Hermanos

Ecco Hermanos, il western di Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli.

hermanos

America, fine dell’ottocento. Un pistolero eccellente poco riflessivo e molto esuberante, uno stratega infallibile e di poche parole, un ex-soldato americano pavido e pigro ed un medico senza le giuste qualifiche, ognuno in cerca della propria strada, si ritrovano in fuga dall’Arizona verso il Messico.
Ricercati con l’accusa di furto di un carico d’oro sia dall’esercito Americano che da quello Messicano e con la certezza della fucilazione in caso di cattura, si trovano costretti a mettersi sulle tracce dei veri responsabili che li hanno volontariamente cacciati in quella spiacevole situazione.
Una volta scoperta la destinazione dei lingotti e dei veri ladri, il gruppo avrà ancora il coraggio di cercare vendetta per la falsa accusa e di impossessarsi dell’oro?

Bio autori: 

Alessandro Bogani nasce nel 1995 in provincia di Milano, ha conseguito il diploma di maturità scientifica ed è attualmente iscritto al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. L’interesse per la letteratura si manifesta con forza durante gli ultimi anni di liceo, tanto da far nascere in lui il desiderio di sperimentare in prima persona il mestiere dello scrittore. Ha un debole per la fantascienza di Asimov e per quei libri dal sapore “terroso” come La strada, Il buio oltre la siepe e Furore, ma il suo sogno è di sperimentare e rivisitare quanti più generi letterari possibili, dal western alla fantascienza, confrontandosi con essi da scrittore per conoscerli meglio. Oltre alla letteratura, le sue passioni sono la musica, la cinematografia e la fisica, interessi che spesso s’intrecciano e vanno a contaminare ciò che scrive.

Edoardo Pozzoli nasce nel 1995 a Desio, una cittadina vicino alla metropoli milanese. Attualmente è iscritto al corso di laurea in Economia e gestione dei beni culturali, all’Università Cattolica di Milano. Sogna un’Italia che sappia valorizzare al massimo i suoi beni culturali, dai parchi archeologici alle mostre di arte contemporanea, cercando di dare un valido contributo a questa causa. Amante di gran parte dei generi letterari sin da piccolo, ha sempre avuto una predilezione per quello storico/narrativo, spaziando dalle epoche antiche fino a quelle più contemporanee. Appassionato di cinema, si è affacciato da qualche anno al mondo dei fumetti Bonelli, e spera di far tornare il genere western italiano nella vita degli italiani, con uno stile audace e moderno.

Titolo: Hermanos
Autori: Alessandro Bogani e Edoardo Pozzoli
Genere: Western
Casa editrice: Inspired digital publishing
Prezzo ed. digitale: 1,99€

Per maggiori dettagli, visita il sito della casa editrice.


Già disponibile nei principali store online!


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Arma Infero I cieli di Muareb

Arma infero i cieli di muareb

Ricordi Muareb? Quel pianeta ostile e inospitale, pieno di ceneri radioattive, polveri velenose? Sconvolto dai terremoti?
Be’, avevamo vissuto un’avventura lassù assieme a Lakon e Karan! Ne avevamo parlato qui.
Adesso è arrivato il seguito: Arma Infero I cieli di Muareb.

Descrizione:

Lakon e Karan sono divisi. Karan, con l’amata Luthien, si trova a sud nell’esotica e rigogliosa Gargan mentre, Il Mastro di Forgia, prosegue la sua ricerca nelle remote lande boreali. Pur così lontani i nostri protagonisti vedranno intrecciarsi nuovamente le loro storie sullo sfondo di una guerra civile dove, la furia cieca dell’uomo, scatena il potere di nuove e terribili armi. Contro queste barbarie, la cavalleria coloniale, è costretta ad evolversi crescendo e diventando qualcosa di diverso e migliore.
Tra intrighi e lotte interne, la Falange, potrà trovare la forza di levarsi sopra le bassezze e i tradimenti del nemico solo grazie a Lakon e alla sua arcana sapienza che la porteranno su in alto fino a solcare i cieli di Muareb.

Bio autore: 

Fabio Carta, classe 1975; appassionato di fantascienza ma anche dei classici della letteratura, come i romanzi del ciclo bretone e cavallereschi in generale; laureato in Scienze Politiche in indirizzo Storico – Politico, ha scritto “I Cieli di Muareb” dopo il fortunato esordio con il suo primo romanzo, “Il Mastro di Forgia”, primo volume della saga di Arma Infero.
Impiegato, marito e padre di due figli; nei ritagli di tempo concessi dal lavoro e dalla famiglia – abituata a tollerare pazientemente i suoi momenti di evasione nel remoto spazio siderale – Fabio prosegue indefesso nella stesura della sua saga, gettando complotti, guerre ed eroi dalla tastiera sullo schermo del pc, fantasticando sul giorno in cui potrà eleggere la sua passione a professione.

