La casa del giudice recensione

recensione la casa del giudiceTitolo originale: La maison du judges
Anno di pubblicazione: 1942
Autore: Georges Simenon
Genere: Giallo
Titolo in Italia: La casa del giudice
Anno di pubblicazione ITA: 1961

Maigret è in esilio.  Già, non ne conosciamo bene i motivi – sembrerebbe per questioni politiche-, ma è stato trasferito, a Luçon in Vandea, dove non accade assolutamente nulla. Maigret si sente, quindi, quasi uno sconfitto, un derelitto; la carriera in polizia finita.
Eccoti, però, che si presenta inaspettatamente in commissariato una certa Adine Hulot. La signora sostiene di aver trovato un cadavere e spiega i motivi di questa sua certezza dettagliatamente al commissario che sta già pregustando il sapore di una vera indagine in quella landa desolata. Adine, che proviene dal villaggio di mitilicultori di L’Aiguillon, racconta al commissario di come stesse aiutando il marito, anch’esso pensionato, a potare i meli. Durante il loro duro lavoro, ecco che l’occhio di entrambi cade nella casa del loro vicino, il giudice Forlacroix. I due coniugi scrutano bene gli interni della villa dalla loro posizione e, alla fine, scoprono un cadavere, riverso per terra in una camera da letto.
Prima di avvisare la polizia, i due hanno osservato per qualche tempo il cadavere e i movimenti del giudice e adesso sono convinti: succederà stanotte. Con la marea propizia, il giudice tenterà sicuramente di liberarsi del corpo in mare.
Maigret non se lo fa ripetere due volte e decide subito di cogliere questa ghiotta occasione. Se poi la questione si rivelerà tutta una montatura, ne pagherà le conseguenze di tasca sua.
Ovviamente (e fortuna per Maigret!) la vicenda è vera e il giudice viene bloccato proprio nel momento in cui sta cercando di liberarsi del cadavere. Ecco, però, il guaio: Forlacroix non conosce la vittima e non ha idea del perché quell’uomo si trovasse in casa sua.

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Lettura semplice e piacevole per staccare il cervello una serata. La storia è lineare; nulla di che, comunque. In verità, all’inizio mi ricordava il plot di “C’è un cadavere in biblioteca” di Agatha Christie, in cui, ugualmente, i proprietari si ritrovano in casa il cadavere di uno sconosciuto. Ma i due libri sono stati pubblicati nello stesso anno (e, anzi, Simenon scrisse questo racconto nel 1940).
Quindi, niente scandalo ^^
Ecco, sì, diciamo che più che un libro vero e proprio, lo definirei un racconto ben scritto, ma nulla di geniale.
Gli ambienti sono ben descritti e riescono a fornire al lettore un’immagine del paesino di mitilicultori abbastanza precisa.
I personaggi sono definiti con brevissimi cenni, non sempre sufficienti a farsi una precisa idea di chi abbiamo di fronte.
Non aspettiamoci grandi picchi di letteratura, ma comunque racconto perfetto come lettura sotto l’ombrellone o durante una serata di pioggia.

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