Shopping con Jane Austen recensione

recensione shopping con jane austenTitolo originale: Confessions of a Jane Austen addict
Anno di pubblicazione: 2007
Autore: Laurie Viera Rigler
Genere: Romanzo
Titolo in Italia: Shopping con Jane Austen
Anno di pubblicazione ITA: 2010

Courtney apre gli occhi, ma non riesce a riconoscere nulla di quello che ha intorno: un po’ perché tutta la stanza è nella più completa oscurità, un po’ perché non ricorda quello odore che aleggia di ammoniaca ed erbe essiccate. D’un tratto, qualcuno tira delle tende e Courtney si ritrova di fronte una cameriera in abito grigio e grembiule bianco ed un uomo, anch’esso vestito in foggia antica, con occhialini e fare professionale. È evidente che qualcosa non torna. Dov’è il suo appartamento disordinato, i rumori ed i suoni della città americana nella quale abitava? Inoltre, questa gente continua a chiamarla “Miss Mansfield”, la avvisano che è stata poco bene e che urge un salasso per potersi dire concluso il normale processo di guarigione. Si tratta di un sogno? Deve per forza essere così o di un illusione o di un fortissimo e disastroso colpo alla testa che l’ha fatta impazzire di colpo. Anche perché, guardandosi nello specchio, Courtney non si riconosce in quel corpo alto e snello, in quei capelli scuri ed ondulati e in quel viso pallido, ma bello né riesce a spiegarsi come possa indossare quella camicia da notte da educanda abbottonata fino al collo. Insomma, è lei, ma il corpo e la vita che sta vivendo non sono sue.

Lettura piacevole e leggera. La cara Jane Austen sta quasi diventando un marchio brevettato (ed io casco sempre nella trappola), ma almeno in questo libro la Rigler non ha pretese di scimmiottare l’autrice inglese o l’ardire di rovinarne disastrosamente i grandi romanzi. Romanzo che, tutto sommato, regge: i dubbi della protagonista sbalzata in un mondo che non conosce (se non tramite i libri della Austen) sono molto ben realizzati ed approfonditi, la storia di fondo regge bene, anche se qualche spunto della vicenda poteva essere approfondito un po’ meglio. L’unica nota stonata, a mio parere, nel finale, in cui si lascia al lettore il compito di tirare le somme, quando (come la stessa protagonista “rimprovera” a Jane Austen durante il loro strambo incontro a Londra) “non si può certo biasimare la gente perché vuole baci, storie d’amore e protagonisti affascinanti, perché senza si sentirebbe un po’ defraudata. E […] qualche volta anche io mi sento un po’ defraudata di fronte alle scene di proposte di matrimonio“. Comunque, credo che il mio desiderio compulsivo di finali alla “…e vissero tutti felici e contenti” si realizzi del seguito, o meglio, nel parallelo, “In viaggio con Jane Austen”  (che tratta la stessa vicenda, ma dal punto di vita di Miss Mansfield in California).
L’ultimissima cosa che mi lasciata un po’ perplessa: i ringraziamenti. Insomma, tre pagine fitte di nomi di collaboratori, suggeritori, supporters, consiglieri e chi ne ha più ne metta, mi è parsa un po’ esagerata (e sospetta…) per un libro di trecento pagine, ma, chissà!, sarà la mia vena da giallista che mi tradisce!

Voto: 3/5
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