Titolo: Arma Infero I Cieli di Muareb
Autore: Fabio Carta
Genere: Fantascienza
Casa editrice: Inspired Digital Publishing
Prezzo: 1,99€

Disponibile in tutti i maggiori store online!


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Assurde cronache dell’Apocalisse recensione

assurde cronache dell'apocalisse

Titolo: Assurde cronache dell’Apocalisse
Autrice: Carlotta Pollini
Genere: Umoristico
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione – 

Isacco apre gli occhi e si ritrova su di una fredda lettiga di metallo, in un obitorio e con un medico vicino pronto a squartalo per procedere con l’autopsia. Ovvio che il povero dottore non immaginasse che il suo intervento di routine si trasformasse in una vivisezione: Isacco, infatti, non solo non respira, ma non ha neanche battito!

In ogni caso, il medico (comprensibilmente) sviene e Isacco ne approfitta per fuggire (dopo averlo derubato di vestiti e portafogli). Scopre così di trovarsi a Careggi, rinomato ospedale del fiorentino, ma: 1) non ha idea del perché si trovi lì e 2) non ricorda nemmeno come ha fatto ad arrivare a Firenze. Per il momento, ha una sola certezza: assaggiare dei cervelli non gli dispiacerebbe poi così tanto.

Gironzolando per le vie del centro, Isacco incontra un ragazzo, Alessandro, che non solo gli fornisce le indicazioni stradali che lui andava cercando, offrendosi come suo cicerone, ma si azzarda anche a ospitarlo a casa. È così che si susseguiranno una serie di eventi assurdi e scanzonati tra zombie menefreghisti, spiritelli fastidiosi e sensitive psicopatiche. Il tutto, ovviamente, ci porterà a confrontarci con un’imminente Apocalisse!

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Trama molto semplice e lineare; davvero assurde cronache (anche se, le cronache in questione cominciano solo negli ultimi capitoli del libro e non si concludono; immagino in vista di un seguito). Qualche passaggio un po’ forzato (come la facilità con cui la gente si porta a casa sconosciuti o ci finisce a letto; o la troppa leggerezza con cui il protagonista – e gli altri personaggi che lo affiancano, in primis il coinquilino – accettano la sua condizione di “non morto”).

Tuttavia, va considerato che si tratta di un romanzo umoristico e alcune forzature sono normali. Battute simpatiche, anche se un po’ ripetitive (cervello, genitali che potrebbero rotale a terra, ect.). Dialoghi ai limiti dell’assurdo, ma comunque comici nel rispetto dello stile del romanzo.
Molto carina, comunque, l’idea di incasellare eventi della realtà nella finzione del romanzo e fornirgli una spiegazione (per davvero a Firenze e dintorni c’è stata la paura della pantera – più di una volta, in verità).

Dà colore e brio alla vicenda il tono, frizzante e molto spiritoso, usato nella narrazione. Linguaggio molto ironico e alla ricerca della battuta.

Per quanto riguarda i personaggi. I più curati sono i due principali (lo zombie e, in seguito, a lui si aggiunge la sensitiva); gli altri, tuttavia, restano un po’ sullo sfondo. Parlando del protagonista, Isacco: più che uno str…o, lo definirei un menefreghista (visto anche il suo quasi totale disinteresse per la sua attuale condizione… dovuto probabilmente alla decomposizione dei suoi già scarsi neuroni). Anche la controparte femminile, Camilla (o Milla per gli “amici”), ha ben definito un solo aspetto del carattere: quello di essere una pazza isterica. Tuttavia, verso la fine, soprattutto con riferimento al rapporto che si crea tra lo zombie e la sensitiva, aumentano leggermente le sfumature caratteriali (almeno quando lei non torna a minacciarlo con l’affezionato machete).
Gli altri personaggi hanno caratteristiche comuni: le donne o sono oche (e di conseguenza parecchio stupide e/o disinibite) o sono indipendenti e cazzute; gli altri uomini sono rilegati al ruolo di macchiette e sono poco approfonditi. Buona parte del genere femminile incrociato nel libro è ben disposta verso perfetti sconosciuti… che poi siano zombie poco importa, purché siano dei “mostri” a letto. Stesso discorso per i personaggi maschili, tranne la parte del “letto”.

Ambienti descritti un po’ a sprazzi; talvolta curati, talvolta un po’ tralasciati o dati per scontati (considerando che buona parte della narrazione è ambientata a Firenze, chi non ha mai visto almeno una foto del capoluogo toscano?!).

