La donna in bianco: I classici di The Books Blender

Mea culpa: era un bel po’ che non aggiornavo questa rubrica, ma a mia parziale discolpa non è semplice trovare un libro da indicare come lettura altamente consigliata… anzi, diciamo pure d’obbligo.
Insomma, oggi l’articolo è dedicato a La donna in bianco di Wilkie Collins.

Nel precedente “episodio” de I classici di The Books Blender avevamo avuto modo di parlare – lungamente… ehehe! – de I Miserabili, capolavoro di Victor Hugo. Vorrei ora soffermarmi un attimo per spiegare che si tratta di due generi diversi… di due libri diversi, ma entrambi letture assolutamente da non perdere.

L’approccio alla storia è differente; ma l’attenzione per i personaggi è certosina. Il secondo è ricco di considerazioni – ancor oggi valide – sulla giustizia, il senso del dovere e quello civico, il rispetto per se stessi e per gli altri, sulla redenzione, ma anche sull’opportunismo, l’ipocrisia e l’amarezza. Il primo, da molti considerato il vero capostipite del genere investigativo, guarda più all’inganno e al tradimento come elementi pregnanti della nostra società, sebbene ben nascosti al suo interno.

Detto questo veniamo a parlare de La donna in bianco, un libro assolutamente da considerare se si è appassionati di gialli e mistery in modo da comprendere l’origine di un genere molto diffuso e apprezzato ancora oggi (cui gli autori contemporanei continuano ad attingere).

Dopo avergli salvato la vita, il signor Pesca, italiano tarchiatello, genuino e dai modi molto espansivi (che destabilizzano un po’ gli inglesi con il loro imperturbabile aplomb), s’intende di rendere al suo salvatore, Walter Hartright, lo stesso favore.
In breve il destino pare fornirgli l’occasione perfetta per sdebitarsi con l’amico e, tramite una specie di passaparola, Pesca trova a Hartright il lavoro di una vita (ben pagato, famiglia rispettabile, ect.).

La sera prima che Hartright si rechi a Limmeridge House per cominciare il suo nuovo fantastico – e ben pagato – lavoro, la madre e la sorella lo trattengono a lungo per i saluti e addii vari.
È sera tarda quando Walter Hartright è libero di tornare a Londra.

Lungo la strada di rientro, immerso nella tipica brughiera inglese, improvvisamente una mano emersa dal buio gli blocca una spalla. E Walter non può credere ai suoi occhi: una donna minuta, molta bella sebbene un po’ sciupata e completamente vestita di bianco gli chiede di indicarle la via per Londra. Da perfetto British man, Walter si offre di accompagnare la donna lungo il percorso per garantirle una “traversata” sicura attraverso la brughiera.

A parte i candidi vestiti, la donna è molto sfuggente: salta da un argomento all’altro, non vuol spiegare il motivo della sua presenza quella notte – a quell’ora tarda – né spiegare nel dettaglio dove ha intenzione di andare una volta arrivata a Londra. Chiede solo di non essere ostacolata in alcun modo dal suo accompagnatore.

Tra discorsi lasciati cadere e altri un po’ strambi e sbalzi d’umore improvvisi, Walter scopre che la donna abitava o comunque aveva una certa dimestichezza con Limmeridge House, il luogo nel quale presto Walter presterà servizio come insegnate di disegno e pittura.

Illustrazione di John McLenan dalla prima edizione de La donna in bianco di Wilkie Collins, Harper & Brothers, New York

Insomma, ai margini i Londra, i due trovano una carrozza; la donna in bianco sale a bordo e scompare nella notte. Ma a Walter qualcosa continua a non tornare. Fino a quando non scopre un dettaglio inquietate dalla conversazione di due uomini giunti poco dopo che la carrozza è sparita nella notte: la donna in bianco è fuggita dal manicomio!

Tuttavia questa sembra essere solo una breve parentesi pittoresca (aver aiutato una matta!) nella vita di Walter che, l’indomani, parte per Limmeridge House. Arrivato lì fa la conoscenza del suo nuovo padrone, Mr Fairle, e delle due allieve. Se dal primo scaturisce un senso di disgusto e fastidio per i modi estremamente lassi, il suo esser preda di mal di testa costanti, infastidito dalla luce del sole e dal suono stesso delle parole, dalle due allieve Walter riceve invece un senso di profonda ammirazione. Miss Marian Halcombe, pur non essendo meravigliosa di viso, ha una mente sagace e veloce; l’altra, Miss Laura Fairle (le due sono sorelle di padri diversi per questo il cognome non è lo stesso), è una donna bellissima e minuta e… con una inquietante somiglianza alla donna in bianco! Com’è possibile?

