e fa onore alla Gazzola essere riuscita a ironizzare proprio su questa aspetto della narrazione -, poco sospette affinità, libere confessioni spontanee e semplici trovate condurranno la nostra dottoressa alla conclusione di un caso lineare e abbastanza prevedibile. Allo stesso modo, i rapporti tra i personaggi e gli schemi che avevo intravisto nel primo romanzo della serie si ripetono senza troppe sorprese o tentativi di costruire qualcosa di nuovo.

A onor del vero, il giallo è più il contorno, la ciliegina sulla torta che accompagna la storia di Alice sulla cui vita (Sophia Kinsella docet) il lettore si concentra – a discapito delle descrizioni ambientali. Sotto quest’ultimo aspetto, passa un poco in sordina il clima dell’Istituto, le lotte per raggiungere i posti disponibili, la fretta nel rendere qualcosa di ben fatto, la necessità di mostrarsi bene ai docenti.
Il romanzo, data la preminenza dell’aspetto sentimentale della questione, assume i più familiari tratti di un Chick-Lit con i suoi noti schemi: la protagonista un po’ dodda, alla quale tutti gli altri personaggi – principali – non possono fare a meno di affezionarsi (i secondari si aprono in slanci confessionali o buttano lì qualche piccola verità sulla quale si tacciono subito); lui (in questo sono stata profetica), un po’ cinico e un po’ sconfortante, fintamente non-geloso; e l’altro (troppo bello e bravo per essere vero… oh, nel caso io sono a disposizione! XD).

Continua, tuttavia, a restarmi un po’ indigesto questo attaccamento di Calligaris, anzi dell’ispettore Calligaris, per la nostra imbranata Alice. Avevo notato questa strana simbiosi, con la quale Alice imbecca il poliziotto di ipotesi abbastanza semplici ne L’Allieva e permane ancora questa stramba simbiosi: mi chiedo come sia possibile che un poliziotto di una certa esperienza debba basarsi sulle idee di una specializzanda in medicina legale pasticciona e poco affidabile (in quanto a serietà sul lavoro). A onore del vero, è possibile che abbia mancato la spiegazione nei volumi precedenti e, in ogni caso, in questo nuovo capitolo i due hanno sedimentato il loro sodalizio.

un po' di follia in primavera citazione 1

La nostra Alice continua a essere la solita pasticciona, un po’ bistratta – spesso a ragione – dai superiori, ma comunque imbeccata con utili dritte (magari…); spalla su cui piangere per gli assassini e i loro familiari; alle prese con i tormenti di un cuore ballerino.

Molto apprezzata è la migliorata attenzione nella caratterizzazione dei personaggi (non per quanto riguarda la loro simpatia, però). Se ne L’Allieva, prima esperienza da scrittrice per la Gazzola, ero rimasta perplessa da questi elementi, qui devo ammettere che si nota un maggior approfondimento e uno stile maturato. Okay, le dinamiche e i rapporti fra i personaggi restano gli stessi e hanno i soliti prevedibili sviluppi; permane una certa steotipizzazione da genere (Chick-lit), ma ho apprezzato la maggiori attenzioni per i piccoli gesti, modi, atteggiamenti dei personaggi secondari.

Rinnovo il mio apprezzamento per lo stile di scrittura: ironico, fresco e leggero.

Come Chick-Lit, quindi, un romanzo simpatico, facile e veloce da leggere, perfetto per quei momenti in cui si vuol avere tra le mani qualcosa di sereno e poco impegnativo.
E per gli amanti delle avventure di Alice un capitolo sicuramente da aggiungere alla collezione!

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