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The Order of Guardians L’Ombra del male recensione

recensione the order of guardians l'ombra del maleTitolo: The Order of Guardians L’Ombra del male
Autore: Marco Ternevasio
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dalla casa editrice in cambio di un’onesta recensione – 

Nella Terra dei Quattro Venti, il male si nasconde e aspetta, nascosto tra i ghiacciai delle montagne, nelle c.d. Terre Dimenticate.
Pochi conoscono gli abomini che si celano in questi luoghi ed il Tempio di Nayset, con il suo ordine di Guardiani, è l’unico baluardo per mantenere la pace.
Ognuno di questi paladini è un guerriero eccezionale, dotato di poteri strabilianti.
Tuttavia, questo importante ordine non solo deve proteggere il mondo, ma anche se stesso. Al suo interno, infatti, sono numerosi i membri che vengono tentati e soggiogati dal potere. Perdono la retta via, diventando così dei Disertori.
E Hastan, uno dei migliori fra i Guardiani, dovrà affrontare proprio uno di questi traditori; ma il prezzo da pagare sarà caro.

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Sono racchiuse davvero tantissime idee in questo romanzo e numerosissimi sarebbero i percorsi narrativi da poter sviluppare e approfondire anche solo all’interno di questo volume iniziale (di una saga).
Premesso questo, tuttavia, ho trovato qualche passaggio narrativo confuso o poco spiegato, talvolta incoerente. È come se si osservassero le vicende dei personaggi con un teleobiettivo. Non si scende quasi mai nel dettaglio ed è come se si guardasse lo svolgimento delle loro storie da lontano. Molti salti temporali non vengono spiegati né approfonditi (passarono alcune generazioni, passarono alcuni mesi, passarono due anni, due mesi dopo, ect.); un po’ come se si giocasse ad aprire e chiudere una finestra affacciata sulla piazza di un mercato in diverse ore del giorno. Alle 8 si montano i banchini ed i loro proprietari cominciano ad allestire la merce, alle 14 uno di loro ha già venduto qualche pezzo, alle 18 litiga con un cliente, alle 20 restano in piazza solo i sacchetti di carta e/o di plastica. Manca quell’approfondimento che, oltre a raccontare semplicemente una storia, te la fa assorbire, assaporare ed è capace di coinvolgere nelle vicende dei personaggi.

La narrazione procede, inoltre, tramite topos già visti e scontati (alcuni ripresi da manga e fumetti), infilati nella storia con poca personalizzazione (es. il vecchio saggio che muore, immancabilmente al termine della conversazione, con queste precise parole: «Ho… fiducia… in… te»; oppure il demone che muore agonizzando con queste ultime parole «N…non…f…finisce qui!»).
Da una parte, si dà attenzione ad eventi poco rilevanti; dall’altra, se ne tralasciano altri che dovrebbero essere approfonditi invece che gettati molto rapidamente in mezzo alla narrazione di altre vicende. Magari, alle sole storie di Hastan e/o agli eventi di Fereth sarebbe stato meglio dedicare un unico libro (o comunque più spazio all’interno della narrazione) per meglio spiegare le vicende al lettore e permettergli così di entrare più in contatto con i personaggi e con le loro vicissitudini.

I personaggi – davvero troppo numerosi – hanno poco spessore. I riferimenti a una loro descrizione fisica spesso mancano (o arrivano pagine dopo che sono già stati introdotti) e, dove presenti, sono scarsi o simili (di corporatura robusta, capelli lunghi, barbe di varie lunghezze e colori e cicatrici di vario spessore e dimensione; tutti incappucciati e/o avvolto nei mantelli). L’introspezione è poco curata e si limita a qualche banale domanda che il personaggio di turno si pone, per la verità, con molta rapidità e poco approfondimento.
Questo inficia un po’ sul ritmo narrativo e sulle vicende che diventano un po’ ripetitive.

Per quanto riguarda le pochissime descrizioni degli ambienti, queste sono molto scarne e, in  alcuni casi, poco chiare e ripetitive (spettacolare, mozzafiato, maestoso, bello sono aggettivi sicuramente utili in una descrizione, ma, senza ulteriori dettagli, esemplificano ben poco di un paesaggio o dell’aspetto fisico di una persona). Si ravvisa, comunque, un certo miglioramento verso la fine.
Infine, il linguaggio è molto basilare e, talvolta, impreciso.

Mi spiace davvero non essere riuscita ad apprezzare questa lettura. recensione the order of guardians l'ombra del male


 

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Arma Infero Il mastro di forgia recensione

recensione Arma InferoTitolo: Arma Infero Il mastro di forgia
Autore: Fabio Carta
Genere: Fantascienza/Distopico
Anno di pubblicazione: 2015

– Ho ricevuto una copia di questo libro dall’autore in cambio di un’onesta recensione –

Maureb. Un pianeta ostile, spento, ormai finito: ceneri radioattive, polveri velenose, terremoti ne sconvolgono l’ambiente.

