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Mai più sola nel bosco recensione

Titolo: Ma più sola nel bosco
Autrice: Simona Vinci
Genere: Saggio breve
Anno di pubblicazione: 2019

– Ho ricevuto  una copia di questo libro –

Conoscete la collana di Marsilioᴘᴀssᴀᴘᴀʀᴏʟᴀ?

Nata dall’idea di condividere la lettura riscoprendo e parlando di libri “importanti” sotto i più svariati punti di vista, questa collana offre vedute e spunti di riflessioni nuovi (e personali) con l’intento di creare così un passaparola tra i lettori.

Ma chi ci parla di questi libri è un lettore “speciale” perché si tratta di scrittori.

All’esordio di questa collana, ebbi modo di leggere “L’inferno è una buona memoria” di Michela Murgia, che mi piacque un sacco e mi fece davvero tanto incuriosire sul libro di cui si trattava (anche se poi “Le nebbie di Avalon” mi è piaciuto meno 😬).

Ora si aggiunge a questa collana il libro dedicato ai fratelli Grimm di Simona Vinci (oltre a lei e a Michela Murgia, ci sono anche i testi di Lisa GinzburgAlessandro Giammei).

Trovare consiglio sui libri a questo modo è un po’ come tenere una chiacchierata in differita con questi autori (e la cosa mi piace 🤗!).

Ma venendo a noi.

Mai più sola nel bosco comincia, come una buona parte delle fiabe, con una bambina, dei ricordi e delle chiacchiere che si mescolano e s’intrecciano fino a diventare una storia.

Compagno per eccellenza di questa bimba è una copia delle Fiabe dei fratelli Grimm così unta e consumata da aver quasi una vita e una storia propria da raccontare (ogni «chiazz[a] slabbrat[a] e appiccicaticc[ia]» in ricordo di tutte le colazioni e le merende passate in sua compagnia).

L’approccio della Vinci è molto personale e mi è piaciuto esplorare con lei i dintorni della sua infanzia: le strade, il bosco off-limits, le case interdette dei vicini delle quali si può solo immaginare l’interno e poi la propria di casa con scale che nascondono chissà cosa (anche io ho una scala che porta in soffitta della quale ancora non mi fido del tutto), gli scricchiolii e gli stonfi improvvisi dei mobili in legno (ecco, questi sono stati davvero un grosso guaio nelle notti della mia infanzia!).

Ma c’è spazio anche per curiosità e informazioni: come sono nate le fiabe dei fratelli Grimm? Come sono arrivate poi da noi, in Italia? Quanto del contenuto delle storie è reale? Quanto fantastico? Quanto insegnamento?

La narrazione, quindi, ha i toni di un’analisi sulle fiabe e sul loro contenuto educativo, ma trova anche lo spazio per confessioni personali e ricordi privati.

Insomma, la collana Passaparola continua a piacermi e anche qui ho trovato consigli che aumenteranno la mia lista dei libri da leggere.

Mi riferisco, in particolare, a “La camera oscura” di Angela Carter, rivisitazioni delle fiabe più note in chiave adulta e molto dark (aspetto una ripubblicazione, però, perché al momento è introvabile).

Per concludere. Una lettura curiosa e con alcuni aspetti interessanti, buona per tener compagnia durante un viaggio o un pomeriggio in mezzo al bosco.

 

 

 

La collina dei conigli recensione

la-collina-dei-conigli-recensioneTitolo: Watership Down
Autore: Richard Adams
Genere: Bambini
Anno di pubblicazione: 1972
Titolo in Italia: La collina dei conigli
Anno di pubblicazione ITA: 1975
Trad. di: Pier Francesco Pasolini

Seguito da:

  • La collina dei ricordi

La terribile sensazione di oppressione, paura e impotenza di Quintilio si rivela purtroppo fondata: la collina dei conigli è in grave pericolo. Presto verrà cancellato ogni cosa, come avvisa un cartello che, purtroppo, quei teneri coniglietti non sanno leggere («Questa tenuta […] verrà trasformata in un moderno centro residenziale»].