Mi sono infognata ancora una volta con i delitti vittoriani grazie a Kate Summercale e il suo Omicidio a Road Hill House. Quest’ultimo, per la verità, non tratta di un caso di finzione, ma riguarda uno dei – tanti – delitti che fioccarono nella rispettabile Inghilterra vittoriana.

E l’aspetto, infatti, che trovo più interessante è proprio questa continua danza tra società e delitto: cioè il modo in cui il crimine – con tutte le sue implicazioni – influenza non solo e drammaticamente la vita di una famiglia, ma anche l’intera società modificandone gli usi, i comportamenti e talvolta persino innovando a livello “tecnologico” (come nel caso, ad esempio, dell’omicidio di Mr. Briggs che fu il motore per l’introduzione di importanti migliorie sui treni inglesi).

La signora in bianco fa parte poi – anzi, ne è il capostipite – di un genere, detto sensational fiction, che si sviluppò nella Londra vittoriana proprio a seguito di questa maggior attenzione e, in un certo qual modo, spettacolarizzazione del delitto da parte dell’opinione pubblica (un altro esempio di sensational fiction che abbiamo avuto modo di affrontare in passato è Il segreto di Lady Audley di Mary Elizabeth Braddon).

Ma gli intenti della sensational fiction non erano certo quelli di inneggiare all’omicidio o aggiungere altra morbosa attenzione alle umane vicende.
Questo genere, infatti, si sofferma più sull’intimità e le dinamiche interne a una famiglia (generalmente rispettabile), spesso molto diversa da come appare in pubblico o in presenza di estranei; sui segreti che spesso si possono nascondere tra le mura domestiche; sulle passioni travolgenti o errori in buona fede e, di contro, sulla perfidia e ingegnosità di certe figure. Nel mix non mancano altri elementi dotati di attinenza con altri generi letterari come il gotico, il romantico, il giallo e il mistery.

E, infatti, anche qui ne ritroviamo numerosi elementi: un segreto nascosto dietro un’apparente facciata di benessere e solidità morale; un’investigazione, più o meno dilettantistica, che si scontra con i ricordi offuscati e contrastanti dei pochi testimoni; foschi presagi e strane premonizioni.

Prima edizione americana de “La donna in bianco” [Fonte: Wikipedia.org]
La storia si svolge come una catena – prendo in prestito la similitudine da Mr. Gilmore, l’avvocato della famiglia Fairle e secondo narratore – cui ogni narratore (mi scuso per la ripetizione) contribuisce ad aggiungere un anello.
Praticamente, la narrazione prosegue grazie al racconto di più personaggi che si passano di volta in volta il difficile onere di portavoce.

Le varie testimonianze raccontano gli eventi in maniera diretta e al cambiamento di oratore cambia anche il modo in cui gli eventi vengono raccontati.
Ad esempio, Mr. Hartright è più “poeta” rispetto a Mr. Gilmore: il primo si sofferma anche sulla descrizione degli ambienti, sulle sue sensazioni in relazione ai personaggi, agli eventi e all’ambiente stesso, analizza ricordi, riporta molti dialoghi diretti; mentre il secondo, Mr. Gilmore, da bravo avvocato, è più diretto, interessato agli eventi più che alle sensazioni, le quali trovano sì un certo spazio ma in modo diverso e meno sviolinato di Mr. Hartright.

E non solo i personaggi hanno il loro peculiare modo di raccontare la loro parte di storia, ma ognuno di loro, a seconda della conoscenza più o meno profonda che può vantare dei fatti, interpreta i comportamenti e le affermazioni degli altri in maniera diversa.

Ovviamente, il lettore, avendo in mano tutti i tasselli giusti per inquadrare i vari atteggiamenti e le varie espressioni dei personaggi, sa qual è la vera interpretazione da attribuire a un determinato comportamento e, quindi, non gli resta che godersi le “cantonate” dei personaggi ridendosela sotto i bassi.

Questo non vuol certo dire che tutti i personaggi siano in malafede o “malvagi”.

