Il cuore buio recensione

il cuore buio recensioneTitolo: Il cuore buio
Autrice: Pina Varriale
Genere: Romanzo di formazione
Anno di pubblicazione: 2016

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione –

«E la paura è solo un grumo duro, in fondo alla gola.
Ogni tanto risale ma ce la sto mettendo tutta
per ricacciarla nello stomaco.
»

Alice ha diciassette anni; una mamma che si finge svampita – e che, ogni tanto, è capace anche di qualche vago accenno di maternità – e un padre lontano. Alla separazione dei due, Alice ha deciso bene di traslocare dal nonno, facendo così un favore a tutti – in primo luogo, ai genitori, finalmente liberi di tornare a godere della loro vita senza nessuna preoccupazione per la figlia minore.

Tuttavia, un triste evento si è appena verificato a Montelupo: il funerale del nonno di Alice si è appena concluso.

Una mente sensata e un normale istinto genitoriale vorrebbero che la ragazzina tornasse a vivere con uno dei due genitori, ché da sola una minorenne non può certo vivere… ben lieta, però, di non averla tra i piedi, la madre di Alice si lascia convincere dalla figlia in poche mosse. Così è deciso: Alice resterà da sola; la madre la raggiungerà nel fine settimana.

Ma la notte, qualcosa non torna. Vittima di un incubo, Alice si sveglia e, sulla mensola del bagno, trova un bigliettino dal contenuto parecchio inquietante: “So dove sei e stavolta non mi sfuggirai“. E, purtroppo, non è il primo né sarà l’ultimo…

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Tutto comincia come una sorta di vicenda d’amore, ma ben presto la storia cambia i suoi connotati assumendo talvolta lievi tratti da thriller psicologico. In qualche punto, sebbene per poco, mi sono anche chiesta: sarà così per davvero oppure è la mente della ragazza a immaginarsi tutto?

Gli eventi narrati sono visti attraverso la lente di una diciassettenne. Quindi, taluni eventi, magari minimi, sono acutizzati; altri, viceversa, passano sotto silenzio o basta poco a convincere della loro scarsa importanza. Insomma, direi che, sotto questo aspetto, la vicenda è credibile e ben intrecciata. Si tratta comunque di meccaniche semplici semplici, adatte a un pubblico giovane.

È un peccato, alla fine, non assistere alla conclusione di tutti i fili narrativi aperti, ma è giusto così: non sempre di una storia si può rivelare ogni più piccolo dettaglio ed è corretto che qualcosa venga lasciato alla libera interpretazione del lettore.

È scritto davvero molto bene e il linguaggio imita, in alcuni punti, la parlata di un adolescente senza scadere in sciattonerie o in cadute di stile. Questo aspetto è, infatti, ben reso e si bilancia abilmente tra il mantenere scorrevole lo stile e il rendere un linguaggio leggero, consono a un adolescente, senza, però, peccare per eccessiva semplicità rischiando di rovinare tutto.

Alice è una protagonista a tutto tondo; no, non perché è una ragazzina un po’ in carne, ma perché oscilla tra una grande forza d’animo e un’ingenuità tipiche dell’adolescenza – periodo in cui pensi di essere padrone del mondo, ma l’assenso e la considerazione dei compagni e la costante ricerca di “qualcuno” da amare sono preoccupazioni insuperabili e vitali. Anche Robi, la controparte maschile, è il classico ragazzo ventenne scapestrato, strafottente e guascone (ok, usando questo termine, io faccio proprio la figura della vecchia antiquata)… insomma, ben rappresenta la sua categoria. Un po’ sfuggente, di lui non si comprende quasi nulla, se non nelle battute finali. Questo non gli impedisce comunque d’aver un carattere e un modo di fare definiti e credibili.

Ecco, l’unico personaggio che non ho molto apprezzato e che ho trovato un “aiutante” un po’ troppo forzato è Tancredi… il professore di inglese. È bello, per carità, che un insegnante si appassioni così tanto alle peripezie di un suo alunno e vi partecipi con così tanto trasporto (arrivando addirittura a portare Alice fuori a cena… con tutti i conseguenti rischi del caso, considerando che il paese è piccolo e la gente trova da chiacchierare su qualunque cosa anche inventata), ma l’ho trovata una situazione un po’ poco credibile. Di insegnante volenterosi ce ne sono fortunatamente tanti, ma non penso che tutti sarebbero disposti a farsi carico in stile “fratello maggiore” di un’adolescente.

Per quanto riguarda gli ambienti, la scena prende luogo a Montelupo. Certo, il paese non è che sia tratteggiato con tutti i crismi, ma se ne respira comunque l’atmosfera di paesino ancorato alla collinetta, sprovvisto di tanti intrattenenti, ma pieno di chiacchiere, voci e vite da spiare ed eviscerare. Il meglio della descrizione è dato per gli interni, in particolare per la casa di Alice, la quale ben si è ben modellata nella mia mente.

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