Ladra recensione

ladra recensioneTitolo originale: Fingersmith
Autrice: Sarah Waters
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2002
Titolo in Italia: Ladra
Anno di pubblicazione ITA: 2007
Trad. di: Fabrizio Ascari

Sue Trinder ormai a diciassette anni. Vive, un po’ alla giornata tra bambini mollati in “parcheggio gratuito” e ricettazione, con il signor Ibbs e la signora Sucksby in un sobborgo di Londra. Ma i tre sono felici, sono una famiglia, anche se magari rabberciata (Sue è orfana) cui si aggiungono anche altri due ragazzi John, un ragazzotto tutto aria fritta, e Danty, una sempliciotta dal cuore dolce. Insomma, in povertà, tra gente affamata, in un sobborgo scuro e sporco, loro sono felici.

Tutto fino a quando una sera non si presenta alla loro porta Gentleman, un ladro, truffatore e mascalzone che ha affari con il signor Ibbs. Insomma, l’uomo ha un piano – non lo definisco geniale solo perché si tratta di una cosa disonesta -, ma consentirà a tutti loro di uscire dal tugurio in cui sono rilegati. Gentleman ha trovato lavoro, ovviamente sotto falso nome, quale segretario nella casa di un signorotto erudito di campagna. E, in questa casa, c’è una nipote del tal signorotto, la signorina Maud Lilly, la quale pare sensibile al fascino di Gentleman (il quale è un bell’uomo di ottima estrazione – anche se la famiglia lo ha diseredato), che lei conosce come Richard, e la quale possiede una rendita da capogiro… se si sposerà.

Ma non è semplice convincere la signorina al grande passo col segretario dello zio. La poveretta ha sempre vissuto relegata in casa dello zio, che ne tiene di conto visto il suo appannaggio, e questo isolamento forzato da Londra e dai suoi salotti l’ha resa un po’ sempliciotta, ingenua. Nella casa, ha la libertà di muoversi solo con la cameriera o per recarsi dallo zio (le vere signore non vanno a giro da sole!).

Ed è qui che deve entrare in gioco Sue. Caso ha voluto che la cameriera della signorina si beccasse una brutta scarlattina; loro devono agire prima che venga sostituita. Il piano? Sue si spaccerà per la nuova cameriera e, un passo dopo l’altro, porterà Maud tra le braccia di Gentleman. Una volta fatto questo e sposata la ricca signorina, la molleranno in un manicomio (cosicchè non reclami) e si divideranno la sua rendita. Piano perfetto.

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Non è semplice scrivere una recensione di questo libro senza incorrere nel pericolo di spoilerate involontarie; ma farò attenzione e laddove si presenterà il rischio, lo segnalerò (non voglio essere colpevole di rovinare la sorpresa).

Inusuale il punto di vista in cui ci immerge la Waters: quello dei cattivi. Sì, perché per quanto ognuno dei personaggi non faccia altro che tirare a campare non si può certo dire che siano degli stinchi di santo e che il piano congeniato sia caritatevole. Ma tutto dipende dai punti vista. E la Waters è brava a calarci in questo infilandoci l’idea, che poi sono le idee del personaggio, che, in fondo, ognuno ha le sue ragioni, ognuno deve pur campare e, alla fin fine, il mondo non è bianco o nero (e forse sì, Sue è una profittatrice… ma  forse anche no).

SPOILER!! ATTENZIONE SPOILER!!!

La Waters è anche brava, però, a sovvertire queste poche certezze che avevamo, trasformando vittima in carnefice (Maud che da santarellina tonta si rivela essere in combutta con Gentleman, il quale a sua volta sta facendo il triplo gioco). Insomma, un bel gioco d’intreccio.

