E così l’italiano è scomparso…

… ma dai?

Questa è la storia di come, in Italia, ci si svegli sempre tardi (ma, come si dice, meglio tardi che mai) e di come, quando qualcuno finalmente riesce ad attirare l’attenzione, si rimanga tutti scandalizzati dando inizio a un fuggi-fuggi generale (= io? Io no… Non era quello prima di me a doverlo fare?).

E alla fine nel parapiglia che così si scatena, a terra restano solo coloro che non sono stati abbastanza veloci da nascondersi o abbastanza bravi nel ripararsi ai colpi… cioè, i soliti noi.

Questa è la storia di come il signor italiano sia diventato uno sconosciuto nel suo stesso paese. E non si tratta di una storia cominciata oggi o la scorsa settimana o lo scorso anno. È una storia di scelte durante la quale ne sono state fatte altre… di altro tipo.

Il blog era aperto da poco tempo quando parlammo per la prima volta della disastrosa situazione dell’italiano in Italia (qui puoi leggere l’articolo intero; ma, nel corso del tempo, siamo tornati più volte sulla questione). L’occasione era l’ennesima paventata chiusura dell’Accademia della Crusca che, a differenza di quello che sta accadendo a numerose biblioteche, è ancora lì… per il momento.

Oggi ne riparliamo dopo lo scalpore suscitato dalla lettera di seicento docenti universitari i quali si sono scoperti maestri d’italiano con la penna rossa e blu in mano.

In Italia, non si parla più l’italiano, ma una stramba lingua in cui i congiuntivi sono dimenticati; la punteggiatura – escluse forse virgole e punti – non esiste; e non parliamo di apostrofi o accenti o delle “h”…

Come ho avuto già occasione di scrivere: L’italiano è la lingua, la nostra lingua. L’italiano siamo noi (o dovremmo essere noi). E, invece, eccoti una i che compare dove non dovrebbe; una h che, invece, sparisce dimenticata; un apostrofo che evapora per riaffiorare dove non dovrebbe; accenti ballerini e punteggiatura latitante.

In quale modo si pensa che una persona possa esprime un desiderio, un disagio, un’idea se non attraverso la parola, il più grande mezzo di comunicazione che la natura ci ha concesso? 

Ma continuiamo – come abbiamo continuato a fare in tutti questi anni – a glorificare le stupidate, l’ignoranza. Continuiamo a inorridire al momento giusto e aspettare che un po’ di tempo ci aiuti a dimenticare.

Continuiamo pure così…


Il testo della lettera aperta dei 600 docenti universitari
[Fonte: Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità]

Al Presidente del Consiglio

Alla Ministra dell’Istruzione

Al Parlamento

È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana.

A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato,  anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi. Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema.

Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici  di base da parte della grande maggioranza degli studenti. 

A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:

– una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

–  l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

–  Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro.

Quanto prima pubblicheremo l’elenco completo dei firmatari. Tra i molti nomi noti numerosi Accademici della Crusca (Rita Librandi, Ugo Vignuzzi, Rosario Coluccia, Annalisa Nesi, Francesco Bruni, Maurizio Dardano, Piero Beltrami, Massimo Fanfani)i linguisti Edoardo Lombardi Vallauri, Gabriella Alfieri e Stefania Stefanellii rettori di quattro Università; i docenti di letteratura italiana Giuseppe Nicoletti Biancamaria Frabotta; il pedagogista Benedetto Vertecchi e lo storico della pedagogia Alfonso Scotto di Luzio; gli storici Ernesto Galli Della Loggia, Luciano Canfora, Chiara Frugoni, Mario Isnenghi, Fulvio Cammarano, Francesco Barbagallo, Francesco Perfetti, Maurizio Sangalli; i filosofi Massimo Cacciari, Roberto Esposito, Angelo Campodonico, i sociologi Sergio Belardinelli e Ilvo Diamanti; la scrittrice e insegnante Paola Mastrocola; il matematico Lucio Russo; i costituzionalisti Carlo Fusaro, Paolo Caretti e Fulco Lanchester; gli storici dell’arte Alessandro ZuccariBarbara Agosti e Donata Levi; i docenti di diritto amministrativo Carlo Marzuoli, di diritto pubblico comparato Ginevra Cerrina Feroni e di diritto romano Giuseppe Valditara; il neuropsichiatra infantile Michele Zappella; l’economista Marcello Messori.