Anche il grande antagonista, il Conte Fosco, che per certi aspetti ricorda la figura storia del Conte di Cagliostro, è una mente sopraffina e un personaggio molto sfaccettato.
Subdolo, astuto, scaltro ha una freddezza di calcolo e una determinazione di spirito degne di una grandissima spia; e tuttavia è anche capace di piccole attenzioni e gentilezze che da un personaggio completamente “cattivo” difficilmente si potrebbero immaginare.
Questo perché, eccellente nella sua fedeltà al realismo, Wilkie Collins dimostra di conoscere bene l’animo umano: nessuno è completamente “cattivo” o completamente “buono”. I caratteri nella realtà sono più sfaccettati e complessi di quello che la letteratura vorrebbe farci credere.

Questa attenzione la si ritrova anche nei personaggi femminili; un’attenzione che, per la precisione, mostra anche profonda sensibilità verso la condizione femminile, le scelte spesso obbligate e la posizione di dipendenza e sudditanza di una donna di epoca vittoriana.

Illustrazione di John McLenan dalla prima edizione de La donna in bianco di Wilkie Collins, Harper & Brothers, New York

Rappresentativa della categoria è sicuramente Marian Halcombe: un personaggio eccelso e, per certi aspetti, molto molto moderno. Coraggiosa e, per certi versi, audace, Marian è una spalla e, poi, protagonista perfetta.
Nonostante questo suo carattere forte, resta però sempre vittima del potere e del volere degli uomini di famiglia, dell’assetto generale degli usi e dei costumi così come la sorella Laura, che di contro rappresenta più la parte “donzella in pericolo” incapace di fare un passo senza il sostegno di qualcuno di più deciso.

Onestamente, da amante dei gialli, mi chiedo ancora come abbia fatto tutti questi anni a orbitare attorno a Wilkie Collins senza mai entrarci in collisione (ma sto correndo ai ripari e, per cominciare, mi sono presa l’opera omnia di Collins).

Insomma, La donna in bianco, ma in generale tutto il lavoro immaginifico di Wilkie Collins ha avuto molto successo già in epoca coeva (con tanto di rappresentazioni teatrali e complimenti raccolti a piene mani dalla tutta la critica); ma ancora oggi gli autori moderni gli devono moltissimo (ad esempio, Ladra di Sarah Waters ne è un palese riadattamento; James Wilson, invece, ha immaginato un sequel per La donna in bianco).

Insomma, vado a concludere.

Non posso far altro che consigliare questo libro che, nonostante il suo assetto ottocentesco, presenta numerosi caratteri moderni. Dall’attenzione certosina per i personaggi traspare un’evidente sensibilità verso l’animo umano, ricco di sfaccettature e interpretazioni. Dalla tenuta del mistero e dalla costante presenza di inganni deriva la costruzione di una storia sagace, capace di intrattenere il lettore e coinvolgerlo profondamente nella vicenda.

Se si è amanti del genere giallo, Wilkie Collins deve essere una lettura obbligata dal momento che la letteratura contemporanea continua ad attingervi idee a piene mani. In ogni caso, come scrivevo sopra, visto che all’interno della storia coesistono diverse anime narrative, La donna in bianco è una lettura “per tutte le stagioni”.


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Novità Libri Bambini Febbraio 2017

Ho deciso di inaugurare una nuova rubrica dedicata alle novità in libreria pensate per i più piccoli. In verità, i titoli concernenti i bambini erano già presenti nella rubrica generale delle novità, ma per evitare di fare un articolo lungo quanto un rotolo di papiro, ho pensato fosse meglio separare i due settori. Quindi, ecco le

Novità libri Bambini Febbraio 2017

N.B. Come avviene già per la rubrica dedicata ai più grandi, anche qui il prezzo e il numero di pagine fa riferimento all’edizione cartacea dell’immagine indicata.
L’articolo è in costante aggiornamento durante il corso di tutto il mese, quindi ricorda di passare di quando in quando per verificare le novità. Eventuali dati mancanti saranno colmati di volta in volta.

Abracadabra

emozioni-abracadabra

Quattro brevi storie dedicate ai più piccoli per muovere i primi passi nel mondo delle emozioni. Attraverso immagini e testi che raccontano con parole semplici lo stato d’animo degli animali protagonisti, i bambinI scopriranno che cosa si prova e come reagisce il corpo quando ci si sente felici, tristi, arrabbiati o spaventati. Ogni libro contiene suggerimenti per la lettura guidata rivolti a genitori e insegnanti, e può essere utilizzato per incoraggiare il bambino a parlare di ciò che prova verso se stesso e il mondo che lo circonda.

