Scegliere un libro dalla copertina: alcuni accorgimenti

Qualche tempo fa, parlammo di come scegliere un libro.

È evidente come il primo contatto con la nostra – potenziale – nuova lettura avvenga visivamente. Sì, parlo proprio di lei: della copertina.

Insomma, è lei che, per tutta una serie di motivi e sensazioni meramente soggettive, ci spinge verso un libro piuttosto che verso un altro.
Dal primo impatto, poi, seguono comunque tutta una serie di considerazioni (come un estratto, la quarta, la fiducia nell’autore/autrice… insomma, un vasto assortimento di variabili) che ci spingono o meno all’acquisto o lettura del volume incriminato.

Ma… se non avessimo una tale possibilità? Se potessimo scegliere un libro solo dalla copertina?

Tutto è nato da questa immagine: 

A parte i dettagli estetici (e per quanto possa essere d’accordo che i titoli con troppi fronzoli sono ridondandoti… ma – magari – ad alcuni piacciono), ci sono alcune accortezze che un lettore può seguire mentre sceglie un libro dalla copertina.

In primo luogo, occhio ai blurbs. Onestamente, non conosco se esiste un corrispettivo italiano (quindi, chiunque sia esperto in questi tecnicismi è invitato caldamente a farsi avanti), ma per spiegarsi un blurb è quella citazione, scritta da una persona che ha curato il libro o da qualcuno che abbia una certa influenza o un certo “peso” in un determinato ambito (possibilmente relativo al libro in questione), riportata in un qualunque punto della copertina.
Il suo scopo è quello di invogliare il lettore alla lettura mettendo in evidenza un aspetto particolare del libro o un’opinione “autorevole” sul suddetto.

È bene, quindi, informarsi su chi sia l’autore o l’autrice del blurb per poterne conoscere la sua autorevolezza  – e obiettività – e anche i motivi che lo/la hanno spinto/a a rilasciare proprio quel commento (e considerando anche che, non sempre, chi esprime un paio di righe di opinione ha letto il libro nella sua interezza… può capitare).

Ad esempio, nell’immagine (da cui è partito tutto il mio trip per questo articolo) così si ironizza: «“Mark è il migliore scrittore nella nostra famiglia.” Mamma».
È logico che un commento del genere è tutto fuorché obiettivo.

In secondo luogo, attenzione ai libri in cui il nome dell’autore è più grande del titolo del libro.
Effettivamente, è un poco sospetto fare più affidamento sul nome dell’autore che non su ciò che ha scritto…

In terzo luogo, parliamo di fascette e bolloni. Di questi fastidiosi strumenti avevamo già parlato un po’ di tempo fa sempre con riferimento a come si sceglie un libro, ma per intenderci quando parlo di fascette mi riferisco a quelle strisce di carta (solitamente gialla o rossacolorini che si notano poco insomma…) che avvolgono il libro e che contengono spesso una frase elogiativa o un mega traguardo raggiunto dal libro in questione. Quando, invece, parlo di bolloni mi riferisco agli adesivi appiccicati alla copertina, i quali, più o meno, hanno lo stesso scopo delle fascette.

In particolare, di fascette noi lettori italiani siamo sommersi. Davvero… inondati, affogati.

E se ne siamo così pregni un motivo ci sarà… insomma, se gli editori continuano a farsi stampare fastidiose striscette di carta da appaiare al disgraziato libro vuol dire che una qualche utilità questi strumenti del diavolo l’avranno, no?

Personalmente – ma forse lo avevi già capito – a me le fascette non piacciono. Le trovo fastidiose ed eccessive e non mi piace che si provi a convincermi dell’acquisto di un libro sparandomi addosso una frase a effetto (o un successo/traguardo particolare).

Perché il commento riportato sull’ingombrante fascetta non può essere semplicemente inserito nella prima/quarta di copertina?