Giornata della memoria: leggere per non dimenticare

Nel corso della storia umana, ci sono stati – purtroppo – tanti momenti che preferiremo cancellare e fingere che non siano mai accaduti.
Ma ciò che è stato, ahimè, non si cancella. Cose dette e, soprattutto, fatte possono incidere molto profondamente nella vita di ogni singolo individuo.

Oggi 27 gennaio è una di quelle giornate in cui si è costretti a non distogliere lo sguardo e a guardare ciò che l’organizzato e folle piano di un solo uomo è riuscito a fare convincendo pure altri delle sue idee e cambiando per sempre l’esistenza di milioni di persone.

Oggi è la Giornata della memoria, una ricorrenza istituita per non dimenticare, per commemorare le vittime della follia nazista.

Nonostante ancora oggi di fronte alla presenza di così tante vite spezzate, testimonianze, foto, filmati, racconti, storie ci sia ancora qualcuno convinto che lo sterminio attuato dai nazisti non sia mai esistito, io sono fermamente convita invece che non dimenticare sia una delle pochissime cose rimaste per onorare tutte queste morti che, purtroppo più frequentemente di quanto si pensi, dalla giustizia umana non ottennero nulla.

E sebbene scegliere solo un giorno per ricordare sia importante, sono certa che il ricordo non si debba limitare a un unica giornata o a determinati periodi dell’anno.

Il ricordo deve essere sempre.

E ci deve servire come monito, come spinta a non credere mai negli abbagli, a non darsi spiegazioni semplicistiche o folli.

Per questo, vorrei suggerire la lettura come mezzo per non dimenticare e per commemorare le tante persone che una volta entrate non sono più uscite dai campi di sterminio e le tante altre che, pur essendosi salvate dal campo di concentramento, non riuscirono più o non poterono più (a causa delle tante menomazioni e angherie e danni subiti) continuare la propria vita.

I primi tre libri che suggerisco sono testimonianze dirette di quella parte di storia da non dimenticare, di quella storia che si svolse nei ghetti, nei campi di sterminio e, infine, (ma non per tutti, purtroppo) nei tribunali.

L’ultimo è un romanzo adatto ai bambini. Io lo lessi che ero di poco più giovane rispetto all’età di lettura consigliata, ma lo ritengo comunque una buona lettura anche per adulti.

se questo è un uomo

Il primo libro che vorrei suggeriti è Se questo è un uomo di Primo Levi.

Ovviamente, Primo Levi non ha bisogno di presentazioni. L’unica cosa che posso dire è che il suo libro, per me, resta un capolavoro da brividi per la forza che trasmettono le parole e per le emozioni che trasudano dalla carta.

Se non hai ancora avuto modo di leggerlo, te ne consiglio vivamente la lettura.


il-farmacista-del-ghetto-di-cracovia

Il farmacista del ghetto di Crocia, sebbene il titolo dai toni un po’ romantici possa far pensare ad altro, è la testimonia diretta di Tadeusz Pankiewicz, farmacista polacco che decise di restare nel ghetto e nominato giusto fra le nazioni.

Il libro mi è stato inviato in lettura dalla casa editrice e lo ritengo una testimonianza da conoscere, anche se posso assicurarti che non si tratta di una lettura semplice.

Qui puoi leggere la mia recensione.


recensione la banalità del male

Il libro nasce da una serie di articoli che la stessa autrice ebbe modo di realizzare come corrispondente per il New Yorker riguardo il processo – il primo che si tenne nel nuovo stato di Israele – ad Adolf Eichmann.