I titoli in uscita: “Alice è felice”, “Teresa è triste”, “Patrizio ha paura” e “Renato è arrabbiato”.

Prezzo: //
Disponibile il 7 febbraio

cucciolotti

Una nuova coloratissima collana dedicata ai più piccini. Storie semplici e divertenti che hanno per protagonisti animali di ogni… specie! In copertina, la testa di ogni animale è corredata da due buffi occhietti!

I titoli in uscita: “Piccolo Dino fa roar”, “Papero è arrabbiato”, “Cucciolo ha sonno”, “Riccio si è perso”.

Prezzo: //
Disponibile il 7 febbraio


Amz

il-mio-primo-libro

I libri della collana «Il mio primo libro» sono pensati appositamente per accompagnare passo passo i più piccoli alla scoperta delle parole, dei numeri e del mondo che li circonda, con illustrazioni giocose e testi semplici ed essenziali, creati su misura per il target di riferimento.

Gli altri titoli in uscita: “Numeri”, “Parole” e “Animali”.

Prezzo: //
Disponibile il 14 febbraio

mini-puzzle

Una nuova collana di libri puzzle dedicata ai più piccoli per conoscere gli animali divertendosi a scomporre e a ricomporre le tessere del puzzle. Un testo in rima, semplice da ricordare e ripetere, accompagna le allegre illustrazioni.

I titoli in uscita: “La savana”, “Il bosco”.

Prezzo: //

Disponibile il 21 febbraio


DeAgostini

isadora-moon

Una serie nuova, tenera e divertente che è già un caso editoriale con i diritti venduti all’asta in ben 10 Paesi. A metà tra fata e vampiro, Isadora farà da subito breccia nei cuori di tutte le lettricI grazie alle tante e irresistibili illustrazioni a colori e al suo stile spiritoso e accattivante.

Il 7 febbraio uscirà il primo volume a un prezzo speciale di lancio di 1,90 euro: “Isadora Moon. Primo giorno di scuola”. Ama la notte, i pipistrelli e il suo tutù nero, ma adora anche il sole, i fiori e il suo Coniglietto Rosa. Quando arriva il primo giorno di scuola, la piccola deve scegliere: andrà alla scuola delle fate o a quella dei vampiri?

In uscita il 21 febbraio: “Isadora Moon. Vacanza in campeggio”, “Isadora Moon. La festa di compleanno” e “Isadora Moon. Spettacolo di danza”.

Prezzo 1° volume: 1,90€
Disponibile il 7 febbraio (1° volume) e il 21 febbraio (volumi restanti)

classici-letteratura-bamabini

Il piccolo David non ha mai conosciuto il papà ed è cresciuto solo con la mamma e la cameriera Peggotty nel Piano delle Cornacchie. Quando la madre decide di risposarsi con il crudele signor Murdstone, Davy capisce subito che le cose per lui si mettono male. Costretto a trasferirsi in un miserabile collegio, si ritrova protagonista di una serie di incredibili avventure. Ma David non si perde d’animo e, grazie all’aiuto dell’impetuosa zia Betsey, riuscira a diventare un vero uomo.

In uscita, nello stesso giorno, anche altri tre grandi classici: “Il Milione” di Marco Polo, “Una ragazza fuori moda” di Louisa Alcott e “I pirati della Malesia” di Emilio Salgari.

Prezzo: //
Disponibile il 7 febbraio


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Aristofane a Scampia

In uscita questo settembre, Aristofane a Scampia è la storia di un’esperienza lunga venticinque anni: la storia di come avvicinare i giovani ai classici.