Per non parlare poi di quelle fascette che pretendono di conoscere i tuoi gusti: (es.) se ti è piaciuto il libro X, allora adorerai questo… 
NO! Ma chi te lo dice?!

Immagine di Grazia.it

In ogni caso, anche qui attenzione, perché a volte le fascette dicono solo una parte di verità (non che mentano eh, ma magari non dicono proprio completamente come stanno le cose… chi mi segue su Goodreads sa di cosa parlo, perché ho avuto modo di riportarne un esempio pratico).

Magari dedicherò un articolo solo alle fascette, perché mi rendo conto che sto iniziando a sproloquiare sull’argomento… sorry!

In ogni caso, è logico che anche l’occhio voglia la sua parte e, quindi, una bella immagine di copertina e una vesta grafica ben fatta ci attirano molto di più di una imbarazzante copertina realizzata malamente.
E ciò non toglie comunque che il libro “vestito meglio” possa poi rivelarsi una ciofeca, ma una certa cura denota  professionalità e serietà nel presentare il proprio lavoro.

Ultima considerazione riportata anche nell’immagine e che – almeno in parte – condivido è quella di considerare la lunghezza del libro.
Il Signore degli Anelli (giusto per fare un esempio) non venne visto di buon occhio – almeno inizialmente – dal suo editore, perché era un libro troppo lungo, troppo complesso e costoso da stampare soprattutto se poi si fosse rivelato un flop.
Ora, un flop non è stato, ma la divisione in tre libri (La Compagnia dell’Anello; Le due torri; Il ritorno del re) fu fatta proprio per contenerne i costi e le eventuali perdite.

Quindi, tutto questo discorso per dire che se un editore ha scelto di investire in un libro particolarmente lungo, stampandolo con tutte le accortezze del caso, vuol dire che si tratta di un lavoro nel quale crede profondamente.
Siamo d’accordo che poi questo non ci garantisce di trovarci davanti a un capolavoro, ma è comunque un altro aspetto da considerare positivamente.

… Meno male che un libro si giudica sia dalla sua copertina sia da altri innumerevoli elementi (che avevo già condensato qui, quindi non sto a ripetermi)!


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Letture romantiche per San Valentino

letture-romantiche-per-san-valentinoIn verità, ammetto che nell’ultimo periodo il teatrino lei/lui/l’altro, in cui molto spesso gli ultimi due ruoli s’invertono e il primo diventa il secondo (o viceversa), non mi va molto a genio.

Detto questo non vorrei sembrarti una persona senza cuore; semplicemente, le ultime letture “romantiche” che ho fatto non si possono catalogare come storie emozionati, travolgenti e coinvolgenti… almeno non per quello che mi riguarda.

Questa rubrica, tuttavia, s’intitola Letture romantiche per San Valentino non perché io possa esprimerti il mio disincanto verso un certo genere di letteratura, ma per raccogliere alcuni suggerimenti di lettura.

I libri che seguono mi hanno regalato non solo momenti magici nella mia “storia” di lettrice, ma mi hanno anche regalato alcuni spunti di riflessione.
Ed è vero, la storia è quella classica: c’è lei e poi c’è lui e si innamorano… forse… talvolta, bè… nemmeno loro ne sono poi così sicuri. Ma il contesto, il modo in cui la storia d’amore si svolge, i protagonisti e gli altri personaggi si muovono insieme, le riflessioni appunto, la storia o il destino… insomma, tutto concorre a rendere queste storie speciali ed emozionanti.

