Lo Hobbit – Dal libro al film – La mia opinione di lettrice

lo hobbitQuando lessi per la prima volta Lo Hobbit ero molto piccola (e, in fondo, comunque, di favola per bambini si tratta) ed ero appena all’inizio dell’irreversibile percorso che avrebbe traviato la mia mente con l’universo tolkeniano (a questa prima lettura, infatti, sono seguite quelle de Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion, ect., poi sono arrivati gli “altri” scrittori come Christopher Paolini o George R. R. Martin, D&D, i videogiochi ispirati alle saghe… e non sto ad allungare ancora l’elenco!). Adesso che la saga è finalmente completa (e che, purtroppo, sembra anche conclusa per sempre; leggi qui la notizia), posso azzardarmi a tirare le somme.
Insomma, cosa mi aspettavo dai film?
Innanzitutto, l’epicità che aveva caratterizzato anche gli adattamenti de Il Signore degli Anelli. E qui, direi, che ci siamo. Le scene epiche stanno a Peter Jackson come un guanto sta alla mano, quindi perfetto. Non era compito facile, se si considera che Lo Hobbit fu pensato più come storia per bambini che come racconto maturo per adulti, quindi tanto di cappello.
Mi aspettavo (scusate, la scontentezza) anche una certa coerenza con il libro (desiderio in parte non soddisfatto, ma capisco che esigenze di botteghino debbano necessariamente piegare un po’ la trama).
Cosa non mi aspettavo?
Non mi aspettavo che trecento pagine di un piccolo libro potessero essere trasformate in tre lunghi film (oddio, la colpa è anche mia che li ho visti tutti al cinema).
Non mi aspettavo facce conosciute. Legolas (Orlando Bloom), seppur personaggio amatissimo, non è menzionato nel libro; lo stesso vale anche Frodo (Elijah Wood). Devo, però, ammettere che sono “interventi” che ho particolarmente apprezzato per mostrare una continuità con l’intera saga e vedere Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit un unicum.
Alla fine, perché non posso trattenevi per il resto del pomeriggio qui a leggere, mi affretto a tirare le somma. Quindi, ecco cosa ho apprezzato e cosa no:

Ho apprezzato

Gli attori. A parte il cast già rodato de Il Signore degli Anelli (quindi, intendo Ian McKellen, Hugo Weaving, Cate Blanchett, Christopher Lee, Orlando Bloom, Andy Serkis e anche i brevi cameo di Elijah Wood ed Ian Holm) sono rimasta a dir poco sbalordita da Benedict Cumberbatch. Non solo la voce di Smaug (resa alla perfezione – sebbene anche i doppiatori italiani siano sempre i più bravi – nella versione originale), ma Smaug stesso, realizzato con la tecnica del motion-capture.

Lee Pace, Thranduil, è stata una sorpresa altrettanto gradita. Credo che sia riuscito davvero a cogliere lo spirito del re elfico, rendendone animo di eleganza e mesta indifferenza per le faccende mortali, ma riuscendo anche a farlo apparire combattuto tra il dovere di lealtà al suo popolo e ai suoi principi di sovrano e la sua indole comunque buona, il suo affetto per il figlio ect. In verità, credo che abbia aggiunto davvero molto al personaggio del libro, poiché ne Lo Hobbit non possiamo certo definire il re elfico come un modello di intelligenza, furbizia o altruismo.

lo hobbit - thranduil

Non ho apprezzato

Tauriel e Beorn. La prima perché, oltre a non esistere, non ha un senso o uno scopo all’interno del riadattamento cinematografico; la sua “storia d’ammooore” con il nano che le fa allusioni da dietro le sbarre nasce male e finisce in modo tristemente scontato (e americano). Il secondo, Beorn, è uno schiavo?? Da quando? Nel libro si tratta di una figura molto più centrale e sfaccetta che nel film, invece, si limita a brevi comparsate con poca utilità.

lo hobbit - tauriel e beorn

In conclusione, però, il mio giudizio non può che essere positivo, un po’ per l’affetto incrollabile verso Tolkien e un po’ per riconoscimento a Peter Jackson capace di rendere reali i sogni di noi tolkienfan.

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