Come l’omerica Cassandra, il coniglio Quintilio non viene preso sul serio… inizialmente. Guidato da fratello Moscardo, riescono comunque a radunare un po’ di compari pelosetti per allontanarsi dalla colonia e dai suoi imminenti pericoli.

Chi per un motivo chi per un altro, la rabberciata combriccola si forma e i coniglietti si allontanano dalla loro conigliera mater in cerca di fortuna altrove.

Ha inizio così il loro periglioso viaggio tra insidie, pericoli, fortune e sfortune alla ricerca del loro angolino tranquillo di terra.

logo commento

Si tratta di una favola per bimbi, una storia, per la verità che l’autore avrebbe creato per le due figlie e che, rimaneggiando, ha reso disponibile anche per il pubblico intero. Insomma, la classica fiaba: c’è il capo, saggio e disposto a sacrificarsi per il resto della colonia (Moscardo); c’è lo strambo che se ne sta in disparte, ma vaticina morte e miracoli (Quintitlio); c’è quello tosto che va di sfondamento (Parruccone); c’è il consigliere (Mirtillo); il cantastorie (Dente di Leone); ect.
Poi altri conigli, quelli non vista, son giusto un nome che fa presenza.

Quindi, il lettore più grandicello potrebbe soffrire un po’ per qualche “favolaggine” e svolazzo infantile.

Tuttavia, c’è da dire – ma non so se ne è “causa” la traduzione – che la scelta di alcune parole un po’ più complesse non la rende certo una lettura agile per un bimbino.
Anche le citazioni, che segnano l’inizio di ogni capitolo, non sono proprio attinte dalla letteratura per bambini (l’Anabasi di Senofonte o l’Amleto di Shakespeare, ad esempio). Lo stesso dicasi per i numerosi riferimenti a Omero, alla Bibbia (con l’episodio dell’arca di Noè), ect. Insomma, si tratta di elementi sicuramente non comprensibili per un bambino che legga da solo.
Inoltre, c’è tutta una componente di scontri, violenze e sangue – e non si fanno sconti per nessuno – che mi mette in difficoltà a definire con certezza un target infantile.

In un certo qual modo, questo libro si pone in quel limbo dove la trama semplice e poco variegata – è pensata per un pubblico molto giovane, il quale tuttavia necessita dell’aiuto di qualcuno per adattarsi a qualche passaggio, riferimento o vocabolo un po’ fuori contesto favola.

Di contro, l’adulto, sebbene riesca a comprendere i riferimenti che indicavo poco sopra e ad apprezzarne il linguaggio nella traduzione di Pasolini (molto più costruito di certi bestseller odierni), non può  però gradirne fino in fondo lo stile favoleggiante.

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Quanto premesso, restano da dire alcune cose. In primo luogo, la cura e l’attenzione nella costruzione di una vita per i conigli, la quale non sia solo cibo, riproduzione, dormire, nascondersi dai predatori e d’accapo, ma anche mitologia, storie, dicerie, tradizioni (anche perché, altrimenti, un romanzo sulla vita dei conigli avrebbe avuto poco senso).
A questo si aggiunge anche la creazione – okay, sono solo poche parole (hraka, elil, ni-Frits…), ma sono comunque del tutto nuove – del vocabolario dei conigli, il lapino.

Di contro, però, non possiamo aspettarci grandi cose dalla costruzione della trama che, più o meno, procede tra viaggi e spostamenti, le sensazioni di Quintilio (spesso ignorate con la promessa di non farlo più quando si rivelano profetiche), feriti gravi o quasi gravi, riposo e periodo d’assestamento e poi di nuovo con viaggi, Quintilio, feriti, etc.

Ovviamente, le dinamiche sono quelle della favola: i buoni da una parte; i cattivi dall’altra. I buoni, comunque propensi al perdono, e i cattivi che, alla fine della storia, comprendono l’errore (ovviamente, questo non coinvolge il capo dei cattivi che tale rimarrà per sempre). Vari interventi propizi in stile deus ex machina.