Per certi versi, il processo a Eichmann era una grandissima occasione; per altri, però, risultò quasi un grande show.

Non sto a tediarti oltre. Posso garantirti che, sebbene non sia di facile lettura, il reportage realizzato dalla Arendt e le considerazioni nelle quali la stessa giornalista si lancia sono spunti di riflessione molto importanti.

Su questo libro, ho avuto occasione di dire la mia qui.


il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-nuova-copertina

Come scrivevo all’invio di questa rassegna, a differenza dei precedenti che sono tutte testimonianze dirette, vorrei indicarti un ultimo suggerimento di lettura. Questa volta si tratta di un romanzo la cui lettura è suggerita a partire dai dodici anni, ma ritengo che possa rivelarsi una lettura adeguata anche a un lettore più grandicello.


«Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi

Se questo è un uomo, Primo Levi


Fonte immagine di copertina/Credit cover photo: openlettersmonthly.com

Come leggere di più

Un nuovo anno di ricco di possibilità (speriamo la maggior parte buone) è appena iniziato. Al solito, l’inizio di un nuovo anno coincide anche con la produzione di una lista di buoni propositi da conseguire.
Nella mia? Eh, domanda facile: leggere. E, per la precisione, leggere di più.

Lo scorso anno ho tenuto una buona media (la stessa dell’anno prima, per la verità), ma quest’anno vorrei vedere di incrementare ancora e magari raggiungere il traguardo dei cento libri letti in un anno.

come-leggere-di-piu-propositi-per-il-nuovo-annoQuindi, ora il mio dubbio è: come fare per leggere di più?

C’è chi consiglia la creazione di una tabella da seguire e rispettare pedissequamente: ad esempio, leggere venti/trenta pagine al giorno.
Ora premetto che se questo sistema può aiutare perché non seguirlo?, ma io personalmente sono più per il leggi quanto ti va… qualcosina ogni giorno. Insomma, la lettura non deve trasformarsi in una routine schematica… io facevo una cosa del genere quando all’università dovevo preparare gli esami, quindi forse anche per questo trovo strano imporsi un determinato numero di pagine al giorno per leggere i libri.

Però, ecco “obbligarsi” a leggere qualche pagina – senza quantificare – di un libro ogni giorno potrebbe essere un’idea; come quella di tenere una lista generale, magari su base annuale, di un determinato numero di libri che si vorrebbe leggere. In quest’ultimo caso anzi, leggere potrebbe trasformarsi in una sfida con se stessi.
Scegli un obiettivo fattibile (nel senso che se non sei solito/a leggere più di un paio di libri al mese, non importi di leggerne duecento in un anno; magari trenta è già un obiettivo più raggiungibile e ti spingerà comunque a leggere più del solito).

Un suggerimento che potrebbe rivelarsi davvero efficace – e lo scrivo in qualità di lettrice onnivora – è quello di dedicarsi a generi letterari diversi.
È ovvio che ci sarà sempre un genere preferito rispetto agli altri (non sto nemmeno a indicarti il mio… ahem, thriller…), ma provare a leggere generi diversi potrebbe scatenare un’improvvisa ondata di curiosità.
Se, infatti, non si è assuefatti allo schema di un determinato genere, si potrebbe restare sorpresi dal nuovo intreccio narrativo.

Alternare generi letterari potrebbe aiutare a non “atrofizzare” il cervello e la nostra fantasia in schemi già noti con la conseguenza che il passaggio tra un genere e all’altro potrebbe portare a una nuova e continua scarica di curiosità.

Altro suggerimento è quello di sfruttare bene il tuo tempo portando sempre con te un libro e leggere durante i tempi morti.

