Crea sito

Il mestiere del ghostwriter

Ultimamente, devo ammettere d’aver fatto una specie d’immersione nel mondo editoriale. Molte delle mie ultime letture, infatti, erano dedicate a consigli per scrittori, tecniche e modus di scrittura, e così via.

Quello che ho capito, anche grazie a questi anni di blog, è che le figure che entrano (o che possono entrare) in gioco nella creazione di un libro sono davvero tante e diverse: editor, traduttori, agenti… magari anche altri scrittori.
Oggi, per esempio, vorrei parlare del ghostwriter.

Ho scoperto l’esistenza del ghostwriter abbastanza di recente e grazie a un… film. Non so se lo ricordi: The Ghostwriter, film del 2010 di Polanski nato dall’andamento dell’omonimo libro di Robert Harris (qui puoi leggere la mia recensione del romanzo).

Ora, eliminata ovviamente la parte complotto/thrilling e morti vari, il concetto del ghostwriter mostrato nel film non è poi così lontano dalla realtà.

Mettiamo subito in chiaro questo: il ghostwriter È uno scrittore. La differenza con i “normali” scrittori è che il ghostwriter preferisce restare nell’ombra. C’è, ma non si vede: proprio come un fantasma.

Quindi, che fa?

Proprio come un “normale” scrittore, il ghostwriter scrive… ma per altri. Il suo nome non compare in copertina (almeno non sempre).
L’opera è sua, ma sarà ufficialmente attribuita ad altri.
L’opera è sua, ma tu lettore non lo saprai mai.

Prima di soffermarci un attimo su un’eventuale violazione di fiducia tra scrittore – chiamiamolo – copertinato (= il cui nome è in copertina) e il lettore che lo segue nonché di un’eventuale violazione del diritto d’autore, dovremo capire i motivi per cui entra un gioco un ghostwriter.

Il fenomeno – ovviamente – prende piede negli Stati Uniti. I ghostwriters erano – e sono anche – biografi che prestano la loro penna a politici, atleti, cantanti, attori, figure del mondo dello showbiz in generale e via discorrendo.
Ovviamente – e con tutto il tatto che mi è possibile usare – questa non è gente che scrive; tuttavia, ha la fortuna di avere del seguito e dell’influenza (per tutta una serie di motivi e di interessi che non voglio stare a sindacare).
Quindi, come giocare insieme le due carte (persona di successo + libro)? Con un terzo – il fantasma, appunto – che si presti a raccogliere interviste, testimonianze, ect., ect. e crei il libro.

Attenzione, però, il libro sarà presentato al pubblico come un’autobiografia del personaggio in questione; come se il ghostwriter non ci avesse mai messo il suo zampino.

Lo stesso meccanismo vale anche per i saggi (e la non-fiction in generale) che magari riportano il nome di divulgatori o scienziati o altri.

Tutto questo, ovviamente, con le dovute eccezioni perché fortunatamente il mondo è ancora pieno di scrittori (e non) che si cimentano in prima persona nelle loro opere e non lasciano tutto il lavoro ad altri.

GhostWriter

Tuttavia, negli anni, la figura del ghostwriter si è estesa: ad oggi, lo scrittore-fantasma non è solo – e non solo – un biografo, ma è uno scrittore anche di fiction (cioè di romanzi). Quindi, non aiuta solo le star, gli atleti, i politici; ma aiuta anche… scrittori.

E, appunto, i motivi per cui entra in campo sono i più disparati:

  1. Blocco dello scrittore;
  2. Carenza di tempo;
  3. Carenza di idee;
  4. Troppi impegni;
  5. Poco tempo;
  6. Necessità di rispettare i tempi del contratto con la casa editrice (e conseguente impossibilità a farlo per carenza di idee, blocco dello scrittore, ect.);
  7. Difficoltà a mettere su carta delle idee magari anche buone;
  8. … ect.

Ora, non pensare che il ghostwriter sia un poveretto bistrattato da uno più famoso. Il suo è un lavoro come un altro; faticoso e camaleontico, perché, in un certo qual modo, lo scrittore-fantasma deve sapersi adattare a stili e generi diversi; pagato, per la cronaca, molto bene.

Certo, permane qualche perplessità. In primo luogo, è giusto che qualcuno apponga il suo nome sul lavoro di un altro (sebbene abbia ricevuto da questo un’espressa autorizzazione a farlo) e lo spacci per proprio? Ed è giusto che il lettore venga, in un certo qual modo, ingannato dal suo scrittore di fiducia?

