On Writing autobiografia di un mestiere recensione

recensione on writing autobiografia di un mestiereTitolo originale: On Writing
Autore: Stephen King
Genere: Saggio
Anno di pubblicazione: 2000
Titolo in Italia: On Writing autobiografia di un mestiere
Anno di pubblicazione ITA: 2001

«L’onestà è la condotta migliore»
MIGUEL DE CERVANTES

«I bugiardi prosperano»
ANONIMO

Ebbene sì, in una nuova veste e con una nuova traduzione, arrivano i consigli di Stephen King a tutti gli aspiranti scribacchini e scrittori di questo mondo.
Analizzando e affrontando diversi punti, On Writing si compone di più parti.

La prima, Curriculum Vitae, raccoglie gli eventi più importanti della vita dell’autore; quegli eventi che gli hanno permesso di avvicinarsi, più o meno con difficoltà e tanti sacrifici, al mondo della scrittura. Ovviamente, non voglio anticiparti troppo, ma sì, anche King ha avuto i suoi rifiuti.

Si prosegue, quindi, con la presentazione della cassetta degli attrezzi. Di fondamentale importanza per ogni scrittore o aspirante tale, questa deve contenere tutto il necessario allo scrivere, quindi: vocabolario, grammatica, uso degli avverbi (e la particolare dannazione di quelli di modo) e vari elementi di stile.
Si prosegue con una bella dissertazione Sulla scrittura. E qui non posso che dirmi d’accordo con King (a parte, chi oserebbe andargli contro su queste cose?) quando enuncia IL comandamento cardine: «Se volete diventare scrittori, dovete leggere e scrivere un sacco».

La miglior esperienza è la pratica.

Ma i consigli di King non si fermano qui e quindi via con suggerimenti pratici su dove scrivere e quando farlo, su chi contattare (case editrici? agenti letterari?) e come farlo, sulla corretta impostazione della narrazione e delle descrizioni (dei personaggi e degli ambienti), sui corsi di scrittura (croce e delizia di molti autori), ect.

Insomma, un manuale completo che non propone fuffa, ma centra il dunque e affronta numerosi aspetti pratici.

Certo, ci sono un paio di cosette da considerare. La prima: sebbene i tempi delle case editrici e degli agenti letterari viaggino su di un piano diverso da quello di noi comuni mortali (nel senso che per noi sei mesi sono un’eternità; per una casa editrici la normalità), sono passati quindici anni dalla prima stesura del libro e dalle sue ultime revisioni. Quindi, alcuni meccanismi potrebbero oggi essere leggermente cambiati. In secondo luogo, King parla del suo mondo editoriale, quello americano. Per quanto vi siano delle rassomiglianze, quello italiano presenta le sue peculiarità.

Solo per fare qualche esempio: che io sappia, in Italia siamo sprovvisti di riviste di annunci completamente dedicati al mondo della scrittura come luogo d’incontro tra professionisti e aspiranti scrittori. Mancano – o comunque sono davvero poche – le riviste o i giornali disposti a pagare per pubblicare i racconti di uno sconosciuto.

Molti agenti letterari italiani – anche validi professionisti rinomati e onesti – chiedono soldi per la valutazione di un inedito (e, invece, King mi ha gelato con questa affermazione categorica: «Gli scrittori in erba devono tenere a mente che chiunque con qualche centinaio di dollari da investire può mettere un annuncio […], definendosi un agente letterario; in questo settore non bisogna passare un esame di abilitazione. Sempre meglio diffidare di chi vi propone di leggere il vostro lavoro dietro un esborso di denaro. Esistono professionisti onesti che lo fanno […], ma per la maggior parte si tratta di figli di puttana senza scrupoli»).

Infine, il bacino americano di potenziali lettori è, ovviamente, molto più grande rispetto al nostro.

Comunque, ciò non toglie che parte di quanto scritto da King possa essere vero anche qui da noi. In ogni caso, i consigli sul “come si scrive” sono validi sia qui che oltreoceano (sebbene la grammatica italiana non possa certo essere paragonata a quella inglese o americana).
Ci sarebbero altre considerazioni che vorrei aggiungere, ma rischio davvero di svelare troppo di questo interessante saggio. Meglio, quindi, rimandarle ad altre sede (e ad un altro tempo).

Concludendo: Si legge bene? Sì. È interessante? Molto. Lo consiglio? Sì.

Buona lettura!

P.S. Ti ricordo che, per i saggi, al momento non è prevista scheda di valutazione per i seguenti motivi.


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  • MarcoPioggia

    Penso che l’unico vero consiglio sia leggere molto. E poi magari scrivere e far leggere quello che si scrive a chi possa davvero giudicare oggettivamente. Il resto… E’ come dire che è possibile imparare a comporre musica con un libro. Si impara qualche tecnica, ma l’ispirazione è ispirazione. Non la si può imparare. O c’è, o non c’è. Penso che ci si nasca. E dubito che King abbia imparato a scrivere per merito di un libro.