La lettrice che partì inseguendo un lieto fine recensione

recensione la lettrice che partì inseguendo un lieto fine

Titolo originale: Läsarna i Broken Wheel rekommendera
Anno di pubblicazione: 2013
Autore: Katarina Bivald
Genere: Romanzo
Titolo in Italia: La lettrice che partì inseguendo un lieto fine
Anno di pubblicazione ITA: 2014

Sara, ventottenne svedese, timida ed insicura, non hai mai fatto niente di esaltante o particolare nella vita, nemmeno un viaggetto all’estero. Non ha amici (se non le tre colleghe dove lavora) e gli unici contatti “umani” che ha sono quelli mediati dai libri. Sara, infatti, è una lettrice accanita, di quelle ossessive compulsive, e vive solo per mezzo delle trame dei libri. Insomma, proprio questa passione, un bel giorno, la porta a conoscere Amy Harris, simpatica vecchietta amante dei libri e della vita. Lo scambio epistolare tra le due sarà fitto, duraturo (due anni) e ricco di libri (che le due si scambiano e si regalano). Fino a quando non arriva la proposta: perché non mi vieni a trovare nel mio sconosciuto paesino americano in mezzo al nulla, Broken Wheel?, chiede Amy (ok, non con queste parole… mi sono permessa di parafrasare). E Sara, timida e solitaria, mai uscita dalla Svezia, accetta subito e senza troppe domande.
L’appuntamento tra le due è fissato a Hope, una cittadina americana a circa un’ora di macchina da Broken Wheel. Eppure, quando Sara vi arriva, non c’è nessuno ad accoglierla.
Aspetta. Aspetta. Aspetta due ore e trentasette minuti, ma di Amy nessuna traccia.
Alla fine, vittima degli eventi, una signora di Hope, mossa a compassione, ordina ad un uomo di accompagnarla a Broken Wheel. Ottenuto il provvidenziale passaggio e arrivata finalmente nella cittadina davvero dissestata (broken… rotta… oh, che fantasia!, ma, n.b., il richiamo al “rotto” è anche per gli abitanti della cittadina), Sara scopre che è in corso un funerale. Di chi? Di Amy Harris.
E ora?

Mi par d’esser una vecchia zitella: non me ne torna bene una in questi ultimi tempi. Tanto per cominciare, ci troviamo invischiati nel solito cliché, che, ultimamente, sembra andar tanto di moda: lei anonima figura solitaria, scialba ed insignificante, non bella ma nemmeno poi così cesso, niente cura nel proprio aspetto, esilina ect. (insomma, l’ho già detto, un classico tipo anonimo) spunta dal nulla e nasconde in sé – inconsapevolmente, ovvio – la formula del “segreto per il successo”.
Broken Wheel è una città cristallizzata in attesa della protagonista, fino a quel momento ignorata da tutti (stile Bella Addormentata nel Bosco). Gli abitanti si animano e danno una svolta alle loro vite solo grazie ad una semplice occhiata di Sara. Miracoloso! e a dir poco surreale.
Per non parlare della simpatica (e lungimirante) Amy che invita la ragazza in città, pur sapendo di avere i giorni contati. Una storia che quelli di Catfish avrebbero sicuramente smascherato nel giro di mezza giornata!

catfish

Insomma, 

Spoiler!

Il segreto del “successo” è che Broken Wheel aspettava Sara e Sara aspettava Broken Wheel (stendiamo un velo pietoso sul matrimonio che tutta la cittadina vuole celebrare per non far andare via Sara, dopo che le sarà scaduto il visto turistico e del funzionario dell’immigrazione che interrompe teatralmente il matrimonio, ma che ha le mani le legate e, alla fin fine, non può buttare fuori Sara. Quando si dice: tanto rumore per nulla).
La famiglia di Sara fa qualche piccola comparsata all’inzio, ma loro non sembrano troppo preoccupati o interessati al viaggio della figlia in una paese sconosciuto e presso una donna sconosciuta che potrebbe rivelarsi essere chiunque (ripeto: non hanno mai visto Catfish?) e la figlia non sembra per nulla interessata a coinvolgerli nella propria vita (ama gli abitati di Broken Wheel alla follia, ma non invia i genitori nemmeno al matrimonio… alla grande proprio!).
Vogliamo parlare poi del rapporto fra Sara e Tom: «Ci siamo baciati e siamo stati tutta la notte a farci le “coccole” sul divano, gli piacerò? Sicuramente no. È evidente».
Ragazzi, questi sono discorsi da adolescente col paraocchi
Ho da ridire (sì, lo ammetto, sono polemica) anche del modo in cui Sara riesce a “toccare” gli abitanti di Broken Wheel, del modo in cui lei riesce a farli cambiare, ma forse questa parte me la sono persa, perché, secondo me, l’apporto della protagonista è pari a zero (a parte consegnare qualche libro che in pochi leggono davvero). Gli abitanti hanno da sempre agito in gruppo, cercando insieme di cavarsela giorno per giorno e gli eventi che accadono nella loro vita (vedi l’improvviso ritorno della figlia di George) non è stato certamente determinato da Sara (a meno che non nasconda poteri telepatici).

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