Alla sua uscita, il libro fece storia e si impose come “classico” nella letteratura per bambini.

Per tirare le file del discorso, possiamo dire che si tratta di una lettura comunque gradevole che, fatta magari verso gli otto/dieci anni, è più probabile apprezzare. Diciamo che non è una di quelle storie in stile “Piccolo Principe” che forse si ama (e si comprende) più da adulti che da bambini.

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Il Principe Felice

Stanotte, e non saprei proprio spiegarmi il perché, ho sognato di essere in libreria (tra l’altro, molto bella, con fini scaffalature in legno) e di chiedere ostinatamente una copia de “L’importanza di chiamarsi Ernest“, senza che nessuno sembrasse capire o interessarsi a quello che stavo cercando. Alla fine mi sono svegliata con un pensiero: Oscar Wilde.

Devi sapere che, oltre al mio ricorrente “periodo Agatha Christie, in passato ho sofferto molto anche di Oscarite, motivo per cui mi feci una bella scorpacciata dei suoi scritti. il principe felice

Quindi, evitando di tirarmi sempre troppo per le lunghe, per la rubrica Preferiti & Consigliati, vorrei uscire un po’ dai classici “Il ritratto di Dorian Grey” e “L’importanza di chiamarsi Ernest” e consigliarti, invece, la lettura de “Il principe felice e altri racconti“.

Non avevo mai conosciuto Oscar Wilde come favolista e, infatti, anche qui, sorprende. Non si tratta propriamente di favole per bambini (sebbene, mi sembri di ricordare che lui le abbia scritte proprio per i propri figli), almeno non nell’accezione classica.

Sono racconti molto poetici e profondi, talvolta sconvolgenti, ma tristemente veri. Ne sono rimasta colpita, tanto da rileggermi più volte la raccolta fino a consumare il libro. In particolare, rimasi folgorata dal racconto de “L’usignolo e la rosa” di cui ti lascio un piccolo estratto:

«”Ha detto che avrebbe ballato con me se le avessi portato delle rose rosse” esclamò il giovane Studente “ma in tutto il giardino non c’è una sola rosa rossa.” 
Dal suo nido nella quercia l’Usignolo udì le sue parole, e guardò attraverso le fogli e si stupì.
“Non una sola rosa rossa in tutto il mio giardino!” gridò il giovane Studente, e i suoi begli occhi si riempirono di lacrime. “Ah, da che piccole cose dipende la felicità! ho letto tutto quello che hanno scritto i saggi, e miei sono tutti i segreti della filosofia, eppure dalla mancanza di una rosa rossa la mia vita è resa infelice.”
“Ecco finalmente un vero innamorato” disse l’Usignolo “Notte dopo notte ho cantato di lui anche se non lo conoscevo: notte dopo notte ho narrato la sua storia alle stelle, e ora lo vedo. Ha i capelli scuri come il fiore del giacinto, e la bocca rossa come la rosa del suo desiderio, ma la passione gli ha reso il viso simile a un palmo avorio, e il dolore gli ha imposto il suo sigillo sulla fronte.”
“Il Principe dà un ballo domani sera” sussurrò il giovane Studente, “e il mio amore sarà della partita. Se le porterò una rosa rossa ballerà con me fino all’alba. Se le porterò una rosa rossa, la stringerò tra le mie braccia, e lei chinerà il capo sulla mia spalla e la sua mano sarà stretta nella mia. Ma non c’è una rosa rossa nel giardino, e pertanto me ne starò solo da un lato, e lei mi passerà davanti e non si fermerà. Non si curerà di me, il mio cuore si spezzerà.”
“Ecco, veramente, il vero innamorato” disse l’Usignolo. “Quello che io canto, egli soffre; quello che per me è gioia, per lui è dolore. Certo l’amare è una cosa meravigliosa. È più prezioso degli smeraldi e più caro degli opali. Perle e granati non possono comprarlo, né viene offerto sulla piazza del mercato. Non può venire acquistato dai mercanti, né può venir pesato sulla bilancia in cambio dell’oro.”
“I musici sedevano nella loro galleria” diceva il giovane Studente, “e suoneranno i loro strumenti a corda, e il mio amore ballerà al suono dell’arpa e del violino. Ballerà con passo così leggero che i suoi piedi non toccheranno terra, e i cortigiani nei loro abiti sgargianti le si affolleranno intorno. Ma con me ella non ballerà, perché io non ho la rosa rossa da darle”; e si metteva sull’erba e seppelliva il viso tra le mani, e piangeva.
“Perché piange?” chiese una piccola Lucertola Verde, passandogli accanto di corsa con la coda in aria.
“Sì, perché?” disse una Farfalla, che svolazzava dietro a un raggio di sole.
“Sì, perché?” sussurrò una Primula alla sua vicina con voce dolce, bassa.
“Piange per una rosa rossa” disse l’Usignolo.» da “Il Principe Felice e altre storie”, Oscar Wilde, Oscar Mondadori, 1980, Milano (traduzione e introduzione di Masolino d’Amico).

