La teoria del tutto recensione

recensione la teoria del tuttoTitolo originale: Travelling to infinity: my life with Stephen
Anno di pubblicazione: 2008
Autore: Jane Wilde Hawking
Genere: Autobiografico
Titolo in Italia: Verso l’infinito
Anno di pubblicazione ITA: 2015

Tutto comincia nel 1962 (sebbene qualche anno prima, Stephen e Jane si fossero incrociati casualmente a scuola, ma non si fossero rivolti la parola né prestato troppa attenzione l’uno all’altra), quando uno strano giovanotto con l’andatura goffa ed il volto seminascosto dalla scomposta frangia di capelli castani viene notato (e fissato «in modo un po’ villano») da Jane e le sue amiche. Una di loro ha una rivelazione da fare: si tratta di Stephen Hawking, con il quale la ragazza in questione è uscita una volta. Ne tratteggia una rapida descrizione: «strambo, ma molto intelligente». Jane, pur nel fugace incontro, rimane turbata, ma affascinata dall’eccentricità di Stephen.
L’arrivo delle vacanze estive, il viaggio in Spagna, poi Paesi Bassi e Lussemburgo ritardano la conoscenza tra i due, che hanno modo di incontrarsi e finalmente conoscersi il 1° gennaio 1963, ad una festa di Capodanno. Da qui, i due cominciano a frequentarsi saltuariamente, però, fino a perdersi di vista. È solo a febbraio che Jane viene a sapere, tramite conoscenze comuni, della terribile diagnosi che è stata fatta a Stephen.

Si tratta di una autobiografia, quindi niente punteggio (come ho già avuto modo di spiegare qui), ma alcune cose te le posso dire. La scrittrice cerca di descrivere la sua vita nel modo più “distaccato” possibile, per evitare di ingenerare compassione o pietà nel lettore, ma solo per dar voce anche alla sua versione. E questo è già di sé un fatto davvero encomiabile. Certo, si tratta di una storia non facile (e non solo per il peso dalla malattia, ma anche per l’esposizione mediatica, il coinvolgimento di persone care, ma anche di estranei ect.), quindi qualche sassolino dalla scarpa se lo leva anche Jane, pur essendo capace di mantenere una certa costanza nella sua narrazione, senza mai cedere a pretenziose picchettine. Alla fine, il ritratto che ne esce fuori è quello di una donna dal gran animo, forte e decisa, ma anche vittima inerme di momenti di difficoltà, indecisione, tensione, sfiducia e paura. Dall’altro lato, esce fuori uno Stephen Hawking più umano (e meno genio-scienziato): coraggioso nell’affrontare ogni giorno la sua malattia, ma anche inquieto, indeciso e bisognoso di affetto. Anzi, a dir la verità, talvolta si vede uno Stephen Hawking quasi infantile, borioso ed egocentrico (non che Jane Wilde Hawking faccia nessun commento di questo tipo; lei si limita semplicemente a riportare i fatti, evitando di commentarli). Con questo non voglio dire che la versione scritta da Jane Hawking sia il vangelo; certo bisogna considerare che i due sono stati sposati per 25 anni (ed il secondo matrimonio, con una delle infermerie che seguivano Stephen Hawking, prima del divorzio avvenuto nel 1995, si sia rapidamente concluso nel 2006 e sia la famiglia che il suo staff personale sospettavano abusi psicologici, tanto da far partire anche un indagine di polizia, sebbene Hawking non abbia voluto sporgere denuncia. A seguito del divorzio con la seconda moglie, Stephen e Jane sono tornati in buoni rapporti).
Ultima nota: Verso l’infinito è in realtà il testo condensato e rimaneggiato di un’autobiografia, uscita nel 1999, scritta dalla stessa autrice, ma con titolo diverso Music to Move the Stars: A Life with Stephen.
Consigliato.

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