Io prima di te recensione

io prima di te recensioneTitolo: Me before you
Autrice: Jojo Moyes
Genere: Romantico
Anno di pubblicazione: 2012
Titolo in Italia: Io prima di te
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Maria Carla Dallavalle

2007. Un brutto incidente stradale – un po’ cercato se si attraversa la strada  troppo spericolati e con il cellulare in mano – manda Will Traynor, ricco rampollo della citata famiglia, su una sedia a rotelle: frattura alla C4.

Un paio di anni dopo. Louisa Clark è una giovane ragazza simpatica, allegra e chiacchierona. Ma… con un grosso problema: ha appena perso il lavoro. Suo padre pare che la raggiungerà a breve (la crisi finanziaria sta colpendo un po’ tutti), sua madre non lavora e segue il nonno che abita con loro in una piccola bifamiliare. Con loro anche la sorella di Lou e il nipotino. Insomma, la casa è affollata e i soldi sono pochi. Urge davvero un lavoro. E, povera Lou, le prova davvero tutte (anche lavorare in un mattatoio per polli di notte). Fino a quando non trova lavoro come assistente di un tetraplegico… il nostro Will per l’appunto. Ma questo Will non è lo stesso Will Traynor di due anni fa. Adesso è scorbutico, acido e anche antipatico. E i due cominciano proprio con il piede sbagliato. Ma Louisa non può arrendersi: ha bisogno di soldi per aiutare la sua famiglia. Per farlo è disposta anche a sopportare un capo silenzioso, diffidente e tremendamente ostile.
E ci sono scelte e decisioni e riflessioni che Louisa non sa ancora di dover affrontare…

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Ok, me l’aspettavo; del resto, mi è stato impossibile evitate gli spoiler di questi ultimi mesi con l’imminente uscita del film. Lo sappiamo tutti: c’è lei, ragazza molto simpatica e chiacchierona rimasta senza lavoro (Emilia Clarke – tra l’altro quasi omonima della protagonista – è davvero una scelta azzeccata; non conosco l’attore che interpreta lui, quindi non sono in grado di “giudicare”), e c’è lui, giovin signore inglese e tetraplegico (… c’è anche l’altro, cioè il fidanzato ufficiale, ma non entriamo nel dettaglio).

io prima di te

E sebbene i soldi possano comprare molte cose, non possono comprare un mondo a misura di disabile. Gesti semplici, quotidiani come andare in un bar, far visita agli amici (volendo, perché in verità manca la voglia), vedere un film al cinema richiedono complesse macchinazioni e piani preventivi. Le barriere architettoniche disseminate ovunque, per cominciare; ma anche la curiosità o la maleducata indifferenza – quella che non guarda in faccia, ma parla alle spalle – della gente.
Insomma, già una condizione simile proverebbe anche l’amico di Gianni (non so se ricordi una pubblicità di qualche anno fa: Gianni, sono ottimista!); in più tutte queste difficoltà certo non aiutano, anzi…

Insomma, il nodo principale della questione è questo: è giusto costrigenere una persona a vivere una vita che non vuole, che non fa per lui e che non vuole vivere? Oppure è giusto assisterla e mettersi da parte se questa persona decide di farla finita?

Non dirò quale delle due alternative propone il libro, ma obiettivamente è innegabile che questa lettura fornisce una buona partenza per tutta una serie di riflessioni che vanno dall’eutanasia all’affetto e alle difficili situazioni che i famigliari si ritrovano a dover gestire; dal diritto di ognuno di noi di vivere e di autodeterminarsi alle tremende difficoltà di una vita immobile su di una carrozzina; dall’indifferenza e dalla curiosità – e maleducazione – delle persone alle tante alternative che questa “nuova” vita offre. Insomma, il pregio di questa lettura è di punzecchiare tematiche difficili, scottanti, dove è difficile stabilire con assoluta certezza cosa sia corretto e cosa sbagliato.

Detto questo però, ci sono altre cose che vanno rilevate a livello proprio di libro/romanzo. Innanzitutto, l’intreccio. Come scrivevo un poco più sopra, è evidente come si metteranno le cose tra i personaggi principali (e non solo perché la nuova copertina del libro è a dir poco spoilerante!). Certo, un po’ difficile è credere – realisticamente – che una famiglia deleghi tutto il benessere, anzi, in verità, la vita o la morte di un proprio membro a un completo estraneo, sebbene disponibile e gentile come Louisa. Capisco la – comprensibile – necessità di farsi aiutare, considerando che nessuno è molto bravo a esternare i propri sentimenti in quella famiglia, ma non lo “smollamento” completo (questo è uno dei passaggi obbligati per il libro… il quale, altrimenti, avrebbe avuto poco senso per una storia d’amore). Non ci sono registri particolari che si seguono nel distendere la narrazione (tranne il flashback iniziale), sebbene abbia apprezzato quei quattro o cinque capitoletti in cui il punto di vista, invece che essere affidato alla solita Lou, viene passato alla signora Traynor o a Nathan o altri, non ci sono grandi sorprese.

Il rapporto Galatea/Pigmalione che si crea tra i due protagonisti, questa specie di rapporto osmotico tramite il quale Lou riesce finalmente ad aprire i suoi orizzonti (non che prima non li avesse; semplicemente, aveva solo bisogno di qualcuno che le ridesse fiducia e le fornisse degli stimoli), è interessante anche se unilaterale.

Il grosso del narrato passa attraverso il punto di vista di Lou, quindi per gli altri dobbiamo rifarci alle loro reazioni/azioni o alle pagine a loro riservate (con il cambio di narratore cui mi riferivo prima). Diciamo che più o meno sono tutti ben descritti, considerato che il narratore principale è a sua volta un personaggio della storia, sebbene ci siano alcuni aspetti che li accomunano tutti (ad esempio, la quantità di mascelle che si irrigidiscono un po’ troppo spesso… possibile che tutti tutti quando sono arrabbiati/nervosi/infastiditi e non vogliono darlo a vedere irrigidiscono la mascella? Nessuno che sbarra gli occhi o abbozza un sorriso tirato?). Insomma, sotto questo punto di vista, c’è un po’ di riciclaggio.

Detto questo e concludendo, si tratta di un romanzo piacevole… so di non esprimere un’opinione popolare se non grido al miracolo letterario: la storia è prevedibile, le dinamiche tra i personaggi e i loro sviluppi pure. Ripeto: ho maggiormente apprezzato gli spunti di riflessione forniti (sebbene un po’ troppo spesso Louisa, per quanto simpatica, caschi un po’ dalle nuvole) che non la storia in sé.

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