L’autore, Marco Martinelli, sarà a Sarzana (Festival della Mente4 settembre) e a Mantova (Festivaletteratura9-10 settembre).

aristofane a scampia

Immaginateveli, sì, i vostri figli o alunni come se fossero degli asinelli, perché asini lo sono davvero – so bene che su questo punto siete d’accordo con me – ma immaginateli come asini turbolenti, pieni di paure e ombre, ma anche di desideri inconfessati, di passioni inespresse, affamati di vita, di ignoto, di sogni. Spesso a voi insegnanti e genitori nascondono questi sogni, se li tengono per loro, vi si rifugiano dentro come le talpe nelle loro gallerie sotterranee: è la loro tattica di sopravvivenza, non si palesano mai o quasi mai davanti ai vostri occhi come realmente sono. Dall’altra parte immaginate i testi antichi del teatro, i classici polverosi dai nomi impronunciabili: da Eschilo all’Aristofane che campeggia nel titolo di questo libro, da Plauto a Moliere a Shakespeare, fino ad Alfred Jarry, fino a Bertolt Brecht. Guardateli insieme, gli asini e i classici, i barbari e la biblioteca: niente di più lontano, dite voi? Avete ragione: un adolescente di oggi conosce tutti i tipi di iPhone, e sa smanettare su ogni tastiera elettronica, casomai si diverte a un concerto rock o navigando per ore in rete o guardando il calcio in televisione; che hanno a che fare con lui quei busti da museo, quelle barbe intimorenti e quella noia annunciata? Nulla. Gli asinelli e i classici sono legni che appartengono ad alberi lontanissimi tra loro, ai confini opposti della foresta, destinati a non incontrarsi. Ma se qualcuno fosse in grado di avvicinarli? Se avvicinandoli scoprisse che si possono sfregare insieme, fino a raggiungere una temperatura altissima, fino a far nascere, da quello sfregamento, una scintilla? Il miracolo del fuoco? Non e possibile, pensate voi. E possibile, vi rispondo io. E lo sto sperimentando da venticinque anni, questo sfregamento. Nel libro proverò a raccontarvelo.

Marco Martinelli

L’autore

Marco Martinelli, nato a Ravenna, è tra i maggiori registi e drammaturghi del teatro italiano. Il ruolo che meglio lo descrive è quello di capo comico: le sue opere infatti – testi e spettacoli – nascono dall’interazione e dal rapporto di vicinanza con gli attori del Teatro delle Albe, fondato nel 1983 insieme a Ermanna Montanari, Luigi Dadina e Marcella Nonni. Venticinque anni fa , quasi per caso, ha dato vita alla Non scuola, un laboratorio teatrale per mettere in contatto i grandi classici del teatro con gli adolescenti e viceversa. In lui e nel teatro delle Albe, Claudio Meldolesi ha visto «un collettivo di irriducibili individualità»; mentre l’esperienza di “meticciato teatrale” tra attori italiani e senegalesi (da anni componente stabile della compagnia) è stata definita da Franco Quadri come «l’ultima riprova che la fabbrica del teatro africano è in Europa, come già ci avevano ammonito Genet e Brook». Ha vinto numerosi premi per i testi, la regia e il progetto Non scuola, che è stato vincitore del premio Ubu. Martinelli ha inoltre pubblicato scritti e articoli su numerose riviste: Lo Straniero,doppiozero.comVita.


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Tè ispirati ai classici

Ok, in rete possiamo davvero trovare di tutto… ma, cosa mi rispondi se ti dico tè?
Amo leggere e avere tra le mani una bella tazza di tè (chi mi conosce sa che mi sono affezionata a uno in particolare ;)).
Da che mondo è mondo, il tè va in accoppiata perfetta con i libri e FirstEditionTea ha pensato proprio a questo: tè ispirati ai classici.

tè ispirati ai classici 1

Sono 5 per 5 grandi classici. Tutti fatti a mano; tutti nella loro confezione in latta (da 50 gr. che dovrebbero equivalere a circa 15 tazze di tè).

Di seguito, ti lascio la descrizione degli ingredienti per ognuno di questi tè (sembrano davvero tutti molto gustosi).

Per amore, direi Orgoglio e Pregiudizio, ma per ingredienti Alice nel Paese delle meraviglie mi sembra moooolto invitante (come si capisce, non mi piacciono le cose dolci); e anche il Jane Eyre se non ci fosse la liquirizia (acc…!).

  • Alice nel paese delle meraviglie

tè alice nel paese delle meraviglie

Ingredienti: mandorla, Rooibos, marzapane, rosa, rosa canina, papaia.

  • Jane Eyre

tè jane eyre

Ingredienti: cannella, finocchio, liquirizia, mirtillo rosso, rosa, more, ribes (tè nero).

  • Orgoglio e Pregiudizio

tè orgoglio e pregiudizio

Ingredienti: mela, rosa canina, ibisco, agrumi, frutta.