Ammetto che, al momento, non sono molte… ma conto di aggiungerne altre.
Ovviamente, se hai dei  libri romantici che ti hanno trasmesso sentimenti forti, non esitare a lasciarmi un suggerimento!

orgoglio e pregiudizio

Lo so… lo consiglio sempre; sono una specie di disco rotto. Ma come si può non consigliare Jane Austen? Pensare che, in un primo periodo, quasi – no, okay, leviamo il quasi – la odiavo… questa scrittrice, la cui massima aspirazione che regalava alle sue eroine era quella di trovare un buon partito e convolare a ottime nozze.
Ah… quanto mi sbagliavo…
Ma, ecco sì, scusa: disco rotto.
Per altri dettagli, leggi questo articolo.


notre-dame-de-paris

A primo impatto non vorrebbe da pensare a Notre-Dame de Paris come a un romanzo romantico.
E, effettivamente, è molto molto di più.
Ma l’amore c’è… in ogni sua forma: l’amore di un gobbo per la bellezza, per la vita… una vita normale; l’amore della bella che, a sua volta, ama l’amore, la bellezza in maniera più ingenua, ma ugualmente pura; e poi c’è l’amore opportunista, l’amore egoista, l’amore silenzioso.

Insomma, magari è un tomo un po’ lunghetto da leggere, ma vale assolutamente il tempo impiegato nella lettura.


espiazione

A differenza degli altri due, Espiazione non è un classico della letteratura mondiale, ma resta comunque un libro molto interessante.
Conobbi il libro di McEwan per la prima volta grazie al suo adattamento cinematografico con Keira Knightley e James McAvoy come protagonisti. Per certi aspetti, ammetto di aver preferito più le scelte fatte nel film, ma anche il libro lascia il suo bel da pensare.


E così l’italiano è scomparso…

… ma dai?

Questa è la storia di come, in Italia, ci si svegli sempre tardi (ma, come si dice, meglio tardi che mai) e di come, quando qualcuno finalmente riesce ad attirare l’attenzione, si rimanga tutti scandalizzati dando inizio a un fuggi-fuggi generale (= io? Io no… Non era quello prima di me a doverlo fare?).

E alla fine nel parapiglia che così si scatena, a terra restano solo coloro che non sono stati abbastanza veloci da nascondersi o abbastanza bravi nel ripararsi ai colpi… cioè, i soliti noi.

Questa è la storia di come il signor italiano sia diventato uno sconosciuto nel suo stesso paese. E non si tratta di una storia cominciata oggi o la scorsa settimana o lo scorso anno. È una storia di scelte durante la quale ne sono state fatte altre… di altro tipo.

Il blog era aperto da poco tempo quando parlammo per la prima volta della disastrosa situazione dell’italiano in Italia (qui puoi leggere l’articolo intero; ma, nel corso del tempo, siamo tornati più volte sulla questione). L’occasione era l’ennesima paventata chiusura dell’Accademia della Crusca che, a differenza di quello che sta accadendo a numerose biblioteche, è ancora lì… per il momento.

Oggi ne riparliamo dopo lo scalpore suscitato dalla lettera di seicento docenti universitari i quali si sono scoperti maestri d’italiano con la penna rossa e blu in mano.

In Italia, non si parla più l’italiano, ma una stramba lingua in cui i congiuntivi sono dimenticati; la punteggiatura – escluse forse virgole e punti – non esiste; e non parliamo di apostrofi o accenti o delle “h”…

Come ho avuto già occasione di scrivere: L’italiano è la lingua, la nostra lingua. L’italiano siamo noi (o dovremmo essere noi). E, invece, eccoti una i che compare dove non dovrebbe; una h che, invece, sparisce dimenticata; un apostrofo che evapora per riaffiorare dove non dovrebbe; accenti ballerini e punteggiatura latitante.

In quale modo si pensa che una persona possa esprime un desiderio, un disagio, un’idea se non attraverso la parola, il più grande mezzo di comunicazione che la natura ci ha concesso? 

Ma continuiamo – come abbiamo continuato a fare in tutti questi anni – a glorificare le stupidate, l’ignoranza. Continuiamo a inorridire al momento giusto e aspettare che un po’ di tempo ci aiuti a dimenticare.

Continuiamo pure così…


Il testo della lettera aperta dei 600 docenti universitari
[Fonte: Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità]

Al Presidente del Consiglio

Alla Ministra dell’Istruzione

Al Parlamento

È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.