Per quanto riguarda la prima domanda, effettivamente si presentano alcuni conflitti con il diritto d’autore. Qui si aprirebbe un mondo e, purtroppo, ho già scritto troppo; quindi, non ho la possibilità di dilungarmi sotto questo aspetto.
In poche parole, si ritiene che l’opera, nel suo valore morale, rimanga all’autore-fantasma; l’altro autore si godrà, invece, gli eventuali guadagni (salvo, ovviamente, aver pagato quanto stabilito allo scrittore-fantasma). Così, per il diritto italiano e nonostante qualche perplessità «il patto viene considerato valido e lo scrittore ombra ha il diritto di rivendicare la paternità dell’opera, secondo l’art. 20 L. 633/41, ma con l’obbligo di risarcire il committente per non aver rispettato i vincoli contrattuali» [Wikipedia].
Ma, del resto, se al fanstama non dispiace sparire e vedere il suo libro venduto con il nome di un altro, io non ci vedo tutti questi problemi.

Ovviamente, sta allo scrittore che si serve del ghostwriter decidere se aggiungere anche il nome del ghostwriter in copertina. In questo caso, e cioè se al nome dello scrittore famoso viene affiancato anche quello del suo “fantasma”, il quantum spettante al ghostwriter si abbassa.
Nell’altro caso, cioè se lo scrittore “di facciata” è il solo nome in copertina, il corrispettivo del ghostwriter dovrebbe essere molto più elevato.

ghostwriter

Per quanto riguarda la seconda domanda, e cioè la questione della fiducia tradita, be’, qui entriamo nel campo delle mie considerazioni e speculazioni personali.

Se, nel primo caso, si tratta di un accordo tra scrittore e ghostwriter (quindi, in un certo qual modo, sono affari loro), qui invece il rapporto è tra lo scrittore e il suo lettore (lettore che potrebbe anche riporre un certa fiducia in quello che il primo scrive).

Ora, c’è anche una sottile distinzione tra non fiction e fiction. Nel primo caso, e senza offesa per nessuno, è logico aspettarmi, ad esempio nella biografia di un personaggio famoso, l’intervento di un ghostwriter. Il mestiere del “famoso” è un altro: sarà capace di tante cose, ma non ha gli strumenti e l’esperienza per scrivere un libro.

Quindi, personalmente, in questo caso, non ci vedo nulla di “male”, perché so già cosa aspettarmi (e, per carità, se il volto noto se lo scrive da solo il libro perché ne è capace, tanto di cappello).

Nel caso, però, della fiction il discorso si complica, perché qui si parla di uno che è già scrittore… o che si finge tale. Mi spiego meglio: qui non si parla di qualcuno che, facendo altro nella vita, ha aperto una piccola parentesi calandosi per un momento nel mondo letterario. NO. Qui si parla di un soggetto che vuole far parte del mondo letterario come protagonista (magari con alterne fortune).

Allora, io in qualità di lettore, voglio sapere chi è che ha scritto il libro che mi ha intrattenuto facendomi piangere, ridire e emozionare.
E come lettore/consumatore – che compra un libro con un determinato nome in copertina – io ho il diritto di conoscere la provenienza di quel prodotto.

Non per poter additare lo scrittore da copertina come un untore; ma per poter essere libera di seguire chi mi pare e chi mi fa emozionare di più durante la lettura.

Se è il fantasma, io lo seguo.

Non trovo giusto tributare onori a chi non se li merita.

Tu come la pensi? Fammi conoscere la tua opinione su questa figura controversa e da molti criticata.


10 consigli di scrittura da George R.R. Martin

Dal momento che l’idea mi pare molto carina (e, per alcuni pure, utile) ed è stata anche apprezzata, approfondiamo la questione dei consigli di scrittura forniti da autori che, dopo un lungo cammino, sono finalmente riusciti a realizzare il loro importante sogno.

Dopo aver parlato di J.K. Rowling, continuiamo il nostro giro nei consigli di scrittura con George R.R. Martin, famoso e acclamato autore della saga de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco (da cui è stata tratta la serie televisiva Il Trono di spade), Wild Cards, ect.

Puoi trovare i consigli in lingua originale, leggendo questo articolo di Tale of success. Un’altra parte dei consigli, invece, viene direttamente dal suo blog, tramite il quale Martin risponde a domande dirette.

consigli di scrittura - george r.r. martin

1. «La cosa più importante per un aspirante scrittore/scrittrice, è leggere! E non solo quelle cose che stai cercando di scrivere, quel fantasy, quello sci-fi, fumetto o altro. Devi leggere tutto. […] Ogni scrittore ha qualcosa da insegnarti, nel bene o nel male. (E sì, puoi imparare dai brutti libri così come da quelli buoni ciò che non devi fare).»