  • Sherlock Holmes

tè sherlock holmes

Ingredienti: (colazione all’inglese) tè nero, ortica.

  • Il Grande Gatsby

tè il grande Gatsby

ingredienti: citronella, lavanda, limone, tè verde.

Per tutte le altre info, puoi guardare qui.


 

I Classici di The Books Blender: I Miserabili

Qualche tempo fa, era partita una campagna (della quale, per la verità, eravamo rimasti tutti un po’ scioccati) in cui venivano ripresentati, in una nuova veste grafica, i grandi classici. Ora, la sorpresa era determinata non tanto dalla nuova edizione (che, anzi, ben venga, dal momento che portava anche una nuova traduzione), ma dal modo in cui questi libri, capisaldi della letteratura mondiale (i titoli erano tre: Anna Karenina, Orgoglio e Pregiudizio e Cime Tempestose), venivano presentati: I classici di After.

Senza nulla togliere a questo(i) libro(i) di Anna Todd, il cui successo è innegabile (e sul quale non mi posso esprimere, avendo letto solo qualche estratto che, in ogni caso, non mi ha convita per nulla), sarei curiosa di capire se (e in quale quantità), in questa nuova versione, questi grandi classici abbiano venduto.

Comunque, tutto questo mi ha dato l’ispirazione per una nuova rubrica del blog: I Classici di The Books Blender.

Come bookworm accanita (sono, infatti, convinta che la mia quasi cecità sia stata determinata anche dal troppo leggere), vorrei condividere e confrontarmi con te sui grandi classici. Tuttavia, non solo vorrei “parlare” di libri-capolavoro, ma anche (più in piccolo, se vogliamo) di libri così belli e profondi (magari anche non comunemente ritenuti dei “classici”) tanto da poter essere inseriti in una ideale lista dei “da leggere assolutamente“. Insomma, una sorta di elenco di libri caldamente consigliatii classici di The Books Blender - i miserabili

Cominciamo subito con un mostro sacro per inaugurare la rubrica: I Miserabili di Victor Hugo.
Prima, però, premetto che è stata una faticaccia scrivere questo articolo. Ci ho messo dei giorni solo a pensarlo, poi un sacco di ore per scriverlo, cancellare, ricominciare tutto da capo e poi lasciarlo a decantare perché mi ero bloccata di nuovo. Insomma, la colpa, ovviamente, non è di questo capolavoro, ma mia. Vorrei cercare di rendere in parole la bellezza di questo libro nonché l’empatia e la consapevolezza che mi ha trasmesso. Tuttavia, non essendo una scrittrice (anche se, ecco la mia confessione, la cosa non mi dispiacerebbe affatto!), non sono per nulla certa del risultato finale.
Insomma, se, alla fine di questo articolo, la voglia di leggere I Miserabili non ti sarà comparsa, la colpa è solo mia!

Fine della premessa e veniamo al dunque.

Sei hai avuto modo di girellare un po’ per il blog, avrai notato che, proprio questo libro, rientra nella mia personale top 6, assieme a Notre-Dame de Paris (di cui parlerò sicuramente in un prossimo articolo); segno inequivocabile che ho un rapporto particolare con il suo autore.

I Miserabili (anno di pubblicazione 1862) si presenta come un libro complesso e molto sfaccettato, pieno di personaggi e ricco di importantissime tematiche (alcune molto attuali anche oggi; come ad esempio, il senso di dovere e Giustizia che permea la figura dell’ispettore Javert).

Innanzitutto, trattasi di romanzo storico e non perché è stato scritto nella seconda metà dell’Ottocento, ma perché il suo stesso autore, Victor Hugo, ha deciso di postdatare l’ambientazione del romanzo e collocarla nell’arco di circa vent’anni, dal 1815 al 1833.

