Piccoli suicidi tra amici recensione

Titolo: Hurmaava joukkoitsemurha
Autore: Arto Paasilinna
Genere: Romanzo
Anno di pubblicazione: 1990
Titolo in Italia: Piccoli suicidi tra amici
Anno di pubblicazione ITA: 2006
Trad. di: Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò

– Ho ricevuto una copia di questo libro in cambio di un’onesta recensione –

Sono appena trascorsi i bagordi della notte di San Giovanni (periodo in cui i finlandesi si danno alla pazza gioia con feste, alcol, balli, ect. ect. nel tentativo di scacciare la malinconia che li pervade tutto l’anno), ma per Onni Rellonen, uomo d’affari, non c’è alcuna spensieratezza… nemmeno riflessa.

Ha deciso anzi: questa sarà la volta buona. Così s’incammina verso un fienile, luogo decretato per questo suo ultimo atto: suicidarsi.

All’interno del capannone, però, c’è già qualcuno: un colonnello, in equilibrio precario su dei pali e già pronto a infilarsi il cappio al collo, che pare avere le stesse intenzioni di Rellonen.

Tra uno spavento, una perdita di equilibrio e un brutto livido alla gola, Hermanni Kemppainen fallisce questo suo primo tentativo (del resto «non si può sempre riuscire in tutto.»), ma trova un amico in Rellonen, sebbene nessuno dei due si decida ad accantonare il proposito suicida… anzi!

L’iniziale idea in solitaria si articola ben presto in un annuncio sul giornale, l’assunzione pro bono di una segretaria, una riunione con altre decine di “aspiranti suicidi” e si concretizza, in breve, in un viaggio di gruppo con un unico obiettivo: il suicidio di massa.

Sarà così che, in viaggio per l’Europa, il gruppo dei Morituri Anonimi vedrà l’ingresso di nuovi componenti e la disgraziata perdita di altri, viaggerà sulla futuristica Saetta della morte, affronterà scontri con skinhead, solidarizzerà con i viticoltori francesi… creando scompiglio al suo passaggio.

Temevo e, allo stesso tempo, agognavo questo “incontro” con Paasilinna, considerato a) che puntavo Piccoli suicidi tra amici da un sacco di tempo e b) che il memorial tour di (e con) Valerio Millefoglie mi aveva fatto scoprire un mondo di lettori incantati dalle storie di questo scrittore.

Insomma… in breve, le mie aspettative erano pompate. E devo dire di non esserne rimasta delusa.

Il titolo – lo ammetto – può far storcere il naso. Quando si parla di determinate tematiche si ricerca sempre un certo contegno e si pretende un certo rispetto.

Anche io, essendo a conoscenza del tono umoristico tipo di Paasilinna, ero in parte scettica.

Quello che sbagliamo, in questi casi, è il partire con dei preconcetti perché, è vero, Paasilinna è ironico talvolta sfrontato, mordace, ma il suo è un inno alla vita in cui si assiste quasi a una sorta di capovolgimento (e i morituri diventano più vivi e vitali delle persone “normali”).

Non si tratta di ridicolizzare il proposito comune di un gruppo di persone, si tratta di mostrare una prospettiva diversa; si tratta di considerare tutto da un’ottica alternativa che non necessariamente deve essere quella giusta per tutti… basta che sia valida per noi, per il nostro benessere (fisico e mentale) in quel determinato momento.

Paasilinna mi ha insegnato che si può ironizzare – con intelligenza ovviamente e non a sfottò –  perché bisogna imparare a non prenderci troppo sul serio, ad apprezzare tutto ciò che ci circonda e a non dare nulla per scontato (in particolare, la natura è una presenza quasi tangibile nei romanzi di Paasilinna).

Detto questo ammetto, però, come già ho avuto modo di discuterne con qualcuno su IG, che in certi passaggi la trama si fa un po’ ripetitiva e, soprattutto nella parte finale, quasi sbrigativa per assestare un finale complessivamente positivo (per la serie, dopo la tempesta torna la calma).

Il romanzo corale si concentra principalmente su alcuni membri del gruppo, accennando ad alcuni e dimenticandone altri… e rendendo non sempre semplice per il lettore ricordare chi è chi.

Quello che, tuttavia, ho apprezzato di più di questo romanzo è il messaggio di fondo: da una parte la speranza cui ognuno di noi può aspirare se solo riesce a circondarsi di quel minimo di calore umano e l’incoraggiamento a non mollare nonostante la vita possa apparire un trantran senza senso né scopo; dall’altra la critica velata ma forte a una società in continuo movimento dimentica dell’individuo e incapace di prospettare soluzioni adeguate.

Ovviamente, la società di riferimento è quella finlandese: contatti umani freddi come fredde sono le terre finniche… sei mesi di buio totale che si alternano ad altri sei di luce possono, in effetti, prostrare l’animo e l’unica consolazione, allora, potrebbe diventare ben presto l’alcol.

Ma è una deriva alla quale stiamo purtroppo iniziando ad assistere anche qui da noi (soprattutto per la perdita di contatti umani sinceri e disinteressati).

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