La vicenda ruota attorno al diabolico piano di secessione patrimoniale dei Lilly, al quale Sue, per una serie di motivi (comunque plausibili e, sì, anche condivisibili… ecco a cosa mi riferivo quando scrivevo che la Waters è brava a farti calare nella psiche dei suoi personaggi), acconsente a partecipare. Così la recita inizia e va così bene che nemmeno a chi l’ha inscenata sembra vero. E tutto fila così bene che anche il lettore resta spiazzato (davvero… bum! Io sono rimasta a bocca aperta, perché mi aspettavo di tutto tranne… niente spoiler!). Il piano è davvero ben congeniato; i ruoli cambiano e si invertono; i colpevoli, a ben guardare, non sono poi così colpevoli; e gli innocenti, forse, non poi così buoni e puri nell’animo. Ma la Waters sembra non voler dar tregua al lettore che, dopo aver a malapena metabolizzato il primo colpo di scena, viene investito da un altro… assolutamente insospettabile (almeno per me!).

Ok, ok, a onor del vero prima di raggiungere questa parte c’è un po’ da soffrire. Complice anche il registro dell’autrice in qualche passaggio un po’ pesantuccio, la vicenda si trascina per parecchie pagine… prima di arrivare al punto di svolta, ci vuole almeno una buona metà del libro. Diciamo che l’attesa viene, però, ripagata; bisogna solo essere – mooooooolto – pazienti (anche se io cominciavo a dare segni di insofferenza… se non fosse stato per alcune opinioni entusiaste che avevo letto, avrei probabilmente abbandonato).

Ma parliamo un po’ dei personaggi. Pare quasi che a ognuno di loro sia stato affidato un ruolo; ciò che devono fare è interpretarlo. Ma a nessuno di loro questo ruolo calza; ed è tutto un po’ come se gli sfuggisse di mano. Nessuno è pienamente convinto di ciò che deve fare, ma è così che deve essere. La resa qui è davvero ben fatta.
Il personaggio di Sue è, dal mio punto di vista, quello meglio riuscito.

ANCORA SPOILER!! Non aprire questa tendina

Certo, c’è qualche punto sistemato ad hoc per far tornare la vicenda. Vado in ordine sparso. La storia d’amore tra Sue e Maud: è molto dolce il rapporto tra le due; tutto sommato è anche credibile che le ragazze non si parlino e sostanzialmente avvantaggino, con il loro silenzio, il piano della Sucksby (vera rivelazione psicotica nell’intreccio). Tuttavia la scadente conclusione alla “Cinquanta sfumature di grigio“, signora Waters, te la potevi risparmiare (mi riferisco proprio alle ultimissime righe del “le mostrò ciò che i libri raccontavano”… vabbè…).
Inoltre, piccolo appunto sia sotto il punto di vista narrativo che per quanto riguarda i personaggi. La sig.ra Sucksby, folle al punto giusto per architettare un piano davvero moooolto elaborato (ma… ci può stare avendo tutto il tempo che ha avuto lei), è un personaggio però che scade verso la fine per esigenze narrative. Almeno… io me la sono figurata come senza scrupoli, venale e, ovviamente, non così affezionata a Sue. Eppure, alla fine, la Sucksby si ritira senza troppo clamore, vanificando quasi vent’anni di lavoro e sacrifici (quando la soluzione, che lei non avrebbe fatto fatica a realizzare visto il precedente ingarbugliato piano, sarebbe stata quella di accusare Sue della morte di Gentleman. The end.). Ora, ovviamente traspare una sorta di redenzione della donna, ma, considerata come viene portata avanti la storia, questa redenzione forse è un pochino troppo affrettata e lasciata in secondo piano visto che ci si appresta al finale. Però, ecco, ripeto, si tratta di considerazioni personali.

È scritto molto bene, ma talvolta qualche passaggio è davvero pesante. Come la narrazione: sono davvero tantissimi i passaggi lenti che proprio non vogliono finire.

Quindi, ci risiamo… sto scrivendo un poema: tiro le fila del discorso e chiudo.
Un intreccio sicuramente intrigante e ben congegnato (sebbene abbia tanto da ringraziare La donna in bianco di Wilkie Collins… ma dicono sia un riadattamento, quindi); qualcosa, ovviamente, “soffre” per esigenze narrative; personaggi ben realizzati e credibili; le loro scelte sono coerenti con il loro background. Ah, poco mancava che mi dimenticassi di parlare degli ambienti; sarò rapida. La contrapposizione tra sobborgo e casa “per bene” è ben realizzata e le descrizioni riecheggiano alla Londra dickensiana sporca di fuliggine, piena di rumori e vapori che si sollevano in cielo.

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