Tutto ha inizio così: dopo diciannove anni e grazie ad un’amnistia, Jean Valjean, è finalmente libero. La sua colpa? Aver rubato un tozzo di pane per sfamare i figli della sorella (5 anni) ed aver tentato numerose volte la fuga, ovviamente sempre fallita (14 anni). Insomma, per la società si tratta di un reietto: nessuno è disposto ad offrirgli un alloggio o garantirgli un posto di lavoro. In queste condizioni di indigenza, esasperato e arrabbiato con il mondo intero e con l’ingiustizia delle cose, Valjean finisce nella città di Digne. Qui un vescovo – un uomo eccezionale per la verità -, Monsignor Myriel, con un semplice e umano gesto di compassione, comprensione e fiducia, sarà la salvezza, il biglietto per una nuova vita per il “criminale indegno”. Nonostante, infatti, Valjean abbia rubato al vescovo dei preziosi candelabri d’argento, l’alto prelato lo difende dalla polizia e gli regala la refurtiva, comprando così l’anima di Jean Valjean. 

È così che la nuova vita di Valjean ha inizio.

I suoi passi lo condurranno a Montreuil-sur-Mer, cittadina nella quale non solo stabilirà la sua fiorente attività industriale, ma di cui diverrà anche sindaco (data la sua bontà, la sua gentilezza e la sua attenzione verso tutti i concittadini). Tuttavia, anche le belle storie sono destinate a finire. Il passato è una bestia che non può essere scacciata con una semplice pennellata bianca e i conti in sospeso con la giustizia verranno presto a galla (ah, ovviamente, nella ridente cittadina nessuno conosce la vera identità di Jean Valjean, che si fa chiamare Madeleine).i miserabili - i classici di The Books Blender

Non so davvero da dove cominciare, così ho pensato che fosse meglio rimandare in fondo la mia sviolinata e cominciare dagli “aspetti negativi“.

Quindi, numero uno: la lunghezza. Dipende ovviamente dalle varie edizioni, ma si tratta pur sempre di un bel tometto: almeno un migliaio di pagine scritte in carattere molto piccolo. Nonostante questo, è un libro che scorre come un fiume in piena, ma bisogna certo aver il tempo per poterlo leggere tutto insieme con calma.
Anche per questo ho sempre rimandato la lettura. Non solo: i grandi tomi nascondono al loro interno qualche fase piatta. Per cui, numero due: qualche parte sorvolabile. Attenzione, perché con “parte sorvolabile” non in intendo le parti narrative inerenti alle vicende dei personaggi e all’evoluzione della storia. La struttura dei romanzi di Hugo vede alcune parti completamente dedicate ad una specie di analisi storico-sociale che, se da un lato si rivelano comunque interessanti, dall’altro si tratta talvolta di “lungaggini” già risapute e tranquillamente sorvolabili.

Ok… Fine degli aspetti negativi! ^^

Veniamo a quelli positivi.

Si entra in un mondo terribilmente vicino a noi (anche se così “datato” nel tempo); un mondo che si srotola davanti ai nostri occhi come se stessimo assistendo alle vicende dei protagonisti al loro fianco, seppur invisibili ai loro occhi. I personaggi (tutti) arrivano con il loro carico di umiliazioni, convinzioni, credenze e pregiudizi, errori e dubbi, perché semplicemente sono umani. Nessuna storia è tralasciata, perché tutte le storie sono importanti. Eppure, nonostante queste siano spesso tragiche o le convinzioni dei personaggi particolarmente radicate, c’è spazio per ripensamenti e dubbi, per la redenzione e per il sacrificio.i classici di The Books Blender - i miserabili - les miserables
Nessuno è esente da colpe, ma si può provare a correggersi e a migliorarsi. Anche se, talvolta, bisogna affrontare il crollo dei propri valori e dei propri ideali ed il fardello è troppo grande per essere trasportato e la convinzione di aver vissuto invano sconfigge.

Ora: di questo libro esistono miliardi di trasposizioni. Personalmente, quella che ho apprezzato di più (quella che, per la verità, è la prima colpevole del mio amore spassionato per questo libro e che ritengo maggiormente aderente alla trama originale del libro) è una mini-serie del 2000 interpretata da Gérard Depardieu (Jean Valjean) e John Malkovic (Javert). Interpreti m-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-i!

La recente trasposizione (2012) del musical (con cast stellare: Hugh JackmanRussell CroweAnne HathawayAmanda SeyfriedSacha Baron Cohen, Helena Bonham CarterEddie Redmayne), sebbene le interpretazioni dei protagonisti siano molto alte e le musiche molto belle (che ti consiglio di ascoltare; memorabile resta, comunque, l’interpretazione che Susan Boyle fece per la sua audizione a Britain’s got talent), non trasmette – almeno dal mio punto di vista – la stessa carica emotiva presente, invece, nel libro.


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