A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato,  anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema.

Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici  di base da parte della grande maggioranza degli studenti. 

A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:

– una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

–  l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

–  Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro.

Quanto prima pubblicheremo l’elenco completo dei firmatari. Tra i molti nomi noti numerosi Accademici della Crusca (Rita Librandi, Ugo Vignuzzi, Rosario Coluccia, Annalisa Nesi, Francesco Bruni, Maurizio Dardano, Piero Beltrami, Massimo Fanfani)i linguisti Edoardo Lombardi Vallauri, Gabriella Alfieri e Stefania Stefanellii rettori di quattro Università; i docenti di letteratura italiana Giuseppe Nicoletti Biancamaria Frabotta; il pedagogista Benedetto Vertecchi e lo storico della pedagogia Alfonso Scotto di Luzio; gli storici Ernesto Galli Della Loggia, Luciano Canfora, Chiara Frugoni, Mario Isnenghi, Fulvio Cammarano, Francesco Barbagallo, Francesco Perfetti, Maurizio Sangalli; i filosofi Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Angelo Campodonico, i sociologi Sergio Belardinelli e Ilvo Diamanti; la scrittrice e insegnante Paola Mastrocola; il matematico Lucio Russo; i costituzionalisti Carlo Fusaro, Paolo Caretti e Fulco Lanchester; gli storici dell’arte Alessandro ZuccariBarbara Agosti e Donata Levi; i docenti di diritto amministrativo Carlo Marzuoli, di diritto pubblico comparato Ginevra Cerrina Feroni e di diritto romano Giuseppe Valditara; il neuropsichiatra infantile Michele Zappella; l’economista Marcello Messori.

Giornata della memoria: leggere per non dimenticare

Nel corso della storia umana, ci sono stati – purtroppo – tanti momenti che preferiremo cancellare e fingere che non siano mai accaduti.
Ma ciò che è stato, ahimè, non si cancella. Cose dette e, soprattutto, fatte possono incidere molto profondamente nella vita di ogni singolo individuo.

Oggi 27 gennaio è una di quelle giornate in cui si è costretti a non distogliere lo sguardo e a guardare ciò che l’organizzato e folle piano di un solo uomo è riuscito a fare convincendo pure altri delle sue idee e cambiando per sempre l’esistenza di milioni di persone.

Oggi è la Giornata della memoria, una ricorrenza istituita per non dimenticare, per commemorare le vittime della follia nazista.

Nonostante ancora oggi di fronte alla presenza di così tante vite spezzate, testimonianze, foto, filmati, racconti, storie ci sia ancora qualcuno convinto che lo sterminio attuato dai nazisti non sia mai esistito, io sono fermamente convita invece che non dimenticare sia una delle pochissime cose rimaste per onorare tutte queste morti che, purtroppo più frequentemente di quanto si pensi, dalla giustizia umana non ottennero nulla.

E sebbene scegliere solo un giorno per ricordare sia importante, sono certa che il ricordo non si debba limitare a un unica giornata o a determinati periodi dell’anno.

Il ricordo deve essere sempre.

E ci deve servire come monito, come spinta a non credere mai negli abbagli, a non darsi spiegazioni semplicistiche o folli.

Per questo, vorrei suggerire la lettura come mezzo per non dimenticare e per commemorare le tante persone che una volta entrate non sono più uscite dai campi di sterminio e le tante altre che, pur essendosi salvate dal campo di concentramento, non riuscirono più o non poterono più (a causa delle tante menomazioni e angherie e danni subiti) continuare la propria vita.

I primi tre libri che suggerisco sono testimonianze dirette di quella parte di storia da non dimenticare, di quella storia che si svolse nei ghetti, nei campi di sterminio e, infine, (ma non per tutti, purtroppo) nei tribunali.

L’ultimo è un romanzo adatto ai bambini. Io lo lessi che ero di poco più giovane rispetto all’età di lettura consigliata, ma lo ritengo comunque una buona lettura anche per adulti.

se questo è un uomo

Il primo libro che vorrei suggeriti è Se questo è un uomo di Primo Levi.

