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L’inverno rosso

L'inverno rosso

Titolo originale: The Red Winter
Autore: Cameron Sullivan
Genere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2026
Titolo in Italia: L’inverno rosso
Anno di pubblicazione ITA: 2026
Traduzione di: Alessandro Storti
Pagine: 527

– Ho ricevuto una copia di questo libro

Serve un medico/alchimista/cacciatore di mostri? Niente paura: ce lo abbiamo!

Se ti trovi in Piemonte nel 1785, Sebastian Grave è la persona giusta a cui rivolgersi a prescindere dalla pericolosità della situazione.

Potrebbe non sembrare, ma ha già qualche esperienza (e parecchi anni) sulle spalle…

A fare in modo che Sebastian sia ancora qui, infatti, è un legame piuttosto particolare: la sua coscienza (e il suo corpo) è condivisa con Sarmodel, un demone intelligente, cinico e decisamente poco incline alla benevolenza.

Ovviamente però questa “unione”, che comprende anche una certa forma di immortalità, non viene certo solo con vantaggi e benefici…

In ogni caso, proprio quando Sebastian potrebbe sperare in una tranquilla serata invernale, arriva tal Jacques Avenel d’Ocerne con un messaggio da parte del padre: la Bestia del Gévaudan è tornata.

Sebastian dovrà quindi recarsi in Francia per onorare un contratto stipulato vent’anni prima e affrontare nuovamente una creatura che conosce fin troppo bene.

Perché la Bestia non è soltanto una leggenda nata dalla paura degli abitanti del Gévaudan…

Il viaggio verso il Gévaudan diventa così un ritorno al passato e, soprattutto, un viaggio attraverso una storia fatta di magia, sangue, demoni e vecchi debiti.

E quando il tuo compagno di viaggio è un demone che vive letteralmente dentro la tua testa, direi che il concetto di “vacanza rilassante” può essere tranquillamente depennato dalla lista.

L’inverno rosso è il romanzo d’esordio di Cameron Sullivan e, devo ammetterlo, mi ha regalato esattamente quel tipo di atmosfera che speravo di trovare: un dark fantasy sporco, cupo e popolato da creature da cui sarebbe decisamente meglio stare alla larga.

Durante la lettura mi è capitato più volte di pensare ai Dresden Files, soprattutto per quella particolare combinazione tra investigatore dell’occulto, soprannaturale e una certa ironia nera che accompagna personaggi costantemente alle prese con esseri molto più potenti di loro.

Ma ho ritrovato anche qualcosa di The Witcher, non soltanto per la presenza dei mostri, della magia e di creature che sarebbe meglio lasciare tranquille, ma soprattutto per quella zona grigia in cui si muovono i personaggi.

Non sempre infatti esiste una soluzione “buona”: a volte bisogna semplicemente scegliere il male minore e accettare che, anche facendo la scelta giusta, non necessariamente si riuscirà a salvare tutti.

Ed è una delle cose che ho apprezzato maggiormente.

Sebastian, in particolare, è un protagonista che funziona proprio perché non è l’eroe impeccabile che arriva, sconfigge il mostro salvando tutti e torna a casa tra i fasti degli onori.

Ha un passato ingombrante, un rapporto decisamente complicato con Sarmodel e un codice morale che deve continuamente fare i conti con la realtà.

E soprattutto, vincere non significa necessariamente salvare tutti.

È una sfumatura che dà alla storia un certo grado di maturità e che mi ha fatto apprezzare maggiormente le scelte dei personaggi.

Un altro aspetto che ho trovato interessante è la struttura narrativa. La storia si sviluppa attraverso tre diversi periodi temporali, che permettono di ricostruire progressivamente – anche se in parte – il passato di Sebastian e la natura della Bestia.

È una scelta che ho apprezzato perché evita di consegnare immediatamente tutte le risposte al lettore: alcune vicende vengono raccontate, altre soltanto accennate, lasciando aperte sottotrame e rapporti che, evidentemente, potranno avere ancora qualcosa da dire.

E questa è una delle cose che mi ha fatto piacere del romanzo: la storia che leggiamo qui ha una sua conclusione, ma il mondo costruito da Sullivan non si esaurisce con essa: restano domande, personaggi e intrecci che sembrano avere ancora molto da raccontare.

D’altra parte, però, proprio la struttura è anche uno degli aspetti che mi ha lasciata più perplessa.

I tre filoni temporali funzionano, ma in alcuni momenti ho avuto la sensazione che la storia tornasse più volte sugli stessi concetti e sulle stesse dinamiche.

Avrei probabilmente apprezzato il romanzo allo stesso modo con qualche pagina in meno.

Non è una questione di lentezza in senso assoluto: L’inverno rosso ha comunque una buona dose di azione, combattimenti, creature soprannaturali e momenti decisamente poco salutari per la pressione sanguigna. È piuttosto una sensazione di ridondanza che emerge soprattutto quando alcuni passaggi vengono un po’ “diluiti”.

Essendo un esordio e considerando che Sullivan sembra aver costruito un universo destinato a svilupparsi ulteriormente, sono curiosa di vedere cosa succederà ai personaggi che qui rimangono più sullo sfondo e quali delle sottotrame appena accennate torneranno a galla.

Alla fine, quindi, L’inverno rosso mi ha convinta, anche se non completamente.

È un libro con un’atmosfera molto precisa, una mitologia interessante (anche se ancora non del tutto definita per il lettore) e un protagonista che ha ancora parecchio da raccontare.

Insomma, se Sebastian dovesse tornare, io probabilmente sarei lì ad aspettarlo.

Possibilmente con una spada.

E controllando prima che non ci sia un demone nelle vicinanze!

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