Il viaggio di Tuf recensione

il-viaggio-di-tuf-recensioneTitolo: Tuf Voyaging
Autore: George R.R. Martin
Genere: Fantascienza
Anno di pubblicazione: 1976-2003
Titolo in Italia: Il viaggio di Tuo
Anno di pubblicazione ITA: 2013
Trad. di: Sergio Altieri e G.L. Staffilano

Una strana stella brilla in cielo. La stella del morbo (eh, se non è qualcosa di terribilmente mortifero, non è un libro di Martin!). Ma prima che Janeel e l’uomo con lei arrivassero in quel luogo con il desiderio e la speranza di aprire il loro avamposto commerciale era una normale stella, identica alle altre. Adesso… adesso, il morbo dilaga. Janeel è già morta… e il ricordo di ciò che resta dell’uomo che era con lei è affidato a un cristallo di registrazione.

Tempo dopo. Ceelise Waan, antropologa-matrona (vista la circonferenza del suo girovita), vuole recuperare la stella del morbo… o ciò che ne resta… se resta. Lei non crede alle dicerie su maledizioni e sciocchezze varie. Lei immagina che la stella altro non sia un’Arca dei tempi passati. Una nave, insomma, dagli armamenti così sofisticati e una biobiobiblioteca (=biblioteca contenente codici genetici) così vasta da valere… boh, una cifra inestimabile!

Tuttavia, non ci può arrivare da sola (anche perché è una donna davvero molto pittima). Insomma, ha bisogno di una squadra. Per il compito, quindi, abbiamo una mercenaria Rica Dawnstar, che dovrebbe difenderla dalle possibili mire degli altri, un cybertech di nome Anittas, un esperto di strategia militare Jefri Lion e Kaj Nevis.

Manca il trasporto. Hanno bisogno, però, di qualcuno di inoffensivo, senza equipaggio; qualcuno che, vista l’epica nave da battaglia dei genieri ecologici, non si faccia venire la bava alla bocca e tenti di fregargli il colossale e inestimabile relitto.
Eccolo questo qualcuno: il suo nome è Tuf, un colosso di due metri, bianco come il latte e praticamente glabro, con la sua navicella sgangherata, la Cornucopia di eccellenti merci a basso prezzo.

Il guaio? Be’, il pericolo di appropriazione indebita non viene certo da Tuf, ma dai componenti originari della squadra. E, quindi, appena la grande Arca è in vista, ecco che parte una folla gara mortale a chi arriva per primo al ponte di comando. Nessuno è disposto a collaborare o a condividere e molti ci rimetteranno la vita (altrimenti non sarebbe una vera storia di Martin!) e lo stesso Tuf si ritroverà coinvolto suo malgrado.

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Dal momento che il nuovo capitolo de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (o Il Trono di spade per chi lo conosce con il nome della serie televisiva) non si sa a che punto è e se mai arriverà in dirittura d’arrivo, mi sono attrezza con dei “surrogati”.

Questo è un libro di fantascienza nato prima ancora della ormai celeberrima saga ambientata nei Westeros.

Il viaggio di Tuf, per la verità, è una raccolta di racconti scritti tra il 1976 e il 1986, pubblicati originariamente in ordine sparso, qui sistemati non in base alla data di pubblicazione, ma in base alla cronologia della storia stessa (quindi, niente panico: la storia si segue molto bene).
Quindi, troviamo brani scritti dopo, ma che vengono prima e brani scritti prima che vengono dopo. Impressionante è la coerenza narrativa degli eventi che questi racconti, pubblicati lungo l’arco di un decennio, hanno. Infatti, pur coprendo un raggio temporale davvero molto ampio, i racconti, anche quelli più “vecchi”, hanno lo stesso stile e la stessa capacità narrativa di quelli più recenti.

Alla fin fine, è come se il libro fosse un unicum, in cui i racconti non sono altro che capitoli molto lunghi.

Comunque, una cosa da tener presente: sebbene ben realizzato e coerente, data la struttura del racconto, si procede comunque per singoli episodi (nonostante una parte del viaggio ritorni per ben tre volte), quindi, se decidi di leggerlo, assicurati prima che lo schema della raccolta di racconti faccia per te.

I racconti in questione sono:

  • La stella del morbo;
  • Pane e pesci;
  • Guardiani;
  • Fare il bis; 
  • Una bestia per Norn;
  • Chiamatelo Mosé;
  • Manna;

preceduti da un prologo che introduce le storie e le leggende su questa misteriosa e dannatamente precisa stella del morbo alias mega-nave da battaglia.
Infatti, ogni tre generazioni, quando la vita su Hro b’rana sta ricominciando a crescere a livello demografico, culturale, militare, ect., la stella brilla inspiegabilmente in cielo portando pestilenze, miasmi e morte. Ma ogni cosa verrà spiegata a tempo debito.

Insomma, in questi racconti c’è un po’ di tutto. Da una lotta a squadre per arrivare alla sala di comando che poi diventa una gara singola a bizzarri scontri di belve; da mondi brulicanti di vita (forse troppo) a pianeti da poco abitati alle prese con mostri apparentemente invincibili; da miasmi biblici a gatti con poteri psionici.