Ovviamente, Primo Levi non ha bisogno di presentazioni. L’unica cosa che posso dire è che il suo libro, per me, resta un capolavoro da brividi per la forza che trasmettono le parole e per le emozioni che trasudano dalla carta.

Se non hai ancora avuto modo di leggerlo, te ne consiglio vivamente la lettura.


il-farmacista-del-ghetto-di-cracovia

Il farmacista del ghetto di Crocia, sebbene il titolo dai toni un po’ romantici possa far pensare ad altro, è la testimonia diretta di Tadeusz Pankiewicz, farmacista polacco che decise di restare nel ghetto e nominato giusto fra le nazioni.

Il libro mi è stato inviato in lettura dalla casa editrice e lo ritengo una testimonianza da conoscere, anche se posso assicurarti che non si tratta di una lettura semplice.

Qui puoi leggere la mia recensione.


recensione la banalità del male

Il libro nasce da una serie di articoli che la stessa autrice ebbe modo di realizzare come corrispondente per il New Yorker riguardo il processo – il primo che si tenne nel nuovo stato di Israele – ad Adolf Eichmann.

Per certi versi, il processo a Eichmann era una grandissima occasione; per altri, però, risultò quasi un grande show.

Non sto a tediarti oltre. Posso garantirti che, sebbene non sia di facile lettura, il reportage realizzato dalla Arendt e le considerazioni nelle quali la stessa giornalista si lancia sono spunti di riflessione molto importanti.

Su questo libro, ho avuto occasione di dire la mia qui.


il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-nuova-copertina

Come scrivevo all’invio di questa rassegna, a differenza dei precedenti che sono tutte testimonianze dirette, vorrei indicarti un ultimo suggerimento di lettura. Questa volta si tratta di un romanzo la cui lettura è suggerita a partire dai dodici anni, ma ritengo che possa rivelarsi una lettura adeguata anche a un lettore più grandicello.


«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi

Se questo è un uomo, Primo Levi


Fonte immagine di copertina/Credit cover photo: openlettersmonthly.com

Come leggere di più

Un nuovo anno di ricco di possibilità (speriamo la maggior parte buone) è appena iniziato. Al solito, l’inizio di un nuovo anno coincide anche con la produzione di una lista di buoni propositi da conseguire.
Nella mia? Eh, domanda facile: leggere. E, per la precisione, leggere di più.

Lo scorso anno ho tenuto una buona media (la stessa dell’anno prima, per la verità), ma quest’anno vorrei vedere di incrementare ancora e magari raggiungere il traguardo dei cento libri letti in un anno.

come-leggere-di-piu-propositi-per-il-nuovo-annoQuindi, ora il mio dubbio è: come fare per leggere di più?

C’è chi consiglia la creazione di una tabella da seguire e rispettare pedissequamente: ad esempio, leggere venti/trenta pagine al giorno.
Ora premetto che se questo sistema può aiutare perché non seguirlo?, ma io personalmente sono più per il leggi quanto ti va… qualcosina ogni giorno. Insomma, la lettura non deve trasformarsi in una routine schematica… io facevo una cosa del genere quando all’università dovevo preparare gli esami, quindi forse anche per questo trovo strano imporsi un determinato numero di pagine al giorno per leggere i libri.

Però, ecco “obbligarsi” a leggere qualche pagina – senza quantificare – di un libro ogni giorno potrebbe essere un’idea; come quella di tenere una lista generale, magari su base annuale, di un determinato numero di libri che si vorrebbe leggere. In quest’ultimo caso anzi, leggere potrebbe trasformarsi in una sfida con se stessi.
Scegli un obiettivo fattibile (nel senso che se non sei solito/a leggere più di un paio di libri al mese, non importi di leggerne duecento in un anno; magari trenta è già un obiettivo più raggiungibile e ti spingerà comunque a leggere più del solito).