Personalmente, uso molto [perdono non voglio fare pubblicità occulta!] l’applicazione di Apple, iBooks. Avendo libri e segnalibri e note sincronizzati su tutti i dispositivi, mi basta tirar fuori lo smartphone e leggere nei momenti di attesa (del autobus/tram/metro/treno; a un appuntamento; durante la pubblicità al cinema; al bar mentre si aspetta il caffè; prima del telegiornale serale; mentre si aspetta il programma preferito alla televisione… insomma, un occhio a Facebook lo buttano tutti, quindi perché non rendere produttiva quella pausa leggendo qualcosina?).

Lo so che la carta è meglio, ma è innegabile che portarsi dietro il cellulare (che a prescindere sta già nelle tasche/borse di tutti) oppure un librone (… io poi sono un po’ terrorizzata dalle pieghe che potrei provocare alla copertina e alle pagine) fa la sua bella differenza.

[Per par condicio, un servizio simile con – ugualmente – uno store dedicato lo offrono anche l’applicazione Kobo di Mondadori e Kindle di Amazon (entrambi hanno anche un e-reader omonimo)].

In alternativa, come ho già avuto modo di suggerire, gli audiolibri sono un piccolo miracolo-salva-tempo. Se ben letti, sono davvero piacevoli da ascoltare durante un viaggio in macchina/autobus/aereo, durante una passeggiata, mentre si fa esercizio fisico o le pulizie di casa o qualunque altra attività (che non comporti un rischio).

Un’altra buona abitudine potrebbe essere quella di leggere la sera. Se non hai alternative migliori, spengi la televisione, stacca Facebook, metti un attimo in pausa Candy Crush Saga e leggi un libro. Ti assicuro che non te ne pentirai.

Oppure… perché non sfruttare la televisione e il cinema per trovare nuove idee di lettura? Se, ad esempio, hai visto un film tratto da un libro e ti è particolarmente piaciuto, perché non provare a leggerne il corrispettivo letterario (generalmente, il libro è sempre meglio)?

Se non sei abituato/a a grosse quantità di letture, per non rischiare spiacevoli indigestioni potresti provare a leggere libri brevi (Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry è una piccola chicca, rapidissima da leggere; un altro suggerimento di lettura brevissima ma molto emozionante è Cronaca in una morte annunciata di Gabriel García Márquez).

Ok… come mio solito, ho scritto un poema. Comunque, tranquillo/a: ho terminato. Ovviamente, sei hai qualche suggerimento extra non esitare a farmelo sapere lasciando un commento qui o su uno dei social del blog.

Ah!, solo l’ultimissima cosa: per carità, non usare quelle tecniche di lettura veloce che ti fanno leggere la pagina in obliquo o le parole chiave in una frase o la prima e l’ultima.

Un libro non è un manuale da imparare a memoria rapidamente.

Leggere è un piacere e i piaceri vanno gustati, per cui: goditi la tua lettura e leggi solo ciò che ti va.


Essere lettore forte in Italia

Tempo fa, parlammo un po’ del lettore ideale, una specie di incrocio tra un santo paziente e un critico culinario inviperito.
Questo raro esemplare, molto timido e difficilmente osservabile in mezzo alla gente, è un divoratore onnivoro di libri, abile dispensatore di consigli, critico al punto giusto e molto attento a stile, narrazione e coerenza logica.

Lo avevamo lasciato così, allontanandoci dalla sua presenza un po’ sbalorditi e un po’ timorosi come quando si indietreggia davanti a uno strano animale del quale è difficile immaginarsi le reazioni.

Però, proprio come quando si realizza che non è normale incrociare per strada uno strano animale (a meno che non si sia nel mondo dei sogni o in uno strampalato B-movie americano), ho cominciato a chiedermi: ma esiste poi questo lettore ideale? Cioè esiste/esistono da qualche parte una o più persone non tanto abili dispensatrici di consigli, quanto semplici lettrici superiori alla media?

Be’, avevo già avuto modo di interessarmi alla questione in uno dei primi e – impaccitiassimi – articoli del blog (te lo linko qui nella speranza che la differenza tra presente e passato si noti) e non è che la situazione da allora sia migliorata. Per carità, non è nemmeno peggiorata, ma ecco direi che non si tratta proprio di un risultato incoraggianate.