2. «In un corso di scrittura creativa al college, il professore dirà, “Scrivi ciò che conosci”. E questo spesso è (mal)interpretato come scrivi una autobiografia appena velata. […] Ma penso sia corretto interpretare “Scrivi ciò che conosci” più a grandi linee. Stiamo parlando di verità emozionale qui. Stiamo parlando di raggiungere proprio quel punto che ti permetta di rendere reali i tuoi personaggi. Se stai scrivendo di come un tuo personaggio assista alla morte di un caro, devi scavare dentro te stesso/a, e dire “Hai mai perso qualcuno di caro?” Anche se si tratta solo di un cane che hai avuto quando eri bambino o qualcosa di simile. Tocca quella vena di energia emozionale. In un certo qual modo, non è poi così diverso da quello che gli attori fanno… Osserviamo le altre persone dall’esterno. L’unica persona che conosciamo profondamente dentro e fuori siamo noi stessi, e dobbiamo guardarci profondamente dentro per trovare il potere che rende la finzione reale.»

3. «Scrivi ogni giorno, anche solo una pagina o due. Più scrivi, migliore diventerai. Ma non scrivere del mio universo, o di quello di Tolkien, o della Marvel o di Star Trek o un altro background preso in prestito. Ogni scrittore ha bisogno di imparare a creare i propri personaggi, mondi e ambientazioni. Usare il mondo di qualcun altro è una via d’uscita pigra. Se non eserciti i tuoi “muscoli letterari”, non li svilupperai mai.»

4. «Preferisco lavorare con personaggi grigi piuttosto che bianchi o neri.»

5. «Ho sempre affermato – per semplificare – che esistono due tipi di scrittore. Ci sono architetti e giardinieri. Gli architetti fanno progetti prima di sistemare il primo chiodo, progettano l’intero edificio, dove corrono i tubi e quante stanze ci saranno, quanto alto sarà il tetto. Ma i giardinieri scavano semplicemente un buco e piantano un seme e guardano ciò che uscirà fuori. Penso che ogni scrittore sia in parte architetto in parte giardiniere, ma tendono comunque da una parte o dall’altra e io sono sicuramente più un giardiniere.»

6. «[Ci sono] alcune tecniche che ho imparato a Hollywood, dove le mie sceneggiature erano sempre troppo lunghe. “È troppo lungo”, diceva lo studio. “Taglialo di otto pagine”. Ma odiavo perdere buon materiale – scene, scambi di dialoghi, parti d’azione – invece avrei dovuto ricontrollare la sceneggiatura tagliando e stringendo rigo dopo rigo e parola dopo parola, eliminando il grasso e lasciando solo il muscolo. Ho scoperto che questo processo è così di valore che faccio lo stesso con tutti i miei libri dopo che ho lasciato Los Angeles. È l’ultima parte del processo. Crea un testo più compresso e forte, penso.»

7. «Tutta la finzione ha un certo ammontare di verità in esso tanto da renderlo potente.»

8. «Ho incontrato fin troppo spesso giovani scrittori che hanno cercato di iniziare con una storia o come trilogia o addirittura come una serie di nove libri. È come iniziare a praticare l’arrampicata su roccia scalando il monte Everest. Brevi storie di aiuteranno a imparare il mestiere. Sono il luogo giusto per fare gli errori che qualunque scrittore alle prime armi farà.»

9.«Sono convito che uno scrittore impari qualcosa da ogni storia che scrive, e quando provi cose diverse, apprendi lezioni differenti.»

10. «Qualunque cosa tu faccia… buona fortuna. Ne avrai bisogno.»


Aspirante scrittore? Eccoti 13 consigli di scrittura da J.K. Rowling!

Scrivere è questione di molte cose così ben riflullate insieme tanto da creare qualcosa di magico. È questione di disciplina, di metodo, di costanza… e di evitare accuratamente il terribile blocco dello scrittore. E non è semplice, soprattutto in un mondo editoriale come quello italiano; un mondo piccolo con un analfabetismo funzionale al 47% [fonte: Wikipedia], un mondo già saturo di migliaia di centinaia di proposte.
Ma scrivere è una passione e tutte queste difficoltà non sono davvero sufficienti per fermare qualcosa di così profondamente vitale.
Scrivere è anche leggere e imparare dai migliori.

Butle.com ha fatto una raccolta davvero peculiare: tredici consigli di scrittura direttamente da J.K. Rowling. La traduzione dei consigli è fatta da me, ma se preferite l’originale, trovate questi consigli in inglese cliccando qui.

