
Titolo originale: The scapegoat
Autrice: Daphne du Maurier
Anno di pubblicazione: 1957
Titolo in Italia: Il capro espiatorio
Anno di pubblicazione ITA: 2025
Traduzione di: Bruno Oddera
Pagine: 480
– Ho ricevuto una copia di questo libro –
Durante qualche giorno di ferie in Francia, a John accade un incontro alquanto particolare: di colpo infatti si ritrova davanti uno sconosciuto identico – almeno fisicamente – a lui.
Il tale, di nome Jean, lo invita a passare la serata insieme discorrendo di quella stranissima corrispondenza di fisionomie.
Un bicchiere tira l’altro e John si risveglia la mattina seguente nella camera di albergo di quell’altro… con i di lui abiti, i di lui averi e il di lui autista che lo invita a tornare a casa…
A quanto pare John adesso è Jean.
Il capro espiatorio è un romanzo particolare, profondamente introspettivo tanto che il protagonista – e noi con lui – si ritrova di botto sospeso tra le varie sfumature dell’io, le influenze degli (e sugli) altri e le aspettative della società.
Lasciati da parti i tentennamenti e i dubbi iniziali per la situazione assurda nella quale si è non volente ritrovato, John/Jean si ritrova presto a capire che, nel piccolo mondo di St. Gilles, non solo decide per un sé che non conosce ancora ma condiziona anche i delicati equilibri tra i familiari e gli assetti degli abitanti.
Nonostante l’iniziale ritmo lento della vicenda in cui assieme a John impariamo a conoscere i luoghi e gli intrecci di vite, la scrittura della du Maurier ci conduce sapientemente in un’articolata tela di dubbi e domande: perché John accetta di abbandonare la sua esistenza? È vero che è stato costretto ad assumere un ruolo, ma è giusto che prosegua nella farsa? E per quale motivo nessuno dei familiari e conoscenti di Jean sembra rendersi conto che se l’aspetto è lo stesso, la persona è diversa? E, stringi stringi, ma siamo davvero sicuri che alla fine John e Jeans siano due persone diverse?
Daphne du Maurier muove ogni pezzo lasciandoci moralmente disorientati verso un crescendo finale che porta però a un epilogo che non mi ha del tutto soddisfatta.