Sorvolando sui soliti discorsi ormai noti che in Italia non si legge e quasi il 50% della popolazione è analfabeta funzionale (cioè sa leggere e scrivere, ma non è capace di elaborare le informazioni che riceve in maniera critica… tosta come cosa se ci si pensa), chiediamoci chi è il lettore tipo italiano. Cioè chi è il lettore forte, colui/colei che legge così tanto da poter ergersi a dispensatore di consigli e garante della letteratura (sì, ok, perdona questa mia immagine alla Captain America), colui/colei che viene preso come modello da convincere da parte delle case editrici.

lettore-forte-istat

E, allora, eccoti il lettore forte italiano… che legge una media di un libro al mese… dodici libri l’anno. Sai quanti sono questi strani animali? Sono il 13,7% della popolazione [Fonte: Istat.it].

Di lui/lei non sappiamo altro. Non sappiamo che generi preferisce; non sappiamo se comprende quello che legge (cioè se è capace di effettuare una scelta) o se si limita a farsi trascinare dalle mode e dalle pubblicità del momento. Se legge – o almeno conosce perché la cosa non è così scontata – anche classici o se si   limita a seguire la vasta narrativa contemporanea. Legge un libro al mese; è forte; ti basti questo.

Ci troviamo, quindi, in una situazione paradossale (comunque, non del tutto sconosciuta nel panorama italiano): chi dovrebbe porsi come “esempio” per gli altri, in realtà non si discosta poi così tanto dalla media (parliamone: un libro al mese e si è lettori forti?!).

lettore-forte-istat-2

Ma sono tutti contenti [vedi lo stralcio di intervista riportato qui]; non si tratta di emergenza perché sono anni che le cose stanno così, anzi rispetto ai dati precedenti quasi abbiamo fatto un grande balzo avanti (e un piccolo passo per l’umanità… citando al contrario Armstrong).

Oh, mi dispiace… ultimamente scrivo un sacco di articoli pieni di sconforto. Però, sembra quasi che in Italia  – e non mi riferisco solo al comparto libri – ci glorifichiamo e beiamo della mediocrità. Per carità, va bene – benissimo – leggere un libro al mese, ma non essere considerati lettori forti se si legge una decina di libri l’anno. Bisognerebbe incentivare a leggere ancora di più e non accontentarsi se un misero 13,7% del totale della popolazione legge in media dodici libri l’anno.

lettore-forte-istat-3

E, invece, non sarebbe bello se si scoprisse realmente chi sono i lettori forti? Quali sono i loro gusti, le loro preferenze. Forse, così facendo, in libreria vedremo meno ciarpame (giuro, mi fa male al cuore vedere gente che ne sorpassa altra solo perché ha del seguito – magari in un ambito che non c’entra un fico secco con la letteratura e i libri). E non sarebbe utile scoprire perché a 19 anni si smette di leggere? Che succede? Perché non trovare un modo per incentivare a leggere anche dopo?

E, bada bene, non me la prendo con chi legge un libro al mese, ma con chi si accontenta di un tale risultato, invece di rimboccarsi le maniche per migliorare, per moltiplicare questo 13,7% nella speranza che si espanda a una fetta più ampia di popolazione e, di conseguenza, diminuisca l’amplissima fetta di non-lettori.

Perché leggere – seriamente – è benessere, è cultura, conoscenza, capacità critica, capacità di ragionare. È così difficile comprendere che un cittadino informato e capace di comprendere ciò che legge è un guadagno per l’intera società?

… Okay, prendo il mio unicorno volante e me ne vado…


P.s. Tutti i dati qui riportati, e presenti anche nelle immagini, di questo articolo sono ripresi dal prospetto Istat disponibile qui


La fiducia del lettore

Qualcuno disse che, una volta conquistato, il lettore avrà per sempre fiducia nello scrittore (o nella scrittrice)1^. La fiducia del lettore sarà eterna, incondizionata, sincera.