Cominciamo!

consigli di scrittura da J.K. Rowling

1. «Sii spietato/a nel proteggere i giorni dedicati alla scrittura, vale a dire non cedere alle infinite richieste di “essenziali” e “non rimandabili” riunioni in quei giorni. La cosa divertente è che, anche se la scrittura è il mio attuale lavoro da molti anni ormai, ho ancora l’impressione di dover combattere per avere del tempo in cui farlo. Alcune persone non sembrano capire che mi devo ancora sedere in pace e scrivere i libri, credendo a quanto pare che questi spuntino fuori come funghi senza la mia connivenza. Devo quindi custodire il tempo assegnato alla scrittura come un Ungaro Spinato custodisce il suo primo uovo.»;

2. «Devi lavorare. Si tratta di struttura. Si tratta di disciplina. È tutte quelle cose terribilmente noiose che il tuo insegnante di scuola ti disse d’averne bisogno… Ne hai bisogno.»;

3. «Ho smesso di fingere con me stessa d’essere qualcosa di diverso da quella che ero, e ho cominciato a concentrare tutte le mie energie nella rifinitura dell’unico lavoro che contava per me.»;

4. «Scrivi qualcosa che conosci: i tuoi interessi, sentimenti, credenze, amici, famiglia e anche animali domestici saranno perfetto materiale grezzo quando comincerai a scrivere. Sviluppa una certa predilezione per la solitudine, perché scrivere è una delle professioni più solitarie al mondo!»;

5. «Hai bisogno di scrivere qualcosa che un editore possa voler pubblicare (ce ne vuole uno solo, ma ci potrebbero volere anni per trovarne uno. Se sei cassato/a da ogni singolo editore esistente, dovresti considerare la possibilità che quello che hai scritto non è pubblicabile). Successivamente, hai bisogno di avvicinarti alla casa editrice o direttamente o (il che è consigliabile se puoi gestirlo) attraverso un agente letterario che agirà per conto tuo. Il modo migliore per trovare gli indirizzi di un agente e di un editore è consultare “The Writer’s and Artist’s Yearbook” [n.d.t.: non saprei se, in Italia, esiste un almanacco simile. Nel caso puoi leggere questo articolo.], aggiornato ogni anno (questo consente un doppio controllo che stai scrivendo alla/e persona/e giusta/e; non mandare, per esempio, fantascienza a un editore di manuali di medicina). Aspetta. Prega. Questo è il modo con cui ho pubblicato Harry Potter.»;

6. «A volte dovrai approfittare dei momenti liberi un po’ in qua e in là per scrivere.»;

7. «Consiglio sempre i bambini che mi chiedono suggerimenti su come essere uno scrittore di leggere quanto più possibile. Jane Austen ha dato un giovane amico lo stesso consiglio, quindi sono in buona compagnia.»;

8. «La perseveranza è assolutamente essenziale, non solo per scrivere tutte quelle parole, ma per sopravvivere ai rifiuti e alle critiche.»;

9. «Ciò che scrivi diventa ciò che sei… Per cui sii sicuro/a di amare ciò che scrivi!»;

10. «Tutto quello di cui uno scrittore ha bisogno è talento & inchiostro.»;

consigli di scrittura

11. «Il fallimento è inevitabile – fanne una forza.»;

12. «Devi rassegnarti al fatto che sprecherai un sacco di alberi prima di scrivere ciò che ti piace veramente, e questo è il solo modo. È come imparare uno strumento, hai dovuto prepararti a lungo colpendo anche le note sbagliate di tanto in tanto o spesso, perché io scrissi un sacco di cose terribili prima di potermene dire fiera.»;

13. «Scrivo solo quello che voglio scrivere. Scrivo ciò che mi diverte. È completamente per me stessa.».


Concorso: Pubblicati su La Stampa

pubblicare con amazon

 

In occasione dell’incontro che si terrà a Perugia sul giornalismo, Amazon promuove un concorso che permetterà ai 5 vincitori di veder pubblicato il loro saggio su La Stampa e di assistere all’evento di Perugia (con viaggio e alloggio offerti da Amazon).
Non solo: i saggi migliori saranno raccolti (e pubblicati in un libro, che poi sarà disponibile su Kindle Store) dal Festival Internazionale del Giornalismo.

Per partecipare, dovrete rispondere alla domanda: “Qual è il futuro del giornalismo?”, redigendo un saggio di massimo 2.000 parole in italiano, inglese, tedesco o spagnolo.

Avete tempo fino al 28 febbraio (entro le 23:59) e dovrete compilare il modulo che troverete cliccando sull’immagine in alto (al quale troverete anche tutti i dettagli necessari).

A chi decidesse di partecipare, IN BOCCA AL LUPO!

error: Attenzione! Questo contenuto è protetto!
Wordpress Copy paste blocker plugin powered by http://jaspreetchahal.org