Into the woods

into the woods

Into the Woods

 

Le fiabe durano nei secoli ed ecco che Disney solletica ancora la nostra fantasia di bimbi con un nuovo film in uscita a marzo/aprile 2015.
Tratto dal musical omonimo di  Stephen Sondheim, Into the Woods è un film-musical ispirato alle famose fiabe dei fratelli Grimm (tra le quali Cenerentola, Raperonzolo, Jack e il fagiolo magico e Cappuccetto Rosso).
Dai trailer finora usciti sembra promettente ed interessante.

Il fornaio e sua moglie non posso avere figli causa maledizione-lanciata-da-una-strega (interpretata da Meryl Streep) e così, per liberarsene, intraprendono un viaggio nel bosco per trovare degli oggetti magici capaci finalmente di liberarli. Il problema è che bisogna stare attenti a quello che si desidera e i protagonisti delle nostre fiabe si ritrovano in un vortice di eventi diverso da quello cui siamo abituati. Dando un rapido sguardo al cast (oltre a Meryl Strepp nel ruolo della strega) abbiamo: Emily Blunt (moglie del fornaio), Chris Pine (principe di Cenerentola) e Johnny Depp (lupo cattivo).

Sono davvero curiosa di vedere cosa ci riserva la Disney per il 2015 (infatti, a marzo è previsto anche il film di Cinderella, con Cate Blanchett nel ruolo della matrigna e Helena Bonham Carter in quello della fata madrina).

Vi lascio con i trailer del film:

Pan

Tutto cominciava nel lontano 1991 con un eccezionale cast (Robin Williams, Dustin Hoffman, Julia Roberts, Maggie Smith…) diretti sapientemente da Steven Spielberg: Hook – capitano Uncino. Per un bel po’ non si è più sentito parlare di reinterpretazione di grandi classici, ma da qualche annetto la faccenda è cambiata (anche se con alterni successi): basta pensare a Biancaneve e il cacciatore, Cappuccetto rosso sangue, Malificent
Oggi arriva, invece, Pan. Per la regia di Joe Wright (Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina), la storia racconta di Peter prima che diventasse il per-sempre-bambino che tutti noi conosciamo. Abbandonato dalla madre, che gli lascia solo una lettera, promettendogli che un giorno si sarebbero ritrovati in un mondo o in un altro, Peter finisce in un orfanotrofio. Come si vede anche nel trailer officiale, la faccenda non deve andare troppo bene. Fatto sta che una notte dei pirati (di Barbanera) calano dal cielo e rapiscono Peter e gli altri bambini per farli lavorare nelle miniere dell’Isola che Non C’è.
Fra gli attori nel cast (e si fa davvero fatica a riconoscerlo) anche Hugh Jackman nel ruolo di Barbanera.

Vi lascio al trailer del film e alle locandine ufficiali che potete scaricare:

pan locandina film levi miller pan locandina film rooney mara pan locandina garret hedlund pan locandina film hugh jackman

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