Maria Antonietta una vita involontariamente eroica recensione

Maria Antonietta una vita involontariamente eroicaTitolo: Marie Antoinette Bildnis eines mittleren Charakters
Autore: Stefan Zweig
Anno di pubblicazione: 1932
Genere: Biografico
Titolo in Italia: Maria Antonietta Una vita involontariamente eroica
Anno di pubblicazione ITA: 1932
Trad. di: Lavinia Mazzucchetti

Quando ero piccola, lo ricordo ancora con un poco di nostalgia, all’esame di quinta elementare portai la Rivoluzione francese, questo grande caos travolgente che ingarbuglia un regno per creare la base dei moderni sistemi giuridici.

Okay, all’epoca ero più affascinata dall’idea del popolo che si ribella, che – con fermezza e dopo anni e anni di oppressioni – grida per farsi ascoltare dai potenti chiusi nei loro castelli dorati, ma ancora non comprendevo bene i fili che tirano le masse e la verità del Manzoni circa la famosa “folla“, massa informe e senz’anima, difficile da controllare.  Insomma, è logico che la figura di Maria Antonietta, regina bambina frivola e viziata e tuttavia donna che la storia ha incasellato per sempre tra i nomi delle regine più famose, mi ha sempre affascinato.

Così erano anni in verità che orbitavo impazzita attorno alla – famosissima – biografia di Zweig, ma temevo davvero una cocente delusione. La figura di Maria Antonietta viene da anni di discredito e mistificazioni, ma di contro, non appena la monarchia venne restaurata, si cercò anche di produrre una visione positiva della regina asburgica. Tuttavia, la sua persona è sempre stata in bilico tra coloro che la ritenevano una stupida oca e chi, invece, una grande martire. In verità, io credo, non è nessuna delle due. È sicuramente una donna a cui la vita ha arriso… per un certo periodo. Ed è anche una donna che, davanti a una delle avversità più grandi (una rivoluzione!), non si è comunque arresa.

Nell’introduzione, Zwieg si sofferma a specificare proprio questo aspetti, quindi… siamo partiti d’amore e d’accordo.
E questo “rapporto” a distanza con il biografo è proseguito alla grande. In primo luogo, ammetto di non essere una grande amante dei saggi o, comunque, di quella parte di saggistica che vomita cifre, dati e statistiche. Ecco, qui, pur non scadendo nel romanzetto rosa che tutti ormai paiono aspettarsi da una biografia su Maria Antonietta (grazie Sofia Coppola per il tuo film banalotto), in un incontro tra prosa bella e scorrevole e linguaggio ottimo (elaborato, ma affatto pesante), Zweig ci conduce in questo mondo di luci e ombre, di frivolezze e intrighi, di sciocchezze e genialità, di interessi contrastanti e decisioni procrastinate.

Certo, si tratta di una biografia redatta nel lontano 1932, quindi mancano alcune “rivelazioni” che nel libro restano solo delle belle speranze romantiche (mi riferisco in particolare alle leggende circa la fortuita fuga di Luigi XVII, il figlio di Maria Antonietta e Luigi XVI; purtroppo, recentemente smentite da quattro/cinque esami del DNA, i quali hanno consegnato alla storia la verità su di un bambinetto di dieci anni, dimenticato perché ormai inutile, morto tra atroci privazioni, stenti e malanni in una buia e umida prigione).

Insomma, la sensazione è quella di aver tra le mani un lavoro completo e complesso che mai pende per una o per altra parte, ma ascrive a ognuno dei protagonisti di questa grande epopea francese (ma, in verità, mondiale) errori, debolezze, incertezze e tentennamenti. La ricostruzione è dura, poichè molto scritti sono stati dati alle fiamme; molti sono frutto della propaganda (sia repubblicana che monarchiaca); molti sono il risultato di fantasie, di ricordi offuscati, ma Zweig si muove in questa informe massa di informazioni come un ballerino esperto.