Un vecchio, assieme a numerosi altri “pellegrini”, si sta recando alla cerimonia di connessione. Eppure, subito la sua presenza salta all’occhio di molti dei fedeli. Perché? È vecchio, stanco e consumato nel corpo, anche se non nello spirito. Non è affatto adatto alla “connessione”. Una risposta di troppo lo mette in ulteriore evidenza rispetto agli altri ed ecco che manca davvero poco al linciaggio del povero uomo.

Tuttavia, lui non è “chiunque” e la storia che si appresta a raccontare agli astanti, una volta palesata la sua vera identità, è la storia del pianeta, della guerra e delle bombe che ne hanno distrutto completamente la civiltà.

Onore e gloria in un mondo ormai collassato.

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L’antefatto non è semplice da seguire, perché si viene di botto catapultati in una realtà completamente diversa e bisogna interfacciarsi con aspetti nuovi e diversi che impareremo a conoscere durante la narrazione. Rappresenta, tuttavia, il terreno necessario per preparare il lettore al mondo, complesso e sfaccettato, di Muareb.
Alcuni sostengono che la terza guerra mondiale sarà una guerra per l’acqua. Ecco, l’autore porta questa ipotesi alle sue estreme conseguenze, catapultando questa “profezia” sui terreni aridi e sferzati da venti di Muareb.

La narrazione parte con ottime premesse, ma prosegue alternando singoli episodi a passaggi descrittivi o dialogati molto minuziosi e, di conseguenza, lenti. In alcuni punti, infatti, ho trovato i blocchi di dialoghi – o i dettagli nelle descrizioni – un po’ pesanti da digerire. Rallentano lo scorrere della narrazione, minandone la fluidità, e creano dispersione (soprattutto quando ci si trova davanti a scambi di battute fra personaggi della lunghezza di alcune pagine). Per questi motivi, la storia (il cui finale verrà rivelato, immagino, in nuovi capitoli) procede con molta lentezza, a discapito, dal mio punto di vista, del ritmo narrativo.

Il linguaggio, volutamente pseudo-arcaico, richiama un’impostazione classica, quasi da poema cavalleresco. La trovata è interessante (e giustamente coerente con l’assetto generale della storia), ma ne risente, in alcuni punti, la chiarezza e la fluidità di qualche passaggio. Bisogna procedere leggendo lunghe frasi con molta attenzione e non sempre un paragrafo corposo – composto da un’unica frase – è di facile lettura.

Per quanto riguarda i personaggi, indubbiamente curata è la figura del narratore, Karan, la cui introspezione – grazie all’io narrativo – è buona. Gli altri “figuri” della vicenda tendono, tuttavia, ad una certa uniformazione del carattere: supponenti, capricciosi, orgogliosi e saccenti… chi perché nobile cavaliere chi perché nobile ricco. Lo stesso Karan non è esente da qualche punta di vanaglorioso astio.

Per quanto riguarda l’ambientazione, infine, è innegabile una cosa: lo studio accurato. Io ne sono davvero rimasta sbalordita. La precisione, l’attenzione per tutti i piccoli dettagli di un mondo completamente nuovo (la mancanza d’acqua, l’asse di rotazione del pianeta, la conseguente assenza delle stagioni, i pregiudizi razziali…), colonizzato dagli esseri umani in un’epoca così lontana, avvolta quasi dal mito, e tuttavia con alcuni richiami alla nostra (come papà Klausan che consegna regali ai bambini cavalcando il «ciclone perenne» del polo).

Insomma, sono aspetti che richiedono molta attenzione, molta precisione e anche molta fantasia. Lo stesso vale per la società di Dragan con i suoi costumi, le sue usanze ed i suoi zodion (e non aggiungo altri dettagli, perché l’autore si profonde in una descrizione così dettagliata e puntuale che io sicuramente, tentando di fare altrettanto in questa recensione, rovinerei l’effetto finale). Man mano che si procede nella narrazione si aggiungono piccoli pezzetti che spiegano questo mondo così complesso.

Forse ci ho visto più di quella che era la reale intenzione dell’autore (e, nel caso, me ne scuso), ma ho apprezzato i richiami, tra gli altri, anche al ciclo dei cavalieri (di re Artù, Mallory) e un po’ anche alle storie romanze dei cantori medioevali; Star Wars (con i suoi scudi deflettori); qualcosa anche dell’amor cortese; richiami anche dall’ambito scientifico (il boson, la città di Higgs, l’Hyperuran…); e dall’ambito greco-latino (come alcune cariche in seno alla Falange, parole rielaborate, il filosofo Anassiman, ect.).

valutazione arma infero il mastro di forgia


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