Un suggerimento che potrebbe rivelarsi davvero efficace – e lo scrivo in qualità di lettrice onnivora – è quello di dedicarsi a generi letterari diversi.
È ovvio che ci sarà sempre un genere preferito rispetto agli altri (non sto nemmeno a indicarti il mio… ahem, thriller…), ma provare a leggere generi diversi potrebbe scatenare un’improvvisa ondata di curiosità.
Se, infatti, non si è assuefatti allo schema di un determinato genere, si potrebbe restare sorpresi dal nuovo intreccio narrativo.

Alternare generi letterari potrebbe aiutare a non “atrofizzare” il cervello e la nostra fantasia in schemi già noti con la conseguenza che il passaggio tra un genere e all’altro potrebbe portare a una nuova e continua scarica di curiosità.

Altro suggerimento è quello di sfruttare bene il tuo tempo portando sempre con te un libro e leggere durante i tempi morti.

Personalmente, uso molto [perdono non voglio fare pubblicità occulta!] l’applicazione di Apple, iBooks. Avendo libri e segnalibri e note sincronizzati su tutti i dispositivi, mi basta tirar fuori lo smartphone e leggere nei momenti di attesa (del autobus/tram/metro/treno; a un appuntamento; durante la pubblicità al cinema; al bar mentre si aspetta il caffè; prima del telegiornale serale; mentre si aspetta il programma preferito alla televisione… insomma, un occhio a Facebook lo buttano tutti, quindi perché non rendere produttiva quella pausa leggendo qualcosina?).

Lo so che la carta è meglio, ma è innegabile che portarsi dietro il cellulare (che a prescindere sta già nelle tasche/borse di tutti) oppure un librone (… io poi sono un po’ terrorizzata dalle pieghe che potrei provocare alla copertina e alle pagine) fa la sua bella differenza.

[Per par condicio, un servizio simile con – ugualmente – uno store dedicato lo offrono anche l’applicazione Kobo di Mondadori e Kindle di Amazon (entrambi hanno anche un e-reader omonimo)].

In alternativa, come ho già avuto modo di suggerire, gli audiolibri sono un piccolo miracolo-salva-tempo. Se ben letti, sono davvero piacevoli da ascoltare durante un viaggio in macchina/autobus/aereo, durante una passeggiata, mentre si fa esercizio fisico o le pulizie di casa o qualunque altra attività (che non comporti un rischio).

Un’altra buona abitudine potrebbe essere quella di leggere la sera. Se non hai alternative migliori, spengi la televisione, stacca Facebook, metti un attimo in pausa Candy Crush Saga e leggi un libro. Ti assicuro che non te ne pentirai.

Oppure… perché non sfruttare la televisione e il cinema per trovare nuove idee di lettura? Se, ad esempio, hai visto un film tratto da un libro e ti è particolarmente piaciuto, perché non provare a leggerne il corrispettivo letterario (generalmente, il libro è sempre meglio)?

Se non sei abituato/a a grosse quantità di letture, per non rischiare spiacevoli indigestioni potresti provare a leggere libri brevi (Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry è una piccola chicca, rapidissima da leggere; un altro suggerimento di lettura brevissima ma molto emozionante è Cronaca in una morte annunciata di Gabriel García Márquez).

Ok… come mio solito, ho scritto un poema. Comunque, tranquillo/a: ho terminato. Ovviamente, sei hai qualche suggerimento extra non esitare a farmelo sapere lasciando un commento qui o su uno dei social del blog.

Ah!, solo l’ultimissima cosa: per carità, non usare quelle tecniche di lettura veloce che ti fanno leggere la pagina in obliquo o le parole chiave in una frase o la prima e l’ultima.

Un libro non è un manuale da imparare a memoria rapidamente.

Leggere è un piacere e i piaceri vanno gustati, per cui: goditi la tua lettura e leggi solo ciò che ti va.