Una delle ambientazioni che torna maggiormente è S’uthlam, pianeta densamente popolato, densamente tecnologico, densamente evoluto, eppure terribilmente sciocco.
Nell’affollata e brulicante S’uthlam non si può non vedere uno specchio delle metropoli americane (no, okay, dell’occidente in generale) con l’invadenza dei paparazzi; l’indifferenza della gente o di contro la sua viscerale curiosità; le misure standardizzate e compresse per posti a sedere nei ristoranti o nei teatri; il diffuso politichese; le distorsioni dei media; ect. il-viaggio-di-tuf-citazione

Tuf è un protagonista particolare e non solo per lo strambo e ampolloso modo di esprimersi. Prende tutto sul serio; ama i gatti (e la scelta dei nomi e il loro utilizzo durante la narrazione è davvero ben fatto); ha il trippone; e non sopporta i posti troppo affollati… insomma, non corrisponde proprio all’immagine dell’avventuriero galattico. E, per questo, mi è piaciuto.

Gli altri personaggi, nonostante il racconto non conceda molto spazi, sono ben definiti, perché agiscono – proprio come piace a me. Non ci si perde in pedisseque dissertazioni personali o elucubrazioni private: si agisce punto e da qui il lettore è in grado di comprendere il carattere di un determinato personaggio.

Ora i racconti in sé sono abbasta standardizzati: nuovo pianeta = problemi da risolvere; delegazione di rappresentanti e conseguente giro tra le vasche genetiche per raggiungere il ponte di comando dove vive Tuf; piano di Tuf (al quale, con Dax al fianco, piace vivere facile); guai di vario genere e durata (i clienti di Tuf partono sempre molto diffidenti); quindi soluzione di Tuf, saluti, fine.

Complessivamente, però, il quadro che emerge è originale.
Insomma, tra il 1976 e il 1985, Martin è riuscito a esporre idee che si sarebbero sviluppate solo un ventennio, un trentennio dopo. Impressionante. Per fare qualche rapido esempio di questo:

  • Lì per lì, mentre leggevo, mi sono mentalmente rivista un episodio di Doctor Who (settimana stagione, secondo episodio), il quale tratta proprio di una nave-arca, con tanto di materiale genetico prezioso, assalto da parte di nemici, sistemi di sicurezza e dinosauri che vagano per la navicella. Tuttavia, come ho scoperto, il viaggio di Tuf è del 1986; l’episodio di DW è stato, invece, trasmesso per la prima volta l’8 settembre 2012. Tuttavia, non è la prima volta che mi imbatto in un caso così simile nelle sceneggiature della storia del Dottore (leggi qui);
  • Non solo. Il racconto “Guardiani” è una versione, ovviamente in miniatura, del romanzo “Il quinto giorno“. Trovi la mia recensione del romanzo in questione qui (si tratta di una delle prime recensione che ho scritto sul blog, quindi chiedo in anticipo clemenza!). L’idea di base è la stessa (l’esistenza di un’altra insospettabile razza senziente e moooolto intelligente a parte quella umana), con la differenza che “Il quinto giorno” è un libro del 2004; il racconto di Martin è del 1981.

Certo, noto alcuni punti ricorrenti dell’impostazione di Martin. In primo luogo, il vecchio adagio “chi fa da sé fa per tre“. Anche nella sua serie più famosa, Le Cronache del Ghiaccio e del fuoco, Martin non fa certo mistero che i suoi personaggi si muovono meglio da soli, imparano da soli e muoiono da soli. Insomma, non fidarsi degli altri è molto difficile: va trovata la persona giusta (un familiare, un amico…), ma siamo poi sicuri che ci resti fedele per sempre? No… meglio soli che male accompagnati.
Insomma, diffidenza, odio, stupidità, profittatori vari e anche qualche sopruso sono argomenti ricorrenti nelle trame di Martin.

Il secondo punto che “ritorna” è la petulanza dei personaggi con nomi simili. In questo caso, la grassa Celise è davvero una donna antipatica, boriosa, noiosa… ok, mi fermo. Quale personaggio, dal nome simile, ricorre con queste stesse caratteristiche (non fisiche) ne Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco? Cersei.
Poi ritroviamo antiche casate dai colori sgargianti; giovani snelli, biondi e un poco strafottenti di nome Jaime… E non si può non notare in Tuf una certa rassomiglianza con il nostro Martin (a parte la panza, sono entrambi degli affezionati del basco!). Anche questa citazione mi pare d’averla già trovata (però mi piace ogni volta che la leggo): il-viaggio-di-tuf-citazione-2

Comunque, tematiche ricorrenti nell’immaginario di uno scrittore sono assolutamente normali, anzi sono una sorta di certificato d’origine, quindi ben vengano!

Insomma, in conclusione si tratta di un romanzo piacevole. Martin si conferma una buona penna e un buon narratore. I singoli racconti hanno, comunque, uno schema di svolgimento delle vicenda abbastanza lineare e simile, ma le idee alla base delle storie si dimostrano davvero originali considerando che saranno riproposte solo anni dopo.

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