E questo è vero sì, ma fino a un certo punto.

È vero che quando noi lettori troviamo qualcuno che si faccia ridere, piangere, riflettere – insomma, sia capace di emozionarci -, andiamo in brodo di giuggiole. Magari, una volta terminato il libro, ce lo rigiriamo un poco tra le mani come se, sfiorarne la copertina e la costola, potesse lasciarci ancora un po’ soli con tutti sentimenti che abbiamo provato durante la lettura.

Insomma, quando questo accade, è davvero un momento magico. Quindi, perché non leggere altro di quello stesso autore/autrice?

E quello che avviene dopo è semplicissimo: fiducia.

Il lettore si fida.

la-fiducia-del-lettore

Avendolo/a apprezzato/a una volta, il lettore continuerà a seguire quel/la determinato/a autore/autrice. Se nulla ostacola il cammino, questa simbiosi potrebbe anche rivelarsi eterna: il lettore si ciberà delle storie che lo/la scrittore/scrittrice produrrà.

Insomma, essendo tutta una questione di fiducia in quello che l’autore/autrice propone, quando questa viene meno… be’…

… se tradito, questo amore incondizionato, così come viene dato, può anche essere tolto.

E, infatti, può essere ingannato una, due, tre volte, ma poi… fine: il lettore è perso per sempre.

Con questo non dico che i lettori siano dei mostri assetati di perfezione. Primo: perché non è certo la perfezione che i lettori cercano, ma l’emozione, il condividere qualcosa che sia anche una breve opinione. Secondo: perché almeno un paio di “ritenta sarai più fortunato/a” noi lettori li concediamo a tutti gli scrittori.

Ti porterò il mio esempio personale. Ora, in verità, pedante come sono in ambito letterario, ne potrei riportare più di uno, ma parliamo solo di lui (senza fare nomi). Qualche annetto fa, uscì il suo esordio, un saldo intreccio tra thriller e caccia al tesoro (forse hai già capito di chi sto parlando). Senza entrare troppo nel dettaglio, ti basti sapere che questo stesso autore di libri ne ha scritti altri sia legati a questo suo primo protagonista sia altri avulsi dalla storia d’esordio. Il guaio è che l’autore è stato incapace di discostarsi dal suo schema con la conseguenza che tutti i precedenti/successivi libri altro non erano che delle fotocopie ben presentante dell’antico avo (protagonista: lui/lei; l’aiutante di sesso opposto a quello del protagonista; organizzazione buona che, in verità, si rileva essere cattiva e organizzazione cattiva che, in realtà, si rileva essere buona; ect.).
Ho retto ben quattro libri di lui (anche se il successo mondiale è temporalmente successivo agli altri che ho letto)… poi anche basta, grazie.

Ne potrei fare altri di esempi simili (sempre anonimi, ma se mi segui da un po’ immagino non sarà così difficile trovare il “colpevole”): quello dello scrittore di cui ho – davvero – amato il romanzo d’esordio e, letto il seguito, mi sono chiesta se sono stata io a prendere una botta in testa mentre leggevo il primo – sballando, di conseguenza, il mio giudizio – o se è stato lui viceversa a prendersi la botta e a sballare completamente la realizzazione del seguito.

Ecco, il mio – ripeto – è solo un esempio e le motivazioni per le quali si decide di non seguire più un autore o un’autrice possono davvero essere infinite, ma il risultato finale sempre quello è: addio.

la-fiducia-del-lettore-the-books-blender

Insomma, è evidente che «il lettore avrà per sempre fiducia nello scrittore» è una frase giusta, ma fino a un certo punto, perché il lettore è buono e caro… ma fino a un certo punto. Con lo stesso istantaneo affetto con cui la fiducia può essere stata data, questa può anche cadere… e per sempre.

E quindi? Quindi, abbi fiducia, ma dalla solo a chi la merita.


1^ Il ghostwriter, Robert Harris, Mondadori, 2013