Per cui, partiamo con la piccola Toinette, per il momento solo una figlia della grande Maria Teresa, il cui destino verrà tuttavia rapidamente deciso da ambasciatori, messi, carte e importanti accordi internazionali. La ritroviamo in Francia, in questa corte raggiante e dorata, dove, dai tempi del Re Sole (Luigi XIV), la nobiltà si aggira tra intrighi e riverenze e sgomita per reggere il regale pitale. E poi il fascino e la frivolezza delle notti di Versailles; le macchinazioni di una corte piena di civettuoli, vanitosi e arrivisti; la cupidigia di alcuni; la miopia di altri. Il gioco della corte diverte la Delfina e poi la Regina, dimentica degli aspri ma terribilmente profetici – nonché giusti – moniti dell’augusta Maria Teresa. Tutto, persino il gioco d’azzardo, è concesso alla regina che, per folle crudeltà del destino, da amata delfina diverrà l’odiosa tigre asburgica, l’orgogliosa, la grande bagascia.
Insomma, dagli specchi, dai giardini e dai meravigliosi corridoi di Versailles al buco, oscuro e umido, della Conciergerie.

Questa curva discendente, che poi porterà la donna alla morte, è inversamente proporzionale alla crescita del suo spirito. Da superficiale, vanesia e vanitosa giovane donna, Maria Antonietta riscopre in sé una strana forza, un forte orgoglio, una sveglia intelligenza e una grande forza d’animo… forse atavici in lei o forse frutto delle tempeste che le si abbattevano in volto. E tuttavia non si tratta solo della storia di una donna, della sua crescita umana.… no, o almeno, non solo. Perché la storia ci mette lo zampino (una rivoluzione… anzi, LA rivoluzione); il destino si diverte beffamente (non so quanti tentavi di fuga hanno miseramente fallito… quello di Varrenes è solo il più eclatante); i giochi politici smuovono pedine insospettabili e interessi opposti. Tutto questo (e molto altro) consegna definitivamente la figura di Maria Antonietta, ora regina martire ora «sfacciata bagascia», all’immortalità della storia. Dice bene Zweig – e mi avvolgo delle sue parole, perché come lo dice lui io non sarei mai capace:

«Per i primi trent’anni, nei trentotto della sua esistenza, questa donna percorre una via insignificante, seppure in una sfera inconsueta; mai supera nel bene o nel male la misura mediana, anima tiepida, carattere mediocre e, dal punto di vista storico, da principio soltanto personaggio di comparsa. Se la Rivoluzione non fosse scoppiata nel suo mondo sereno e spensierato, questa figlia d’Asburgo avrebbe tranquillamente continuato a vivere come cento milioni di donne di tutti i tempi: avrebbe ballato, chiacchierato, amato, riso, fatto del lusso, delle visite, elargito elemosine, avrebbe messo al mondo dei figli, e si sarebbe alla fine distesa tranquillamente nel suo letto per morire prima di avere partecipato comunque allo spirito del suo tempo. Le avrebbero, perché regina, eretto un solenne catafalco, dedicato il lutto di corte, ma poi sarebbe svanita dalla memoria dell’umanità, al pari di tutte le innumerevoli altre principesse, le Marie Adelaide e Adelaide Marie, le Anne Caterine e Caterine Anne, i cui epitaffi dormono, non letti, nelle fredde pagine dell’almanacco di Gotha. Mai uomo alcuno avrebbe sentito il desiderio d’interrogare la sua anima spenta, nessuno avrebbe saputo chi fosse in realtà; non solo, ma – e questo è l’essenziale – lei medesima, Maria Antonietta, regina di Francia, senza le prove della sorte, mai avrebbe appreso e saputo la sua vera grandezza.» Estratto da Zweig, Stefan, “Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica”, ed. Castelvecchi, traduzione di Lavinia Mazzucchetti.

E comunque non è necessario essere amanti della storia per leggere e apprezzare questo libro. Davvero caldamente consigliato.


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